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Vacanza […] Zoo

12 dicembre 2016
Caspar David Friedrich, Viandante sul mare di nebbia (1818)

Caspar David Friedrich, Viandante sul mare di nebbia (1818)

 

 

VACANZA
1.
Così com’è, la vita finora è soltanto una Vacanza/ su un pianeta che si chiama Terra,/ con arrivi da profondità abissali/ e partenze per destinazioni ignote/ o di cui non si hanno notizie chiare e distinte./ Non c’è insomma una dimora dopo la Vacanza/ che ci accolga in modo stabile e sicuro/ o non ci sono coordinate esatte per trovarla. Ebbene, queste io ho cercato/ e il punto è dove si trova la chiesetta.

VALICARE – VALICO
1.
Valicare, uscire, significa aumentare/ la visione, cioè il mondo.
2.
La vita è sempre stata un Valicare/ e quindi un aumento di visione.
3.
Da questa posizione/ il mondo è questo che ci appare:/ il cielo azzurro, l’albero spogliato,/ le bacche che rosseggiano nel rovo/ il sentiero che conduce al mio torrente/ e il lucente sole che m’allarga il passo.
4.
Il ventre della vita dove sei dentro/ diverrà nuova terra e nuovo cielo:/ terra sopra terra e luce sulla luce/ che appariranno alla vista dell’uscente.
5.
Tutta la vita è questo innalzamento/ di visione e di mondo dopo ogni uscita.
1a.
Superare la totalità della terra e del cielo/ Valicando la loro ultima proiezione e conformazione.
1b.
Io sono caduto dal cielo o emerso dall’abisso/ per trovare qui sulla terra il Valico sul confine/ della vita umana e per passare./ Non m’intendevo di nient’altro/ non perseguivo nient’altro.

VALLE
1.
Io salgo quel pendio verso la cima/ dalla parte del tramonto./ Dal versante dell’alba sono disceso/ un tempo ormai lontano/ e sono rimasto a lungo nella Valle/ dove soggiornano gli umani.
2.
È importante avere forza per salire/ e quindi si deve partire ancor giovani/ per l’aspra e lunga salita.
3.
Che Hades non ci aspetti quando si arriva/ e sorprendere il Dio con l’occhio umano.
4.
E sorprendere Fanes il luminoso/ quando si occulta.

VALORI
1.
Io so che è notte e che si perde/ la fioritura del giorno del Logos./ Li chiamano valori tutti quei fiori/ ormai appassiti e distaccati/ e c’è nei vecchi una grande nostalgia/ perché essi sono l’ultimo anello di collegamento/ fra la luce e l’oscurità di questi tempi.
2.
Ci troviamo sulla linea di mezzanotte/ – ha detto Jünger circa quarant’anni fa./ Nel vasto territorio attorno ad essa/ – ha commentato Heidegger un po’ meno ottimista./ Ma l’uno e l’altro collocamento sono posizioni d’avanguardia/ lungo l’avventura dell’attraversamento./ Il grosso sta più indietro. È l’estremo confine/ d’Occidente quella linea dove finisce il giorno.
3.
L’attraversamento della notte/ sarà per moltissimi solo sogni e incubi/ – come i sogni e incubi della realtà artificiale –,/ e un generale smarrimento dentro il marasma.

VARCARE
1.
Adesso andiamo, è tempo di varcare./ Questo sogno che chiamiamo vita/ può venire superato da un risveglio/ che ricorda il sogno.

VARCO
1.
Dall’albero all’uomo c’è il Varco di una luce./ Il mio compagno antico è dentro il sole.
2.
Un Varco della vita ed io lo vedo/ il mio compagno antico dentro il sole.
3.
Non mi riesce di sentirti estraneo/ perché passa per te questa mia vita/ prima d arrivare alla sua luce/ e di te si nutre.
4.
Non sono diverso ma più in alto/ e m’accorgo della strada dalla cima.
5.
Ed ora io ti dico che lascerò anche il Logos/ la luce mia che quella tua sormonta.
6.
Il mio destino è quello di Varcare/ strati di luce e sormontare terre.
7.
Una pianta questa mia/ che ha occhi per il tuo sole.
8.
Se esco ancora, quello che ora sono,/ rimane come te dentro una luce.
9.
Appartieni al sole tu./ Io mai più completamente./ Posso sopravvivere fuori o diversamente,/ ma non ho scampo se esco dalla mente./ Ecco la mia vita e la mia croce.
10.
E fino alla mente c’è una struttura/ che mi sostiene e mi alimenta.
11.
La parola è la mia strada verso l’uscita,/ Il Logos è la parola e io l’affronto./ m’inerpico se occorre e la sormonto.
1a.
Vorrei sapere se è rimasta in queste piante/ la speranza degli occhi per il sole.
2a.
Ma io so invece che si è chiuso il Varco antico/ quando la vita è uscita con occhio umano/ e più non s’apre. Nel rinchiuso è il vegetale.
3a.
E mi riporto al Varco dell’umano/ da cui si può uscire quando si arriva/ perché poi si chiuderà.
4a.
Il Dio che apre poi chiude e abbandona/ la traccia della vita che rimane./ Il mondo è l’intero abbandonato.
5a.
Luci abbandonate queste stelle/ e vite abbandonate queste piante.
1b
Su questo guscio d’uomo era arrivata/ tutta la vita dalle lontane stelle,/ e giaceva ormai finita ed ammucchiata./ Ma io su quel confine ho scoperto un Varco.
2b,
Così sono diventato terra di scorrimento.
3b.
Su di me passa il fiume della vita/ e ha già Varcato il limite dov’ero.
1c.
Aprire luce è un Varco della vita.

VEDENTI – CIECHI
1.
Siamo dei vedenti nel sole/ e dei Ciechi nel Logos./ Vedenti – Ciechi è la nostra condizione.
1a.
O gli occhi per il Logos/ hanno palpebre abbassate/ come nel sonno e nella morte.

VEDERE – SENTIRE – SILENZIO – INVISIBILE
1.
Il Silenzio è la voce che non senti./ L’Invisibile è la figura che non vedi.
2.
Ciò che Vedi e Senti dipende dalla capacità di percezione dei tuoi sensi/ e dalle possibilità di elaborazione del tuo cervello./ Ecco cosa Senti e cosa Vedi.
3.
Perciò ti ho invitato a una sortita/ oltre la Porta, nel regno del Silenzio.
4.
Se non ci trovassimo così, con un piede nel destino,/ non sarebbe così strano il nostro andare.

VEDERE – VISIONE
1.
Si portano strutture antiche/ alla luce della mente/ aprendo baratri di tempo.
2.
Vedere è discoprire antiche date/ ma c’è chi non conosce la sua storia/ ma solo alcune tappe raccontate.
3.
Il mio vedere è diventato archeologia.
4.
Vedere, comunque, è sempre storia/ il vissuto che riaffiora/ ma si può non sapere, non ricordare.
5.
Ma anche così le date ci son tutte/ scolpite nello stele della vita.
6.
Vedere è, appunto, volgersi al cammino/ ma il tracciato sta dentro ad una storia/ e questa nel paese e nella marca/ e la marca nel mondo./ Vedere è ciò che capita ogni giorno/ ma la visione intera è la mia vita.
7.
Dalla visione puoi Vedere.
8.
Aprire gli occhi è un salto nel destino./ Si poteva rimanere immersi ancora.
9.
Conoscenza applicata è anche l’occhio/ e il corpo tutto, cioè tecnologia,/ ed io ho colto il Vedere ma non l’occhio.
1a.
Vedere l’albero e ogni altra cosa/ significa coglierlo nel Logos/ usando la lampada del sole.
2a.
Si Vedono cose superate:/ le luci e le cose antiche delle luci.
3a.
E antico anche il corpo umano che si vede.
1b.
Quand’ero pianta io non lo Vedevo/ il sorgere del sole e il tramonto./ E da questa posizione della vita/ io la sento ma non la Vedo un’altra luce.
1c.
Nella luce del logos si Vedono antichi fondali/ che vengono sollevati dalla vita umana./ Si vede il sole, il cielo e le altre stelle,/ la terra e tutte le sue cose./ Ma prima c’è attraversamento del corpo e del cervello.
1d.
Siamo quelli che escono a Vedere/ e la Visione è una combinazione antichissima/ di chi ha già Visto e di chi Vede ancora.

VEGETARE
1.
La vita umana vegeta nel Logos/ come le piante e i fiori nella luce del sole/ e nella notte delle stelle.

VEGLIA – SONNO
1.
Io so che lo stato di Veglia/ è solo un Sogno lungo e ripetuto/ da cui si sta svegliandosi.
2.
Io parlo dal Risveglio a dei sognanti/ che non sono ancora usciti da quel sogno./ Ma sta arrivando l’ora del mattino/ ed essi sentiranno la mia voce.
1a.
Veglia e Sonno è un classico esempio di un intero,/ con le due parti contrapposte coincidenti/ che si sostengono a vicenda./ Non ci sarebbe la Veglia senza il Sonno e viceversa.

VEGLIA – SONNO, VITA – MORTE
1.
La veglia non c’è/ senza il suo contrario: il sonno./ E così non c’è la vita/ senza la morte./ Dal sonno normalmente/ si sa di svegliarci,/ finché almeno non accade/ il secondo spegnimento,/ che sembra definitivo./ Ma ora conosco il ritorno/ anche da esso.
2.
Dalla morte si ritorna/ come dal sonno:/ ormai so che s’è inserita/ questa conoscenza./ Dove? – si dirà./ Nell’eredità umana/ che segue la via dell’Occidente.

VENATURA
1.
Questo affioramento che si chiama fiore,/ frutto, volto femminile …/ lo compone la tua vita/ e non appartiene a nessun altro questa apparizione.
2.
Perciò questa vita è una Venatura dell’intero/ ma è distinta però da ogni altro strato.
3.
Sospetto che non c’è strato uguale a un altro/ e sono certamente illimitati.

VENTRE
1.
Siamo dentro ad un Ventre della vita/ – la sfera parmenidea, il Logos di Eraclito, l’idea di Platone,/ e quelle sono le notizie dell’ingresso.
2.
La vita umana razionale è un interno alimentato.
3.
L’involucro, quando sarà visto, sarà cosa,/ ma non c’è uscita ancora e manca l’occhio.
4.
So che nel Ventre del pensiero/ sono entrato per evolvermi ed uscire,/ da quando ho decifrato/ dagli antichi il segreto dell’ingresso/ e l’indicazione del cammino.
5.
È una sfera di tempo/ e una fucina di sviluppo temporale.
6.
Ingresso e uscita non sono distaccati/ ma si passa da vita a vita da una porta.
7.
Il Ventre che tu sei è un antico invaso/ che sviluppa la vita fino all’umano/ e sei bellezza dentro all’altra sfera.
8.
Il Ventre dove sei si chiama Logos/ e prima è nella terra e nella donna./ Tu provieni da Ventri di sviluppo e di maturazione,/ e dopo ogni passaggio ti appare il sormontato/ e la luce che solleva alla sua vita.
1a.
La vita: ingresso e uscita da un ventre continuamente,/ e il desiderio di entrare e uscire./ Poi la vita spirituale: uscire per entrare in un’altra spiaggia della luce/ ed ora anche ritornare in questa che si lascia/ se si conosce l’ubicazione della porta.
2a.
Gli uomini sono spermatozoi in un altro Ventre.
1b.
Cos’è la vita? È entrata e uscita da Ventri di sviluppo./ Quando credi d’essere uscito sei dentro a un altro.
1c.
Se la vita solleva immagini dal caos/ e le ordina in uno spazio vitale/ essa non mi sembra così disperata/ come spesso viene descritta.

VERIFICA
1.
La Verifica si ha nel mondo basso,/ su quello alto c’è vita, non ripetizione.

VERITÀ
1.
Bisogna raccontare cose/ che anche gli altri hanno visto/ perché qualcuno ci ascolti./ Ma io sto raccontando cose/ che nessuno ha mai visto/ e chi troverò che m’ascolti!
1a.
Se questo mondo è una presenza in questa vita/ esso è un’apparenza certamente/ perciò la sua Verità affonda e s’alza.
2a.
È una sezione del Vero questo mondo.

VERO
1.
Immagini innumerevoli si muovono nel pensiero:/ il Vero la chiamiamo questa scena di città affollata.
1a.
Il Vero è un’immagine più Vera,/ cioè specchiata nello specchio della vita.
1b.
Non potrò mai dimostrare/ che quel che sto raccontando è Vero,/ perché per davvero non c’è./ Non c’è Fine di giro se non t’accorgi/ che essa coincide con l’Inizio,/ non c’è superamento della Notte/ se dal più lungo sonno non ti Svegli,/ non c’è la Porta se non la raggiungi,/ non c’è la Luce al di là se non la varchi.

VERSANTE
1.
Se vuoi sapere di Dio guarda la cosa,/ ma poi ti devi rivoltare se ci vedi./ Cosa è il Versante illuminato,/ l’altro è la provenienza della luce.

VESTE
1.
Le cose hanno la Veste del Signore/ ora che giungo e me le porto appresso.

VIA
1.
La Via del sole – un nome della luce –, la vediamo:/ è giorno notte, aurora tramonto, estate inverno./ La via dell’Essere – un altro nome della luce –, l’abbiamo da poco intuita nel suo giro:/ ritorna anch’essa al punto di partenza,/ cioè è Giorno Notte, Aurora Tramonto./ Ma sole ed Essere sono solo aspetti della Via/ visibili e intuibili dall’umano.

VIA DELLA CONOSCENZA
1.
La Via della Conoscenza/ lunga più di venticinque secoli/ l’ho percorsa fino alla fine/ ed esso coincide con l’inizio.

VIA DELLA METEMPSICOSI
1.
Ho scoperto il cammino che collega/ la vita passata alla presente/ e a quella che verrà,/ che prima erano staccate/ e una non sapeva dell’altra./ In questo breve scritto/ esso appare solo per cenni e segni,/ come le frecce e numeri dipinti/ sui tronchi degli alberi e sulle pietre/ di un sentiero di montagna./ Ma credo che il continuo passaggio/ trasformerà l’esile e incerto tracciato/ in un sentiero sempre più largo,/ sempre più marcato.

VIA ETERNA
1.
Se non si trova la Via Eterna/ sarà sempre un breve viaggio questa vita.
2.
Se non si trova la Via Eterna/ questa è e sarà sempre/ solo un breve tratto del cammino.

VIA OCCIDENTALE PER USCIRE
1.
La Via dell’essere iniziata nell’aurora di venticinque secoli fa/ volge al tramonto e dov’essa finisce c’è una Porta da passare./ Numerose indicazioni che abbiamo già visto lungo quel cammino/ ci hanno comunicato che essa è la Porta del giorno e della notte,/ cioè la stessa che è stata superata per entrare.
1a.
Il grande giorno del pensiero Occidentale è arrivato al tramonto/ ed io ho attraversato la semisfera luminosa da inizio a fine.
2a.
Ho camminato per le vie dell’uomo/ e dentro la sua luce fino all’uscita.

VIA ROTONDA
1.
Quando arrivi sui confini/ trovi la Via Rotonda da seguire,/ quella che limita i domini/ della luce e delle tenebre/ delle visioni e del nulla.
2.
Tratti diritti, semmai, stanno all’interno/ di sfere abbandonate e sono i più seguiti,/ ma è illusione se si crede di passare procedendo così./ Così soltanto si abita la casa/ e si è immessi e tolti senza sapere.

VIAGGIO
1.
I Viaggi nello spazio/ sono ingressi e internamenti nel passato/ illuminato dalla vita.
2.
Le stelle, le lampade, la lune,/ rischiarano e aiutano il cammino.
3.
Ed è necessaria la cosa che noi siamo/ e il sole dove vive e s’alimenta.
1a.
Ma ora io mi muovo verso l’esterno della vita.
2a.
Non c’è un’altra direzione che mi preme di più,/ neppure dentro il Logos./ E ancora meno perciò sopra la terra/ o dentro il cielo delle stelle.
3a.
Anche la stella più bella è soltanto una scintilla/ della luce, che alimenta la mia vita e non m’attira.
4a.
Io l’incamminato fuori della vita umana/ dove da millenni sono internato.
5a.
E cammino soltanto e lascio tracce,/ questi appunti di pensiero e di poesia.
6a.
Ma se il pensiero dovesse preoccuparmi,/ non lascerei più tracce di pensiero,/ e se la poesia dovesse un po’ sviarmi,/ abbandonerei tutta intera la poesia.
1b.
Dalla valle del mio giorno sono salito/ fino alla cima dove appare il Logos.
1c.
In questa struttura che chiamiamo mondo,/ che appare invalicabile e di ferro,/ s’è aperto un foro, una breccia per l’uscita./ Molte sono le indicazioni che ormai la presentano,/ ma finora sono state ignorate,/ anche se molte sono simili a quelle dei cammini nel mondo/ che ben si conoscono./ Ma finora sembra che a nessuno interessi questo Viaggio.
1d.
C’è un Viaggio che nel cielo più alto/ procede dal Tramonto all’Aurora;/ mentre nel ciclo della comune e universale vita di natura/ esso avviene in un corpo femminile./ Ormai giunto alla coscienza il primo,/ avvolto nell’inconscio il secondo.
2d.
Pare che si dica nel regno delle anime:/ c’è un viaggio per la Terra, chi vuole andare?/ E chi ha più nostalgia alza la mano,/ o c’è chi torna su quei passi per aiutare.
1e.
Nel lungo Viaggio interiore/ da cui si esce nella luce del sole/ e chi lo percorre è come trasportato,/ la prima visione che ci appare/ è il volto sorridente della mamma./ Luce, bellezza e amore in quell’uscita./ Che sia così anche l’altro Viaggio/ nelle profondità di noi stessi,/ quello nel sonno, inconscio e morte,/ e che conduca anch’esso a nuova vita./ Anzi ho già visto quell’uscita.
1f.
Io conosco la continuazione del Viaggio,/ quello che inizia in te e arriva fino al sole./ so dove si svolge ancora.
1g.
Il viaggio incomincia nel tuo ventre/ e finisce nell’abisso./ Poi sono io che l’ho ricongiunto/ al punto di partenza,/ perché non precipitasse/ in quella voragine senza fondo/ come è sempre accaduto,/ fuorché in qualche caso, si dice.

VIAGGIO DELLA LUCE
1.
Si versa il sole nel Logos ogni mattina/ per le antiche aperture della vita.

VIAGGIO NEL TEMPO
1.
Superi strati di vita prenatali e poi natali/ per arrivare a questa posizione definita/ umana, cioè l’ingresso al Logos.
2.
Uscire ancora è superare un altro strato,/ un altro confine di tempo./ Viaggio nel Tempo l’ho chiamato.
3.
Io quando mi sveglio nella notte/ fatico un po’ per riportarmi in cima.
4.
Ciò significa anche che cadere nel sonno è trapassare Tempi,/ fino a vite antiche di riposi e abbandoni.
5.
Si può desumere perciò che a rimanere in cima/ è sempre un impegno e una fatica/ e arriva il giorno che ci troviamo consumati.
6.
Perciò si preferisce a volte scendere o togliersi.
7.
Io però ho trovato prati fioriti/ di parole sulla cima del Logos.
8.
Ho trovato il giorno della luce e la notte delle stelle/ che danno alla parola il suo fiorire.
1a.
Arrivano fino alla luce del sole/ questi fiori del tardo autunno,/ sorgendo dalla terra a gruppi sparsi,/ quindi fino a un tempo antico./ Mentre io mi spingo dove vedo i fiori/ e ancora più in là a raccontare colori.

VIANDANTE
1.
Dove tace ogni lingua io mi reco.

VIRTUALE
1.
Che il mondo che chiamiamo “vero” sia invece Virtuale/ o della stessa natura del Virtuale/ lo si capisce sempre più guardando/ al modello tecnico che lo produce/ costruito a imitazione del cervello umano./ Esso è il computer./ A questo punto però sappiamo/ com’è avvenuta e avviene la produzione “mondo”/ ma non quella di chi l’ho prodotto e produce.

VISIBILE
1.
Questo Visibile affonda se ti innalzi.
2.
E la luce copre la luce/ e la terra la terra.
3.
C’è una pianta di pensiero dove siamo dentro./ Il Visibile è soltanto la terra e la radice.
4.
La struttura del Visibile/ viene composta e deposta dalla vita.
1a.
La luce del Logos diverrà Visibile/ quando un’altra luce la illuminerà.
1b.
Il Visibile è il sormontato dalla vita/ che è cammino, è il guardare indietro da una sosta.

VISIBILE – INVISIBILE
1.
Se ti trovi sul confine del Visibile e guardi/ verso l’Invisibile, ti giungono dapprima indicazioni/ che si trasformano in parola e numeri se traduci.
2.
Attirandolo di qua comincia/ ad apparire il grande ignoto/ che va dal nulla a Dio.
3.
Tu fai emergere galassie quando le guardi.
4.
Quello che non sai è che le porti alla Visione.
5.
Non c’è mondo – capisci – prima dell’occhio/ e della mente che elabora Visioni.
1a.
Mondo visibile è quello da cui sei emerso/ che si trova sotto i tuoi piedi e i tuoi occhi./ Mondo invisibile è quello dove sei dentro/ che diventerà visibile dopo un’altra uscita./ Se un’evasione ci sarà.
2a.
Siamo imprigionati nell’invisibile, sempre,/ cioè in strutture non fisiche./ Dentro a strutture mentali,/ come sono attualmente quelle della nostra civiltà:/ le attuali rappresentazioni del mondo/ nella filosofia, nella scienza, nella società.
3a.
Una delle prigioni invisibili della filosofia è l’ermeneutica/ simile al cerchio dell’eterno ritorno./ Quelle della scienza sono molte, compresa la relatività./ Una della società è la democrazia.
4a.
L’invisibile è l’ultima prigione./ Finché non diventa visibile/ come la terra, l’acqua e l’aria/ ci siamo dentro.
1b.
Vediamo le notti passare/ perché si sono aperti gli occhi di carne per coglierle./ Non vediamo la morte passare/ perché non abbiamo occhi per vederla,/ o non si sono ancora aperti,/ o ci sono state rare anticipazioni./ Siamo dentro a delle dimensioni ignote/ di cui mai si saprà se non si esce.

VISIONE
1.
I fiori sono aperti alla luce/ gli occhi sui fiori/ l’intelletto sugli occhi/ e Dio su tutto.
1a.
Se muta la mia posizione lungo la vita/ cambiano gli occhi e cambia la Visione.
2a.
Così è sovrapposizioni di Visioni/ dal nulla fino all’Essere la cosa.
3a.
Io esisto nell’occhio del divino/ come la cosa che elevo all’occhio mio.
1b.
Quando passa la luce sulla luce/ la sormontata viene raccolta/ ed è Visione.
1c.
È la nostra Visione che fa splendere le stelle/ come se si aprisse una finestra della casa./ È la nostra vita che le illumina.
1d.
Per ogni vita che si perde/ c’è un aspetto del mondo/ che si scioglie e cade./ Perciò siamo così tanti/ a tenerla sollevata la Visione.
2d.
Questa Visione – il mare, il cielo –,/ fino all’arcata dove si toccane e confondono/ è bella ma l’ho ormai vista tante volte./ E io devo mutarmi per sapere.
1e.
Nel raggio che penetra nel bosco/ ho Visto luce che si trasforma in vita/ e la vita che superandosi Vede la luce./ Io aspiro a diventare occhi dell’Essere.

VISIONE DEL MONDO
1.
La Visione del mondo espressa dal Il ciclo e il varco/ non è mia ma dell’Occidente./ Io ho soltanto tirato le somme ed il risultato,/ com’era da immaginare, è cosa nuova/ nel senso che, seppure in qualche misura previsto,/ non era però ancora giunto all’apparenza.

VITA
1.
La Vita è un sogno della morte/ continuamente ripetuto/ intervallato dai sogni del sonno.
2.
Sostanzialmente identica per tutti i viventi/ che raggiungono una comune e generale maturazione./ Perciò le tante specie della Vita.
1a.
Vita sulla terra: cimitero dei rimasti./ Come delle civiltà passate restano le pietre e le iscrizioni.
1b.
Il mondo vegetale nn saprà mai/ che la sua luce – quella del sole –,/ è un cerchio di splendore in un cielo azzurro./ Anche gran parte della razza umana/ è forse destinata a questo scacco/ con la luce più alta che ha chiamato Essere.
1c.
La Vita, questa pazza cosa,/ che però ha costruito giri per il ritorno/ superando la notte, l’inverno, il sonno, la morte,/ e si altalena così, da sponda a sponda.
1d.
Superando il confine del regno luminoso/ la Vita va verso le tenebre e il mistero,/ e poi ritorna da quei luoghi sconosciuti/ e sembra che giunga dalla parte opposta./ Da oriente anziché da occidente./ E io dico allora/ che si è spenta nella Notte/ e riaccesa nel nuovo giorno,/ e che è stata trasportata/ dagli instancabili giri della natura./ Quel che devi fare/ è perciò scoprire il segreto di quei giri.
1e.
Una vita limitata/ fra un inizio casuale/ e una fine ineluttabile/ e dolorosa/ non interessa più,/ è cosa da lasciare.
1f.
Tra Vita e Via/ c’è la morte,/ come tra veglia e veglia c’è il sonno./ E i due, morte e sonno, sono fratelli.

VITA – LUCE
1.
La Vita vuole Luce per spuntare,/ Luce che s’avvicina come il sole a primavera/ e crescono prati di narcisi./ E Luce non può non essere anche Dio.
2.
Ma ora è tempo di allontanamento/ della Luce e di nascondimento/ e si ritorcono gli aneliti di Vita./ Finché non ritornerà aurora o primavera.
1a.
Sale da radici chiamata dalla Luce.
2a.
È sempre un rapporto fra la terra e il cielo/ quello che noi siamo e ha nome Vita.
3a.
Lo vediamo dalle piante questo rapporto:/ sale da radici e arriva in cima/ quando la Luce s’avvicina e chiama.
4a.
Ci sono periodi di sospensione come gli inverno.
5a.
Anche noi uomini, io credo, siamo sospesi/ da quando il Logos è tramontato/ e ci troviamo nella notte.
1b.
Vita e Luce sono inscindibili./ È la Vita che si apre la via verso di essa./ Ed io che ho intravisto un’altra Luce/ punto lassù ormai, continuamente./ Ma c0è un varco che bisogna superare.
2b.
Quando si attinge a una Luce superiore/ questa coscienza diventa strato superato.
3b.
La Luce è Dio che appare nella Vita/ e tocca all’uomo di fornirgli l’apparenza./ Uno scambio lo chiamerei fra Vita e Luce.
4b.
Perché c’è la Vita? Perché c’è la Luce./ L’accesso a un’altra Luce o l’elaborazione/ di un altro aspetto di essa/ è la via della ricerca e della Vita./ Ma l’occhio sulla fronte deve spuntare.
1c.
Proveniente dal profondo, la vita è salita fino alla Luce./ Fino al sole le piante, fino all’Essere gli uomini./ Gli animali si sono fermati a mezza via.

VITA – MORTE
1.
La Vita non c’è da sola,/ la Morte non c’è da sola./ La prima è legata alla seconda,/ la seconda alla prima./ Presenti solo nella Vita,/ temiamo l’assenza e la scomparsa./ C’è perciò da capire l’insieme/ o mai si farà un passo avanti.
1a.
Vita è l’ingresso in questa dimensione/ che chiamiamo luce del sole, mondo, universo./ Morte l’uscita da essa./ Ci è dato di vedere da dove si arriva/ perché siamo rivolti al passato,/ ma non dove si va.
2a.
In ogni modo, finisce la Morte/ quando si arriva dall’altra parte.
1b.
La Vita e la Morte stanno assieme/ come la veglia e il sonno./ Ma della prima coppia/ manca la conoscenza/ e l’esperienza dei ritorni./ Siamo portati ancora da forze oscure,/ per le vie misteriose della specie.
1c.
Se la Vita è sogno/ che emerge da un fondo oscuro/ che chiamiamo Morte,/ la domanda è questa:/ è possibile il risveglio da quel sonno?
1d.
Se non si collegano le due metà/ fino alla loro coincidenza,/ la vita da sola sarà sempre insensata/ e la morte indecifrabile ed assurda.

VITA – NULLA
1.
La Vita, l’incomprensibile,/ si può solo aumentarla./ Non si può sperare di sapere/ perché c’è lei e non il NULLA./ Vale anche il contrario.
2.
Ma ora io dico/ che c’è l’una e l’altro,/ ecco la soluzione dell’enigma.
3.
C’è la VITA perché c’è il NULLA/ e viceversa./ Si sostengono a vicenda/ questi due.

VITA – OCCHIO
1.
La Vita dove vivo vuol mutarsi in Occhio/ il terzo occhio perché per gli altri due già vede.
2.
È diffusa come Luce questa vita/ e la luce vuol vedersi: ecco la Vita umana.
3.
E io che elaboro la luce/ sono il Vivente che la coglie e vede.
4.
E a Vita e luce per il servizio che io compio/ ora che so chiedo un posto fisso.

VITA UMANA
1.
Il veduto o che si vede è come/ perla infilata dalla Vita e trattenuta.
2.
Quando la Vita si snoda/ cadono le stelle come perle sfilate.
3.
Da sorpassi di tempo io mi rivolgo ai fiori/ e ogni sormonto è l’uscita da una Vita.
4.
La Vita del vivente muta in luce/ quando l’uscente apre l’occhio e vede.
5.
Ognuno è un battito d’interno e un fluire.
1a.
Le Vite Umane sono ritorni di luce/ (come i giorni del sole) da una notte inesplorata.
1b.
Tu come pianta sali da radici/ e hai la luce davanti dove ti apri./ Perciò sei cieco alle spalle e hai la notte/ e un verso solo che tu chiami Vita.
1c.
La Vita è scorrere di Vita,/ in torrenti, vene, condotti seminali,/ nervi, solchi del cervello,/ fino a raccoglimenti, traboccamenti, uscite, invasioni,/ su terre e sulle luci.
1d.
Questa Vita che preme per uscire/ dall’oceano di pensiero che ha colmato./ Anch’io sono teso per uscire/ come un arco armato.
2d.
L’oceano della mente è il presente del mondo tutto intero.
3d.
L’uscita dall’oceano di pensiero/ è punta di freccia della Vita/ già imboccata e tesa.
4d.
L’oceano di pensiero è un’ampia sfera/ dove giunge ogni dato e si fa cosa.
1e.
Dove incontri montagne senza la Vita?/ Giammai le trovi.
2e.
Il corpo è la terra della Vita,/ il cervello è la radice della Vita./ E la pianta dov’è, dov’è il suo fiore?/ Si scorre nell’interno e non si vede.
1f.
Radicarsi in una terra/ e alzarsi in un cielo/ verso una luce/ è chiamata Vita.
1g.
Dove il pensiero è tramutato in voce,
2g.
In questa sfera di luce dove Vivo/ le stelle sono lasciti lontani.
3g.
Il nome di ogni stella è un tocco/ del pensiero che le lega.
4g.
Questa stupenda emersione/ fra gli specchi del tempo/ la chiamiamo Vita.
1h.
Eretta e innalzata a raccogliere la luce./ Ecco la Vita cos’è: raccoglitrice.
1i.
La chiami Vita quella che sovrintende al sogno./ Ma se entri in un’altra Vita questa è sogno.
1l.
È uno specchio di tempo: il passato nel presente/ ed è assente l’occhio del futuro.
1m.
Questa Vita Umana che porta il sole nella Luce.
1n.
Della totalità che chiamiamo Vita Umana/ qui c’è soltanto la terra, che si vede/ dai fori della terra/ comunicanti con le radici della Vita.
1o.
Tu sei un interno e devi aprire l’occhio nuovo./ Gli occhi che vedono il sole sono antichi.
1p.
La Vita che è suscitatrice di visioni.
1q.
Vorrei dire che ci vivifichiamo di Vita in Vita/ ché altrimenti tutte muoiono e scompaiono le cose.
1r.
In nessun’altra parte al di fuori della Vita Umana/ troverai il fiume, foglie che galleggiano/ e che scorrono veloci verso il mare./ In nessun altro posto queste parole appariranno così/ perché il loro tempo e luogo è questa Vita.
2r.
Se un dio vuol trovare una scena come questa/ deve farsi uomo per vederla.
1s.
Accendere visioni nell’indistinto e indeterminato è la Vita.
2s.
Le apparenti in questa Vita Umana sono le stelle,/ e le ordinate in questo luogo che chiamiamo mondo.
3s.
E finché rimarrà questo vedente/ ci sarà questo mondo e le sue stelle./ E poi si perderà luogo e visione.
4s.
Ma c’è un’altra visione fuori di Porta.
1t.
Vita è uscita per guardare / ciò che è finito: la Vita sorpassata.
2t.
Io ero dentro la mente/ e sono uscito come seme soffiato./ Un vento impetuoso/ m’ha portato fuor di misura/ oltre la Vita antica./ Poi mi ha dischiuso la luce/ che ho lasciato.
3t.
Sono rimasto nel soffio dell’Eterno per uscire.
1u.
La Vita è salire per strati di luce/ fin dove ognuno può arrivare.
2u.
La Vita è un passaggio su territori della luce/ sempre più vasti e sempre più profondi./ Ed emerge ogni volta con un fiore./ Dietro rimane la traccia del cammino.
1v.
Come corrente nell’oceano, la Vita passa nel caos/ e il suo attrito (onde, gorghi, schiume, tracciamenti)/ è quello che si vede, cioè il mondo.
1z.
La Vita trae da se stessa le pietre di sormonto/ che sono sedimentazioni della vita./ Esse sono le cose e sono il mondo.
1aa.
Come un soffio e una vela la Vita ci precede./ E noi dietro ad essa tenacemente attaccati si procede,/ lasciando corpi e facce superate in quest’andare./ È il mondo il serbatoio delle spoglie e dei rimasti.
1bb.
La Vita Umana si trova dopo la sfera del sole/ e io so che sono concentriche le sfere.
1cc.
Quando arriverà la parola per la cosa,/ quella che la veste per la festa della Vita Umana,/ io la vedrò così la cosa e annoterò quella parola./ Ma per ora guardo e taccio.
1dd.
Sono arrivato appresso a un’altra Vita/ e un po’ la sto vivendo, già dimentico di questa/ che al suo confronto è simile ad un sogno che finisce male/ o a un’immagine illusoria e vana.
1ee.
Vita rinsecchita quella Umana/ dopo che l’Essere è tramontato./ Come l’albero nudo nell’inverno.
2ee.
Posso dire di questa mia Vita/ che è stata in tanta parte/ ricerca di quella che verrà,/ finché non l’ho individuata.
1ff.
La Vita che viviamo ha un senso/ soltanto se durante la Vita operiamo per aumentarla./ Di per sé quella che ci tocca/ è la cosa finita che conosciamo e sperimentiamo,/ che ha come confini la dolorosa e pericolosa nascita/ e la terrificante morte.
1gg.
Ci sono innumerevoli Vite umane:/ quelle passate, quelle presenti,/ dove c’è anche la mia./ E quelle passate sono passate per sempre/ e scaricate nell’abisso,/ o ritornano le Vite/ come i fiori a primavera?/ Questo c’è da scoprire/ o cercare quello che lo sa.

VITA – SOGNO
1.
La Vita e il sogno non sono/ due nature diverse ma una sola./ Però la Vita dura di più perché è un sogno/ sognato da molti e ininterrottamente./ Infatti, non siamo mai stati contemporaneamente/ tutti addormentati e una faccia della terra/ è sempre illuminata quando l’altra giace nella notte.
1a.
La Vita è un Sogno il quale/ anziché dopo una notte/ finisce dopo una Vita.
1b.
La Vita è un Sogno in un sonno senza fine/ se non s’aprono gli altri occhi in un’altra luce.
1c.
Siamo vicini a una Vita che già fummo/ – i cespugli e gli alberi del bosco/ che non vedono il sole e le altre luci –,/ e siamo ancora così, Vita racchiusa,/ anche se in altri piani e luoghi di sormonto.
2c.
Dio è luce nel Sogno della Vita/ quella cui noi vorremmo risvegliarci.
3c.
Similmente la Vita degli alberi/ è sogno del sole, che noi da qui vediamo.
4c.
Se la Vita, come sai, è solo un Sogno/ Dio è la luce cui vorremmo risvegliarci.
5c.
La Vita è un Sogno che ricorda i Sogni dei suoi sonni brevi./ Ecco perché si è data un altro nome./ Ecco perché distingue Sogno e veglia,/ reale e irreale, illusione e cosa.
6c.
Finora non ci è stato dato/ di svegliarci dal Sogno della Vita/ ma soltanto di ripeterlo instancabilmente/ sia pure con illimitate piccole varianti.
7c.
Per cui la morte è un sonno/ da cui finora non ci siamo mai svegliati./ Ma si sta intravedendo luce d’aurora.
8c.
Siamo volti a conoscere la luce che ci sveglia/ dal sonno della Vita e questa luce è Dio.
1d.
Il mondo è un Sogno attaccato ad una Vita/ – la Vita umana in questa caso –,/ e continua finché essa continua.
2d.
Un’altra Vita un altro Sogno/ e un altro mondo: ecco il passaggio/ a tutto campo che ci appare.

VIVENTE
1.
Il Vivente che sono è una raccolta/ e un’unità che si muove nella notte.

VOCABOLARIO
1.
Nei vuoti che lascio tra i vocaboli/ c’è posto per ogni voce che ancora giunge./ Ma io non muto niente, canto soltanto./ Sollevo la parola dal silenzio.
2.
Se c’è un posto c’è la cosa che poi giunge/ e c’è il posto e c’è la cosa dall’inizio.
3.
Potrebbe, dunque, non apparire la mia voce/ che però c’è ma rimane nel silenzio./ O se arriva che si adorni di bellezza.
4.
Se non è bella che rimanga nell’interno e nel nascosto.
5.
Che sia come una fanciulla la parola,/ che s’adorna nella casa per uscire.
1a.
Il Vocabolario è l’insieme delle indicazioni/ che guidano all’uscita dalla sfera di sviluppo/ dove siamo entrati circa venticinque secoli fa,/ ed è la previsione di quella nuova vita.
2a.
La sfera di sviluppo è l’Essere/ indicato e descritto da Parmenide,/ il primo che è entrato consapevolmente in essa.
3a.
Quell’ingresso è l’inizio della filosofia/ e c’è stato il suo sviluppo fino ad oggi.
4a.
Oggi è un giorno solo con l’inizio.
1b.
Il Vocabolario è l’insieme delle notizie di una mutazione.
1c.
Il vocabolario è l’inizio di un libro/ che sarà continuato da un’altra umanità.
1d.
Di esso si può dire tutto ciò che si vuole/ come già accade per il mondo./ Dipende soltanto da dove ci si trova dentro ad esso.
2d.
Il Vocabolario è simile al mondo,/ cioè illimitato e ciclico,/ a tempo indeterminato o con tanti tempi fissi/ in bilico su abissi.
1e.
È la luce di sé che qui rientra/ dopo un giro completo d’esistente./ Perciò io dico che sarà poi buio/ questo intero così ammantato dalla luce.
1f.
L’opera cui ho dedicato la mia attenzione e il cuore./ Le indicazioni del cammino che attraversa la vita.
1g.
Dove c’è apparire di parole io mi reco.
1h.
Quando si arriva sul confine della mente/ compaiono dei segnali che indicano il cammino./ Il Vocabolario è la traduzione e raccolta/ di quelli che ho fin qui incontrati.
1i.
Il Vocabolario non appartiene al corpo della letteratura/ ma semmai è il suo limite estremo, la sua pelle./ E lo scambio che avviene con l’esterno/ si tramuta nelle sue membra: le parole.
1l.
È la raccolta dei segnali/ della strada presente e futura dell’evoluzione./ Ma siamo in pochi per essa, fino a quest’ora.
1m.
C’è solo la data d’inizio – 1974 – e non di fine,/ anzi di manifestazione e non di inizio.
1n.
Qui ho trascritto segnali di un cammino/ che porta sul confine di questa apparizione/ che chiamiamo mondo.
1o.
La raccolta di tutti i Vocaboli/ che sono stati indicazioni del cammino.

VOCABOLLARIO – MONDO
1.
Non so se il Vocabolario è attaccato all’universo/ o rimane da esso svincolato,/ però il disegno suo non è diverso./ La parola che s’aggiunge non l’aumenta/ e quella che si perde non l’intacca.
2.
In questo Vocabolario hanno il loro seggio permanente/ la terra e il cielo, l’umano e il divino, la vita e la morte./ Non si parla se ognuno non è presente/ ad ascoltare, intervenire, colloquiare,/ o a portare almeno il suo silenzio.
1a.
Il Vocabolario è come il Mondo (è la sua immagine),/ e quindi come esso è labirintico/ ma però con una differenza sostanziale ormai:/ nel Mondo si è gettati e quindi tolti/ mentre qui conosciamo ingresso e uscita.
1b.
Nel Vocabolario le parole si sono/ tutte raccolte e disposte in un verso solo:/ in direzione del confine e dell’uscita./ E le continue apparizioni sulla scena/ indicano e tracciano la via fino alla meta.

VOCABOLI
1.
Già s’affaccia uno scorcio di visione/ di quando il Vocabolo sarà ampio ed elaborato/ come l’intero vocabolario./ Cioè – mi spiego meglio – il vocabolario/ non contiene soltanto parole singole come esponenti,/ ma anche binomi, trinomi di Vocaboli./ Ebbene, ci sarà alla fine un Vocabolo/ – un polinomio – che contiene tutte le parole./ Un solo esponente non diverso dalla totalità,/ dunque, ed esso già s’affaccia nel progetto.
1a.
I Vocaboli sono indicazioni di un cammino/ che conduce alla Porta del Giorno e della Notte./ Essa è la stessa da cui siamo entrati/ circa venticinque secoli fa/ iniziando così la filosofia e la scienza della natura./ Ora ci troviamo in viaggio per uscire,/ appresso al passaggio ormai,/ dopo che è stato occupato il dominio della mente razionale/ e si presenta una possibilità eccezionale da questa posizione:/ una nuova avventura in un’altra luce.
1b.
I Vocaboli sono segnavie/ che tracciano il cammino/ sul confine della mente/ e indicano il suo superamento.

VOCE
1.
È un salire la vita ad una Voce,/ ad un dispiegamento in versi dell’intero.
2.
Dopotutto chi siamo? Voce soltanto, nel culmine/ toccato dalla vita.
3.
La vita umana è un tripudio di parole/ di quella luce che si chiama il Verbo.
4.
È un regno della Voce – un altro sole in un altro cielo –,/ che solleva nell’umano la parola fino allo sbocco di poesia.
5.
L’astro che solleva la parola è luce indubbiamente/ ma non quella del sole e delle altre stelle.
6.
Io di quella luce percepisco luminosità/ da palpebra mai aperta, o palpebra/ di un occhio nuovo che si sta formando.
7.
Io batto dall’interno contro il mio guscio/ per aprire un altro foro di veduta.
1a.
Mi giungono voci da ogni parte ed io le annoto.
1b.
Io chiamo e mi risponde il mondo intero./ Il vocabolario è la Voce di ogni cosa.

VOLERE – VOLONTÀ
1.
Io non Voglio uscire per abbandonare/ ma per aprire una Porta di passaggio./ E si esce per sapere e si rientra per rivedere.
2.
Io Voglio che non continui a rimanere/ una sacca senza uscita questo mondo.
1a.
Io sono portato verso la novità e il mutamento/ da una precisa Volontà: di sapere chi sono, da dove vengo e dove vado.

VOLONTÀ DI POTENZA
1.
Se la “natura” è il mondo come l’ha voluto Iddio,/ la tecnica-scienza è come lo vuole l’uomo./ E fra i due c’è per ora insanabile contrasto.

VOLTA DEL CIELO
1.
Perché sembra che cali da ogni parte/ io mi son creduto dentro a questo cielo.
2.
Ma lo vedo stasera rovesciato/ quest’emisfero di stelle che chiudeva.
3.
Non c’è il Cielo che si espande/ ma tu che ti allontani con la vita.
4.
Il già compiuto non ha giammai un domani.
5.
È svanita all’improvviso l’apparenza,/ che io mi trovi internato in questo Cielo./ O dentro c’è il mio corpo e non la vita.
6.
La Volta del Cielo è stasera capovolta/ dinanzi alla mia vita e m’allontano./ E si dice invece che fuggono le stelle.
7.
Ma le stelle sono tracce della luce.
8.
E la luce alimenta la pianta del pensiero.
9.
E noi i fuoriusciti da ogni stella/ e dall’intera raccolta: il firmamento.

VOLTO – FACCIA
1.
Volto della cosa non è la cosa/ ma la cosa che arriva nella luce.
1a.
Ciò che chiamiamo Dio quando siamo dentro/ è un Volto del divino dopo l’uscita.
1b.
Il destino di pianta! Di non vedere l’ultima sua luce/ e quindi l’ultima sua Faccia.
2b.
È la mia faccia estrema che mi cerco/ e che mai non trovo./ E passo di Volto in Volto per vedermi.
3b.
Cercando il Volto di Dio si creano cose./ Egli è ogni aspetto ed anche la nostra Faccia che cerchiamo.
4b.
Rispetto a ciò che siamo e che vediamo/ siamo sempre in ritardo di una Faccia.
1c.
La Faccia che ci è nota è il Volto corporeo/ e il resto lo sa Iddio che sta più in alto.
1d.
Lo chiami Volto la parte dove sei rivolto/ dall’alba al tramonto, dalla nascita alla morte./ L’altra è la nuca, il semicerchio che non vedi.

VOLTO OSCURO
1.
Mi spingo per vedere la mia luce/ e la mia pianta in quella luce:/ il Volto Oscuro che nell’uscita appare.
2.
Ogni uomo non sa che ha un Volto Oscuro./ Rivolto al nulla è il Volto non apparente.

ZONA
1.
Tutti si accalcano e si misurano/ nella Zona chiara./ E c’è una sconfinata Zona scura/ dove nessuno si addentra,/ e nel migliore dei casi/ resta sul confine.
2.
C’è una Zona chiara limitata/ dove tutti si accalcano,/ ed una scura e sconfinata/ dove uno alla volta/ sono gettati e scompaiono./ E a quest’ultima che mi sono dedicato.
3.
L’altra Zona,/quella a notte e morte,/ ormai è un po’ come l’Artico/ che sta perdendo i suoi ghiacci./ E ci sono ricchezze illimitate/ da sfruttare.

ZOO
1.
Ho visto raccolto il regno animale/ d’istinto portato verso una luce e poi bloccato/ da chi anticamente è uscito e ora lo usa.
2.
Ingabbiato anche il forte leone e l’agile ghepardo/ dentro a sfere di tempo e a gabbie di ferro per le membra.
3.
Ho visto tutti i tentativi animali dentro lo Zoo/ e il passare fra essi di chi è uscito.
1a.
Si arricchisce lo Zoo se non si esce.
2a.
A questo punto il recinto s’è rinchiuso/ e c’è soltanto un foro per l’uscita.
1b.
Animali questi umani, curiosi di altri animali/ che sono rimasti indietro nella vita./ E i curiosi li guardano da fuori delle gabbie oppure dall’alto./ Ma non c’è molta differenza fra gli uni e gli altri.

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Tabula rasa […] Uscita

20 marzo 2016
Pablo Picasso, Uomo e donna (1971)

Pablo Picasso, Uomo e donna (1971)

TABULA RASA
1.
Allo stato attuale di noi che non siamo ancora usciti/ ma intuiamo e anticipiamo questo evento/ (è la Porta che separa le vie della Notte e del Giorno),/ dopo la Porta c’è una Tabula Rasa./ Si può già intravedere l’intero che si lascia/ ma nulla dell’aldilà dove si esce./ La mente è completamente vuota/ in questo suo progetto d’espansione.
2.
Ciò può significare/ che non ci sono ancora sensi/ formati ed aperti per percepire/ e iniziare a elaborare.
3.
Fin dalle mie prime previsioni/ o anticipazioni dell’uscita/ io infatti non ho mai visto nulla davanti a me/ se non un senso segreto di luce,/ ma tutto invece dietro a me:/ il tutto in una volta che si lascia.
4.
E credo che questa situazione/ sia simile a quella del bambino/ che si trova presso l’uscita/ dal grembo materno./ C’è un tutto che egli lascia/ e un nulla che l’aspetta/ ma che sarà poi luce e visione.
5.
Comunque noi abbiamo già esperienza/ di passaggi: vediamo il bambino/ che esce dal grembo materno/ che è come il bambino che siamo stati/ e conosciamo il passaggio dalla notte al giorno/ avvenuto circa ventisei secoli fa/ attraversando la Porta./ Aurora di civiltà esso fu chiamato.
6.
Ci sarà perciò ancora aurora e ancora giorno/ ma poi si apriranno gli occhi/ e gli altri sensi dentro quel giorno/ e ci apparirà un’altra terra e un altro cielo.
7.
C’è stata la nascita dell’uomo occidentale/ ventisei secoli fa e ci sarà rinascita/ in un’altra dimensione luminosa/ o dentro un’altra sfera della luce/ che è concentrica a quella che si lascia.

TANATOS (THANATOS)
1.
È razza di passaggio quest’umano/ se Tanatos così preme./ Lo vedo agitarsi nella notte.

TANGENTE
1.
Quando uscirò/ uscirò dalla Tangente/ del cerchio intatto/ che da tanto mi contiene.

TAPPA
1.
Per moltissimi/ la vita è solo qui/ ultima Tappa./ Invece per me è soltanto/ stazione di passaggio.
1a.
Il mondo/ – questo suo aspetto/ di spazi e corpi,/ luci e ombre,/ forme e colori  –/ è una Tappa della vita.
2a.
Se non capisco questo: che è una Tappa,/ io non saprò mai da dove arrivo e dove vado.
3a.
Il mondo/ è quel che appare da qui,/ da una Tappa.
4a.
E abbiamo imparato finora/ che è solo una prospettiva/ quel che appare.
5a.
E abbiamo imparato finora/ che non c’è una via/ guardando avanti/ ma solo aprire un cammino/ in un intrico.
6a.
Quest’ultima Tappa/ dell’umanità occidentale/ iniziata sul confine/ del giorno del Logos/ è diventata un accampamento,/ perché sono arrivate e scese/ le ombre del tramonto/ e le tenebre della notte/ e sono state rizzate le tende/ e accese le luci artificiali/ – luci elettriche e atomiche./ Ma quasi nessuna sa/ quanto durerà questo buio/ e riprenderà il viaggio./ Per cui questo accampamento/ potrebbe diventare per moltissimi/ una stabile dimora,/ una nicchia della vita,/ e l’uomo una specie/ anchilosata e superata/ come quelle che affollano il passato/ e che vediamo da qui/ da questa Tappa.
7a.
C’è chi dice che quando/ si riaprirà la Porta del giorno/ l’Occidente si sveglierà/ dal sonno e sogno/ e riprenderà il viaggio/ e anch’io un po’ credo/ alla naturalità dell’evento/ e al destino./ Ma per moltissimi potrebbe diventare/ senza fine l’addormentamento./ Per moltissimi potrebbe non scattare/ il segnale del risveglio.
8a.
Perciò io dico: prepariamoci,/ montiamo di sentinella,/ mandiamo in avanscoperta una staffetta/ lungo la direzione già segnata.

TASTI
1.
Il computer non saprà mai/ chi batte i Tasti/ e similmente l’uomo./ Anche noi elaboriamo/ l’immagine di un mondo/ sulla base di dettature/ – le informazioni che riceviamo dai sensi –,/ che però non sappiamo cosa sono/ e da dove vengono.
1a.
Chi batte i Tasti della “realtà virtuale”/ sappiamo chi è: è l’uomo./ Chi batte i tasti della “realtà naturale”/ non lo conosciamo/ però ci sono nomi che lo indicano.

TEATRO DELLA VITA E LA COMMEDIA
1.
Un Teatro dove avvengono/ tutte le rappresentazioni/ e le ripetizioni sono innumerevoli.
2.
Io, una comparsa,/ mi sono ormai stancato/ di entrare per comparire,/ ripetere, uscire, ritornare.
3.
Però nutro in cuore/ una parte mai provata/ e perciò mi adatto ancora/ a questa scena.
4.
Svegliarsi, alzarsi, lavarsi, nutrirsi, vestirsi, lavorare, parlare, ricordare, ignorare, acquistare, giocare, vendere… e uscire per riposare e per poi ricominciare. Atti minuti fanno parte della scena: allacciarsi le scarpe, pettinarsi, cercare le chiavi, aprire la porta, chiuderla, aprire il cancello, percorrere un tratto della scena, aprire la porta dell’ufficio il mattino e rinchiuderlo alla sera.
5.
Può cambiare la scena certamente/ nella rappresentazione successiva/ che mi tocca/ perché il cielo muove le sue nubi,/ il sole, la luna e le stelle/ e la terra cambia i suoi colori/ e gli aspetti delle cose./ Ma sono mutamenti prefissati.
6.
Una luce soltanto illumina la scena.
7.
Poi nella scena giorno e notte delle stelle/ fuoco e lampade negli interni,/ luci riflesse da copri illuminati.
8.
Sono antichi tutti gli scenari/ che compaiono ogni volta sulla scena./ Antico è il teatro, gli attori e le comparse.
9.
Rientri nella scena quando ti svegli.
10.
E il Teatro inventato dall’uomo? Per imparare a diventare spettatore/ dopo le lunghe parti della vita.
11.
E l’attore del teatro umano?/ È uno spettatore della vita.
12.
E la maschera?/ lampo della luce/ su un volto di comparsa.
13.
Accesa la luce della vita/ si ripete la scena stamattina./ La prima variazione consistente/ è una comparsa nuova/ che incontro nell’uscita.
14.
Innumerevoli variazioni/ sono indistinguibili,/ altre impercettibili./ di altre ancora/ sospetto l’esistenza.
15.
Io: spettatore fisso di rappresentazione./ Anche della luna che sta entrando in cielo.
16.
Spettacoli antichi che torno a rivedere.
17.
È grande il suo occhio fra le stelle.
18.
Più nessuno mi introduce nella scena/ e perciò mi è apparsa così la gialla luna:/ occhio dipinto nell’ombrato cielo.
19.
Quadri di vita sorpassata.
20.
Il mondo è il sorpassato/ e quindi anche il veduto./ E si contano i tempi delle apparizioni:/ della terra, dell’albero, dell’animale, dell’uomo.
21.
La Commedia più grande/ è il mondo intero.
22.
Ed io mi sono spinto a vedere/ punti di luce che ho chiamato stelle./ E dove sono? In cielo ho detto io.
23.
Sono sicuro che la stella è un punto mio/ e non è tanto grande da poter qui rimanere/ se si chiude ad esso la mia luce.
24.
Anche il piede che la può toccare/ ha bisogno dell’occhio e della mente/ o niente tocca il piede e non c’è stella.
25.
Per illimitati gradi di composizioni/ e di visioni, si arriva al cielo,/ alla pianta, all’animale.
26.
Io, una pianta che arriva ad una luce/ e guardando accende luci antiche.
1a.
A differenza di Hume/ penso di avere individuato/ il Teatro nella sfera del Logos,/ o meglio il Teatro è quella sfera./ Ed è pregno di tempo questo Teatro/ dell’immobile presente in ogni dove.
1b.
Le onde dell’aria e della luce/ che la vita raccoglie con i sensi/ e che poi nel cammino dai sensi al cervello/ trasforma, sviluppa, collega, intreccia/ e quindi trasmette con quell’aspetto/ che chiamiamo “mondo”/ hanno somiglianza con le onde/ che le apparecchiature della tecnica/ quali la radio e la televisione/ ricevono dallo spazio/ e trasformano in voci e figure./ Anzi non quelle assomigliano a queste/ ma queste a quelle/ perché ogni costruzione umana/ è fatta ad immagine e somiglianza della vita./ C’è però una differenza che ancor si coglie/ fra la vita e le sue imitazioni:/ nella vita non c’è – o non appare –/ il Teatro dove si recita/ e non ci sono – o non appaiono – gli attori/ le cui voci e immagini vengono trasmesse/ e ricomposte dalla radio e dalla televisione./ O se anche c’è un Teatro e c’è un attore/ a monte della vita, esso è Dio.
1c.
Abbiamo allestito un Teatro per la vita/ e questo Teatro lo chiamiamo “mondo”.
1d.
C’è un caos primordiale/ che viene utilizzato/ per comporre questo aspetto/ che chiamiamo “mondo”/ come i pittori adoperano i colori/ i poeti le parole/ e i drammaturghi gli attori/ nelle scene e nel Teatro.
2d.
Un inconcepibile caos sta dietro ai volti/ che vediamo comparire e scomparire.
3d.
Il Teatro dove appaiono/ le innumerevoli Rappresentazioni/ della natura e degli uomini/ è ancora quello antico/ che videro per primi i sapienti/ del sesto e quinto secolo a.C./ Essi l’hanno chiamato Essere, Logos, Mente/ che indicano la stessa cosa apparsa allora.
4d.
Il tutto che vediamo,/ sentiamo e tocchiamo/ è contenuto nella sfera/ che si chiama Essere, Logos, Mente.
5d.
Poi può essere anche di carne ed ossa/ ogni componente della scena,/ o di fibre vegetali e minerali,/ o d’atomi e molecole./ Ma questa e un’altra cosa./ Sono gli attori e le scene e non il Teatro.

TECA
1.
Ai più avanti nella vita/ tocca ogni volta di crescere/ su se stessi e di modificarsi./ Ora questa avventura accade all’uomo,/ l’ultimo dei mammiferi./ Sessantacinque milioni di anni fa/ toccò ai dinosauri l’estinzione/ per lasciare il campo/ alle prime schiere dei mammiferi.
2.
Non sempre però la fine di un ciclo/ è l’estinzione della specie di quel ciclo./ Lo dimostrano i minerali, le piante/ e gli animali esistenti./ Però dopo il suo superamento/ ogni specie rimane immutata e immutabile/ dentro una gabbia che si chiama cosa.
3.
Cosa è il non saper più uscire/ dalla parte a notte/ di un ciclo della vita.
4.
Se ci troviamo a un passo/ da un mutamento evolutivo/ ci sarà dunque estinzione/ o conservazione della specie/ come natura naturata/ in una Teca del tempo./ Questa è la visione/ che appare dal confine./ Però c’è il passaggio/ per chi vuole.

TELEVISIONE
1.
Il cassonetto dove scorrono le immagini/ cui normalmente ci si affida.
2.
Il nuovo divenire nell’immutabile!/ È una scia che continuamente/ si scioglie e ripresenta,/ e l’immutabile è una scatola ben piantata/ un’infima quadratura raccogliente.

TEMPO
1.
Sto passando fra Tempi e non fra cose,/ o fra cose ancora se mi tiro indietro./ Ma io misuro ormai con un nuovo metro/ con il Tempo mio i Tempi che son stati.
1a.
Iddio che lascia/ ha chiuso l’uomo in un Tempo./ E cadono le parole dalla mente,/ come le foglie d’autunno./ Giacciono a terra ammucchiate e immischiate.
1b.
Il Tempo è il tessitore/ e non il tessuto,/ perciò è la vita/ non quello che rimane.
1c.
Il Tempo si estende/ come l’onda d’acqua, d’aria e della luce./ Si misura a cerchi il suo cammino/ e ogni cerchio racchiude la sua cosa.
2c.
È il Tempo il gioco immane/ del veduto e del vedente./ Il Tempo che solleva la pietra della via/ e ti stacca la stella dal suo cielo.
1d.
Tempi immutati nella loro misura/ e non passati come noi si dice./ Tempo delle selci, dei pini,/ dei sassi colorati e del torrente./ Passati siamo noi di grado in grado/ fino al Tempo nostro che li vede.
2d.
Sono ormai certo di poter portare/ il Tempo a trattare/ perché posso coglierlo nel suo sonno/ o nell’estasi di quando spunta/ e scompare con la vita.
1e.
Il fenomeno avviene così:/ la nostra cosa antica (il corpo)/ la portiamo fra le cose/ (una antica città questa mattina)/ è la scena è registrata/ nel presente della mente.
1f.
Il Tempo è immobile e immutabile./ Semmai sei tu che entri, passi ed esci./ E lungo la tua vita ricordi e aspetti.
2f.
E poi il Tempo/ è sfere concentriche di Tempo/ e dentro a quella del Logos/ ci sta il sole.
3f.
Io non sono una pianta/ contenuta in un solo tempo: quello del sole,/ ma semmai in due: il sole e il Logos,/ e sto incontrando il confine anche di esso.
1g.
Impianti la pietra miliare/ e in un indefinibile futuro/ se ripassi la ritrovi./ Il tuo presente/ è la coincidenza di te/ con quel passato./ Anche il sole/ è un corpo già lasciato/ che tu abitualmente qui rivedi./ Quindi il passato sei tu/ che lo sollevi,/ quindi il presente sei tu/ il sollevante,/ quindi il futuro sei tu/ che vuoi tornare./ Altro non c’è di tempo/ in cielo e in terra./ Il Tempo è misura della vita.
2g.
Di un cielo che non conoscevo,/ quello del Logos,/ ora vedo il giro intero/ e le ripetizioni.
1h.
In verità il tempo non c’è nei suoi tre modi,/ vale a dire passato, presente e futuro./ Non c’è questa strada di tempo/ che parte da un punto indecifrabile/ e arriva ad un altro altrettanto oscuro./ C’è piuttosto il viaggiatore che percorre la via,/ la quale poi all’improvviso termina sul ciglio di un abisso./ Ed è l’abisso che suggella la forma della strada./ Con un tratto già percorso, cioè il passato./ Con un incomprensibile e instancabile passaggio/ ad ogni passo nel futuro che è il presente./ E con un altro tratto da percorrere che si chiama futuro.
2h.
È il viaggiatore e non il cammino/ il titolare di quest’aspetto della via,/ perché ne percorre solo un tratto./ Ma la terra è sferica e gli astri ruotano nel cielo/ mentre la sua parte cosciente/ s’accende e si spegne dentro un giro.
3h.
Se si supera l’abisso invece tutto cambia./ Si arriva nel passato passando per il futuro./ A questo punto però i nomi delle due vie si contraddicono ed oppongono./ Come si può secondo la ragione arrivare al passato dal futuro,/ e come può il passato, che per noi significa/ che non c’è più, essere ancora?/ Sarebbero degli ex quei nomi: ex via del futuro/ ex presente, ex via del passato.
4h.
Il tempo che ha nomi, numeri e misure è quello della vita/ di un uomo, di un popolo, di una civiltà./ Ma si tratta in ogni caso di scampoli di tempo/ ricavati dall’immutabile ed eterno.
5h.
Tempo passato è perciò scia di vita che appare nell’immutabile,/ come quella di un aeroplano dentro il cielo.

TEMPO – UOMO
1.
In riva al Tempo si sta addensando l’uomo./ Rivolgersi è l’accettazione di una sorte.

TEMPO LINEARE
1.
Nel tempo c’è un tempo: la condizione umana/ che assomiglia ad una Linea in una sfera.
2.
L’animalità è una Linea dentro il tempo/ e spesso è traccia che si scioglie indietro/ e davanti non è ancora sviluppata.
3.
La maggior parte svanisce della vita/ come il vuoto fra un’orma e un’altra orma.

TEOLOGIA NEGATIVA
1.
Dopo la faccia che ci mostra Dio/ – l’universo stellato, o Logos, o Mente –,/ null’altro percepiamo./ Dopo c’è il Nulla.
2.
E chi arriva fino al nulla/ aspira a Dio.
3.
Devi cercarlo aldilà/ dove non ci sono cose né segni,/ né i luoghi dove appaiono e scompaiono.
4.
Alla ricerca del Dio sconosciuto/ tu aprirai nuove luci per vedere.
5.
Troviamo facce dell’Essere avanzando,/ ma l’essere giammai: ha nome Nulla.
6.
Perciò Eraclito ci ha detto/ che “l’unico, il solo saggio,/ vuole e non vuole essere chiamato/ con il nome di Zeus”. (Framm. 32 D.K.)

TEORIA – TEORICAMENTE
1.
Teoricamente la vittoria sulla morte è possibile/ e il Vocabolario è lo svolgimento della Teoria./ Praticamente non lo sappiamo ancora./ Lo sapremo quando verrà l’ora di partire.

TERRA – RADICI – VITA UMANA
1.
I corpi umani sono Terre e Radici della Vita.
2.
E si vedono le Terre e le Radici.
3.
Oppure le Radici stanno nella Terra/ ma diventano visibili se si apre.
4.
Invece la Vita non si vede.
5.
La Vita ha liberato la parola/ e si lasciano segni della Vita.
6.
Le impronte del cammino tu le vedi,/ ma è invisibile il viandante.
7.
Io lo imito a volte il viandante/ quando lascio le impronte e non c’è meta.

TERZO
1.
Si arriva al Terzo cerchio della luce/ superando la Porta per la Terza volta./ Il primo sta sotto la vita razionale,/ il secondo sta in mezzo e lo circonda/ e il Terzo sopra.

TESTA – CERVELLO – MENTE
1.
Uscire dalla propria dimensione/ quella che mi dà l’illuminato/ è la ragione che mi guida e desta./ Ma qui aggiungo che quello che è già stato/ ha l’estremo suo cerchio nella testa.
2.
Uscire da se stessi è quindi uscire da cosa/ qualunque essa sia, Mente o Cervello.
3.
Ed io che quaggiù sono sempre cosa – dalla nascita alla morte –,/ mi sono volta alla morte per uscire.
4.
O alla notte, se più dolce è la parola.
5.
O all’Essere di cui l’ente è sempre traccia.
6.
O aldilà del presente della mente,/ cioè del tempo che ci è dato.

TESTAMENTO
1.
Testamento: è bella la parola./ Non la dice chi muore ma chi lascia.
2.
L’uscente supremo è il vivente eterno.

TESTAMENTO BIOLOGICO
1.
Quando non sarò più autosufficiente,/ desidero andarmene quanto prima./ Anche perché ho altre cose da fare dopo/ e non voglio perdere tempo/ in situazioni impossibili e disumane.

TOCCARE
1.
La sorgente della vita è arrivata fino al mare/ e perciò io posso Toccare ogni cosa,/ dove ogni acqua si è raccolta./ Ma non è la stessa cosa del viaggio.
2.
Il Toccare è una raccolta in un luogo solo.
3.
Le cose stanno lì nel loro ventre/ di cielo e terra e non ne escono./ Non c’è contemporaneità fra me e la pianta:/ essa è un passato e io sono presente./ Il mio Toccare e il mio vedere non è la pianta/ ma il mio viaggio fin qui, fino alla mente.

TOMBA
1.
La Tomba del gran re, le sue vestigia,/ è il mondo che s’accende alla tua luce./ E ti sovviene l’antico tuo passaggio.

TONFO
1.
Semmai qualcosa si solleva e vola/ è solo piume e polvere/ dai Tonfi della morte.

TORRENTE
1.
Se la vita si raccoglie a Torrente/ sulla terra dell’umano,/ deve poi sfociare,/ e neppure il mare del linguaggio/ più non la contiene.
1a.
Il vedere della mente/ è il bosco, il pino, il faggio,/ l’acqua, il macigno, il sasso colorato./ E poi il mio gioco fra le cose:/ ascolto l’acqua, immergo la mia mano,/ salto fra i sassi, risalgo la corrente,/ guado il Torrente e m’immergo dentro il bosco.

TOTALE
1.
Noi di Totale come cielo e terra/ cogliamo solo punti e cose sparse.
2.
Percepire il Totale e non i singoli isolati/ è il contributo che noi diamo a un’altra conoscenza.

TOTALITÀ
1.
È questa continuità fino al pensiero/ che mi dà la Totalità./ E perciò mi trovo accanto ai fiori e ai funghi/ fra acque di torrente e cieli chiari.
1a.
Questa Totalità sta rapprendendosi/ per diventare pietra di sormonto.
1b.
Della Totalità che chiamiamo “natura”/ siamo onde di superficie e schiuma/ che si forma e che si scioglie/ sulle cime e presso la riva.

TRABOCCO
1.
Questo pensiero di superamento della morte/ che Trabocca dal vaso della comprensione umana/ è la mia croce e delizia.

TRACCIA
1.
Io passo soltanto e non mi fermo,/ o cui sosto per guardare antiche Tracce/ e ricordare quale è stato il mio cammino.
2.
Tracce predilette sono i fiori nel giorno e le stelle nella notte.
1a.
Nessuna Traccia viene perduta, non lo vedi!/ Non abbiamo smarrito né albero né stella/ fino a questo punto del cammino.

TRADURRE
1.
La cosa antica che si Traduce in “mare”,/ “azzurro”, ”onda” e “schiuma” sulla cima.
2.
Traduco un dato antico a punto luminoso/ e lo chiamo “stella della notte”.
3.
Conosco il codice e compio Traduzioni.
4.
“Orsa” è sette stelle ed è “polare”/ quella che m’indica un cammino.

TRAGHETTARE – TRAGHETTAMENTO
1.
È prerogativa della specie,/ di Traghettare i suoi singoli/ riducendoli a semi dentro a protezioni/ quando finisce un ciclo/ e la luce è insufficiente o assente./ Ebbene, è questo che cerco come singolo:/ il segreto del Traghettamento/ che io chiamo attraversamento della notte/ portando nella mano il Logos che illumina e riscalda.
2.
Solo questo è stata la filosofia per l’uomo,/ per ogni singolo che ha osato e ancora osa: la conquista della luce della mente,/ per adoperarla come lampada nella notte.
3.
Io invito ad attraversare / le terre misteriose ad occhi aperti,/ cosa mai riuscita finora completamente,/ o mai diventata aperta strada di frontiera.
4.
Finora quelle terre proibite che si succedono periodicamente/ – la notte dopo il giorno, l’inverno dopo l’autunno, la morte dopo la vita –,/ sono state affrontate sospendendo la vita cosciente,/ riducendola a seme e rinchiudendola in profondità./ Così sono state superate le tenebre, i geli, i vuoti,/ ma senza vedere però, senza sapere.
5.
A questo livello però e in questo tempo/ si presenta una prospettiva nuova:/ di attraversare ad occhi aperti la notte del Logos/ dopo il suo lungo giorno e il tramonto.
6.
Non è mai riuscita quest’impresa/ singolarmente nei livelli più bassi,/ ma in questo dove ci troviamo/ sembra proprio di sì./ C’è un progetto predisposto/ e l’avventura è già iniziata.

TRAMONTO – ALBA
1.
Come si rinchiude il fiore a sera/ così io so del Logos che tramonta./ Perché sono cieco anch’io come una pianta/ all’astro esterno che mi dà il pensiero.
1a.
Nel tramonto della luce della vita,/ se rimani sveglio essa ti appare come stella.
2a.
I limiti della Notte che chiamiamo morte/ sono il tramonto e l’alba della vita./ Una razza – l’Occidente – è entrata nel tramonto/ e una sua avanguardia e diretta verso l’alba.
1b.
Quando giungerò al Tramonto/ – e ormai vicino ci sono –,/ come il sole scenderò sotto l’orizzonte,/ ma come lui m’attendo di riapparire/ dall’altra parte del cielo della vita/ dopo il misterioso viaggio nel nascosto.

TRAMUTARE
1.
Questo Tramutare della vita in cosa.
2.
È continuo e universale il Tramutare.
3.
L’intero Tramutato è questo mondo.
4.
Un’arte del Tramutare chiamerei la scienza.
5.
Ma anche un’opera d’arte: la poesia,/ il dipinto, la statua, il palazzo,/ è il già versato dalla fonte della vita.
6.
Semmai delle ultime cose si può dire/ che è il già versato dalla fonte che è più alta.
1a.
Sfera di tempo questa vita,/ dove s’introduce l’invisibile come stella cadente./ E si Tramuta in visione e poi si versa.
1b.
Ma perché la filosofia è decaduta?/ Perché la luce del Logos ha iniziato il declino ed è precipitata/ come quella del sole dentro il mare, nella sera./ E perché si è Tramutato in scienza e tecnica quel pensiero?/ Per accendere luci artificiali, per costruire ripari artificiali/ contro le tenebre e il freddo della notte./ Allora era un destino questo Tramutare in manufatti quel pensiero,/ perché anche nelle terre degli umani gli astri sorgono e tramontano.

TRAPASSARE
1.
Siamo alla fine di un periodo evolutivo e all’inizio di un altro./ Oggi però è quasi tutta fine quel che appare./ E c’è punta d’inizio di chi ha Trapassato/ e che attirerà l’attenzione probabilmente fra qualche decennio/ se ci sarà continuità dall’uno all’altro.

TRASCENDERE – TRASCENDENZA
1.
Se tu che guardi il cielo costellato della notte/ e la terra sotto il sole brulicante di forme e di colori/ cominci a riflettere e a conoscere che un mondo così fatto/ non è quello che entra dagli occhi, ma quello che da essi esce/ dopo un labirintico percorso nel cervello,/ allora ti troverai sulla via indicata che conduce alla Trascendenza./ A Trascendere questa immagine del mondo/ e a Trascendere tu stessi che così vedi.
2.
Il te stesso che la vede/ è il non veduto mai da sponda umana,/ ma Trascendendo lo vedrai quel misterioso/ che da millenni ormai ti porti appresso,/ o egli ti trascina nel cammino.
3.
Soprattutto per vedere quella faccia/ abbiamo iniziato questo mutamento./ E chi finora ha tanto camminato/ sa già che quella faccia è un nuovo mondo.

TRASFORMARE – TRASFORMAZIONE
1.
La vita: questa Trasformazione/ di luce invisibile in visione.

2.
Se coglie luce angelica/ c’è un angelo che appare.
1a.
Vedi la luce che si Trasforma in fiori/ e splendono i colori dentro il prato./ Così è anche l’uomo, è luce Trasformata.
2a.
Soltanto questa Trasformazione è la tua voce./ E vibrerà sempre il mistero quando parla della fonte.
3a.
Ma il sole non è la fonte./ Esso è una scintilla sbalzata nella notte./ Però anche la scintilla è imitazione,/ è vita colorata dentro il prato.
4a.
Ed io con i colori della voce/ costruisco caleidoscopiche figure./ Sono gli aspetti del mondo che vediamo.

TRASFORMATORI
1.
Io procedo per visioni e vedo la terra umana/ immersa nella notte punteggiata da luci artificiali./ Sono le città turrite della scienza e della tecnica,/ deposizioni del Logos in luci atomiche e intelligenze artificiali,/ dove si sono rifugiati e si rifugeranno/ i Trasformatori della terra/ cui è negata un’altra aurora.

TRASUMANARE
1.
È il Trasumanare che perseguo, non la conoscenza./ La conoscenza, semmai, serve a raggiungerlo.
2.
Serve a conoscere il confine per affrontarlo e superarlo.
3.
Serve sapere che il nostro limite è la morte/ per affrontarla e cercare di superarla.
4.
Quando la si supera, se ciò accadrà,/ quello è il Trasumanare.
5.
C’è un viaggiatore solitario/ che conosce soltanto/ una piccola parte del cammino/ e poi normalmente si perde./ E se rientra, come a volte gli sembra,/ come è accaduto non lo sa./ Perciò io ho impiegato/ tanta parte della mia vita per sapere/ e mi pare di aver Trasumanato.

TRATTO
1.
Ci troviamo alla fine di un Tratto/ dell’evoluzione e all’inizio di un altro.
2.
Le soglie differenziali diventano/ accessibili e superabili in questo punto./ In esso Achille raggiunge la tartaruga.
3.
Se ciò accade anche in altri Tratti,/ per esempio fra i corpi del mondo che si vedono/ dove il più lento è sempre raggiunto e sorpassato,/ ciò significa soltanto che quei Tratti/ stanno prima di questo che stiamo nominando/ e che sono già stati riempiti e superati./ E così sono rimasti nell’esperienza/ e nel ricordo di ogni giorno.
4.
La Porta che si trova dopo il labirinto/ è il passaggio che intuisci ma che non puoi aprire,/ se non esci dall’intreccio e dal travaglio./ È il messaggio ripetuto che non riesci a decifrare.

TRAVAGLIO
1.
Si richiede il Travaglio prima di uscire,/ come accade a ogni vita che sbocca nella luce./ Il Travaglio è la via del labirinto.
2.
Vocabolario e labirinto sono la stessa cosa.

TU
1.
Ho seguito orme antiche dall’aurora fino al tramonto,/ ho camminato per i sentieri di confine nella sera fino allo spegnimento della luce,/ ho tradotto i segnali che ho incontrato perché sia rintracciabile il cammino/ e li ho indicati ripetutamente ma finora quasi inutilmente./ E ora pensaci Tu se non vuoi che si rimanga completamente senza luce/ e se non trovi intempestiva la crescenza.
1a.
Come passano i giorni/ interrotti dal sonno,/ così trascorrono le esistenze/ interrotte dalla morte./ Per dire ieri, oggi, domani./ Per dire che siam stati e che saremo,/ e che sei solo Tu la aspettata.

TURBINE
1.
Se sei terreno appresso alla riva come sabbia/ ti solleva nel cielo il Turbinio/ e ti ritrovi dilungato e alto.
1a.
Dentro il Turbinio della tua cosa/ c’è terra, luna, sole e ogni stella.

TUTTOTONDO
1.
Il finire dell’uomo è un Tuttotondo dell’evoluzione.

TUTT’UNO
1.
È apparenza perché lo vediamo fuori e lontano il sole/ mentre Tutt’uno siamo solo con Dio.

 

ULTIMA FACCIA
1.
Io che continuo a cercare la mia faccia:/ l’esterno della vita.
2.
E perciò insisto nell’uscita/ di cui parlo e verso cui mi muovo./ O giammai conoscerò chi sono io.
3.
Nella luce del Logos vedo il mio volto antico/ collegato ai movimenti delle stelle.
4.
Una cosa incompleta è l’esistenza/ che non mostra la Faccia alla sua vita.

ULTIMA FARFALLA
1.
Fiore dell’aria/ è la luce che ti porta/ se t’alzi poco/ e stancamente cali.
2.
Il tuo volo è il più breve che ho mai visto.
3.
E appoggi sopra sterpi e foglie morte/ piegandoti su un’ala.
4.
Non c’è più fiore per te/ che a te s’aggiunga.
5.
Scomposto il battere di ali/ in brevi voli/ da sterpo a sterpo/ da foglia a foglia a terra.
6.
Una vita come quella di Farfalla/ sui fiori e nella luce e poi la fine.

UMANITÀ
1.
Io vedo l’Umanità perdere luce/ e più s’attenua più si mostra cosa.
1a.
Cos’è l’Umanità? È il sostenersi e il mantenersi/ di un gran sogno/ dentro ad un sonno che non ha risveglio.
1b.
L’attuale umanità è un passaggio/ rapidissimo di perturbazione.
2b.
Poi verrà la quiete sulla terra e il nuovo azzurro/ o il rivedere le stelle della notte.

UMANO
1.
Non sono come il mare racchiuso dalla sponda/ né come terra che si erge sopra l’onda,/ ma piuttosto come la palude/ in questo estremo confine della vita./ Come il mare non ancora limitato/ e come la terra che si alza e che s’affonda.

UNIVERSO
1.
Quest’Universo così destato dal giorno umano/ e dalla sua luce vestito e ricamato/ è come il prato che sboccia a primavera.

UNO – DUE
1.
Io non vedevo te perché eri dietro./ Dividendoci, sei passata davanti: ecco la donna./ Oppure Eva è stata tratta dall’interno./ Oppure nel mito sono stati gli dèi a separarci.

UNO – MOLTI
1.
Il mondo è il luogo delle divisioni,/ l’Uno diviso in due e anche più./ Uomo e donna e sono due./ Madre, padre e figlio e sono tre./ Oppure con più figli e sono quattro,/ cinque, Molti, innumerevoli./ E l’Uno perché si è lasciato così dividere?/ Per vedersi nella sua molteplicità/ in sé indistinta e indeterminata!/ Deve essere accaduto proprio così/ se ora che si è visto nelle sue parti/ vuole ritornare com’era/ ma guardandosi nello specchio del suo mondo.

UOMINI
1.
I partenti dalle spiagge della vita/ per l’oceano tenebroso della morte.
2.
Se non sei un Uomo,/ non troverai mai la terra così/ con boschi, prati e nubi che corrono nell’azzurro./ E se sei un Uomo devi nascere da una donna.
3.
Dopo l’Uomo,/ se egli decreterà la sua scomparsa/ per pagare il fio della sopraffazione in atto,/ chi terrà desto il mondo,/ anche se in sotto tono,/ sarà un altro mammifero/ – un cane per esempio –,/ o un uccello, o un pesce,/ un’indecifrabile formica,/ o una stella alpina sopravvissuta sulla roccia.
1a.
Queste apparizioni sulla scena/ che vogliono durare di più/ in contrasto con il naturale/ succedersi di comparse e attori.

UOMINI – ANGELI
1.
Nella cecità si scontreranno/ fino ad acquistare giusta misura/ e guarderà un Angelo chi resta.
2.
Oggi la caduta tocca all’Uomo/ perché compaia l’Angelo,/ il nuovo messaggero dell’eterno./ E gli Angeli si appoggiano agli Uomini.

UOMO – DONNA
1.
All’inizio erano la stessa cosa l’Uomo e la Donna, due in uno/ e sono stati divisi dai Signori del cielo e dell’abisso,/ perché non sapevano di essere perfetti e potenti così interi/ e si sono lasciati sorprendere nel dormiveglia dell’inizio./ Ma ora hanno cominciato a sapere, qualcuno possiede già la soluzione,/ e si tratta di ricomporre l’unità perduta.
1a.
L’ho amata tanto la ragazza che hai visto nella foto./ Per lei ho trovato la chiesetta sperduta./ Un’impresa sovrumana per un amore immenso./ Ecco cos’è una Donna e cos’è un Uomo.

UOMO–UMANO
1.
La più lunga strada del divino ha nome Uomo.
2.
Egli è faccia di Dio quando cammina/ ed è Uomo quello che rimane.
3.
Un sommovimento fin sulle stelle e all’origine del cielo/ ha nome Uomo./ Egli è già stato libro dell’esistente,/ ma ora sta leggendo le parole.
4.
La mia cosa porta la deità/ e perciò mi vedo dai miei occhi.
1a.
L’animale eretto fino al pensiero.
2a.
La fine dell’animale preparata da millenni.
1b.
Addentro al sole con un corpo antico/ ma fuori da ogni stella con la vita.
2b.
La luce è chiusa se non è veduta,/ ma sono uscito e si riversa fuori./ Similmente ha lasciato ombrato il cielo/ e narrano le stelle il suo passaggio.
1c.
La vita umana è l’appartenenza al giorno del Logos.
2c.
Anche la pianta Umana s’infiora con la luce/ e perciò si può sapere cos’è la poesia.
1d.
Siamo grosse molecole organiche,/ dotate di facoltà e aperture/ con cui abbiamo visualizzato un vasto territorio/ che chiamiamo mondo,/ che ora adoperiamo e sfruttiamo/ per le nostre necessità/ e per l’evoluzione della specie e l’espansione.
1e.
I trasformatori di un esterno/ altrimenti inestricabile o presunto/ in figure, luce, colori, suoni, contatti…
1g.
Costruzioni che crescono e si disfano.
1h.
Usciremo dall’uomo/ come un fiore dal suo ramo/ a primavera.
1i.
L’Uomo è una pianta di un’altra terra,/ un altro cielo, un’altra luce.

UOMO – VITA
1.
Continuare a tessere trame/ con la mente/ non serve più/ se non le segue/ il tutto in una volta/ che chiamiamo uomo,/ che chiamiamo vita.

USCIRE – ENTRARE
1.
Uscire da se stessi, ecco il segreto,/ ma quello originale l’abbiamo dimenticato,/ cioè ci è dato di Entrare e Uscire/ ma in modo più banale:/ da una casa, da un bosco, da un tempio,/ o anche da un fosco evento o da uno lieto,/ o da un esempio che si fa di sé/ e perfino anche dal sonno./E tuttavia sempre si accetta/ o si lascia un altro ente,/ mentre l’originale Uscire è uscir dal mondo.
2.
Un po’ si può dire quello che accade quando si Esce:/ so che decade il Logos a luce esterna/ e diventano elementi di quella sfera/ il sole e ogni stella./ Uscire per vedere la corporeità dell’idea,/ il suo aspetto, e che sia bello,/ come il fiore nel suo sole.
3.
Uscire dalla luce che illumina le stelle.
4.
Sospetto che la vita splenda nella morte/ come la stella dentro la sua notte.
5.
È l’Uscita che m’incanta e mi trascina/ e la vita aldilà su nuova terra/ o terra antica che si vede in faccia.
6.
Seguire l’indicazione dell’uscita/ e lasciare la traccia del passaggio.
7.
Si esce dalla pianta dove scorrono/ i pensieri, i sentimenti, i sogni,/ le visioni trascendenti./ Si Esce dalla pianta/ che è radicata nella testa.
1a.
Come sarà l’Uscente! Esso si appoggia/ e quindi può sembrare uomo o pensiero./ Ma non ha sensi l’umano per la cima,/ come non gli ha l’animale per la mente.
1b.
L’Uscita da un grembo luminoso/ è l’occhio che si forma su una luce.
1c.
Fu per passate Uscite che si arrivò all’esterno/ di queste vite antiche in terra e in cielo.
1d.
Ciò che s’addensa e che rimane cosa/ ha ogni orma della vita che è passata./ E noi qui siamo scrutatori d’orme.
1e.
Se dite che può esserci l’Uscita/ datevi da fare per nascondere l’Ingresso/ ora che l’avete riscoperto,/ perché Ingresso e Uscita sono la stessa cosa.
2e.
L’invito è verso quell’uscita/ ora che si sa che c’è la Porta/ e che da essa siamo entrati nell’aurora./ Entrata e Uscita sono salti nella vita/ e apertura di aspetti nel totale.
1f.
Ho seguito per Uscire dall’umano/ tutta la strada illuminata dalla sua luce./ Ho percorso il suo dominio/ dall’aurora fino al tramonto.
1g.
Io preparo la strada a chi Uscirà nella nuova luce.
2g.
L’Uscita dal “sapiens sapiens” è ormai vicina.

USCITA (dalla Porta)
1.
È come sporgere la testa/ dal confine dell’universo.
2.
Lo vedi da fuori/ tutto in una volta.

Saccente […] Svolta

25 novembre 2015
Kazimir Severinovič Malevič, Supremus N. 56 (193)

Kazimir Severinovič Malevič, Supremus N. 56 (1936)

 

SACCENTE
1.
I Saccenti che abitano il logos/ e blaterano tanto./ Ma di loro non sanno chi sono,/ da dove vengono e dove vanno.

SALIRE-SALITA
1.
Tutta la vita è una Salita nella luce./ Ma c’è chi si è esaurito nel sole e chi nel Logos./ Io continuo a Salire, o almeno tento.

SALISCENDI
1.
Cos’è la vita dopotutto!/ È l’ingresso in una sfera di sviluppo/ attratti dalla luce e dalla bellezza./ E chi entra giunge dall’esterno/ o si può anche dire che sta in alto./ Così entrano i semi ed escono gli uomini/ e sospetto che così entrano ed escono/ anche gli dei.
2.
Sfere della vita ed aspetti della bellezza:/ e si scende e si sale./ Questo Saliscendi soltanto è fondamentale./ Se gli dèi stanno più in alto/ anche per loro il discendere è dolcezza/ e c’è dolcezza nel lasciarsi andare./ E c’è poi l’aspirazione di salire.
3.
Dopotutto il senso principale della mia ricerca/ è quello di definire questa sfera di sviluppo dove siamo immersi.
4.
Se si conoscono i confini della sfera/ perderanno la loro imperscrutabilità/ gli arrivi e le partenze.
5.
Finora l’ingresso lo chiamiamo “nascita”/ ed è misteriosa e casuale./ L’uscita la chiamiamo “morte”/ ed è indecifrabile e paurosa.

SALTO
1.
L’universo giunge a riva d’uomo/ come l’onda arriva alla battigia/ e se Salti in quel punto lasci l’umano.
1a.
Io so che usciremo come da un sogno/ se compiremo quel Salto del confine.

SALVACONDOTTO
1.
Con la parola scritta c’è chi passa.

SALVAGUARDIA
1.
Ho cercato, è credo di averlo ottenuto,/ un aumento della parte conscia,/ e soprattutto la possibilità di ritornare ad essa/ dopo il grande viaggio notturno./ Questa Salvaguardia di sé è l’uomo nuovo./ L’uomo che rimane è l’uomo nuovo.

SAPERE
1.
Non si sapeva/ che dalla Porta da cui siamo entrati/ si può anche uscire.
1a.
Se vuoi sapere di più passa il pensiero,/ sorpassalo cioè, sormontalo, esci./ Voglio più tempo ed il mio tempo scade/ dentro a questa sfera di visione.
2a.
Superando il Logos/ qualcosa si riesce ad ottenete:/ la Conoscenza delle ripetizioni/ di questa vita, per esempio./ Mi rialzerò ricordando il mio tramonto/ e il lungo percorso nella notte.
1b.
Il Sapere filosofico e scientifico/ e il sogno di un sonno molto lungo./ Ed io perciò non voglio più sapere/ vale dire continuare a sognare/ ora che c’è luce di risveglio.
2b.
Appeso al dormiveglia sono io/ tra un sogno che è finito/ e la sua apparizione nel risveglio.
3b.
Si procede per sonni e per risvegli/ e per sogni che appaiono da altri sonni.

SAPIENZA-SAPIENZIALE
1.
Da visione Sapienziale a visione Sapienziale,/ cioè da Notte e Aurora del V° secolo a.C. visti da Parmenide/ a Tramonto e Notte del XX° secolo visti da Heidegger/ c’è tutto il divenire dell’Occidente,/ che può muoversi ancora dentro a queste sponde/ ma come le mare fra le sue spiagge.
2.
In questa terra d’Occidente/ è stata ormai scorta l’altra sponda/ della luce che chiude ed apre,/ prevista tuttavia fin dall’Aurora.
1a.
La Sapienza è diversa dalla scienza e anche dalla filosofia./ Il suo conoscere è vedere e non percepire soltanto/la luce del Giorno e ciò che appare in essa,/ come fanno la filosofia e la scienza./ Vede cioè anche la Notte e il movimento nelle tenebre/ seguendo il cammino delle stelle./ Sapienza è la visione del totale/ è conoscenza della parte diurna e di quella notturna,/ quindi dell’intero ciclo della vita.
2a.
E si può dire anche di più della Sapienza:/ se è visione di un ciclo intero della vita/ è anche previsione di altri cicli/ ed è indicazione di passaggi.
1b.
È ancora tempo di Sapienza/ nel passaggio dalla Notte al nuovo Giorno.

SASSO
1.
Come un sasso del torrente/ levigato e arrotondato sono io/ che tante volte le piene investono e trascinano/ fra innumerevoli ostacoli./ Ma c’è destinazione verso il mare.
1a.
Lanciamo il Sasso nello stagno,/ come si divertono i ragazzi./ E non c’importa/ di quel che accade/ nell’acqua cheta o morta/ fin sulle sponde/ dove l’onda arriva./ È la forza dirompente di quel sasso/ che poi conta.

SBOCCO
1.
Se non arrivi tu che sei la via/ nient’altro giunge a questo Sbocco del pensiero./ Il mondo intero non c’è o non è qui.
1a.
Se non troveranno lo Sbocco/ si rivolteranno contro tutti e tutto/ fino alla distruzione.
2a.
Lo Sbocco c’è,/ ma nel generale ottundimento/ pochissimi hanno affinato lo sguardo/ per vedere.
3a.
Che si voglia prima la fine/ e poi, semmai, inizio ancora?
4a.
Ma allora ci sarà ecatombe nella fine/ per uno soltanto che ricomincia.
5a.
Tutto dovrà essere sormontato e abbandonato/ in quel cumulo che chiamiamo realtà/ ma che è soltanto densità per appoggiarsi.

SCENA
1.
Fuggire di Scena,/ dalla Scena dei bipedi pensanti.
2.
Non è tutta la scena questa vita/ ma soltanto una rappresentazione/ in un teatro.
1a.
È uno scenario di punti luminosi/ l’apparizione della notte nella vita.
1b.
Nascere e morire/ è l’ingresso e l’uscita/ da una Scena.
2b.
La parte di ognuno/ non mi pare preordinata,/ Chi entra nella Scena/ non conosce tutta la commedia/ e perciò deve anche inventare/ la sua parte.
1c.
Poi si sparisce dalla Scena./ E rimane tutto afflosciato quel costume/ che è stato adoperato per apparire e per agire.

SCHERMO
1.
Gli occhi sono lo Schermo (il video) della mente,/ quindi il visibile di un elaborato. / L’elaborato è il mondo./ Se lo chiamiamo “vero”, qualcosa di vero c’è/ perché sono innumerevoli le stratificazioni./ Immagini stratificate sostenute e ripetute/ sono il mondo./ Se cambiamo gli schermi (telescopi – microscopi)/ muta l’aspetto dell’elaborato/ e si danno altri nomi alle visioni.

SCHIANTARE
1.
I pini più in alto e solitari/ hanno le cime Schiantate dalle folgori./ Sarà meglio non restare troppo in vista al cielo.

SCIAME
1.
Sono circondato dallo Sciame/ ed io che sono vita lo raccolgo./ Ho aperto gli occhi a vibrazioni e ondulazioni,/ e diventa lue e colore la raccolta./ Ho aperto le orecchie presso la spiaggia,/ e diventa suono ogni frangersi dell’onda.
1a.
C’è qualcosa là fuori/ prima d’ogni visione e ascoltazione/ che urta, batte ed entra/ e diventa luce, colori, figure, suoni nella mente.

SCIENZA
1.
Il cielo è azzurro perché si specchia il cielo:/ ecco un bel sapere già tutto pronto,/ e infatti è grigio quando è grigio il cielo/ e si rosola nell’oro del tramonto./ E si sa cos’è colore: onda di luce/ e l’acqua è un composto di cosette,/ quelle dell’aria ma lì stanno più strette/ come quando ci si ammucchia a far l’amore./ Ma quelle non si sciolgono, stanno a letto,/ un talamo perenne è questo mare/ e la Scienza lo sa e ce l’ha detto./ Essa conosce tutto, ha tutte le parole,/ tutte le cose e per ogni cosa un verbo/ ed io sono rimasto troppo acerbo/ in questo soleggiare così fecondo./ Mi trovo all’ombra sotto un nome solo/ non grido, non mi muovo, o giro in tondo,/ Ma se mi accade di uscire mi prende un volo.
2.
Ma così si ritorna al panteismo,/ mi hanno detto, a ciò che già sappiamo,/ a “non si muove foglia che Dio non voglia”,/ ma siamo ormai più avanti,/ c’è la Scienza, e la conoscono tutti quanti,/ che dice che si agita con il vento/ ed esso ha origine dal cielo/ quando strati d’aria si alzano e si abbassano,/ si incontrano e si scontrano./ Ed io vorrei sapere com’essi sanno/ chi sta muovendo ora il mio sorriso.
1a.
In prossimità della mente, come fa Scienza,/ il mondo è solo polvere di luce./ Oppure si tocca con le mani antiche/ e si calca col piede questa terra.
2a.
Se tocco il mondo con la mano,/ esso corrisponde alla mano che lo tocca,/ cioè cosa incontra cosa./ Ma se giungo al livello della mente/ luce incontra luce.
3a.
Il mondo è come tu lo prendi./ Se giungi all’intelletto ha nome Dio/ (la faccia che ci appare)
4a.
Il mondo è sempre un percepito/ e nel cammino fino a questo mondo/ c’è l’intendere degli altri che sono stati.
1b.
La disgregazione estrema cui si è giunti/ è la distruzione di ogni combinazione antica./ Il bambino terribile si mostra.
2b.
Tocca all’uomo la traduzione in luce delle cose/ fin da quando ha mente e cuore./ Poi ha mutato l’uso in un potere/ e lo sta esercitando, ma è già pazzo./ Penetra e disgrega la sua casa.
3b.
L’esplosione atomica del mondo/ sarebbe l’ultima fase di un processo/ cui si sta lavorando alacremente.
1c.
Sto pensando a chi cerca nella cosa/ e trascura il nome che le hanno dato/ e non sa che per scrutare ogni suo stato/ deve partire dal nome e non da cosa./ Ma se arriva al linguaggio appare il verso/ e deve diventare poeta per sapere.
2c.
Tu cerchi in basso ma io son già salito/ e devi alzare gli occhi per vedere.
1d.
La previsione esatta è un’inclusione/ di tempo antico in una nuova data.

SCIENZIATO
1.
Lo scienziato ha gli attributi delle talpe,/ è cieco quando giunge in superficie.

SCOCCARE
1.
Poi Scoccheranno/ a punta di freccia/ verso l’aperto/ le parole che raccolgo/ sul confine.

SCONFINARE
1.
Se riduci il mondo ai suoi atomi,/ anzi alle sue particelle subatomiche,/ puoi passare fra le maglie della rete.
2.
È un po’ questo il sistema di Sconfinare che insegno.
3.
Si vedono in tal modo/ buchi enormi e sterminati/ nei muri della cella.
4.
È un’uscita dalle maglie del cervello/ e la mente è colei che vede quel che accade.
5.
Vedo per immagini ciò che accade/ sul confine del cervello.
6.
Vedo per immagini quel che accade/ nel riposto di neuroni e di sinapsi.
7.
Uscire da quest’immagine del mondo/ significa anche uscire dai tracciati del cervello/ già segnati e funzionanti.
8.
È un gioco fra il cervello e le sue proiezioni, la crescenza.
9.
Ciò che dico è che si può uscire dalla rete./ Duplice è la rete: il mondo e il cervello.
10.
Non è neppure escluso che si dia vita/ a un altro corno dell’evoluzione,/ quello dell’intelligenza artificiale./ Ma io continuo per la via antica/ che ha il cervello naturale per protagonista.
11.
Se superi le barriere di chiusura e preclusione/ entri nella dimensione dove nuovi aspetti compaiono,/ dove la creazione gioca con il nulla.
12.
Sospetto che il passaggio/ che si chiama Porta/ che ben ci è apparso e appare/ sul confine della sfera/ abbia la sua corrispondenza/ sul limite del cervello/ in un posto ben preciso.
13.
Comunque Porta è soltanto il passaggio indicato e conquistato,/ quello di cui sai che si va oltre.
14.
Altrimenti puoi anche Sconfinare diversamente/ – ogni confine è come una brughiera -,/ ma passando così non riuscirai mai a sapere dove ti trovi.
15.
Se si Sconfina così/ si precipita nell’alienazione.
16.
Ecco perché è necessario questo cammino./ Ecco perché raccontiamo la sua storia.

SCOPERTA
1.
Scoperta è il mondo che diventa traccia/ di chi è già stato e di chi giunge ancora.
1a.
La Scoperta essenziale è l’albero della vita/ di cui il cervello è la radice.

SCORRERE
1.
Scorre la luce e nasce il suo colore,/ nel fiore che si vede dalla vita./ Scorre il pensiero e sorge la parola./ che qualcuno vedrà se si trapassa.

SEGNALAZIONI
1.
Fra le tante Segnalazioni che si trovano/ lungo il cammino che conduce alla Porta,/ ne ho vista una che si può decifrare così:/L’aspetto del mondo è un interno del Logos./ È ciò che in esso è stato portato e sistemato/ con figure, nomi, numeri e misure.
2.
È soltanto l’organizzazione umana/ dentro la sfera di visione/ che ha montagne, pendii, prati, fiori, caseggiato nella valle./ Che ha sasso che distaccato cade/ rumoreggiando per la conca alpina.

SEGNALI (nella bottiglia)
1.
Non so da dove arrivano i Segnali che traduco/ perché non ci sono se non diventano parola,/ cioè non si vedono, non si odono, non si toccano./ Prima non appartengono a questo mondo.
2.
Da una posizione avanzata,/ ai limiti del pensiero filosofico,/ si raccolgono Segnali che tradotti e collegati/ segnano un cammino fino ad una Porta./ È la stessa Porta della Notte e del Giorno/ da cui siamo entrati circa venticinque secoli fa/ iniziando la filosofia e la scienza./ Ma ora si vuole ritoccarla per uscire./ Il Vocabolario è la raccolta ordinata/ di tutti i Segnali finora apparsi e tradotti.
1a.
Da una posizione avanzata,/ sul confine del pensiero filosofico,/ si raccolgono Segnali/ che tradotti e collegati/ tracciano un cammino su quella linea estrema/ fino ad una Porta./ Essa è la stessa da cui siamo entrati/ circa venticinque secoli fa/ iniziando la civiltà occidentale./ Ora si può valicare quella Porta per uscire,/ per una nuova avventura in un’altra luce./ Il Vocabolario è la raccolta ordinata/ di tutti i Segnali finora apparsi e descritti.
1a.
Io invio Segnali,/ ma sono come quelli nella bottiglia/ affidata all’immenso mare./ Anche se la mappa del tesoro è vera/ e porta ad esso,/ chi raccoglie per caso la bottiglia/ non ci crede/ e noncurante la ritorna al mare.

SEGRETO
1.
Il gran Segreto dove tocchi Dio/ è il volgerti dalla parte dove non sei.
2.
Un’antica parte è la notte/ l’altra è la morte.
1a.
Siamo appresso al Segreto del divino/ noi portati avanti per luci e ombre immense.
2a.
Così appresso al Segreto/ ansima il petto e si attenua la vista./ Il Segreto della luce e della notte,/ di ciò che siamo, viso e nuca ancora/ e vita e morte, i regni separati.
3a.
Il Segreto è il canto e la parola.
1b.
Il Segreto sta nella duplicità./ Il bifronte non c’è in tutto l’ente.
1c.
Il Segreto del tutto è appeso al nulla.
1d.
Mi sono accorto che si può salire ancora:/ Ecco cosa io ti posso dire/ se vuoi conoscere il Segreto e dove vado.
1e.
Il Segreto uomo-donna è lo stesso della vita-morte./ Appartiene al problema della metà e dell’intero./ Nel primo caso le parti sono divise e separate,/ nel secondo c’è la coincidenza degli opposti.
1f.
L’amore, per ciò che è finora e che produce,/ è un Segreto non ancora rivelato./ Ma ora sta scoprendosi il Segreto.
1g.
Il Segreto è tutto lì, dentro il tuo ventre,/ e nella bellezza che si coglie nell’uscita./ Quella tua, voglio dire, la più grande,/ il tuo volto che appare a chi esce da te./ A me, invece, è stato ordinato/ di decifrare il tuo Segreto.

SEI
1.
Tu Sei, se vuoi sapere, come la marea/ che si trascina sulla sua quota il mare./ Senza di te a questo livello non c’è il mondo/ e si può dire soltanto che è più basso.

SEME
1.
Cadiamo a Semi anche noi/ su terre antiche, per rinnovare/ i sostegni a questa vita.
1a.
Come il Seme, c’è da uscir dal guscio,/ come Seme, c’è da uscire dalla terra,/ quando la luce s’avvicina e chiama./ Ma oggi è tempo di lontananza e di silenzio.

SEMICERCHIO
1.
La vita d’uomo è un cerchio che non chiude,/ anzi un Semicerchio io lo chiamerei/ che va dall’aurora al tramonto/ e non conosce l’altra parte.

SEMINATORE
1.
Sono come il Seminatore buono/ che va per il campo/ dove non c’è suono, odore, colore, sapore,/ e come la semente lascio andare/ essa cade, si dispone,/ e tutto appare e si sente./ Poi si raccoglie con la mente.

SEMPLICEMENTE
1.
Semplicemente/ è giunta l’ora del tramonto/ e viene notte/ di quella luce/ che ha sollevato l’uomo.

SENTIERI
1.
Iddio è colui che possiede/ i Sentieri della vita/ da cui si entra e si esce/ e li conosce.

SENZA VOLTO
1.
Io che vedo non mi vedo./ Io che sono vita/ colgo gli aspetti delle vite superate,/ ma non il mio.
2.
Soprattutto cerco la mia faccia/ e perciò si può capire il gioco/ e la scommessa.
3.
Mi dedico al mio gioco,/ immensamente,/ e accetto ogni posta.
4.
Noi, i Senza Volto che guardano le cose/ e quella cosa nostra che chiamiamo faccia.

SERRA
1.
Dopo il tramonto del Logos/ le piante umane che abitano l’Occidente/ stanno realizzando le Serre/ e le cittadelle con luci artificiali/ per sopravvivere./ Ma il posto non c’è per tutte quante/ e perciò molte di esse hanno già perso/ ogni slancio vitale/ e stanno decadendo e morendo.

SESSO
1.
La penultima terra è la tua donna/ ma l’ultimo sei tu da cui si esce.
1a.
Voglia di Sesso e voglia di vita/ non sono cose essenzialmente diverse.
2a.
Ci sono due luoghi che valgono davvero:/ il ventre della donna e la sfera del Logos./ Maturando nel primo si arriva fino al sole/ e superando il secondo, come astronauti nello spazio,/ è il Logos stesso che appare tutto intero/ sfera di luce anch’esso.

SEZIONE
1.
La vita apre Sezioni nel caos./ Ogni vita apre una Sezione./ E dal caos che si trae e si compone/ ciò che poi si vede.
2.
E si tenta un ordinamento,/ nominando, numerando, collegando.
3.
Gli abitanti di una Sezione/ sono soltanto quelli/ che la compongono e la conservano.

SFERA
1.
Questa nostra posizione temporale che ha inizio e fine,/ (cioè spunta improvvisa dal passato, rimane nel suo giro e cade intera),/ è soltanto la visione di corpi da un corpo/ e la loro inclusione nella Sfera.
1a.
In Sfere di contenimento/ si chiude ogni vivente per sopravvivere/ e le ripetizioni di ognuno nella sua Sfera/ sono illimitate.
1b.
Le Sfere della vita sono innumerevoli e varie:/ dentro la terra, dentro ad una donna,/ in un ambito di luce come il sole…/ Anche dentro la mente c’è chi vive/ e c’è attesa d’esser tratto in un’altra luce.
2b.
Uscendo da una Sfera la si vede/ e quell’esterno lo chiamiamo cosa.
3b.
Anche la mente è una Sfera della vita/ che avrà un’uscente ormai, o l’ha già avuto,/ e lo ripete ancora come ogni cosa.
1c.
Sfera di animazione è anche l’essere parmenideo,/ la razionalità filosofica e scientifica./ Un incremento d’anima, mi pare.
1d.
Di per sé, dire che il pensiero/ è una rotonda Sfera/ dentro la quale ci troviamo,/ non è idea inimmaginabile/ perché essa assomiglia ad aspetti già noti,/ alla terra per esempio o al cielo stellato/ e non è inconcepibile se si dice/ che ci troviamo presso il suo confine/ e che c’è una Porta da varcare/ perché a superare confini e a varcare porte/ siamo abituati da tempi immemorabili./ Difficile è invece credere che sia vera/ e che il suo superamento sia possibile/ perché ci troviamo nel pensiero, relegati nel suo interno,/ e non c’è stata finora nessuna esperienza/ della totalità della visione e della sua verità/ fuorché questa che io qui presento/ e che qualcun altro prima di me ha indicato.
2d.
Intanto abituatevi ad immaginarla/ questa nostra condizione nella Sfera/ e poi giungeranno le certezze.
1e.
Chiarissimamente chi sorpassa quella Porta/ conosce ingresso e uscita dalla Sfera.

SFERA TRASCENDENTALE – SFERA ASTRALE
1.
Sfera trascendentale e Sfera di Parmenide sono la stessa cosa.
2.
La Sfera Trascendentale – come si sa –/ ha una Porta da cui Parmenide è entrato,/ che ora per noi è diventata Sfera d’uscita.
3.
La Sfera Trascendentale ormai è in preda ai mostri/ che sono usciti dalle tane dopo il Tramonto.
4.
Io non perderò questi miei fiori/ quando uscirò da questa Sfera,/ ma li vedrò semmai da luce sulla luce/ e perciò più colorati e luminosi.
5.
Passare per la via umana dall’Alba al suo Tramonto,/ come se si fosse visitatori e non gettati e tolti/ in un effimero e incomprensibile possesso,/ è ciò cui aspira la mia vita.
6.
Luce sulla luce e ti accorgerai che passi.
7.
Sfera Astrale è chiamata quella che viene dopo/ e si dice che in Oriente l’hanno raggiunta/ e qualcuno anche in Occidente.
8.
Non c’è motivo di dubitare,/ ma il nostro e un cammino ormai consolidato/ e non un volo o un passo fra le cime/ e molti segnali conducono fino alla Porta dell’ingresso/ alla Sfera Astrale./ Ci mancherebbe poco perché potesse diventare/ un’aperta strada di frontiera accessibile a tutti./ È necessario soltanto passare e ripassare/ sulle impronte già lasciate, cioè seguire le tracce/ con tutta l’intelligenza e tutto il cuore.
1a.
Se vuoi vedere la Sfera Trascendentale/ tutta intera e luminosa, devi uscire da essa/ ed entrare nella notte del Logos ad occhi aperti,/ o con la certezza che essi spunteranno.
1b.
Ci sono due Sfere che sono due aspetti della Luce:/ quella del sole e quella del Logos./ Noi, salendo dal profondo, siamo arrivati fino alla seconda./ Le piante e i fiori si sono fermati dentro la prima./ Guardando dalla seconda nella prima,/ ha nome mondo la figura immensa che ci appare.
2b.
I fiori che stanno dentro il sole/ entrano ed escono dalla sua luce ciclicamente,/ ma essi non lo sanno./ Lo sappiamo noi che da fuori li vediamo.
3b.
Anch’io nel Logos, come il fiore dentro il sole,/ dovrei entrare, uscire e ritornare,/ ma non conosco i tempi e non ricordo.
4b.
Devo salire al terzo livello della Luce/ per vedere di me e per sapere.
5b.
Abitando il secondo livello – quello del Logos –,/ noi abbiamo esperienza soltanto della parte in luce,/ cioè del suo Giorno e nulla sappiamo della sua Notte,/ anzi è il nulla per noi quella tenebra inesplorata./ Del primo livello – quello del sole –,/ conosciamo invece giorno e notte e i ciclici ritorni./ Allora è chiaro l’insegnamento: dobbiamo arrivare al terzo livello/ per vedere tutto il giro che sta sotto.
1c.
Ora sappiamo di esistere in due luci:/ quella del sole e quella del Logos./ E c’è un’uscita verso un’altra ancora.
2c.
L’Io abita la terza sfera/ la ragione la seconda/ il corpo la prima.

SIGNIFICATO
1.
Non si trova il Significato dell’universo/ perché questo non è l’universo/ cioè il tutt’uno che crediamo/ unico e immutabile e anche eterno./ Questo è scena e rappresentazione/ e io invito a cambiare luogo e commedia.

SILENZIO
1.
Il Silenzio lo segna suono o canto,/ ciò che resta di fonte prosciugata.
2.
Dietro al muggito e al nitrito/ c’è il Silenzio.
3.
Il Silenzio accade dopo il suono/ e c’è suono pietrificato dal Silenzio.
4.
La parola senza la sua fonte!/ è suono antico d’animali e cose/ e c’è Silenzio da ogni parte illimitato./ Solo un’altra vita lo può alzare.
5.
Stanno nel Silenzio i suoni antichi/ come le rinchiuse cose nel passato./ Poi c’è un varco che porta fino all’uomo.
6.
Captiamo cose dal tempo e suoni dal Silenzio./ Così Dio è anche voce che s’avanza/ e non punto di suono abbandonato.
7.
Si va per indicazioni del Silenzio.
1a.
Il Silenzio è come il vuoto della fisica,/ da cui giungono le informazioni e le apparizioni/ che diventano le cose./ E dal Silenzio arriva la parola.
2a.
Il Silenzio è tutto l’alfabeto/ moltiplicato e immischiato tante volte./ È da lì che arriva la Parola/ quando io l’aspetto e la porto nella mente.
1b.
Ho pescato nella fonte del Silenzio questo dire.

SISTEMA
1.
Ai Sistemi della scienza fisici e formali/ che ammuffiscono nel chiuso e nella contraddizione,/ noi apriamo la porta alla luce e al vento/ di una nuova conoscenza.
1a.
Se noi cogliessimo davvero/ quel che c’è fuori,/ vedremmo il nulla e Dio.
2a.
Invece il mondo è una sfera di visione/ e siamo gli ideatori e produttori della sfera/ e di tutti gli dentro ad essa.
1b.
Un Sistema è l’uomo/ che produce una visione/ e a superare questo Sistema/ sono diretto.

SMUSSATURA
1.
La Smussatura estrema è il cerchio della cosa.

SOFFITTA
1.
La Soffitta del mio Signore/ è il mondo intero./ Poi egli ha stanze/ nel mio cuore.

SOGGIORNO
1.
Stai dentro la casa della luce/ che illumina l’intero già compiuto./ Il sole è una lampada là dentro/ in un luogo prefissato: il tuo soggiorno.

SOGLIA DIFFERENZIALE
1.
Nell’inconcepibile frazione che mai ha chiuso/ il cerchio del pensiero, c’è il passaggio./ Ma lo esperimenta il vivente che oltrepassa.
2.
Achille e la tartaruga,/ l’incommensurabile lunghezza della circonferenza,/ il Principio di indeterminazione di Heisemberg/ e la scoperta dell’incoerenza/ esistente nei sistemi formali di K. Gödel/ sono alcune indicazioni di quella soglia/ finora ignota a tutti, fuorché ai sapienti/ da cui sono entrati in Logos./ E da cui si potrà anche uscire per sapere./ Soltanto dopo finirà la corsa./ Soltanto dopo si chiuderà il cerchio del pensiero.
1a.
Le soglie differenziali/ delle scienze formali e di quelle fisiche/ che chiudono i loro sistemi/ nella indefinibilità e nella precarietà,/ hanno a che fare, nei rebus e negli enigmi,/ con la Porta che separa le vie del Giorno e della Notte.

SOGNARE-SOGNO
1.
Soltanto un Sogno che ricorda un Sogno/ aspira a diventare la mia vita.
1a.
La morte è un tentativo che fallisce/ di andare avanti, di valicare un Sogno.
2a.
Ma innumerevoli tentativi provocheranno la vittoria.
3a.
E uno dei miei nascerà invitto.
1b.
Sognando di essere un Sogno Sognato.
1c.
Passo di Sogno in Sogno,/ da quello della notte a quello del giorno./ Ma da quello del giorno non esco mai,/ lo ripeto soltanto, instancabilmente,/ finché non si esce nel lungo Sonno/ che chiamiamo morte.
1d.
Si va da Sogno a Sogno:/ da quelli che compaiono nel sonno/ a quelli ripetuti di ogni giorno./ Finché non ho compiuto il grande passo.
1e.
Dal regno eterno/ è giunto questo Sogno,/ ma io non sapevo/ da dove giungeva./ Però era così bello/ che non l’ho più lasciato/ e lui alla fine mi ha portato/ dove non è fuggevole/ ma immortale.

SOGNO COMUNE-MONDO
1.
Possediamo un Sogno comune/ che chiamiamo mondo/ e ci manteniamo in esso ripetendoci.
2.
Il Sogno della notte è il Sogno di uno solo./ La vita invece è Sogno comune e generale.
3.
Si conosce una strada per arrivare, quella del sesso e dell’amore./ Ma chi arriva così non è colui che è partito, anche se a volte gli assomiglia.
4.
Quindici miliardi di anni luce è il diametro – si dice –/ dell’apparizione che si può cogliere da qui con occhi e mente./ Ma ciò che non si dice normalmente e generalmente/ e che rimane nascosto e insondabile,/ è che un’apparizione così appare dall’uomo./ In altri occhi e in altre menti non è la stessa cosa.
5.
Io non sono il Sogno, sono il sognatore./ Semmai il Sogno è il Mondo, invisibile in Sé e inattingibile,/ che sognando io porto alla visione mia/ e a quella degli altri sognatori./ E così la rafforziamo e la arricchiamo.
1a.
La via lungo cui si giunge al Mondo/ è comune a tutti i viventi animati,/ ma è una via della specie e non del singolo./ Io invece prospetto un cammino/ che si può percorrere anche da soli, ad occhi aperti,/ sapendo da dove si parte e dove si arriva.

SOGNI-FANTASIE-FILOSOFIE-SCIENZE
1.
Ci sono visioni che chiamiamo Sogni, fantasie,/ che non hanno legami stabili e sicuri/ con il già dato, cioè il mondo,/ e altre invece che abitano sicuramente e stabilmente/ in esso fin da quando si formano./ Sono le Filosofie e le Scienze queste cose.
2.
Poi dipende dall’altezza dove si formano,/ se rimangono librate e se decadono./ Comunque, alla fine, sono sempre risucchiate/ come l’antica metafisica che è diventata tecnica.
3.
E il sognatore dove prende il materiale dei suoi Sogni?
4.
C’è chi dice che non c’è nulla/ oltre il sogno stesso, o se c’è qualcosa/ è una ripetizione o un accumulo di Sogni.
5.
Sentite un po’ il mio Sogno/ lungamente sognato e ripetuto/ e che può essere comunicato/ perché anche se è lontano dal mondo/ è legato saldamente ad esso/ come il confine di una cosa alla cosa,/ è cioè il suo limite./ Il mio Sogno è l’uscita/ da tutto il sognato finora/ da un punto dove c’è un Passaggio./ Per andar dove – si dirà –/ se fuori non c’è nulla!/ Per non essere gettati e tolti/ io dico a tutti,/ ma per entrare e uscire/ quando ci piace.
6.
Io credo d’aver trovato il modo d’entrare e uscire,/ non da un Sogno della Notte come già accade/ ma da quello immenso e ripetuto che chiamiamo mondo.
7.
Se ci sono altri domini dopo il mondo/ essi hanno nome nulla e nome Dio.

SOGNO LUCIDO
1.
Se sai di doverti risvegliare/ questa vita non può essere che Sogno.
2.
La vita è il Sogno della morte.
3.
La mia vita è diventata un Sogno lucido/ dove chi sogna sa che sta sognando.
1a.
Il Sogno di una notte lo conosco,/ quello della vita sta passando,/ ma io voglio entrare in un altro ancora,/ più lungo di una notte e di una vita/ che ripete la vita./ Come la vita ripete i Sogni della notte.

SOGNO-VERO
1.
Ogni cosa in sé è Sogno ed è veduta/ da un sognatore emerso da quel sonno.
1a.
Perché diventi lunga vita questo Sogno/ è necessario che ci sia risveglio/ e che si cominci a raccontare.
2a.
Se ho sognato lo so se però mi sveglio./ E mi sveglio sulla mia vita per sapere.
1b.
Ed io m’intrometto per argine di Sogno/ sognato tante volte che par Vero./ Perciò Veri li chiamiamo il bosco e il prato,/ i sentieri serpeggianti e gente attorno.
2b.
Se il vero davvero vuoi trovare,/ mischialo con il nulla e ottieni il risultato.
3b.
A me non importa se la vita è un Sogno/ come si dice e come spesso appare./ Quel che m’importa è rivedere il Sogno,/ di trovare il cammino per l’uscita/ e di vederlo da fuori in un nuovo giorno./ E cos’è infatti questa vita/ se non strato su strato che hai sognato?
1c.
Un Sogno sognato/ continuamente e ininterrottamente/ da tanti sognatori/ è questo mondo/ che chiamiamo Vero./ L’altro è il mondo dei sogni/ vale a dire quello di uno solo/ continuamente interrotto dal risveglio.
1d.
Per stratificazione di Sogni arrivi al Vero.

SOGNO-VITA
1.
Un Sogno è la Vita/ che l’umanità/ sostiene sulle sue spalle/ come Atlante il mondo./ Altrimenti esso precipiterebbe/ dentro il sonno eterno.
1a.
Ed è il Sogno di un sonno/ finora senza alcun risveglio, o quasi./ Soltanto alcuni filosofi dei nostri giorni/ hanno smesso di sognare/ e sono entrati nel sonno e nella notte/ che ha lampi di risveglio/ e barlumi di aurora./ Fra essi Heidegger che ci ha detto/ prima di lasciarci:/ “Ci sarà un lungo sonno/ e poi il momento improvviso del risveglio”.
1b.
Uscire di vita è uscire da un Sogno,/ di cui non si conosce sonno e risveglio./ Ma c’è chi ha intuito e ha intravisto,/ lasciando indicazioni del cammino.
1c.
Stiamo risvegliandoci dal Sogno della vita/ per  oltrepassare una notte finora insuperata.
1d.
So che si sta procedendo verso il superamento/ di quel sonno immenso che chiamiamo morte,/ e la Porta è l’uscita da esso.
1e.
Il Sogno della notte è un Sogno dentro un Sogno/ e dal secondo non ci siamo mai svegliati.
1f.
La vita è un Sogno ripetuto/ da cui non ci riesce di svegliarci/ ma solo di passare da Sogno a sonno.
1g.
Se la mia Vita fin qui/ è stata un lungo Sogno/ non mi sto avvicinando/ alla morte/ ma al risveglio.

SOLDI
1.
Se lo scopo della vita umana d’oggi/ è quello di far Soldi e basta,/ è estremamente difficile separare/ i modi leciti da quelli illeciti e criminali.

SOLE
1.
Il Sole è per me fondo di luce.
1a.
Il Sole è cosa che ti aiuta,/ è gradino illuminato verso la luce.
1b.
Il Sole è una fiaccola dentro la mia casa.
2b.
Luce illuminata appare il Sole/ e che illumina antiche stanze della vita.
1c.
Per l’uomo questo Sole è luce disseccata/ che mantiene in vita e non attira.
2c.
Appartiene anch’esso al rinchiuso dove stiamo.
3c.
Da quel sorpasso di luce che è la vita/ ti appaiono le cose dentro il Sole.
1d.
Per diventare cosa ed essere veduta/ anche il Sole sta dentro ad un’altra luce/ dove le piante umane si sono avventurate.
2d.
Se acquisti un altro occhio/ salti una vita.
1e.
Il Sole è innumerevoli cose/ ma da questa posizione nella vita/ esso è rotondo e luminoso in cielo.
1f.
Dopo il Sole ci sei tu a illuminare.
1g.
Cos’è che entra e che poi uscendo si fa Sole,/ cioè questo globo luminoso in cielo?
2g.
Il Sole esce dagli occhi e così appare:/ un globo luminoso in un cielo azzurro./ Ma cos’è che entra da antichi fondi non si sa.
1h.
Sole sarà sempre il divino delle piante/ che apre e chiude le corolle ai fiori,/ che li solleva e poi li fa cadere.
1i.
Vedremo un Sole diverso/ un’immagine più vicina a Dio/ quando entreremo nella nuova luce.

SOLIDALE-SOLIDARIETÀ
1.
Io sono Solidale con l’umano/ ma avverto che è ora di partire/ e incombe la devastazione su chi resta.

SOLITUDINE
1.
Noi non siamo chiamati: ci chiamiamo.
2.
Nessuno ci chiama dalle stelle,/ nessuno ci invoca dagli abissi.
3.
Ognuno nomina se stesso/ o si fa chiamare da un somigliante/ in cambio di un eguale trattamento.
4.
Vieni voce di Dio,/ fatti sentire,/ solo così saprò/ che non son solo.
5.
E gli altri, i miei simili,/ sono soltanto ripetizioni della solitudine.

SOLLEVAMENTO
1.
Noi Solleviamo/ queste figure che vediamo:/ il fiore, il cielo azzurro, la luce della stella,/ dall’indistinto e dal caos,/ usando i sensi ed il cervello/ che diventano a loro volta apparizioni o cose/ quando funzionano./ E l’insieme d’ogni figura che così emerge/ lo chiamiamo mondo.

SOLO
1.
Se nessuno mi segue vado Solo,/ anzi sono già stato e mi volgo a raccontare/ per lasciare indicazioni del cammino.
1a.
Mi sembra d’essere Solo/ ad occuparmi come individuo / – e non come imperscrutabile/ intelligenza della specie –,/ dell’evoluzione del cervello umano/ e della sua rappresentazione/ che chiamiamo mondo./ E ciò anche per contrastare/ la minaccia che incombe/ dell’intelligenza artificiale,/ perché non sia sbalzato/ l’uomo dalla vita.
1b.
Non può essere che ci sia Solo Dio,/ è come dire che c’è Solo la luce.

SONDE
1.
Il toccare, il vedere, il sentire,/ sono Sonde nel passato./ Attiviamo meccanismi e riceviamo.
2.
Con la Sonda che sei/ sollevi il mondo/ fino allo sguardo/ e fino alla parola.
1a.
La vita è il presente d’ogni cosa.
2a.
Le nostre Sonde sprofondano nei tempi/ e raccolgono cose in altre luci.

SONNO
1.
Io chiamerei il Sonno/ il gran riposo/ dalla fatica/ di sostenere il mondo.
2.
Oppure è gioia/ – un peso tanto lieve –/ se mi trovo ora/ a sollevare un fiore.
1a.
La corolla che si chiude dentro il sole/ è il Sonno che discende nell’umano.
2a.
Eterno è il Sonno/ dove non c’è l’occhio.
3a.
Il Sonno umano è una notte sormontata/ e viene illuminata dal risveglio.
1b.
Mi pare che sia tutta un Sonno la mia vita/ e perciò non distinguo sogno e veglia.
2b.
Semmai la veglia è sogno di un altro Sonno/ se da molto ormai a un risveglio mi dirigo.
3b.
E perciò, perché esca la parola,/ io chiudo gli occhi.
1c.
Il Sonno di ogni notte/ è la cicatrice di morte che è rimasta/ di quando si moriva come le piante/ a ogni giro di sole, a ogni inverno.
1d.
Il Sonno è un’antica morte sormontata/ di cui è rimasta la cicatrice, vale a dire il Sonno./ Similmente ci accadrà con questa morte/ che diventerà un altro Sonno dopo il Passaggio.
2d.
Sorella del Sonno/ era chiamata la morte/ dagli antichi.

SONNO-INCONSCIO-MORTE
1.
Noi che usciamo dal Sonno, dall’Inconscio e dalla Morte/ abitiamo soltanto le dimensioni luminose/ e ignoriamo quelle di provenienza,/ o siamo in esse simili a  larve/ o a punti materiali come il big-bang./ Nelle altre invece abbiamo conquistato/ un luogo, un tempo, un nome.

SORMONTO-SORMONTARE-SORMONTATO
1.
Sormonti di luce è la visione.
1a.
La spinta della vita/ Sormonta luci e terre.
2a.
E Sormontando il Logos?
3a.
Diventa un atomo – mi sembra –/ il sole e i suoi pianeti/ dentro lo slargo/ della nuova luce.
1b.
In questo tempo di Sormonti/ non rimarrei poeta/ a raccogliere parole/ del mio Logos./ Così sarei soltanto un obbediente.
1c.
Da un cielo di luce invisibile – il Logos –/ si passa ad un altro che pure non vediamo,/ ma nel Sormonto diventa visibile/ quello che lasciamo.
1d.
Con gli occhi che tu hai/ tu guardi in basso/ e vedi il sole, il tuo corpo/ e le altre cose./ Ma la luce non la vedi/ che li mostra.
2d.
Da Sormonti della luce/ vedi i tuoi occhi/ che vedono il sole/ e le altre cose.
3d.
C’è da credere semplicemente e fermamente/ che ci sono occhi non veduti ma che vedono/ sopra gli occhi che tu porti in faccia.
4d.
E l’occhio estremo lo chiamiamo Dio.
1e.
Sormontando vedo i Sormontati/ che stanno sotto/ e li ordino e misuro./ Ma poi son fermo anch’io/ su questa strada che sale/ e l’ultimo che vede/ è invisibile a sé/ non è ancor cosa.

SORPASSO
1.
Tu fai così Signore quando sorpassi/ lasci la bellezza e vai a guardarla.
1a.
Il percorso della vita/ dentro la carne/ sta giungendo a fine./ Fra poco si Sorpassa.
2a.
“Il pensiero diventerà/ struttura portante della vita”/ si legge in un’indicazione.
3a.
Si sale per pensieri fino alla fine.
4a.
Lo sento nella fronte in mezzo agli occhi/ il culmine dove è tesa la mia vita.
1b.
Siamo giunti all’ora del Sorpasso/ – non è un’ora del sole ma del Logos,/ corrispondente a cento anni circa o forse meno –,/ in cui l’ultimo mammifero lascerà l’avamposto a qualcos’altro/ di cui ancora non appare l’aspetto/ ma di cui già s’intuiscono/ alcune essenziali caratteristiche.
1c.
Il Sorpasso dell’uomo razionale/ teoricamente è già avvenuto.

SOSTANZA
1.
La Sostanza è il mare./ Le apparenti e le sparenti/ sono le onde./ Similmente sono onde/ gli uomini nell’umanità.

SOTTERRATO
1.
Tu rimani Sotterrato/ se non arriva la luce che solleva.
2.
E Sotterrata è l’anima/ di chi non spunta a Dio.

SOTTO-SOPRA
1.
L’universo che tu vedi è Sotto l’occhio/ ma Sopra tu non sai cosa ci sia./ Arrivi a vedere soltanto ciò che superi.
1a.
Nessuno mai saprà cosa c’è Sotto:/ Sotto il gioco di apparenze che vediamo.
1b.
Mente è il visibile di un invisibile/ che forse sta Sotto, ma davvero/ nessuno sa dov’è.
2b.
Sappiamo però che Sotto e Sopra le immagini/ che vediamo con gli occhi, ce ne sono delle altre/ quelle che appaiono usando telescopi e microscopi./ Ma poi ancora più in là non c’è più nulla.
3b.
O le cose – si dice – appaiono dal nulla/ oppure da Dio, dipende da chi guarda.
4b.
Per cui si deduce a volte che poi c’è ancora/ che non lo vedono gli occhi né i loro prolungamenti.
5b.
Sopra il confine della mente lo chiamiamo/ o Sopra l’ultima circonvoluzione del cervello.
6b.
Io a quell’invisibile sono volto e quindi ad uscire/ dall’ultima circonvoluzione o dal confine.

SPAZIO-TEMPO
1.
Lo Spazio è tutto pieno./ Il mio viaggio è nel Tempo.
2.
Un viaggio nel Tempo è dentro a un ventre,/ Spazio ricurvo e lo riempie questa vita/ fino all’uscita in un altro cielo.
3.
Ritorcimento di Spazio/ a formare luogo di sviluppo e di sormonto./ Perciò io tendo reti nel pensiero.
4.
Il luogo abitato totalmente erige il Tempo.
5.
Il corpo va per Spazi/ ed è portato, cosa fra le cose./ Ma la mente, la pianta della vita,/ sta nel Tempo.
6.
I viaggi e le soste del corpo/ sono viaggi e soste nel passato,/ cioè nell’aperto illuminato dalla vita.
7.
Viaggio nello Spazio:/ è la vita che muove la sua sonda/ fra le cose.
1a.
Lo spazio è ciò che appare/ riguardando dalle tappe,/ è quello che si vede della strada già compiuta.

SPECCHIO
1.
Anch’io antico mi Specchio nel presente/ e mi domando chi sono a questo punto.
2.
Si giunge ad uno Specchio e tu ti guardi/ e si Specchia il passato nella vita.
1a.
L’albero è una sfera d’apparenza/ dentro il caos, che si Specchia/: l’umano. in un’altra sfera che mi sembra concentrica.
2a.
Queste apparizioni (e sparizioni)/ di verde, rami, tronchi, fiori sulle cime/ sono costanti comunque e si ripetono/ finché almeno permane l’altra sfera/ quella dove la pianta si riflette.
3a.
Anche il volto del vedente si riflette/ come l’albero e la stella più lontana./ Comunque io voglio dilatare il riflettente/ perché si Specchi la vita che si lascia.
4a.
In tal modo possederai la signoria/ dello specchiato estremo./ Potrai chiamarti il signore degli Specchi.
1b.
Lo Specchio di Logos/ non è una superficie ma una sfera/ e le immagini sono a tre dimensioni:/ il tridimensionale che chiamiamo mondo./ Inoltre le immagini sono colte con cinque sensi/ e così intrecciate e precisate le chiamiamo cose.
1c.
Le specchiate nel Logos sono le cose.

SPECCHIARE
1.
Se tu Specchiassi il tuo Dio/ come i fiori il sole/ saresti meraviglioso sulla terra.

SPECIE UMANA-UMANITÀ
1.
La notte dell’Umanità è la notte del Logos/ dopo che il suo giorno è già trascorso./ Stiamo vivendo ormai, nello stato di sonno,/ la parte tenebrosa della sfera.
2.
È nella notte dell’Umanità che siamo entrati/ pericolosa, certamente, ma naturale/ come la notte del sole./ Ma dell’intero giorno, che comprende questa notte/ conosciamo l’aurora, la parte diurna e il tramonto,/ e il sonno con un sogno di risveglio.
3.
L’aurora è la visione che i sapienti hanno raccontato nel VI° secolo a.C.,/ il giorno è la filosofia e la vita nella semisfera luminosa,/ il tramonto e la notte sono ciò che viene indicato oggi/ con il nome nichilismo, diventato condizione normale,/ anche se pochi hanno orecchie che sento e occhi che vedono./ E il sogno immenso, né assurdo né strano,/ è un sogno della morte che l’inficia.
1a.
Per l’individuo, la notte dell’Umanità/ è spegnimento in quella tenebra immensa/ di cui non conosce i confini./ E subentrano i figli e le generazioni.
2a.
L’Umanità è la Specie, e soltanto alla Specie/ appartiene la notte e non la morte.
3a.
Dico semplicemente/ che ciò che per l’Umanità è la notte del Logos/ per l’individuo è la sua morte./ L’individuo non supera quell’immensità tenebrosa./ Ma a qualcuno è stato concesso/ di vedere il totale e di capire./ Le sto comunicando le notizie/ di un intero giro della Specie nella sfera del Logos,/ che comprende aurora e giorno, tramonto e notte.
4a.
Sospetto che sia l’inconscio la notte dell’Umanità/ di cui è contaminato ogni suo membro.
5a.
In moltissimi e per numerose generazioni/ si parte e si cammina per arrivare,/ ma poi ad uno solo, di volta in volta,/ è dato di traforare il segreto e il limite./ Così è già accaduto e accade anche in altre sfere.
1b.
Dunque, ciò che è notte per la Specie/ per il singolo è la morte/ vale a dire il precipitare in quell’immenso nero/ che ha nome anche inconscio./ Ma da un po’ alcuni individui/ stanno guardando in quell’abisso/ e qualcuno ha colto il giro intero della Specie.
1c.
Il giro è sempre lo stesso/ e un esempio è il sole/ nel suo infaticabile riandare/ e nel succedersi dei giorni delle stagioni./ Ma ad ogni sormonto – il sole è soltanto un antico sormontato –,/ si percepisce la luce in modo nuovo/ e in modo nuovo risultiamo illuminati.
2c.
Nel giro della vita dove ci troviamo/ la luce che ci illumina è il sole./ Ma dopo il sorpasso apparirà il Logos,/ cioè la luce che ora solamente intuiamo / e che oscuramente percepiamo.
1d.
Si estingue una Specie/ o diventa un fossile vivente/ quando inizia l’uscita dalla notte.

SPEDIZIONE
1.
Una Spedizione attraversa la notte./ Devo preparare questa Spedizione/ ora che c’è direzione e previsione.
1a.
“Una Spedizione nella notte per attraversarla/ fino alla sorgente della luce”/ è il titolo dell’avventura che andiamo a incominciare.
1b.
La luce è una sola/ ma quello che si vede/ dipende da dove ci troviamo./ Dall’umano – per esempio –/ si vede il sole e le altre stelle/ e si intuisce il Logos se si è aperto ad esso/ come il fiore a primavera.
1c.
Una sola è la luce,/ ma noi andremo a vederla in modo nuovo/ salendo le circonvoluzioni del cervello/ quando essa esce dalla notte.

SPERANZA
1.
Spero che di quest’opera/ non rimangano solo i frammenti./ Non si capirebbe l’intero./ Ma vuole già così, forse, il destino.
2.
Perché egli accenna ma non dice/ e perciò distacca e allontana le parole.
3.
Però una parola chiama le altre e si intuirà.
4.
Sento che andrà disperso questo mio canto./ La parola non avrà tanti legami./ Ogni cosa s’interna in luoghi e tempi.

SPERMATOZOO
1.
Se c’è un Dio degli Spermatozoi, egli è l’uomo.
2.
Egli l’estrae e lo getta quando gioca, desidera, ama.
3.
Solo ad uno, su innumerevoli,/ riesce di combinarsi e trasformarsi/ se viene immerso nella terra adatta/ e se viene accolto con amore.
4.
E diventare un umano/ cioè un Dio degli Spermatozoi.
1a.
Uomini e Spermatozoi hanno in comune un eguale destino:/ di innumerevoli soltanto uno di volta in volta si combina e si trasforma./ I trasformati diventano aspetti della luce.
1b.
I trasformati di un ordine più alto, gli uomini,/ dentro ad una sfera che si chiama Logos.
2b.
E si può ritrovare nella nuova sfera/ congiunzione e sviluppo, maturazione e ancora uscita.

SPETTATORE
1.
Lo Spettatore esterno che guardi la mia parte/ e se non gli piace che cerchi un altro attore/ perché io non ritorno sulla scena.
2.
Si è esaurita la commedia/ di luci, suoni, canti, pianti,/ cioè tutta la commedia della vita.

SPIEGAZIONE
1.
Devo ora Spiegare che dove uscito/ – l’aperto che ho più volte nominato –,/è l’antico dominio della morte.
2.
Devo anche Spiegare che la mente/ diventa luce e calore alle mie spalle./ L’ente incomincia con la luce.
1a.
Ma senti un po’ il mio pensiero:/ mi sembra davvero che da Socrate in poi/ questo corpo sia soltanto una tappa della vita./ Io – per esempio – sento forte la tensione del distacco/ già su questa strada ancor fiorita e da molto./ Penso all’arrivo tenebroso, ma c’è un’uscita./ Anzi ho già compiuto quel passo estremo in cuore.
2a.
Ma per lo più rimango inascoltato/ in questo dire che esce di misura.
1b.
Siamo piante di una luce che non vediamo/ ma che ci fa vivere come il sole i fiori./ La percezione intellettuale del cielo aurorale/ l’hanno avuta i solitari delle cime che l’espressero./ Ma quel dire originario non fu inteso/ neppure dai loro contemporanei./ È lo stesso occultamento di cui parla/ chi è rivolto oggi verso il tramonto./ È apparsa nel mattino e si rivede nella sera,/ la luce che alimenta la parola.
2b.
Nel frattempo però la pianta umana/ ha tutto invaso lo spazio in questa luce.
1c.
Il cervello è soltanto la radice/ della pianta che cresce dentro il Logos/ e ogni uomo e la terra che l’alimenta.
1d.
La radice della pianta del Logos/ ramificata nella terra umana/ è visibile: è il cervello./ Però non si vede la pianta/ che si sviluppata in quella luce,/ quella che noi chiamiamo vita.
1e.
Spiego che questo è un universo superato:/ sopra le sue cose e fuori dalle luci./ Anche l’occhio è una sonda del passato.
1f.
Ciò che mi attrae veramente è la possibilità che si è aperta/ di uscire da questa sfera della conoscenza dove siamo immersi/ e che limita la conoscenza a questa illuminazione./ In altre parole, se rimango in questo interno/ io non saprò mai da dove vengo e dove vado,/ né mai mi saranno intelligibili i ritorni che si sospettano.
2f.
Se io mi dirigo verso altri cieli e altre terre/ o meglio verso l’organizzazione di altri cieli e altre terre/ – a meno che non li trovi già organizzati/ da altri che mi hanno preceduto -,/ lo faccio con la chiarissima intenzione di aprire/ la Porta fra un dominio e l’altro e di lasciarla aperta./ La genziana che a maggio mi aspetta sul pendio,/ io non l’abbandono, e neppure il sorriso/ che qui è acceso dalla luce di questa vita.
1g.
Chi ti dà la Spiegazione di cos’è la coscienza (o il cervello)/ è la coscienza (o il cervello) che tu vorresti Spiegare.

SPIRITUALE
1.
Lo Spirituale è un invisibile reale./ Invisibile per te che stai nel guscio.
2.
Il visibile appare dall’invisibile/ come il cielo e la terra dalla vita.
3.
Un aumento di visione è un’insinuazione nell’invisibile.

SQUARCIO
1.
Squarci di mistero chiamerei le illuminazioni / come le stelle e come questa vita.
2.
Fra Squarci di mistero c’è il filo della vita/ che collega le luci in una collana.

SQUILLARE
1.
Io vorrei Squillarlo questo annuncio:/ che si può uscire dalla Porta/ da dove siamo entrati,/ ma è come un ultrasuono./ Oppure arriva all’orecchio/ ma non è stato ancora trasmesso ed elaborato.

SCENA
1.
Se il mondo è la rappresentazione/ che abbiamo detto/ è semplice l’idea per superarlo:/ basta uscire di Scena./ E a questa semplicità/ ci stiamo preparando.
2.
Ma la Scena è una luce/ e fuori c’è la notte,/ e soltanto dopo/ c’è un altro sole che ci innalza.

SRADICARE
1.
Devi Sradicarmi dalla terra dell’umano/ per affrontare la notte mai veduta.

STAFFETTA
1.
Il tratto di strada/ che ho realmente percorso nella vita/ è la mia vita./ Ma poi ho saputo/ che sono un portatore di Staffetta/ che riceve e consegna/ e ho conosciuto un po’ la lunga strada che facciamo.

STANZA
1.
È la Stanza di un palazzo questo mondo.
2.
La Stanza dell’animale razionale è questo mondo.
3.
Per Stanze del tempo si arriva fino all’uomo.
4.
C’è un corridoio che si vede/ da cui si arriva fini a questa Stanza.

STAZIONE
1.
Come una Stazione è questa vita/ dove nell’attesa si bivacca/ fino alla partenza/ che però giunge improvvisa/ e per ignota destinazione.
1a.
Potrebbero essere alcuni di noi/ – alcuni di questa folla variopinta –,/ soltanto dei viaggiatori dentro a corpi,/ E forse fra gli alcuni ci sono anch’io/ che mi pare questo mondo una Stazione.

STELLE
1.
Da esse mi sono tanto allontanato/ che le raccolgo tutte in un solo giro.
1a.
L’onda della luce ha lasciato queste tracce.
2a.
Fossili e frammenti della luce.
1b.
Ma sono lucciole di luce e lo si vede.
2b.
Distanziate così per essere colte/ in quest’ampio abbraccio della vita./ E poi contate, misurate, analizzate/ le Stelle e le galassie.
1c.
Questi punti luminosi in un’ombra oscura/ sono una visione dall’umano.
2c.
Stella è un filo ininterrotto della luce/ ma si presenta alla mia vita:/ un punto luminoso in un’ombra scura./ È uno specchiamento nel Logos/ quest’apparizione.
3c.
Una Stella (o una pietra, un albero)/ cioè la luce puntiforme che si vede,/ è soltanto una presenza nella vita umana./ Ma dove affonda e quanto affonda/ e fin dove si solleva, non sappiamo.
1d.
Visioni già elaborate da innumerevoli anni e proiettate sono le Stelle/ e perciò appaiono tutte assieme nel cielo della notte.
1e.
Sono punti di biancore abbarbicato/ come i miei narcisi lungo i declivi./ Io credo che Dio cammini su quei prati.

STELLA DEL MATTINO
1.
Il passaggio dalla vita alla morte/ non sarà dalla luce alle tenebre senza fine/ ma dal giorno alla notte segnata dalle Stelle./ E fra esse quella del Mattino/ la più vicina all’Aurora e la più bella.
1a.
Dobbiamo puntare direttamente/ verso la Stella del Mattino/ che indica la fine della notte.

STELLATO
1.
Più dello stellato, ormai, m’incanta l’ombra.

STERPAGLIA
1.
Sterpaglia è la cultura dominante/ che l’inverno ha ormai atterrato/ e ora ostacola i virgulti della nuova primavera.

STESSA-STESSO
1.
Conformazioni visive, auditive, tattili…il mondo e le sue cose/ che si vestono d’umano in questa sfera/ ma che avranno un altro manto in un’altra luce./ Ma saranno le Stesse, tuttavia,/ in un’altra convocazione/ o giungeranno gli Stessi a nominare.
2.
Io credo che dopo l’uscita si indosserà/ veste invisibile per questi nostri occhi/ e impercepibile dagli strumenti/ che misurano il sole e le sue onde.
1a.
La Porta sul confine della vita umana/ e quella sul confine della mente/ sono la Stessa./ Lo si vede quando si è vicini o accanto.

STORIA
1.
Entrati noi siamo nell’aurora/ e siamo arrivati nel tramonto/ di questo giorno che chiamiamo Storia.
1a.
Stiamo uscendo dalla sfera luminosa/ dove siamo entrati nell’antico./ Ma si ritornerà in questa terra coltivata/ a rivedere la trascorsa Storia.
1b.
La Storia umana è un giorno del suo sole.
1c.
Storia è quella che va dall’Aurora al Tramonto./ L’ha cominciata Erodoto, nato nell’Aurora./ Prima della Storia c’era il Mito./ Ed ora di nuovo è oscurità.

STORIA DELL’INGRESSO
1.
Per conoscere l’uscita e per sapere quando si esce e come/ è necessario imparare la Storia dell’Ingresso:/ quando è avvenuta e cosa è cambiato da quel giorno./ Di quell’avvenimento sono state lasciate testimonianze./ E alla fine del secolo scorso e agli inizi di questo/ i frammenti sparsi dell’antica opera/ sono stati ricuperati e raccolti e quindi tradotti/ in tante lingue e interpretati e commentati./ Io invito a prendere visione di quel ritrovamento insigne/ e dell’ampia letteratura che lo illustra e indaga./ E poi da questa posizione nel tramonto,/ si può vedere e ricordare voltandoci.

STRADA-VIA
1.
La Strada è segnata/ nei loro cuori/ nelle loro anime./ Quella bisogna aprire./ E allora vedrai grande folla/ riversarsi per essa e conquistare./ Io l’ho vista quella Via/ e basta che chiuda gli occhi/ perché ricompaia,/ fatta ad immagine/ delle strade di qui/ anche se tanto deserta./ Ancor non è molto/ avevo pensiero/ di non poterla trovare/ e invece è tracciata/ a me tanto vicino/ e quasi m’accorgo/ di andare per essa./ Una Strada di periferia/ nella sera/ e case ai lati/ ma con chiuse finestre./ Poi s’aperse/ uno spazio di cielo/ e mai mi parve/ d’aver scorto ancora/ più limpide stelle/ nel cielo chiaro di luna./ Mi dicevo/ che la Strada è trovata/ e piangevo di gioia.
1a.
La Strada di Dio è la più lunga,/ e si svolge nelle altezze il suo tracciato./ E ci sono immensi campi di sosta/ e di ristoro lungo il cammino./ Uno di essi è la terra e il mondo intero.
2a.
Si può anche non camminare più, decreta il Dio,/ perché ci sia il mondo e ogni cosa lungo il tracciato.
3a.
Io non voglio salire da solo per uscire/ e perciò ora avverto del cammino.
4a.
Quando vado solo è per provare la sortita/ e ormai fino alla Porta sono arrivato.
5a.
La luce che entra dalla Porta/ già illumina il sole e il pensiero.
1b.
Conoscere la Via percorsa/ per continuare quella che rimane/ fino all’uscita./ E per sapere rientrare./ Perché ogni Strada che porta fuori/ è anche il cammino del ritorno.

STRADA-SENTIERO
1.
Però c’è Strada e Strada/ per attraversare il regno dell’umano./ Io ho indicato la filosofia/ ma ci sono anche Sentieri misteriosi, scorciatoie./ Le Vie del cuore le ho chiamate.

STRANIERO
1.
L’antica fissità del mondo/ si è sciolta/ quando è giunto lo straniero.

STRATAGEMMA
1.
Il Big-Bang  è uno Stratagemma per iniziare qualcosa./ Ma cosa? L’universo o il racconto di come esso è cominciato? Il racconto – sembra ovvio./ L’altro – vale a dire l’universo –, ammesso che ci sia/ non ha bisogno dello Stratagemma.

STRATO
1.
Siamo fatti a Strati/ cresciuti uno sull’altro./ Perciò vediamo quelli più in basso/ e ci vediamo in tanta parte./ E l’ultimo confina con l’esterno/ – il cielo del Logos –,/ ma per lo più oggi/ siamo volti verso l’interno./ Procediamo a testa china/ come quando si camminava a quattro zampe.
2.
E se indurisce ancora l’ultimo mio Strato/ quello che è stato tenero e leggero/ – mente lo abbiamo chiamato e lo chiamiamo –,/ io salirò su di me come su scala/ innalzata nell’aperto e nel divino.
3.
Dai piedi fino alla testa/ sono salito/ e poi per le circonvoluzioni/ del cervello.
4.
Che la mente/ ultimo Strato umano/ prima dell’aperto/ con le sue idee e le sue immagini/ e la sua aura/ stia solidificando/ lo sappiamo da un po’ ormai/ – da quando la filosofia/ è diventata scienza/ e la scienza tecnica./ È ciò che con altre parole/ chiamiamo svalutazione dei valori,/ declino e caduta della civiltà./ E tuttavia è questo/ il modo umano di avanzare/ ponendo avanti idee/ che diventano cosa/ che diventano gradini/ per salire.
5.
Io ho imparato/ che si aumenta a Strati/ e che si monta su ogni ultimo/ per salire.
6.
La tecnica è l’ultima Stratificazione cui siamo giunti.
1a.
La vita è così fatta/ che diventa Strato/ quella che precede/ il balzo estremo.

STRATIFICAZIONI
1.
Si sa che ciò che finisce/ sedimenta e diventa cosa e mondo/ da una tappa della vita.
2.
Ci depositiamo a Strati anche noi/ come le rocce./ Sono Strati di cervello/ i più recenti/ e fiorirà nuova vita se si esce.
3.
Le indicazioni sono quelle di un superamento,/ di un’emersione./ Emergeremo sull’ultimo Strato di cervello/ che ha provocato in antico la vita razionale.
4.
Verso il superamento della corteccia cerebrale/ lo chiamerei il nuovo slancio della vita/ e ci troviamo ora in salita verso quel passo.
5.
Dopo il passaggio/ diventa luogo e tempo/ quel che si lascia.

STRUMENTO
1.
Gli occhi non vedono/ ma sono Strumenti che servono per vedere,/ come i telescopi e i microscopi/ che sono prolungamenti degli Strumenti naturali.

STUPIDITÀ
1.
La Stupidità è il modo/ cercato e scoperto/ di sfuggire alle pene/ e alla condanna della vita.
2.
Ce le teniamo ben stretta la Stupidità,/ è la droga universale/ che ci ottunde e ci trascina/ per la strada dolorosa della vita.
1a.
La Stupidità è l’antidoto universale/ contro le pene e la condanna della vita.

SUPERFICIE
1.
L’antica Superficie della terra/ raggiunta un tempo assai lontano/ provenendo dal mare/ mi ricorda all’improvviso quell’altra/ che ho toccato da poco:/ la Superficie del pensiero./ E il gabbiano che s’invola/ è un’indicazione di come la si lascia:/ aprendo nuove ali nell’aperto.
1a.
Superficie del mondo è ciò che appare.

SVEGLIRE-SVEGLIARSI
1.
Tale è il problema: Svegliarsi dalla vita/ che è un sogno che appare dalla morte.

SVOLTA
Dovrà aumentare la minaccia/ perché si arrivi alla Svolta./ allora queste indicazioni si vedranno.

Qualcosa […] Rotondità della vita

19 settembre 2015
Paul Gauguin, Il risveglio della primavera (1891)

Paul Gauguin, Il risveglio della primavera (1891)

QUALCOSA
1.
Ciò che la vita/ (fino a quella umana nel nostro caso)/ ha elaborato e presentato da un Qualcosa/ noi lo chiamiamo mondo.
2.
Qualcosa ha nome Dio e ha nome nulla./ O lo chiamiamo indistinto e anche caos/ il più vicino da cui si trae visioni.
1a.
C’è forse un Qualcosa/ che poi diventa nube/ o onda spumeggiante sulla riva/ dopo che entra ed esce dalla testa./ Ma nessuno può dire che prima c’è Qualcosa/ se non dopo che ha visto e riferito.
2a.
Oppure ricorda/ ed è l’origine del mondo/ e la sua consistenza e persistenza/ il ricordo antico.

QUARK-GLUONI-PROTONI-NEUTRONI-MESONI-GLUEPALLE-SPIN…
1.
Essi fanno i pagliacci e i saltimbanchi/ con nasi finti e vesti variopinte/ e saltano, ballano, si arrotolano,/ si innalzano, precipitano, si trasformano,/ scompaiono all’improvviso e ricompaiono/ da quinte o buchi, da fondi senza fine,/ da invisibili altezze oppure da nulla./ Ma son essi o son altri,/ si sono cambiate le vesti,/ e lo stesso l’ordine dei colori!/ E chi li segue nelle loro piroette/ estasiato e frastornato,/ li guarda, li studia, li descrive./ È un mestiere o un gioco,/ o solo un modo di campare!/ Perché non sa davvero chi sono e cosa sono,/ da dove arrivano e dove se ne vanno.
1a.
Stanno estraendo ancora dall’abisso/ e lo intrecciano con numeri e parole/ per far figure nuove d’universo,/ che s’aggiungono a quelle che vediamo.

QUANTITÀ-QUALITÀ
1.
Il computer è un’estensione/ delle capacità del cervello/ in alcune direzioni,/ un utensile insomma,/ come il telescopio e il microscopio/ lo sono degli occhi./ Estensioni delle capacità/ e non è poco,/ ma io sto percorrendo/ nuove Qualità.
2.
Io sono un computer naturale/ che non pensa ad estensioni/ ma ad un salto./ A valicare così l’abisso della morte/ per esempio.

RACCHIUSO
1.
I Racchiusi sono fiori e sono stelle,/ ma c’è l’occhio del presente dentro il prato.

RACCOGLIERE
1.
In genere, come i fiori, si sale nella luce/ e poi si piega verso la terra/ fino a toccarla nell’arco della vita./ Ma si può anche essere Raccolti/ da un angelo che vola sopra gli umani,/ come io Raccolgo il nuovo fiore a maggio.

RACCOLTA
1.
Una fonte d’energia in cielo,/ come un convegno o un raggruppamento/ il risplendente sole/ e noi lo vediamo perché s’è Raccolta/ a misura d’uomo l’energia.
2.
E vediamo la materia Raccolta/ nel luminoso disco che chiamiamo luna/ splendente di luce riflessa.
3.
Similmente anche noi siamo una Raccolta.

RACCONTO
1.
Non conosco/ da dove son partito/ perché non potevo/ senz’occhi vedere,/ senza orecchi/ suoni sentire/ e senza voce/ ripetere parole./ Ma ora/ tutto ciò è avvenuto./ Ho raccolto tanta luce/ e immagini e parole/ da averne colmo uno scrigno./ Quando partirò/ porterò con me il mio tesoro/ e nel luogo dove arriverò/ potrò dire del luogo che ho lasciato.
2.
Racconterò di luce che inonda/ spazio senza fine/ e ritorna puntuale/ ad ogni giorno di vita./ Racconterò dei fiori che sbocciano,/ delle forme piene e rotonde/ che altri semi di vita alimentano./ E Dirò ancora/ che giustizia si mostra/ quando l’uomo al suo simile/ la sua parte di bene consegna/ e si mostra amore/ quando l’uomo il suo simile( chiama fratello.
1a.
Io Racconto ai fiori/ il loro dio/ e perciò parlo con essi/ e non con altri.
2a.
Perché assomiglia/ il loro dio/ al mio nascosto/ e Raccontando/ mi pare di sfiorarlo.
1b.
Cerca di capire, è semplice il Racconto:/ tu vedi il fiore che da se stesso non si vede/ perché hai a disposizione un’altra luce.

RADICI
1.
Hanno nomi diversi le Radici/ che fissano l’umano alla sua terra:/ odio, amore, superbia, ira, invidia…
2.
Nell’immagine le Radici/ hanno lasciato le profondità/ di antiche terre.
3.
Sollevandomi/ si sono allentate/ e anche distaccate/ le Radici./ E così esposte/ le ha la luce disseccate.

RAFFREDDAMENTO
1.
Chi non parla di Dio/ è Freddo in terra.

RAGAZZO-ANZIANO-VECCHIO
1.
Quand’ero Ragazzino/ volevo sapere cos’è la cosa/ e cos’è il mondo./ Sono cresciuto, sto Invecchiando/ e ho saputo:/ non è nulla/ è soltanto un’apparenza/ di chi domanda/ e di chi risponde/ a “cos’è il mondo”.
2.
Il mondo/ è tutte le domande/ e tutte le risposte/ con continuano poi/ con le domande.
3.
Come risposta esatta alla domanda: “cos’è il mondo”/ la teoria delle supercorde vale quanto quella della tartaruga/ che sostiene il mondo sul suo guscio/ e che a sua volta è sostenta da un’altra tartaruga/ e la seconda da una terza e così via./ C’è una sola differenza,/ che nella prima teoria ora alberga, si sviluppa e nidifica/ una nuova specie di viventi: gli scienziati.
4.
Mai io vi dirò chi è l’uomo,/ cos’è il mondo, chi è Dio, cos’è il nulla/ con la pretesa di rispondere davvero/ o di proferire l’ultima parola./ Vi posso dire soltanto: avanti ancora/ che ora c’è la Notte da passare.
5.
Certamente la vita è ciò che appare,/ ma appare però e più del sogno dura,/ ed io vi dirò perciò: facciamola restare/ e intrecciamola di più con canti e danze.
6.
Vero è il perdurare d’ogni apparizione.
7.
Il più grande progetto che riesco a ideare/ è una casa dell’uomo per domani.
8.
E m’accorgo sempre più/ che prima è stata idea/ ogni cosa che c’è/ e che rimane.
9.
E cos’è un’idea?/ un sogno ad occhi aperti/ o anche un sogno del sonno/ presso il mattino./ E cos’è allora la cosa?/ È l’intreccio di un’idea/ con sogni già sognati e conservati.

RAGGIRO-GIRO
1.
L’inconscio è la notte della vita/ che ha nome morte/ se non la si Raggira.
2.
Sono rivolti da una parte sola/ – quella della luce – questi umani,/ come i fiori verso il sole.
3.
Se non si Gira non si vede l’altra faccia:/ né il sonno, né l’inconscio, né la morte./ E si raggira se diventa un Giro/ oppure cosa per poterla ribaltare.
4.
È una cosa in formazione questa vita.
5.
È sempre la notte/ dell’ultimo percorso circolare della vita/ che dobbiamo superare per uscire dalla sfera/ che altrimenti imprigiona inesorabilmente./ E allora si rimane cosa delimitata/ come una stella e come un animale.

RAGIONE
1.
La luce sta lasciando il giorno umano.
2.
Io vedo la sua notte dove è stella/ o il sonno dove è sogno ricorrente.
3.
Io vedo e parlo/ di veduti invisibili/ a chi non esce./ Vedo la mente,/ vedo la Ragione./ Vedo la notte/ dove entra in giorno/ e vedo la morte/ dove la vita scende./ Ma non so dove sono/ gli altri occhi.
4.
Di questo Giorno umano/ che coglie luci in cielo/ non sai la dimensione/ né la Notte.
1a.
La vita Razionale/ – ciò che ti sei chiamato per millenni –,/ è soltanto un giorno breve di tua vita,/ Ma poi ti aspetta di arrivare a Sera/ e conoscere la Notte.
2a.
Finché sei razionale/ sei dentro la tua luce/ e non vedi la Notte più profonda./ Ente della Notte è il nome mio.
3a.
Dentro il Giorno di luce per l’umano/ hai compiuto il tuo cammino e giunto a Sera.
1b.
La Ragione è un giorno/ che nasconde abissi/ come il sole la notte.
1c.
La ragione è stata/ un tratto di cammino della vita/ – via dell’evoluzione -,/ che abbiamo percorso,/ e giunti alla sua fine/ c’è la Porta d’uscita/ che si dovrà presto valicare./ Comunque la Ragione/ oltre che cammino/ è anche un territorio/ attraversato e conquistato/ che si potrà sempre rivedere/ e utilizzare.
2c.
Sono molti i segnali del vocabolario/ che indicano la fine del cammino della Ragione/ e il suo confine e il valico,/ ma segnali e limiti stanno anche in se stessa./ Essi sono il Principio d’indeterminazione di Heisemberg/ che pone limiti all’osservazione del mondo subatomico,/ il teorema di Gödel che ha circoscritto definitivamente/ il linguaggio formale della matematica,/ e la teoria del caos che ha posto fine/ al sogno della Ragione e della scienza/ di conoscere totalmente la natura/ e perciò di possederla e usarla fino in fondo.
1d.
La Ragione cos’è?/ È un globo luminoso/ una sfera di luce/ un ambito di vita/ che io vedo dalla Notte/ tutto intero
1e.
Se la Ragione è luce/ e quindi fase diurna del Giorno umano,/ è necessario conoscere la Notte per passare.
2e.
Altrimenti si rimane cosa fra le cose,/ limitati e chiusi dalla notte e morte.
1f.
La Ragione è stata/ una struttura di galleggiamento sul caos,/ che da venticinque secoli ci sostiene./ Ma ora è circoscritta e assediata.
1g.
La cosa è ciò che rimane dopo un passaggio/ e tutte le rimanenze sono il mondo.
2g.
A diventare cosa,/ – vale a dire limitata, compiuta,/ con un inizio e una fine –/ è destinata anche la Ragione./ Anzi lo è già diventata in tanta parte./ E la tecnica la sua metamorfosi.
1h.
Forse solo l’Occidente può dar Ragione del mutamento/ anche se un mutamente può avvenire senza Ragione/ come è sempre accaduto in passato/ guardando la storia dell’evoluzione./ Vale a dire, non è necessario che si dimostri/ che una cosa succede, quando succede,/ e a chi tocca, se non gli manca la parola,/ lo comunica, lo insegna./ Ma solo l’Occidente può anche dimostrarlo,/ dire come e perché una cosa accade,/ da certe premesse dedurre le conseguenze./ Perché solo l’Occidente ha un uso così della Ragione,/ successivo, prolungato, ininterrotto.
2h.
Un uso così è la sua filosofia e la sua scienza.
3h.
Si parlava per esempio di uomo nuovo./ Ebbene, un mutamento così è percepito/ anche da altre culture, da altre civiltà./ Ne ha parlato Aurobindo, per esempio,/ ed è in bocca a molti suoi seguaci/ i quali – non c’è da dubitare -, sentono/ questo vento che soffia, che muta e che trascina./ Ma solo l’Occidente – io credo – sa da dove viene e dove spira./ Arriva dalla sua Storia millenaria/ nata in Grecia, diretto a Occidente./ L’uomo nuovo è alla fine della sua filosofia.
1i.
La Ragione del mio ritorno in questi luoghi/ è ritrovare te che ho perduto./ Tu ci verrai spinta da un istinto/ ed io ti vedrò e riconoscerò.

RAGNATELA
1.
Una sottile è quella della luce del sole/ che cattura e avvolge la vita vegetale.
2.
È un passaggio obbligato/ per chi affiora a questa vita.
3.
Ancora più sottile è quella del pensiero.
4.
Gli avviluppati servono/ a chi cammina sulla tela/ e tira i fili.

RAMO
1.
Potrebbe non riuscire questo prolungamento./ E diventerà sicuramente un Ramo secco/ se non sarà continuamente alimentato.
2.
Ma non credo che la presente umanità/ sia l’unica fucina di questo esperimento.
3.
Dalla Notte verso il Giorno/ e dal Giorno nella Notte/ sono cammini obbligati della vita,/ che si percorrono comunque:/ sapendo e non sapendo.

RAMO SECCO
1.
Ramo Secco dell’Essere anche l’umano ormai,/ o fonte disseccata dove resta la pietra antica abbandonata.

RAPPRESENTANTE DEL RE
1.
Io, Il Rappresentante del Re/ ricevo il giorno e la notte./ Lascio aperta la porta/ ad ogni stella del cielo/ e ad ogni abitante della terra./ Non è necessario che arrivino/ al mio cospetto ad uno ad uno,/ ma utilizzo le immense sale/ dove c’è raduno e parlo e ascolto./ E il Re mi da il potere/ di provvedere e di disporre.

RAPPRESENTAZIONE
1.
Quando esci dalla Porta che sta in fondo a quel cammino/ questa Rappresentazione si inabissa.
1a.
Se si arriva alla fine della Rappresentazione/ che per oltre venticinque secoli abbiamo recitato/ (molti indugiano ancora sulla scena a ripetere/ antiche parti che conoscono a memoria),/ ci accorgiamo che le luci si stanno affievolendo/ e si spengono ad una ad una/ e le ombre si diffondono e si addensano./ Allora si capisce che si deve uscire.
1b.
Ma se questo mondo è soltanto una Rappresentazione/ e io e gli altri, attori, comparse, spettatori/ si può davvero pensare e credere/ che si muore perché si esce dalla scena?
2b.
Quello che ho trovato è l’uscita dalla morte come si esce dal sonno./ Il mio pensiero e la mia ricerca hanno avuto questo risultato:/ uscire dalla morte e la Porta l’ho trovata.

RAPPRESENTAZIONE-TEATRO-CAMPO
1.
Il Campo o Teatro/ dove avviene la Rappresentazione/ non è la Rappresentazione./ Il primo è l’Essere/ e la seconda è tutte le cose/ e il loro insieme che chiamiamo mondo./ E mentre al primo volgiamo le spalle/ anche se è il più vicino e ci circonda,/ perché non si coglie con i sensi,/ la seconda è il visibile, udibile e tangibile/ e perciò soltanto essa conosciamo.

RAPSODO
1.
Io sono uno che cammina nella Notte diretto all’Alba/ e non solo un Rapsodo o teorico di questa possibilità.

RASSEGNAZIONE
1.
Se la vita umana è un sogno/ che non ha risveglio,/ io mi sveglierò/ e poi rientrerò nel sonno.
2.
E se chi è uscito/ dal sogno della vita/ ora è immerso nella morte/ io lo sveglierò per ritrovarci.
3.
Non mi sono mai Rassegnato ai non ritorni.

RAZIONALITÀ
1.
Sfera d’annegamento è ormai il pensiero./ Queste non sono parole che m’invento io,/ ma segnalazioni e avvertimenti/ che si trovano lungo il cammino/ che ha cominciato a diventare visibile./ Ed io sono un traduttore e non un inventore.

RE
1.
Il Re degli spermatozoi, cioè l’uomo,/ è tuttavia un seme dentro il Logos,/ e all’altro signore che insemina il pensiero/ mi sembra che noi diamo il nome Dio.

REALIZZARE
1.
Passando per la Porta ti avvicini a Dio,/ però si realizza anche il mondo umano/ o regno dell’uomo./ Infatti così si conosce di esso/ il suo ingresso e la sua uscita,/ vale dire i due limiti estremi/ e diventa tutto nostro questo mondo.

REALE
1.
Il Reale/ è una spirale di tempo collassata/ dove si mette piede e si misura.
1a.
Il Reale/ è traccia antica di passaggi/ che viene sollevata a questa vita.
2a.
Il Reale è l’abbandonato dalla vita/ che permane in cerchi chiusi della luce.
1b.
Godersi la vita/ e dopo tentare il sorpasso./ ma io sono partito troppo presto.
2b.
Perché anche se c’è dell’altro,/ questo non è da meno nel suo campo/ ed è il reale che qui ci tocca.

REALE OCCASIONALE
1.
Reale Occasionale/ mi sembra che si possa chiamare/ questo aspetto che si vede, comune a tutti./ E poi c’è il previsto.

REALTÀ
1.
Fonti di percezioni sono tutte le cose/ tramutate in visioni innumerevoli volte/ da ogni vita – dal vivente uomo nel nostro caso./ E quelle ripetizioni ininterrotte le chiamiamo Realtà.
2.
Abbiamo stabilito in queste nostre indagini/ la possibilità d’uscita dalla specie,/ da cui è dipesa finora la sopravvivenza./ Ciò potrebbe significare/ che si può riuscire a sopravvivere/ anche senza l’appartenenza ad una specie.
1a.
L’aspetto umano della Realtà si chiama mondo./ È grande quanto l’uomo riesce a farlo grande/ e parimenti è numeroso, colorato, ordinato.

REALTÀ VIRTUALE
1.
Questo aspetto che si chiama mondo/ è una coproduzione di tutta la vita/ ed è perciò generalmente immodificabile/ o lo modificano di volta in volta/ le punte più avanzate:/ i sapienti, i filosofi, gli artisti nel nostro caso./ Oggi anche gli scienziati dell’intelligenza artificiale/ ma in modo assai diverso:/ non giocando con luci e cose ancora/ ma elaborando Realtà Virtuali.
2.
Modificare il mondo – dico il suo aspetto -/ sia pure in tempi lunghi e segreti/ non è uguale a elaborare Realtà Virtuali./ Il primo modo è l’opera dei sapienti e degli artisti,/ il secondo degli scienziati./ I sapienti sono gli evocatori/ di altri spazi e altre luci.
3.
La realtà Virtuale apre tuttavia/ lo scrigno di un segreto/ noto solo ai sapienti e a molti filosofi:/ la realtà che appare nella mente/ e che vediamo con gli occhi/ fuori non c’è./ Non c’è fuori dell’uomo un mondo uguale/ all’aspetto che si vede.
1a.
Anziché il cervello/ che costruisce aspetti “reali”/ dove ci si muove e si opera/ c’è un computer/ che costruisce scenari Virtuali/ dove ugualmente ci si muove e si opera./ Tuttavia più vero/ è ancora il mondo della vita/ ma non così vero come comunemente/ e normalmente si credeva.
2a.
La realtà è un grado di visione/ una figurazione del cervello/ – oggi anche del computer –,/ e ci sono tante Realtà/ quante i viventi animali e umani.
1b.
In principio/ è stato l’inizio di un gioco/ il mare e le sue onde/ e il cielo e le sue stelle/ come similmente si entra oggi/ nella Realtà Virtuale/ per giocare e per conoscere,/ Poi siamo rimasti intrappolati/ dentro il gioco/ ripetendo giocate e giocatori.
2b.
Alla macchina che pensa/ – il mio cervello –/ io gli ho chiesto da un po’/ di uscire dal suo gioco.
3b.
Ma chi sono io/ che chiedo e voglio avere?/ Io sono un passatore/ dei suoi strati/ e giunto al più esterno/ ho chiesto uscita.
4b.
Stupendo può essere l’Io/ che percorre le circonvoluzioni del cervello/ fino all’estrema ed esce da tangente.
5b.
Io è coscienza di cammini e di sormonti.
6b.
l’Io è comunemente e generalmente/ ripetizione e moltiplicazione/ nell’immensità che si percorre,/ ma nell’ultimo passo è un solitario/ o il più vicino a lui è soltanto/ qualche voce o traccia di passaggio.
7b.
Comunemente e normalmente,/ siamo facce rovesciate/ e non diritte come qui si crede./ Cioè volte all’interno della vita/ e non al confine e tantomeno fuori.
8b.
Uscire dall’ultima circonvoluzione/ prendendo il punto di tangente,/ è ciò che sto chiedendo al mio cervello./ Mentre dalla mente si esce aprendo la Porta/ che da lungo tempo conosciamo.
9b.
Poi ci incurveremo in un altro giro/ e rimarrà tutto interno questo aspetto.
1c.
Io lavoro attorno al mio cervello,/ e non a macchine di plastica e silicio./ Sono un costruttore di me stesso e non di cose./ O le cose mi servono da modelli.

REBUS
1.
La soluzione del rebus è il nome “Porta”.
2.
I suggerimenti sono le parole del vocabolario.
3.
Il vocabolario è il Rebus più grande/ che si possa immaginare.
4.
“Porta” non è solo una parola, ma anche cosa:/ è inizio e fine dell’enigma,/ è ingresso e uscita dalla vita.

RECINTARE
1.
Si può instaurare/ questo principio universale:/ qualunque dimensione/ – mare, cielo, pensiero, morte/ non è chiusa/ e non è misurabile l’uscita./ si può allora/ soltanto Recintare/ per l’uso e il consumo/ di chi è dentro/ e per i divieti/ che si impongono.
2.
Si dice: non si esce dal pensiero,/ e invece ha ingresso e uscita/ come ogni cosa.
3.
Solo noi stabiliamo delle chiusure, arbitrarie però,/ con la rete a maglie larghe con cui peschiamo nel profondo.

RECINTO
1.
Sogno e vita/ sono nomi ambedue d’apparizioni./ La prima avviene nel Recinto/ di ogni singolo uomo,/ e la seconda/ in quello dell’umanità.

REGOLA
1.
Che gli dei – o dio –/ giungano sulla terra/ in sembianze umane/ non è un’eccezione/ ma una Regola.

REIFICAZIONE
1.
Tutta la filosofia diventerà scienza/ e tutta la scienza sarà tradotta in tecnica./ Il primo movimento è già riuscito in tanta parte.
2.
Gli alberi innumerevoli:/ che cosa ha frenato il loro slancio?/ E chi ha chiuso le stelle nelle orbite?/ Rinchiudere anche un mondo:/ ecco la potenza dell’eterno!/ E che poi si svolga dentro limiti./ È toccato all’energia delle stelle, allo slancio dello piante/ all’estendersi delle singole vite/ e ora sta accadendo anche al pensiero.
3.
Sono pedine dell’astuto/ anche quando dicono che non c’è/ e sono anzi le mosse oggi richieste./ Introdurre le fine perché si lasci/ un gioco ormai risolto:/ ecco il segreto.
4.
Ognuno arriva/ fin dove l’Essere l’ha lasciato./ Soltanto a chi non è giunto ancora/ gli è compagno Iddio.
5.
Allora il pensiero è l’ultimo passaggio,/ l’estrema cosa che si compie e resta./ La creazione è un lasciar cose./ Il sorpassato è il mondo.
6.
Quando mi guardo indietro,/ il pensiero è una sfera di presenze/ o mondo di raccolte trasparenze.
7.
La fine era una lontana parentela/ quasi scomparsa dalla nostra mente,/ ma da un po’ s’è fatta più insistente/ come se si avvicinasse da lontano./ Anzi essa è già qui, in nostra mano,/ ce la possiamo dare, ecco la fine./ Ma non è quella che si mostra la più vera,/ cioè l’atomica, la bomba enne,/ che sceglie le sue vittime e lascia indenne/ ciò che è cosa e che perciò rimane./ Infatti se tutta cosa si diventa/ non c’è motivo di rimanere senza/ disintegrando anche ciò che è stato./ la vera fine è molto più sottile,/ non è il veleno ma l’avvelenatore,/ non è neppure il sicario ma il dottore che sa,/ sbaglia e non si pente per niente./ Ma poi è ancora, ancora più sottile,/ ed io mi sto occupando dello stile che ha/ di gestire la sua fine./ La fine è fine: ecco la scoperta/ che ti fa rimanere a bocca aperta/ se ti attendevi la faccia della fine./ Cioè non è il diluvio che conosci,/ il raffreddarsi del sole che prevedi/ non è neppure quello che tu vedi/ quando finisce uno che è vicino./ La fine sta al principio,/ l’una e l’altro chiudono un solo arco,/ è quella che non lascia più alcun varco/ alla certezza e alla speranza del divino.

REGOLA
1.
Sono una Regola che cerca l’eccezione./ La Regola è: tutti gli uomini sono mortali.

REINCARNAZIONE O METEMPSICOSI
1.
La reincarnazione seguendo le vie della natura/ in qualche modo c’è già,/ da alcuni intuita e in parte vissuta,/ da altri no, o meno./ Per cui questo mio lavoro non è la sua scoperta,/ ma l’intera e completa decifrazione/ del cammino che riporta ad essa./ Il quale – è evidente – deve attraversare la morte/ altrimenti non c’è ritorno/ da quel regno tenebroso.
2.
Se si ritorna, se ci si reincarna, ci sarò una via./ Se essa è la via misteriosa della natura/ allora occorre risolvere l’enigma./ Cosa che è riuscita all’Occidente./ Non è ancora detto però che riuscirà a brevettarla.
1a.
Ho trovato quel che hanno/ in comune le vite umane/  che accadono nel tempo/  ma che normalmente/ appaiono separate/ per cui ognuna/  è come se fosse/ gettata e tolta.
2a
Della vita umana che normalmente/ appare unica e irripetibile/ per cui si dice che è gettata e tolta,/ ho trovato invece il collegamento/ con ciò che essa è già stata/ in questo mondo e che sarà./ O è come aver trovato quel che permane/ nel grande flusso che attira,/ trascina e abbandona./ Quel che c’è di permanente/ aveva nel mio caso l’aspetto/ di una chiesetta, luogo/ d’appuntamento perenne/  e quella ho cercato e trovato.

RESURREZIONE
1.
So ormai che questa vita/ è l’ingresso, la permanenza e poi l’uscita/ da una sfera di luce,/ simile all’antico giorno del sole,/ e si cade nella notte senza fine/ se non c’è ritorno a rivedere.
2.
Ma per rivedere/ ci deve essere/ Resurrezione.
3.
Ciò cui hanno creduto all’inizio della nostra era/ si rinnova per noi gente rimasta.

RETE
1.
La Rete tesa in questo mondo/ per popolarlo, per irretire chi è solo di passaggio,/ ha nome femmina, ha nome donna.
2.
Ben si comprendono perciò le reazioni/ di chi volava nella luce e nell’azzurro/ ed è rimasto preso dalla Rete.

RICADERE
1.
Non è lunga la permanenza in questa vita:/ è la luce che consuma la tua cera/ e in questo giorno devi trovare la tua uscita./ O ti spegni e Ricadi nella terra.
2.
La grandezza che ci appare in questa luce/ è l’illimitata vita sormontata/ che ha nome mondo,/ ma essa è già passata./ Rivolti al mondo non troviamo l’uscita.

RICERCA DEL TEMPO
1.
Se il sole/ è una luce sormontata/ essa è già passata,/ è un accaduto, un fatto./ E soltanto come fatto/ entra nella vita.
2.
Come entra?/ Dai fori dei sensi/ e viene trasportato/ ed elaborato/ nella visione/ che chiamiamo mondo.
3.
La possibilità/ di questo internamento/ e svolgimento?/ È di essere già stati/ anche noi/ come questo sole,/ cioè minerali, vegetali…/ d’essere terra/ e di mutare in luce.

RICEVERE
1.
Non Ricevo solo il sole/ ma anche il Logos.
2.
I Riceventi il Logos/ luce di oltre cielo,/ invisibile dagli occhi/ ma intuibile dal cuore.
3.
I Riceventi la luce del Logos/ e quindi figli di quella luce/ come i fiori del sole./ E poi gli uscenti se sono maturati.

RICEVERE-TRASMETTERE
1.
Nessuno non saprà mai cosa c’è fuori./ Quel che ci appare è un prodotto/ dell’occhio e del cervello.
2.
Il mondo è una Trasmissione di figure/ nei luoghi da dove arrivano gli impulsi./ Onde elettromagnetiche gli chiamiamo.
3.
Riceviamo segnali e Trasmettiamo immagini./ E le immagini continuamente proiettate e perfezionate/ acquistano spessori e valori e sono il mondo.
4.
Il sole è una fonte di segnali/ a cui diamo l’aspetto rotondo/ e luminoso che si vede.
5.
Attenzione però!/ Anche “onde elettromagnetiche”/ è una composizione umana/ che si scompone ulteriormente/ quando pensiamo.
6.
Sono i tasti segreti della vita/ battuti da un inconcepibile qualcuno/ che ci danno le figure e le parole.

RICHIAMO
1.
Da luce a luce, come dal sole al Logos,/ c’è la traccia che ha lasciato l’animale.
2.
L’ingresso/ è l’ascolto della voce/ ed è la parola che risponde/ a quel richiamo.

RICHIESTA
1.
Devo rendere accessibile e percorribile/ questa via che esce dall’umano/ perché essa è ormai Richiesta dalla vita.

RICONOSCERE
1.
Ho camminato nel Giorno da inizio a fine/ ma generalmente ti perdi nella Notte.
2.
Ma se conosci del Giorno ingresso e uscita/ ti Riconoscerai certamente quando ripassi.

RIESUMARE
1.
Si possono Riesumare dal caos/ innumerevoli scintille antiche della luce/ che chiamiamo stelle in questa vita.

RIFIUTO
1.
Rifiuto questa mia conformazione ormai,/ di vedere da una parte sola/ di seguire questo verso solamente/ e di avere un vento alle mie spalle/ che mi spinge continuamente.
2.
La vita se non mi vuole in un altro modo/ mi può lasciare, o mi fermo e mi rivolto./ Ma so ormai che questo mio rifiuto è la vita stessa.
3.
Non mi lascio più giocare in un verso solo.
4.
Rifiuto il mio volto e il retro cieco.
5.
Rifiuto questo tempo che mi porta solo avanti.
6.
Rifiuto questa mia struttura,/ quindi l’essenza di questo scorrimento.

RINASCITA
1.
Sto preparando la Rinascita/ in un’altra luce,/ in un’altra dimensione.

RINCORRERE
1.
Mi trovo a Rincorrermi/ presso il confine/ con ciò che è avanti/ e che non tocco ancora.
2.
E mi pare/ che abbia sconfinato/ quel veloce di me/ che mi precede.
3.
Rispetto ai piedi e alle gambe ho trapassato:/ non è più orma ma voce solamente.
4.
Io Rincorro la parola/ che non capisco/ che è lontana/ che non si lascia decifrare.

RINGRAZIAMENTO
1.
Ringrazio il sole/ per il colore dei suoi fiori./ Ringrazio il Logos/ per gli occhi sorridenti./ E poi per tutto/ io Ringrazio Iddio.

RINTANATO
1.
Noi i Rintanati/ dentro corpi antichi/ che hanno pertugi.
2.
E non si vede tutto dall’interno/ ma soltanto ciò che appare da quei fori.
3.
Puoi restare al buio/ se si chiude un’apertura/ e senza suoni se un’altra non funziona./ E nel disfarsi della tana/ ciò ti accade.
4.
Ma cosa fai laggiù/ dentro quel corpo!
1a.
Io di restare chiuso non accetto./ Non voglio rimanere Rintanato/ come la stella chiusa nel suo giro/ e l’albero che non esce dalla scorza.

RIPETERE-RIPETIZIONI
1.
Quando tutti noi più non ci saremo/ per sempre scomparirà questa visione/ di terra e mare e notti scintillanti./ A meno che l’immenso che si torce/ non ripeta nei suoi giri ancora l’uomo.
1a.
Abitiamo un passato che si è stabilizzato/ come una casa giunta a conclusione./ Non c’è un domani ma solo Ripetizione/ in questo ordinamento e funzionamento della casa.
2a.
Forse c’è qualcuno/ che può essere tentato/ di fermarsi a riflettere/ su una domanda/ e perciò la facciamo:/ la terra che gira/ attorno al sole/ anche domani/ e i giorni che verranno/ e l’instancabile ruotare/ delle sfere dell’orologio/ elettrico e atomico/ sono futuro?/ È futuro la cieca/ Ripetizione del presente?/ Ripetere è futuro?

RISCATTARE
1.
Noi l’aggreghiamo la lontana stella/ che si discopre ai nostri occhi oggi./ Entra nell’umano come una provincia/ che viene conquistata./ Ed essa è Riscattata dal profondo.

RISCHIO
1.
Andar fuori significa però/ abbandonare le certezze/ lungamente predisposte/ e quindi si esce allo scoperto.
2.
Rimanere nel racchiuso/ è più accogliente e più sicuro./ Nel racchiuso di un grembo, quindi,/ ormai attrezzato per un certo tempo/ di sopravvivenza.
3.
Attrezzata la vita/ dentro il sole/ e attrezzato il pensiero/ dentro il Logos.
4.
Eppure c’è invito ad uscire:/ una voce che chiama dal confine/ e c’è oggi la minaccia di distruzione/ di questa dimensione che ci contiene/ che ci spinge fuori.
5.
Se esaudiamo il dio della voce/ non verrà forse distrutto il mondo umano.

RITORNO
1.
So d’essere Tornato/ o che un Ritorno m’aspetto./ E vorrei essere là/ dove son stato.
1a.
Ritornare soprattutto per ritrovare lei, la metà nascosta./ Per rivederla allora nella luce del sole e del logos/ perché assente non è mai stata e non sarà./ Sta nell’immutabile ed eterno/ ma è necessario separarla./ Uscire nello spazio e nel tempo/ per rivederla e riconoscerla.

RISVEGLIO
1.
Stiamo attendendo/ il Risveglio dalla vita/ che è il sogno lungo.
1a.
Se a questa vita ne succede un’altra/ come si va da veglia a veglia,/ adesso che è giunta sera/ si può andare a dormire,/ finché non ci desta il nuovo giorno.

RISVEGLIO-RISVEGLIATO
1.
Arrivo nel mattino/ per sognare/ quei sogni che precedono/ il Risveglio.
2.
Devo pur avere per sogno il giorno/ se mi sto preparando ad un Risveglio.
3.
Giorno è la stella più vicina/ il suo mostrarsi./ Allora nella notte/ ci sono tutti i giorni.
4.
Sono immerso nelle parole/ e “morte” è la più fonda./ Di “notte” e “sonno”/ ci sono “stelle” e “sogni”.
5.
Io le collego “notte”, “sonno” e “morte”/ e c’è “giorno” e “Risveglio” in un passaggio./ Solo fra “morte” e “vita” c’è frattura./ Se qualcosa conta in questo andare/ e il ponte che tento su un abisso.
1a.
L’introduzione del corpo nella vita/ avviene nel Risveglio/ e il Risveglio è l’accesso/ ad una dimensione della luce.
1b.
Il Risveglio/ è la rielaborazione immediata/ del progetto umano:/ questa faccia del mondo/ che si vede.
2b.
Istantaneamente viene proiettata l’immagine del mare/ sulla sua fonte antica/ per cui la si crede preparata da sempre/ la visione mare.
1c.
Si precipita in un abisso/ senza la mente/ – abisso temporale inesplorato -,/ ed è da esso che viene ripescato il mondo/ nel Risveglio.
1d.
Questo mondo che vediamo/ – esteso, colorato, numeroso -,/ non può non essere un sogno/ se già ci agitiamo nel Risveglio,/ e c’è un passaggio/ da cui si insinua in Giorno.
2d.
Si saprà molto di più dopo quel passo./ Comunque quel che si saprà già lo prevediamo:/ la mente diventerà cosa che si guarda.
3d.
L’uscita dalla Porta è anche superamento/ – e forse distacco -, dal territorio della carne/ dove la scienza sta ormai imperversando.
1e.
Nella luce radiosa/ di un nuovo Risveglio/ sarò vita ancora.
1f.
Dalla nebulosa primordiale/ fino all’uomo/ ci separano frontiere/ di tenebre e di luci/ di sonni e di Risvegli/ di sogni e di ricordi/ di quei sogni.
2f.
E nel lungo cammino/ ognuno che rimane/ è pietra di sormonto/ per chi continua.
3f.
Vicini a un altro passo/ o a un altro Risveglio/ ora ricuperiamo/ le tracce del cammino/ o colleghiamo i sogni.
1g.
Il sogno sognato/ dall’umanità intera/ si chiama vita./ Il suo sonno/ è la morte.
2g.
Ci sono stati dei Risvegliati./ Nell’umanità orientale, Buddha è uno di loro./ In quella occidentale c’è Gesù./ Ma se ci riesce l’avventura nella Notte/ fino all’Aurora che aspettiamo,/ queste eccezioni antiche diventeranno una regola./ Questa è la prosecuzione della via dell’Occidente/ instaurata dalla sapienza antica/ e continuata dalla filosofia fino ad oggi.
1h.
Il Risveglio/ da questo sogno che chiamiamo vita,/ oppure il passare da sogno a sonno,/ lo crediamo caduta nella morte.
1i.
Non c’è più niente/ giunti a questo punto,/ più niente da imparare./ È finita la lezione,/ è finita la scuola./ C’è solo la prova da affrontare/ e la prova provata è il Risveglio./ O è stata incompleta e inefficace la lezione.
1l.
È come se tu uscissi dalla casa – dalla tua stessa casa -,/ e guardi la facciata, i fianchi, il retro,/ le porte, le finestre, le fondazioni e il tetto/ dell’immensa casa che chiamiamo “cosmo”.

RITOCCO
1.
Ritocca questo giorno/ dopo un giro/ ed è lo stesso,/ uguale la sua faccia:/ i caffè che riaprono,/ gli ombrelloni, la spiaggia,/ le file di vetture presso il mare.
2.
Allo sbocciare del fiore sono tornato/ ed è lo stesso, uguale il suo colore/ e la sua forma…/ C’è stato il frutto, il seme, il nascondimento,/ ma io sono tornato nel momento/ del rifiorire, il ventinove maggio,/ dopo il giro completo di una vita.
3.
Ed io, qual è il mio cerchio?/ C’è il ritorno?/ c’è il Ritocco che riapre?/ E chi mi vede?
4.
Poi sul sentiero c’è ogni fiore/ ed io cammino a ritrovare quei ritorni.
5.
Ma se io Ritocco dopo un giro che non vedo/ chi conosce quel posto, quella data?/ Verranno a rivedermi, mi vedrò?

RITORNARE
1.
Si arriva da profondità oscure e cieche/ e nessuno ha mai visto tutto il cammino./ Poi si sbocca all’improvviso nella luce.
2.
Tu però porti in te tutto l’abisso/ e l’intero cammino fino allo sbocco.
3.
Tutto il cammino nascosto della vita è presente in te/ che io colgo con uno sguardo./ Mentre io riconoscerei la parte nella luce.
4.
Ciò che manca ancora è il riconoscimento,/ il nostro poter dire sono Tornato.
5.
Affinché la vita diventi un Ritornare/ io cerco luce sulla luce che la vede.
1a.
Del tenebroso sentiero della vita/ conosco solo il breve tratto/ che porta all’ingresso nel Logos,/ cioè soltanto alcuni millenni/ su alcuni milioni di anni di cammino./ E tuttavia quella parte immensa e sconosciuta/ è tutta raccolta e condensata in te/ nel tuo corpo di donna,/ e in pochi mesi si può ripercorrerla/ fino allo sbocco che ti ho detto./ E lì arrivando io poi ricorderei/ che è un Ritorno.
1b.
Seguirò vie di Ritorno/ e non di fuga/ io che ho carpito il segreto/ del Ritorno.
2b.
Andando sempre avanti/ sono Ritornato,/ come accade su ogni cerchio/ della sfera.
3b.
Ho pensato e perseguito dei Ritorni/ e non insensati avanzamenti fino all’abisso.
1c.
Finché non si Ritorna/ sapendo di Ritornare/ sono tutte chiacchiere le nostre/ sulla vita che dura./ Ciò che vale di più è la morte/ dei morti che sognano la vita.
1d.
La via del Ritorno c’è ma non la conosciamo./ Ci sono state solo poche eccezioni/ a questa ignoranza completa e universale.

RITORNO
1.
Ci sono Ritorni anche dei fiori/ una luce che sormonta quei colori.
2.
Nella luce della mente è Ritornato il mondo/ e diventa luce la mente di un Ritorno.
3.
Si aggiunge alle cose il suo aspetto o idea/ in questa luce che abbiamo sprigionato.
4.
Si chiama Ritorno/ il tuo vedere le cose.
5.
Ci sono luoghi d’appuntamento nei Ritorni/ perché rimane il seme dove s’è staccato/ e se già non eri solo rivedi il tuo vicino.
1a.
Io so già che Ritorno a questa terra/ dopo un immane giro dentro il cuore.
1b.
È un ritorno questa vita/ in questo luogo/ dove ci appare il sole/ e le altre stelle.
2b.
È l’Essere che dice:/ vado a vedere/ dove l’antico vuoto/ è punteggiato/ e da scintille della luce/ nascono i fiori.
3b.
E io portante la visione/ vado.
4b.
Vado alla festa antica di una luce,/ all’alba, al suo tramonto e lungo il giorno.
5b.
M’inoltro nei luoghi degli abitanti antichi/ che sono stati trattenuti in questa luce.
6b.
Ed essi, lungo l’occhio,/ sboccano nel Verbo,/ dove sono chiamati/ ad uno ad uno.
7b.
Chiamo il pioppo,/ il pino, il faggio, l’acacia,/ chiamo la vita/ che giace più staccata./ Conto i giorni/ che mi separano dal fiore/ di cui è rimasta/ la foglia accartocciata.
1c.
Io aspiro a sorpassare/ la luce della mia vita/ per poi vederla/ come qui vedo il sole.
2c.
Di Ritorni antichi ne conosco molti./ Sono Tornato a ritrovare i rododendri/ nel luogo e tempo quando sono in fiore.
3c.
Sono Tornato a ritrovare i rododendri/ io che ho trapassato l’arcata della loro luce./ Nella loro notte e morte sono rimasto sveglio.
4c.
Come i fiori rientrano nel sole a primavera/ così l’uomo Ritorna nella sua luce./ Il suo riapparire e il suo vedere è la sua vita.
1d.
Un’avventura come questa/ che chiamiamo vita/ mi toccherà ancora?/ Non lo so di sicuro,/ ma il Ritorno è la meta/ dell’avventura circolare.
2d.
Io, onda di mare, schiuma, spruzzo/ sulle pietre della riva/ è come se mi fosse riuscito/ di prendere le vie del cielo, delle nubi,/ delle alte catene di montagne,/ per toccarle, cadere dalle cime,/ e scivolare in giù,/ in ruscelli, torrenti, fiumi,/ fino al mare da cui sono partito./ E conservo il ricordo del viaggio.
1e.
La prima ricercata dopo il Ritorno sarai tu,/ anche se ti ho perso lungo il cammino di prima.
2a.
Nell’aspetto sei tu la prediletta,/ e sarai ancora tu nel mio Ritorno.
1b.
I Ritorni inconsapevoli/ danno luogo alla natura,/ all’eterno Ritorno dello stesso./ Quelli consapevoli all’uscita.

RITORNO A CASA
1.
Come si Ritorna nella luce del sole e della coscienza/ seguendo le vie della notte e del sonno,/ così si Rientra nella vita seguendo la via della morte/ che io ho percorso e indicato.
2.
Sono sempre tornato senza saperlo./ Perché prima misteriosa era la strada/ e troppo lungo il percorso nell’ignoto.
3.
Il Ritorno della vita dopo il superamento/ di questa condizione umana/ che ci condanna all’oblio/ porterà con se il ricordo delle altre vite,/ per cui non ci saranno più figli degli uomini/ distinti e determinati dalla famiglia,/ dalla città e dalla civiltà dove nascono,/ ma solo per il tratto dalla nascita alla morte.
4.
Nella dimensione del pensiero,/ dopo la scoperta dell’intero cammino circolare,/ può verificarsi ciò che accade alla specie/ nel mondo di natura: vita, morte, Ritorno./ Ma non Ritorno del fiore come se fosse un altro,/ né dell’uomo come se fosse un altro./ Ma dello stesso che Ricorda.
1a.
A quando il ritorno?/ Perché ogni viaggio/ ha sempre il ritorno a casa./ Fuorché l’ultimo, dicono./ Ma ora non più,/ perché si può conoscere/ l’abisso che lo impediva/ e superare, gettando un ponte./ Un ponte c’è già, l’ho ideato io,/ e su esso mi sono avventurato.
1b.
Il Ritorno c’è sempre./ Soltanto che si crede/ che sia uno nuovo/ quello che arriva/ e invece è il vecchio/ che ha dimenticato.

RITORNO IN VITA
1.
Come si supera la notte aspettando il giorno,/ e il sonno – che avviene nella notte -,/ conoscendo l’ora del risveglio,/ così sta accadendo per la morte./ Si chiama Ritorno in vita/ il superamento della tenebra più grande/ se si ricorda da dove si è partiti.
1a.
Per il Ritorno fino alle spiagge luminose della specie/ che nell’umano comprende il sole e la ragione,/ hai tu il cammino nel tuo corpo./ Io però ho aggiunto un altro tratto,/ o forse c’era già, ma ora è chiaro e distinto:/ quello che porta il singolo, che arriva e si ricorda.
2a.
È evidente allora che bisogna essere in due/ per compiere tutto intero quel viaggio.
1b.
Io l’ho scritto sulla Vita/ il piano del Ritorno./ Poi anche su bianche pagine,/ per chi si trova già da questa parte/ anche se non sa com’è arrivato.
1c.
Quando Ritorno in questi luoghi/ è come se collegassi due esistenze/ e non due momenti di una sola:/ uno nel passato come ricordo/ e l’altro nel presente/ come Ritorno a quel passato./ Il secondo non è più vero del primo,/ viceversa semmai./ È il primo che prevale/ e occupa tutta la scena.

RITORNO NEL LOGOS
1.
Quando si conosce ingresso e uscita dalla Porta,/ è possibile Ritornare in questa rappresentazione/ che chiamiamo mondo, universo, firmamento/ indossando come vestito il corpo umano.
2.
Se si ricorda ingresso e uscita dalla Porta/ si può Ritornare su questa rappresentazione/ come su bianca spiaggia nell’estate.
3.
Conquistare il luogo dove attualmente ci troviamo internati,/ cioè conoscere ingresso e uscita da questa dimensione:/ ecco lo scopo di questo nostro lavoro/ e delle informazioni che affidiamo alla parola scritta.
1a.
Nell’Eterno Roteare della totalità/ a noi tocca oggi questa visione/ di terre e cieli, di nascite e disfacimenti.
2a.
La vita è l’accendersi di visioni/ ma c’è l’uscita dalla Porta della morte.
1b.
La via del Ritorno:/ basta aggiungere ai Ritorni/ ordinari della natura/ la memoria./ Non quella del giorno prima/ come accade dopo il sonno,/ ma quella della vita precedente/ in modo programmato.

RITROSO
1.
Procedere a Ritroso è il cammino tuo/ perché sei cieco dalla parte della luce.
2.
Tu dopotutto non cammini a faccia avanti/ ma a Ritroso, se guardi il tuo passato.

RIVA
1.
Si frange alla mia Riva ogni esistente.
2.
Arriva fino a lì, il resto è fondo.

ROBOT
1.
Dopotutto, il razionale è vedere il mondo/ con una luce abituale ormai:/ nel modo della scienza e della convivenza/ lungamente sperimentate.
2.
La Robotizzazione potrebbe essere l’ultima ragione/ di questo errare così dentro una luce.
3.
Di contro questa luce/ è soltanto un punto luminoso/ come una stella nella notte.
4.
Se l’uomo non avesse anche la notte/ potrebbe rimanere nel giorno della ragione/ illimitatamente e senza danno, come un Robot.
1a.
Gli animali: i Robot della natura o di Dio./ Poi gli uomini, i primi ribelli,/ che da molto hanno cominciato/ a staccare i fili dei comandi.
2a.
Siamo Robot degenerati,/ come quelli che nella fantascienza/ si ribellano ai loro inventori.

ROCCIA
1.
Una traccia antica dello scorrere/ della vita è anche questa Roccia/ che da milioni d’anni è qui bloccata/ e che io riscopro da un’altra posizione/ dopo milioni d’anni di cammini e di sormonti.
2.
E c’è questo rimanere come la Roccia/ che è dunque orma di passaggi e gradino di sormonti./ E resteremo anche noi così o andremo avanti?/ L’una e l’altra cosa io credo che ci accadrà./ Chi si aggrappa alla vita è trascinato/ o si rimane traccia di sormonti.
3.
Passando la vita rimangono le tracce,/ le Rocce che vediamo da sormonti.

RODODENDRO
1.
Mi sono messo in viaggio verso una creatura del sole,/ verso il Rododendro che fiorisce sulla montagna,/ perché esso è radicato nella terra e sasso e non può muoversi.
2.
Similmente ho radici anch’io nella mia terra/ e se qualcun che s’è staccato vuol vedermi/ deve lui avvicinarsi perché io non posso./ Io sono sempre pronto a quell’incontro/ e perciò sento se un’ala s’avvicina e mi sfiora./ E tramuto in parole quell’ondulazione.
3.
I bianchissimi, li chiamerei, forme di luce,/ gli alati che s’avvicinano all’umano.

RONDINI
1.
Indovinare l’ora della partenza come le Rondine/ e come loro trovarci un posto al sole.
2.
Partono per lidi sconosciuti e rimane la casa vecchia./ Un vecchiume siffatto è anche il mondo.
3.
Ma io ho in mente il luogo della luce/ che non tramonta così spesso e questa vita con esso./ Incamminarmi per raggiungerla non è solo una speranza./ Ho vissuto finora più per quella che in questa.
4.
Anche la Rondine che nasce da questa parte/ e perciò non ha mai visto l’altra e non ricorda/ si diparte tuttavia, affronta il viaggio./ Anch’io sto viaggiando così dentro l’inconscio./ con un lasciapassare in tasca già siglato.
5.
È solo ripetizione dell’antico/ il cielo, la terra, l’albero, l’uomo./ Io dovrei capire perché sono tornato:/ se l’ho chiesto io o mi hanno affidato una missione.
6.
Si arriva nell’antico con strutture antiche, adatte alla bisogna:/ tale è il corpo e in gran parte anche la mente./ Altrimenti no sarebbe un pervenire e abitare/ ma solo un sorvolare come un sogno.
7.
Questo mondo – signori miei – è un rimasuglio./ Solo ceneri sparse sono le cose/ e braci rimaste del Gran Fuoco queste stelle.

ROSA
1.
Noi cogliamo la bellezza della Rosa/ da quest’altezza della vita umana.
2.
Senza di noi non avrebbe quel profumo/ né quei colori che splendono nel sole.
3.
Da lontane sfere arrivano segnali/ che vengono captati e decifrati: e c’è la Rosa.
1a.
Ogni uomo è cosa che prepara un’altra cosa/ e perciò questo procedere tormentato/ e l’angoscia e il terrore della fine.
2a.
Invece una Rosa è Rosa e poi nient’altro.
3a.
Più c’è individualità e più c’è morte/ a meno che non ci riesca di passare.
4a.
La Rosa non nasce e non perisce come l’uomo/ e nemmeno si forma e poi si scioglie scomparendo/ perché essa è sempre e dappertutto./ Non è individuo unico e irripetibile, ma indistinta e multipla/ e così riempie il mondo di bellezza e di profumo.
5a.
E noi che siamo individui, perciò abbiamo fine./ Non si può essere individui e limitati,/ o se lo si è – come crediamo – si paga lo scotto di questa prerogativa:/ si appare e si scompare in breve tempo.
6a.
Comunque un inghippo c’è:/ o è la superbia e la stupidità/ che ci ha sciolti e sparpagliati/ o un piano c’è che ci conduce a tanto./ E io conosco il piano.
7a.
Se non si vuole continuare inutilmente a nascere e morire/ vivendo nell’angoscia e nel terrore,/ non può perseverare in questa parte di comparsa, di cosa fra le cose,/ ma aspirare al Tutto: a diventare l’autore e il regista./ Il Vocabolario è la via del Mutamento.
8a.
Finché l’individuo non arriva al Tutto/ è e sarà un aborto di natura.

ROSARIO
1.
Davanti alla chiesetta che era sperduta.
Cosa è capitato 50 anni fa che tutto/ è rimasto immutato e immobile come allora?/ Me lo chiedo ancora,/ me lo chiedo sempre./ E mi pare oggi che se il tempo assomiglia a  un Rosario/ sgranato e recitato dalla vita/ una perla s’è staccata e giace in fondo./ Nessuno al mondo la coinvolgerà più (02/07/08)

ROTONDITÀ DELLA VITA
1.
Uscendo ad occhi aperti nella notte/ si dovrebbe imparare il giro intero,/ la Rotondità completa della Vita.

Obbedire […] Punti colore

13 marzo 2015
Katsushika Hokusai, La grande onda di Kanagawa (1826-33)

Katsushika Hokusai, La grande onda di Kanagawa (1826-33)

OBBEDIRE
1.
Le cose Obbediscono: arrivano alla presenza/ come similmente i fiori spuntano nel sole.
1a.
Io sono soltanto un Obbediente/ a ciò che giunge/ e che tramuto in voce.

OCEANO
1.
Ognuno è un canale della vita/ fino a un Oceano che si chiama Logos.
2.
Fino all’Oceano della mente/ le vie della vita attraversano/ il cielo, la terra e il corpo umano.

OCCHI
1.
Per quello che c’è ancora sopra le cose/ devi inventare nuovi Occhi per vedere.
1a.
Aprire Occhi è il risultato della vita./ E aprire Occhi è un valico di luce.
2a.
La vita che sale/ se poi ha l’Occhio, vede./ Ecco cosa io mi devo fare/ perché so d’avere trapassato.
1b.
Quell’Occhio nuovo che dovrà spuntare/ è dalla parte opposta de Occhi aperti al mondo.
2b.
Davvero sono ancora un internato.
3b.
Dalla parte di qua sono stanco di guardare/ anche se ci sono stelle e fiori.
4b.
Le stelle sono granuli di luce/ per la nuova vita che aspetta di spuntare.
5b.
Il foro d’uscita della vita/ diventa un Occhio sul lasciato.
1c.
Albero: quest’eterno senz’Occhi per il sole./ Gli Occhi li ha l’uomo per la sua luce.
2c.
Ed io cerco chi vede quella mia./ Io cerco chi ha Occhi per la luce/ che cresce sopra il sole,/ e quello sono io ma non in quest’ora.
1d.
Io mi picco di avere degli altri Occhi in preparazione./ Sto preparando i fori dall’interno/ battendo sulla scorza della vita.
1e.
Anche alla luce del sole/ siamo emersi in antico/ aprendo gli Occhi./ E poi alla luce del Logos/ circa ventisei secoli fa/ ma i nuovi Occhi/ quasi ancora non ci sono/ o c’è soltanto assottigliamento di membrana/ nei punti dove essi appariranno./ E tuttavia ormai/ quasi per prova o tentativo/ a qualcuno gli Occhi sono spuntati/ e sono apparse nuove immagini di luce.
1f.
Quando superi il confine di una luce/ si aprono nuovi occhi sulla luce sormontata.
1g.
Quando apriremo nuovi Occhi per la fonte della luce/ non ci apparirà più solamente come sole e come stelle,/ ma anche come Essere, un aspetto più consono al divino.

OCCIDENTE (CIVILTÀ OCCIDENTALE)
1.
Tutte le idee che si trovano nei libri dell’Occidente/ e nella mente – eccetto quella di Dio –,/ stanno diventando come i mobili tarlati e fragili di un diroccato palazzo,/ che si dovrà presto abbandonare.
1a.
Si costituiranno cittadelle chiuse e fortificate/ per la protezione e la conservazione dei privilegi acquisiti./ Anzi tutto l’Occidente diventerà un’unica e insormontabile città/ protetta e illuminata nella notte dall’energia elettrica ed atomica./ La città terrena per eccellenza.
1b.
L’immensa Civiltà Occidentale sta predisponendosi/ in un cerchio e in un racconto del cerchio.
1c.
L’Occidente sta esprimendo/ la nascita dell’oltreuomo/ come dovuta a un processo storico,/ quello che esso stesso/ ha vissuto finora/ nel giorno della ragione/ ed ora nella sua notte/ e che sta avviandosi alla conclusione/ con il ritorno a casa,/ al luogo della maternità.

OGGETTIVO
1.
Si dice Oggettivo il trasportato/ – l’albero o la stella che ci arriva –,/ e non si sa neppure dove è entrato e quando/ perché esca l’Oggettivo.

OGGI
1.
Oggi non è il sole ma il pensiero.
1a.
L’oggi è così legato al mio risveglio/ che non c’è mai Oggi se non apro l’occhio.

OLTRELUCE
1.
Se ha aspetti il Logos come il sole ha i fiori,/ cioè se anch’esso esprime i suoi colori/ in nuclei che si possono guardare,/ sarà bella la visione da Oltreluce.

OLTREUOMO-OLTREUMANO
1.
Come le altre forme di vita/ che ci hanno preceduto/ facendoci arrivare fino a questo punto,/ ora tocca a noi di andare avanti/ perché siamo l’avanguardia dell’evoluzione/ qui sulla terra./ Ma se ciò che ora siamo si bloccasse/ diventerebbe presto cosa del mondo:/ specie superata e pietra di sormonto./ E un Oltreuomo sorto dall’uomo/ occuperebbe la testa.
1a.
Sono ancora quasi completamente/ estranee all’umana comprensione/ queste tracce di un cammino/ nella Notte del Logos/ perché sono una direzione verso l’Oltreuomo.
2a.
La salvezza è affidata all’Oltreuomo/ – dico la sua continuità e rimemorazione –./ Altrimenti l’intera razza umana potrebbe perire/ giunti a questo punto.
3a.
Un’estinzione totale della specie/ o con la degenerazione dei pochi che sopravvivono.
4a.
Ma c’è anche la soluzione fornita dalla Tecnica:/ il compimento dell’uomo dentro la ragione,/ la sua inamovibilità dentro la nicchia./ Illuminata la Notte dalle luci artificiali.
1b.
Come l’uomo si distingue dall’animale/ per qualcosa di più che si chiama ragione,/ così l’Oltreuomo si distingue dall’uomo/ per qualcosa di più: il ricordo delle vite precedenti.

OMBRA
1.
Il lasciato da Dio ha il suo segreto:/ scopro le stelle ma non disvelo l’Ombra.
2.
Se le stelle sono orme/ il cielo è l’Ombra/ del camminatore eterno.

ONDA
1.
C’è il segno dell’onda che mi guida/ dove incontra una sponda e lì spumeggia./ È un tracciato di strada dove cammino/ immergendo solo i piedi dentro il mare./ Questi ambiti di vita sto scegliendo dove li trovo,/ ma ne ha di più il mio cuore.
1a.
Il mondo non è immutabile e perenne/ ma soltanto un’apparizione che avviene nell’umano,/ un’Onda di visione io la chiamerei.
2a.
Dove il mare d’ogni Onda è solo Dio.
1b.
Le Onde della vita sono gli uomini./ Ma la vita è il mare che le forma.
2b.
E sale e scende/ come ogni vita/ l’Onda.
3b.
Dopotutto vado in cerca di quel mare/ che ha generato l’Onda che io sono./ Il mare è l’onnipresente./ Soltanto l’Onda ora sale e poi discende.
4b.
L’Onda la produce il mare/ e quindi è impossibile dimostrare/ perché è toccata a me quest’avventura.
5b.
Ma ora che m’è toccata io dico “io”/ ad un aspetto che non è mai stato prima.
6b.
Perciò cerca il profondo da cui esci/ e sarai presente in ogni punto della vita.

ONDE DI COLORE
1.
Questo comporre visioni di bellezza:/ entra nell’occhio l’Onda di Colore/ ed appare il rododendro nella vita.
2.
Sono macchie rosseggianti da lontano/ che festeggiano i declivi.
3.
Un’altra Onda diventa una genziana/ su per il sentiero che mi porta in cima.
4.
Ho in faccia il sole/ in questo mio salire.
5.
Quando questa luce/ incontra questa terra,/ incide e giace/ e poi raccogli il fiore.
6.
È la stessa luce questo sole e il Logos/ ed è per gradi di preparazione che si vede.
7.
L’Onda raccolta di un vivente antico/ diventa il fiore nella luce dell’umano.
8.
Passo su vite antiche/ e perciò io,/ corpo errante e guardante,/ da una vita più elevata/ incontro e vedo.
9.
Ma c’è chi cerca e trova anche la mia,/ ne sono certo,/ I vedenti nel totale sono tanti./ M’affido a quell’angelo o a quel Dio/ anche se mi raccoglie nella mano.
10.
Se poi la luce sale sulla luce/ la visione sulla visione/ la vita sulla vita,/ anch’io saprò chi sono/ se sorpasso.
11.
Dopo il pendio/ che rododendro ha rivestito/ – ed io mi trovo/ con lo sguardo che lo sfiora –,/ c’è solo l’azzurro/ e quello è il cielo./ Una dolcissima arcata/ separa quei colori.

ONDE ELETTROMAGNETICHE
1.
Onde Elettromagnetiche si chiamano le informazioni/ che battono sugli occhi ed entrano./ Ed escono cieli azzurri e fiori dentro il prato.
2.
Io non dico che si crea, ma si compongono quei dati,/ ed esce una figura: questo mondo.
3.
Semmai tutta la vita è creazione/ e non la mia, che è goccia dentro il mare
4.
Ma siccome percepisco cose inusitate/ sono goccia di superficie e non profonda./ Anzi spumeggio nell’invisibile che scioglie/ e scintillano scendendo le parole.

ONDULAZIONI-VIBRAZIONI-CONDENSAZIONI
1.
Ondulazioni che diventano luci e suoni/ quando entrano nella vita dell’umano.
2.
Vibrazioni e Condensazioni che diventano le cose/ quando entrano nella vita e tu le chiami.

ORACOLO
1.
La parola è Oracolare/ perché giunge dall’esterno/ come in antico./ perciò c’è soltanto l’additare.

ORDINAMENTO
1.
Questo mondo è un Ordinamento/ ricavato da un non-mondo/ o dall’indistinto o caos.
2.
Ordinamenti antichi li chiamiamo cose.
3.
Un Ordinamento, comunque,/ è sempre limitato e alimentato.
4.
Il limite è l’aspetto delle cose.
5.
Se si trova l’uscita/ da un Ordinamento,/ si prospetta un altro ordine/ e si può ottenerlo.
6.
Ed ora la ragione è un antico Ordinamento/ dal quale io credo che si possa uscire.
1a.
La caduta in una Ordinamento/ è un modo per apparire/ e per vedere/ e perciò sono ricercate e desiderate/ queste sfere.

ORDITURA
1.
Noi, gli affiorati nell’Orditura del presente,/ ma con interminabili radici in terra e in cielo.

ORGANIZZARE-ORGANIZZAZIONE
1.
C’è una certa predisposizione all’Organizzazione./ Un corpo è un’Organizzazione,/ un uomo è un’Organizzazione./ Di cosa? Di invisibili presenze/ che diventano visibili nell’Organizzazione.
2.
Come la società è l’Organizzazione,/ cioè la necessità o la volontà di fare assieme.
1a.
C’è niente se non viene Organizzato/ – neppure la visione di stamani che chiamo mondo/ organizzata da dieci miliardi di neuroni/ e dai loro illimitati collegamenti –./ Se non è Organizzata e sostenuta/ si disperde e scompare la visione/ come immagine in uno schermo./ Semmai tutto diventa ondulazioni e vibrazioni,/ ma dove e quando?
1b.
Non ho fretta ma neppure paura di partire./ Sto Organizzando il ritorno.
2b.
Non ho fretta perché continuo da qui a prepararmi.

ORGANO
1.
Sono Organi antichissimi/ quelli che abbiamo,/ come gli occhi,/ ed è tempo di cambiare.
2.
Quel terzo occhio/ che collochiamo in fronte/ lo stiamo preparando/ per vedere l’invisibile da qui/ da occhi umani.

ORIENTE-OCCIDENTE
1.
Da Oriente a Occidente c’è una strada/ lunga ventisei secoli/ che congiunge due aspetti del medesimo/ essenziali per sapere.
2.
Occidente è incominciato/ quando ci siamo mossi dall’Oriente/ seguendo il cammino di quella luce.
3.
Può un Orientale capire che il Giorno finisce?/ Perciò gli Occidentali hanno acceso luci nella Notte./ Ma c’è un altro modo di passare: circumnavigando.
4.
Ritoccando l’Oriente/ provenendo da Occidente/ accade il mutamento.
1a.
Nel Vocabolario,/ Oriente non è soltanto il sorgere del sole/ ma anche l’apparire del Logos./ Ma il secondo ancora non si vede/ perché non abbiamo sensi adatti a percepirlo./ Poi il semicerchio nel suo Cielo, dall’Alba al Tramonto,/ non è durato dodici delle nostre ore ma ventisei secoli./ Dunque non ci sono stati finora occhi adatti per vedere/ ma neppure esperienze comuni e ripetute./ Ecco perché questa dimensione è stata fino ad oggi/ abitazione senza entrata e senza uscita/ e la Porta era segreta e abbandonata.

ORIGINE
1.
Altro che Big Bang!/ L’Origine del mondo è il grembo della donna./ Senza di esso non ci sarebbe l’uomo,/ non ci sarebbe questa immagine del mondo,/ non ci sarebbe la ricerca dell’inizio,/ non ci sarebbe il Big Bang
1a.
Che stupidaggine cercare tanto lontano!/ L’Origine sei tu: la vita comincia nel tuo grembo./ E la fine sei tu: la bellezza che si mostra nell’uscita. Poi ci sono io: il cercatore,/ che ti dice chi sei e come appari.
2a.
Te lo assicuro io: se esce l’uomo dal tuo ventre,/ esce anche ciò che appare, cioè il mondo,/ dal suo inizio proclamato fino alla sua fine prevista./ Poi c’è l’indistinto e indeterminato da cui ho ora tratto/ queste estreme indicazioni di te, di me, del mondo.
1b.
C’è chi pone l’origine dell’universo nel Big-Bang/ ed io invece nell’ovulo fecondato dallo spermatozoo,/ perché senza quell’incontro e unione non ci sarebbe l’uomo/ e perciò neppure la sua teoria del Big-Bang./ A meno che non si creda davvero/ che esiste questa visione del mondo/ senza nessuno che la vede.

ORME
1.
Il mio passo nella neve cerca Dio/ e nessuno lo saprà quando è mattino./ Qui appaiono soltanto Impronte d’uomo./ Hanno le cose una misura ovvia.
2.
Le Orme verso Dio/ non hanno una direzione prefissata.
3.
Cose: Orme di un antico viaggio./ Io guardo i passi già compiuti,/ ciò che è rimasto.
1a.
Iddio lascia Orme di luce: stelle e fiori./ È legato alla luce il suo passaggio.
2a.
Io posso scoprire Orme di Dio/ lungo il mio cammino/ ed è perciò che continuo/ e cerco ancora.
1b.
Le cose sono orme della vita.

ORNAMENTO
1.
A rimanere incastonato/ in terra e in cielo/ io non ci tengo più,/ non sono un Ornamento.
2.
In cammino fra ciò che si è fermato:/ le piante sulla terra e le stelle in cielo,/ e se desisto rimango imprigionato/ da chi mi passa e chiude la mia vita.
3.
Se c’è grido in vite sormontate,/ grido di ribellione e di rifiuto,/ quel grido è imprigionato dal silenzio.

OROLOGIO
1.
Il mio orologio batte i secoli e i millenni./ Delle ore e dei giorni mi sono emancipato.

ORRORE
1.
Bisogna abbandonare/ questo radicamento/ che chiamiamo l’animale/ e soltanto così si può distaccare/ la sofferenza e l’Orrore/ di questo antico ordinamento.

OSSERVATORIO-OSSERVATORE
1.
Da un Osservatorio lontano/ – come un cannocchiale rovesciato –,/ io vedo vestito e addobbato l’animale.
2.
Da quell’altezza o da quella posizione,/ la scena che si vede è il mondo intero/ e s’appunta su ognuno la visione.
3.
Anch’io mi trovo nella scena, ma mi guardo.
4.
È invisibile a se stesso quel che guarda.
5.
Epperò quell’Osservatore/ tramuta l’invisibile in visione./ Qualcosa si specchia nella vita/ ed appare la faccia d’ogni cosa.

PALPEBRA
1.
Immagino che la Palpebra sia chiusa/ dell’occhio che dovrebbe vedere Dio/ (o il Logos che ci innalza alla parola)./ E mi chiedo quando finirà questa mia notte.

PARMENIDE-BUDDHA-LAO-TZU-ERACLITO
1.
Quelli della luce superiore/ io li chiamo./ Dalla terra più bassa/ al più alto cielo/ la luce è una sola./ Muta soltanto lo splendore/ e la vita che essa illumina/ e riscalda.
2.
Tu la vedi come sole,/ un globo luminoso dentro il cielo,/ ma esso è solo un po’ dello splendore.

PAROLA
1.
Io per gli antichi sentieri/ giungo in cime ai prati esterni/ dove germoglia la Parola.
2.
L’antica acqua che primavera ha sciolto/ e rumoreggia per la conca alpina/ io l’ho portata a suono di Parola.
3.
Illimitato/ è il suono del torrente/ sale per tempi/ ed arriva fino al cuore.
1a.
Se è manchevole l’ente di Parola/ precipita giù per la sua china.
1b.
Anche una sola parola è labirinto./ Inesauribile appare e si nasconde./ Ha cieli di stagioni come il fiore/ e coinvolge terra e cielo il suo apparire.
1c.
La luce di Dio nella Parola/ è simile al sole nel suo fiore.
1e.
La parola è un “è” dell’Essere/ un addurre il silenzio fino alla voce.
1g.
Il sole li solleva ed io li chiamo:/ primula, violetta, bucaneve…/ dalla luce dove sboccia la Parola.
1i.
Perché sei nel Logos sboccia la Parola/ come un fiore si apre dentro il sole.
1l.
La Parola è veste sulla cosa/ e introduce la cosa nella festa./ Vuoi sapere in quale festa?/ Questo mondo.
1m.
Dopo il confine della Parola/ non c’è il nulla/ ma l’indistinto d’ogni suono.
1n.
Le parole sono chiamate/ dal profondo/ dove c’è confine/ quasi a convegno.
1o.
Sembra che sia tempo di migrare.
1p.
Le Parole usuali/ delle cose che sono/ io le sto dimenticando/ rivolto come sono/ all’invisibile e al silenzio.
1q.
Il corpo è l’ultimo visibile/ – ciò che noi stessi siamo di natura naturata –,/ guardando dalla sfera più alta./ Per il resto lanciamo messaggi/ e il più importante di essi è la Parola.

PAROLA-LIBRO
1.
Io vedo la Parola dentro il Libro,/ e poi il Libro dentro la Parola./ Questo farsi piccino è l’esistente/ e manifestare il totale in forme e canti.

PARTE
1.
Si ride e piange/ da una Parte sola.
2.
C’è una sola Parte/ per la vita e per la morte./ C’è solo il giorno/ per ogni cosa d’uomo.
3.
È evidente che sono limitato/ a proseguire per un verso solamente/ e da quella Parte sono trascinato./ Mi spinge un vento, mi trascina la mia vita.
4.
Tutto cammina/ come il volto d’uomo,/ cioè in avanti/ ed è strano questo andare./ Perciò ti blocchi/ e se gli altri vanno ancora/ su quella scia/ ti lasci trascinare.
5.
Ma io ho aperto un varco dalla Parte a notte.
1a.
La Parte terrena/ rimarrà sulla terra/ mentre la Parte celeste/ valicherà la Porta/ di questa dimensione.

PARVENZA
1.
E ti sembra questo cielo/ una gran sfera,/ un vetro azzurro soffiato luminoso/ che racchiude bianche nubi,/ il sole e perfino la falce di luna/ che si alza dall’occidente./ Ed è invece questa scena una Parvenza/ che soltanto l’uomo può vedere.

PASSAGGIO
1.
Se l’inizio della filosofia/ è l’ingresso nella sfera del Logos/ di cui Parmenide ci ha lasciato/ le più chiare testimonianze,/ l’uscita è la fine della filosofia./ La quale non ha il significato per noi/ di annullamento o morte,/ ma soltanto di superamento./ L’uscita apre luce alle mie spalle/ e con essa io continuo il mio cammino.
2.
Fine della filosofia è il finire di un giorno/ e la visione di esso dentro il cielo.
3.
La fine di una luce,/ e per chi è colto senza conoscenza/ c’è il terrore della notte più profonda./ Io devo seminare quella preparazione.
4.
Da questo verificarsi del Tramonto/ già presente nel disvelamento dell’inizio/ non trema soltanto il singolo isolato/ ma il tutto edificato dentro il Logos/ cioè la civiltà e l’umanità occidentale.
1a.
Se si conoscono le dimensioni,/ il confine e la Porta/ dell’ingresso e dell’uscita,/ allora si può andare/ è tempo di Passare.
2a.
Alla fine del sogno ci sarà il Passaggio.
3a.
L’uscir da un sogno/ ha nome sonno e morte,/ o vita ancora/ se si conosce quel Passaggio.
1b.
Le mie parole / sono segni di un Passaggio,/ (sono le indicazioni della via/ rintracciate e tradotte)/ e non soltanto la ricerca per Passare.
2b.
Io non indico percorsi/ soltanto immaginati o progettati,/ ma sto Passando/ e segno le figure.
1c.
C’è il sogno di ogni giorno che chiamiamo vita/ dal cui sonno ancor non siamo usciti,/ o usciremo un giorno/ ma non sappiamo dove./ Si dice nella luce del divino/ ma io devo conoscere il Passaggio.
2c.
I sogni rivisitati sono segni del segreto.
1d.
Un Passaggio nella notte dell’umanità/ è la direzione della ricerca e dell’avventura.

PASSAGGIO-ATTRAVERSAMENTO-PORTA
1.
Stiamo Passando per la fine/ per raggiungere l’inizio./ Allora è soltanto circolare/ il cammino più lungo della vita.
1a.
Ma per mutare si deve attraversare/ la fine della faccia del mondo che percepiamo.
1b.
Non sappiamo quasi nulla dei Passaggi./ Da milioni d’anni noi si Passa,/ ma si chiudono quelle aperture dietro le spalle./ Soltanto dell’ultima c’è traccia nel pensiero./ Porta che separa le vie della notte e del giorno/ l’hanno chiamata.
2b.
Che il sogno della vita entri nel sonno/ e non nella morte che si crede./ E il sonno nell’attesa del risveglio.

PASSARE
1.
Nessuno sa di sé se non si Passa./ Che io sono terra, aria, acqua, fuoco,/ lo so perché li vedo dopo le uscite.

PASSATO
1.
Soltanto il Passato ha impronte e cose,/ cioè il non c’è più che ancor si vede.
2.
Non si vede il trapassare della vita/ ma soltanto le impronte che ha lasciato.
3.
Sono addensamenti/ gli incontri con le cose.
4.
Come giunge il Passato/ a questa riva/ viene raccolto/ e si canta la sua storia.

PASSEGGERO
1.
Tu sei un Passeggero in quest’aperto/ illuminato dal sole e dalle stelle,/ ed io un cercatore del confine./ Tu credi che sia durevole cosa/ ed io figura che muterà sostanzialmente/ dopo il passaggio.
2.
E sto indicando al cervello i dati per passare.
3.
È affidata ai grandi numeri l’avanzata/ come avviene con gli spermatozoi./ Poi a qualcuno accade di passare.
4.
Ed io che intravedo dal confine/ dico al cervello: registra questi dati,/ e li segno sulla carta per chi arriva.

PASSO
1.
Dove vado per questi Passi d’alte cime?/ A cercare la fonte del pensiero/ che tramuta in parole la mia vita./ E cammino, cammino per uscire.
1a.
La vita è sempre una salita verso una luce/ e poi la manifestazione in essa./ E poi ancora un aprire l’occhio in un sormonto.
2a.
Quest’occhio per il sole/ è stato un passo sulla luce.
3a.
Io chiedo e perseguo lo svincolamento/ dai terreni più antichi./ Dal corpo , per esempio,/ e dalle sue innumerevoli necessità.
4a.
Un Passo sopra il Logos/ innalza la radice.
1b.
Tutte le indicazioni della conoscenza e della vita/ che appaiono da questa terra di confine/ conducono là: al superamento del passo della morte.
1c.
Io non conosco Dio ma solo il Passo/ da cui si entra in una luce superiore.

PATTO
1.
Mi pareva di poter fare quel Patto/ ma dell’altro nome non conoscevo/ né immagine sapevo fingermi./ “Chiedo sia salva la strada di sasso nel sasso tracciata/ che alla mia casa conduce,/ il volto di mia moglie e la mia bambina/ così preziosa ai miei occhi e cara al mio cuore”./ E tacqui per non chiedere ancora,/ per non chiedere troppo./ Finché voce mi parve di udire:/ “Senza misura sono i sassi laggiù/ e i volti e i corpi e passano./ Perché proprio quelli dovrebbero restare?/ Son segni, son segni,/ trascorrono verso l’oblio”./ “Ed io voglio che restino”, gridai,/ e mi pareva d’aver voce potente atta al comando./ “In cambio ti darò ciò che vorrai:/ ancora luce che dagli occhi trascorre/ e suoni e danze di immagini/ e qui ancora per te cercherò./ Ma lì nel tuo libro che immagini raccoglie/ senza date né luoghi/ scrivi per me questa data/ e le immagini qui del mio cuore”.

PAURA
1.
È pauroso Iddio quand’è il nascosto,/ (Cielo oltre le stelle, sonno, morte),/ e noi piccole luci accese, sospese,/ e che si spengono.

PENDIO
1.
Per quei Pendii in fiore/ vorrei arrivare al cielo.

PENSIERO
1.
Però il Pensiero domina le cose,/ cioè le propone e le dispone in tanta parte/ ed io vorrei arrivare ora a quell’arte/ di proporre e di disporre del Pensiero.
1a.
Il Pensiero/ è una cavità sferoidale/ dove sei entrato/ – la data è stata registrata –,/ e da cui c’è uscita/ se arrivi fino al colmo/ e poi ti versi.
1b.
Il Pensiero è una luce temporale,/ porta al presente ogni illuminato.
2b.
Noi non vediamo il Pensiero,/ è sopra il fondo della cosa che siamo./ Ma poi sono salito e ho veduto./ Come un antico pesce/ sono uscito dal mio mare.
3b.
Il Pensiero/ è solo un elemento vitale e generale/ come l’acqua e l’aria./ Io quindi sto indicando/ un mutamento del vivente/ simili a quelli antichi già accaduti.
1c.
Per me il Pensiero è come questo mare:/ una superficie incurvata e sopra il sole./ E normalmente siamo pesci del profondo.

PENSIERO DEBOLE
1.
Il Pensiero debole di questi nostri tempi/ sta sopravvivendo su terre di confine e di tramonto,/ anzi su accampamenti nelle notte, ormai,/ rischiarati da luci artificiali.

PERDITA
1.
Ho perso un verso bellissimo/ stanotte./ Ho provato ad annotarlo/ e non potevo,/ l’ho ripetuto tante volte/ e l’ho scordato.

PERENNE
1.
Ho attraversato l’abisso,/ ho raggiunto l’altra riva,/ ho trovato il luogo d’appuntamento Perenne.

PERICOLO
1.
Lasceremo le terre umane/ incalzati dal Pericolo/ e dalla voglia di cambiare,/perché qui moltiplicazione/ dell’inutile e del mostruoso.

PERLA
1.
Questo pensiero/ è la rotonda Perla/ dove ogni cosa è entrata/ e vi traluce./ Ed io ho levigato quella sfera/ finché trasparente è diventata.
2.
La trasparenza di sé è la visione.

PERCEPIRE
1.
Mi pare che gli uomini/ Percepiscano Dio/ come le piante il sole./ Nello stesso modo, voglio dire,/ senza vederlo in faccia.
2.
Chi s’avvicina di più si veste di Dio/ come i fiori dei colori del sole.

PERSEGUIRE
1.
Se la vita ti apre a una visione/ e chiedi quello che tu vedi,/ la vita te lo dà se lo Persegui.
2.
E dovrà darmi l’ “È” allora,/ che i sapienti hanno visto quando è spuntato/ e che abbiamo rivisto nel tramonto.
3.
È l’ “È” della sfera dell’Essere/ nella quale siamo entrati/ circa venticinque secoli fa.
1a.
Io Perseguo il superamento/ di questo stato umano/ e nient’altro./ Il resto è solo necessità ereditata/ e sopravvivenza in questo luogo.

PERTURBAZIONI
1.
La vita è l’illuminazione di Perturbazioni/ e il loro apparire sulla scena.

PESANTE
1.
Il Pesante/ da qui/ è il passato,/ un molti strato/ io direi/ è il Pesante.
2.
Una scienza nuova del Pesante/ implica il tempo./ Il Pesante è una misura del passato.
1a.
Ci portiamo addosso/ Pesantemente/ il corpo.
1b.
È il Pesante la terra e la radice./ Fanno parte delle cose,/ quindi è il passato./ Ed è Pesante il passato così denso./ Però il salgo per esso e giungo a riva.
1c.
È una salita nel Pesante questa vita/ come la linfa per i tronchi e rami a primavera./ Ma poi s’apre nell’aperto foglia e fiore.

PIANOFORTE
1.
Il cervello è come un Pianoforte/ dove chi mette dita eleva suoni./ Ma il Pianista dov’è, dov’è l’autore?
2.
Il costruttore del Pianoforte/ è anche il suonatore, mi sembra,/ anche se non necessariamente tuttavia,/ perché c’è chi trova lo strumento/ costruito e preparato e l’adopera./ Allora è la vita il costruttore/ e per essa – materialmente –/ il vivente incaricato.
3.
È come se suonassi uno strumento/ quando attingo dal cervello immagini e parole./ Perché io vedo e imprimo e poi tramuto in canto.

PIANTE
1.
Si sono slanciate rigogliose/ verso il sole nel Terziario/ e poi fermate all’improvviso,/ e così sono rimaste fino ad ora/ e forse per sempre./ Hanno esaurito una carica di vita./ Poi in altri modi è continuata quell’ascesa/ fino alla visione e fino al Logos.
2.
Bloccati gli uomini dentro il Logos/ come le Piante dentro il sole./ Ma c’è possibilità di traboccare.
1a.
Pianta anche l’uomo/ di un cielo che non vede.
2a.
Immerso anche lui/ come l’albero nel sole.
3a.
Se buco la scorza del pensiero/ io vedo la luce che lo cresce.
4a.
C’è modo di uscire in quella luce/ attaccati all’Essere che sale/ per le vene e i solchi del cervello.
5a.
Questa mia Pianta ha sorpassato il sole/ che perciò è diventata lampada di interni/ e illumina le cose distaccate e superate.
1b.
Vivono senza vedere la luce che le cresce/ così come noi la percepiamo:/ un tondo globo luminoso nell’azzurro./ Tuttavia non la ignorano/ se si volgono ad essa/ o escono e si alzano a cercarla.
2b.
Anche in noi c’è percezione di qualcosa/ che non conosciamo per contatti sensibili e per concetti/ e che tuttavia non si può dire che non c’è / perché è palpitante la notte senza fine/ dove a volte tementi e tremanti ci fa entrare.

PIANTA ARTIFICIALE
1.
C’è chi rimarrà Pianta Artificiale./ Per chi vuole rispuntare/ nel nuovo cielo dell’Essere/ c’è già calore di nuova luce./ E noi che siamo vita libera ed aperta/ puntiamo a quella fonte luminosa/ come i fiori al sole./ Non saremo comandati/ né a spuntare né ad aprirci/ ma si entra nell’immenso dove ciò accade.
2.
Più di te che sei fiore e che ti ripeti nel sole/ (in ciò che chiamo sole),/ io ho valicato un altro modo della luce:/ ho valicato il Logos./ Sono entrato nella sua notte/ che si chiamava nulla e morte/ ed ora mi trovo presso un’altra uscita/ nella luce,/ a un altro modo di vederla e di sentirla.

PICCHIO
1.
Sono uno strano Picchio muratore/ che batte la sua scorza dall’interno.

PIENA
1.
La Piena del mondo/ sale fino alla parola.

PIENO
1.
I Pieni ripetono se stessi.

PIETRA
1.
Quanti gli abbandonati/ lungo il cammino/ e lì bloccati!/ Piante, fiori, insetti, uccelli…/ Montando in se stessa/ la vita si sviluppa/ e l’uomo è la Pietra di sé/ ed è il sormonto.
1a.
Sono Pietre di sormonto/ tutte le altre cose/ inanimate e animate./ Pietre di sormonto e sormontate.
2a.
Pietre le Pietre, le piante e gli animali./ E diventa Pietra anche l’umano se rimango.

PINI
1.
Gli antichi compagni/ che non vedono le stelle.
2.
Vite antichissime/ radicate e chiuse/ che io sradicato e aperto/ vedo e incontro.
1a.
Ed io qui solo/ in un esterno bianco di neve/ che abeti e Pini/ non hanno mai veduto./ Essi gli abitatori/ ed io l’errante.
2a.
Ho trapassato/ strati di luce/ e vi vedo maestosi/ presso le cime.
3a.
Pino staccato io/ da bosco alpestre./ Pianta dell’umano./ E in cerca di distacco/ per sapere.

PITECANTROPO
1.
Siamo i Pitecantropi/ dell’età della tecnica./ Così ci classificheranno nel futuro/ perché un’umanità così/ non può durare.

POESIA
1.
Non posso più seguire/ un cammino prefissato,/ perché sempre non mi è dato/ di incontrare la Poesia/ in questo modo./ Ma devo deviare,/ tentare altri sentieri,/ immergermi nel bosco e nei pensieri./ Devo insomma essere libero/ di andare dove voglio/ e dove mi pare./ La Poesia non si trova mai/ su una strada già percorsa/ e neppure per una già indicata,/ perché anche così sarebbe nata/ e io non allevo mai la altrui Poesia.
2.
La mia Poesia è poverella/ non mi ha dato un centesimo finora/ anzi mi chiede ancora/ carta, penna, macchina da scrivere,/ di preparare messaggi e di inviarli./ Ed io l’accontento,/ anzi le sorrido con condiscendenza/ e con quella dolcezza/ che si dà a un’età soltanto: la più piccina./ E non è più poverella ma bambina,/ voce di un nuovo giorno.
3.
Soltanto la Poesia/ segue la vita/ o gli abbraccia il collo/ come un fanciullino.
4.
La Poesia: non vedi come esce!/ Un battere di ali improvviso e lascia la terra/ seguendo appresso il volo della vita.
1a.
La Poesia è crudele/ in questo tempo:/ lascia le antiche note/ canta la fine.
2a.
Il mio campo era il pensiero/ dove spiccavo idee/ come si sciolgono/ le allodole nel volo,/ ma ora c’è un canto solo/ che mi prende:/il canto del finito/ e un solo varco.
1b.
Se non è vita la Poesia/ lasciala andare./ O è voce, se vuoi,/ del tramutare.
2b.
La luce del Logos/ fa fiorire la parola/ e questa è la Poesia/ se vuoi sapere.
1c.
Dove spunta la parola di Poesia/ gli è appresso Iddio o s’avvicina/ come io mi dirigo verso il fiore.
1d.
La Poesia/ è il silenzio universale/ che diventa voce/ quando la vita/ s’introduce e tocca.
2d.
E il silenzio/ è l’indistinto/ d’ogni suono.
1e.
Onde di luce/ diventano colori/ nelle creature del sole./ Onde di pensiero/ diventano Poesia/ nelle creature del Logos./ E tra gli umani e i fiori/ c’è il varco di una luce.
1f.
Poesia è la parola/ che si veste di bellezza/ e di mistero.
2f.
Ma io conosco un po’/ il segreto di Poesia:/ è la luce del Logos/ che l’accende.

POETA
1.
Nella sua vita rivolta verso il Logos/ mi sembra il poeta come un fiore/ che s’apre e mostra i colori del suo sole.
2.
Se fossi solo un Poeta io resterei così:/ rivolto al logos ad aspettare parole.
3.
I pensatori/ ci hanno introdotti nel pensiero/ e poi condotti,/ ma siamo giunti/ alla fine del viaggio.
4.
Ma una mia vita vorrebbe rimanere,/ bocca di fiore aperta a questa luce.

PONTE
1.
L’arcata del Ponte della vita/ e quella contrapposta della morte,/ si sostengono a vicenda.
1a.
Il collegamento/ fra una vita che finisce/ e un’altra che incomincia, c’è già in natura/ perché, appunto, uno muore e un altro nasce/ ed esiste il passaggio oscuro dall’una all’altra sponda./ Ma ciò riguarda la specie e non il singolo./ Io invece è nell’abisso che inghiotte la persona/ che ho gettato un Ponte.
2a.
Ponte c’è già fra una veglia e l’altra/ che supera la tenebra del sonno,/ ma si compie ad occhi chiusi/ e mente spenta quel passaggio,/ come trasportati da un sentire oscuro./ Però quando si giunge dall’altra parte/ c’è il ricordo del giorno precedente/ e di tanti altri che son stati/ e perciò non la spegne questa vita/ quell’abisso breve.
3a.
Ma l’altro sì, l’altro ha nome “morte”./ Ed è su quello che ho gettato il Ponte.
1b.
Il Pericolo si fa sempre più vicino e grave./ Pericolo di catastrofe mondiale/ di cui già ci sono tanti segnali in cielo e in terra./ Allora si cercherà la fuga/ ma c’è solo un esile Ponte sull’abisso/ e pochi sanno dov’è/ e si può passare soltanto uno per volta.

PONTE PIÙ GRANDE
1.
“Ponte più grande” è un ponte di memoria,/ quello che unisce le due sponde dell’Occidente,/ dalla sua Aurora fino al suo Tramonto.
2.
Ed è già stato progettato un altro Ponte/ uguale e simmetrico al primo:/ quello che collega il Tramonto a un’altra Aurora.
3.
Utilizzando perciò le stesse sponde,/ le stesse fondazioni, e la struttura/ che cavalca il grande vuoto./ Si sostengono a vicenda le due parti.

PONTE SULL’ABISSO
1.
Il Ponte sull’Abisso – la sua parte a giorno –,/ è il risultato/ di venticinque secoli di filosofia/ dopo che il suo cammino è giunto al capolinea,/ indicato dalla pietra miliare del Tramonto.
2.
Si valica l’Abisso della morte/ attraversando il Ponte/ e si ritorna nella luce della vita/ e nel dominio della coscienza.
1a.
La morte era un abisso/ su cui non esisteva/ una struttura per attraversarlo./ Abisso lo è ancora/ e sarà sempre, io credo,/ ma ora le due rive/ le collega un ponte./ È un ponte dove si è portati/ come su quello più piccolo del sonno/ ma è necessario sapere/ che c’è e che si passa/ perché ci sia continuità/ da vita a vita.

PORTA
1.
Ho visto Porte che somigliavano a queste/ che aprono e chiudono case e stanze,/ ma non come queste./ Queste una casa chiudono o una stanza/ e aprendole la casa appare, la stanza appare/ che esse conservano./ Ma quelle non chiudono nulla./ Ne apri una e un’altra te ne appare,/ e aprendola ancora un’altra ne appare/ e sempre così, finché ti accorgi/ di Porte senza fine/ che nulla aprono e nulla chiudono./ È bello aprendo sapere di trovare/ e chiudendo poter conservare./ Ma ciò può avvenire solo da questa parte/ e da questa parte si è cercato che avvenga./ Ma dall’altra parte ho visto che non è così/ e m’è sembrato anzi che quelle Porte/ non a queste somigliassero/ ma queste a quelle,/ anche se possono sembrare più vere.

PORTA DEL GIORNO E DELLA NOTTE
1.
La Porta che io vedo dalla mia mente,/ la Porta del Giorno e della Notte,/ dovrebbe essere varcata dall’abitatore interno che io sono.
2.
Le immagini del pensiero e quindi il mondo/ e i sigilli del pensiero, i numeri ed i nomi,/ è tempo ormai di trascurarli un poco./ Sono cose dell’interno, di un giorno della vita,/ ed è tempo di tramonto e c’è l’uscita.
3.
La sfera di Parmenide è una sfera di riproduzione,/ simile al ventre della donna./ Dopo una lunga ricerca ne sono ormai certo./ Siamo entrati in quella sfera all’inizio della nostra civiltà,/ anzi quell’ingresso è lo stesso inizio./ La filosofia è la visione generale di quell’avvenimento.
4.
Uscire da questo mondo di pensiero/ che produce abitatori del pensiero: gli uomini,/ come il sole gli alberi ed i fiori./ Diventeremo abitanti d’altre terre e altri cieli/ ma con le radici dentro a questo mondo.
5.
Ho individuato finora due Porte del tempo/ che interessano direttamente l’umano./ La prima duplicata e moltiplicata tante volte/ è quella della donna che sviluppa/ e introduce in questo mondo./ L’altra è quella che Parmenide/ ha veduto quando siamo entrati in questa sfera/ circa ventisei secoli fa.
6.
Quando usciremo dalla Porta del tempo,/ lasciando la casa dove abitiamo,/ ci diventerà noto il suo aspetto e la sua ubicazione,/ per cui diventerà possibile a chi è già stato/ di entrare e di abitare, di uscire e ritornare.
7.
Quando da una Porta del tempo/ siamo entrati in questo ventre di sviluppo/ che chiamiamo sfera del logos, pensiero,/ filosofia, storia, civiltà occidentale,/ ci siamo entrati come semi./ Ma quando si esce, si esce sviluppati/ con sensi adatti a percepire un altro sole,
8.
La notte che chiamiamo morte s’illumina in tal modo/ e si vede l’accesso a questa luce, cioè la Porta del tempo/ e di essa gli si toglie la sua chiave,/ Siamo stati tronchi ciechi nell’attesa,/ ma ora c’è un intero che si mostra.
9.
Nel sue esterno è bella quella cosa/ che nell’interno la chiamiamo vita.
1a.
Io so che uscendo dalla Porta/ quest’intero raccolto, cioè il mondo,/ ti appare tutto incluso nella sfera che si lascia.
2a.
Sparisce la manifestazione dentro il buco nero/ e mi sembra che esso sia un’altra porta del tempo.
3a.
Similmente sparisce la primavera,/ l’estate e l’autunno dentro la terra,/ e quella notte la chiamiamo inverno/ noi che dall’esterno assistiamo allo sparire.
1b.
Porta del tempo e si entra in un mondo/ e lì ci sviluppiamo per trapassare.
2b.
Il tempo della gestazione è una Storia.
3b.
Porta del tempo e si esce da quel mondo,/ ed è concentrica la sfera dove si riappare.
1c.
Sentite: indicazioni conducono alla porta./ Il suo nome completo è Porta/ che divide i cammini del Giorno e della Notte./ Il primo che l’ha vista e superata è stato Parmenide./ Da essa si esce nelle divine spiagge del logos dorato,/ e nel passaggio rimane tutta da una parte questa nostra vita./ Imboccare la Porta d’uscita è la fortuna che ci vuole/ per entrare nell’altra sfera luminosa.
2c.
Immagina il pensiero con un’uscita:/ quella è la Porta di cui parliamo./ Che è anche l’ingresso dentro il logos/ dove ci troviamo, che ha il giardino/ delle stelle nel suo giro./ E il tempo umano lo elargiamo a queste stelle.
3c.
C’è un altro regno della luce fuori di Porta,/ non diverso ma più lucente dello stellato/ e più vivente di un prato a primavera.
4c.
T’affacci sul divino della luce quando incontri la Porta/ e da lì ti accorgi che le stelle e le galassie/ sono scintille di essa sparpagliate/ dentro l’interno che si lascia.
5c.
Se ti accade di accostarti a quella Porta/ e di affacciarti, vedi gran luce/ e le stelle e le galassie stanno all’interno/ immerse in una sfera di pensiero.
6c.
La Porta: quando sei vicino ad essa e in attesa di uscire,/ si presenta la visione che da lì sei anche entrato,/ e ti accorgi inoltre che da quel punto/ è iniziato il tempo della storia.
7c.
Ogni interno ci prepara e poi ci lascia uscire./ Ogni interno della vita ha una Porta in un’altra luce.
8c.
Di nuovo le popolazioni primaverili del sole/ si sono destate alla sua luce e sono sbocciate./ Se esse vedessero la loro bellezza come io la vedo,/ vorrebbero trascendersi per guardarsi./ Trasumanare è anche il mio cammino/ e l’avvicinarmi alla Porta per passare.
1d.
Questa Porta è l’uscita da pensiero filosofico e scientifico/ e si può perché da essa siamo anche entrati/ circa venticinque secoli fa.
2d.
In cammino verso una nuova spiaggia della luce/ può essere il titolo dell’avventura,/ Il cammino – solo orme di passi e frecce di segnali –,/ è ormai tracciato sulla carta fino ala Porta./ Intuibile il di là, ma non si vede.
1e.
Una Porta sul confine della mente: ecco il segreto./ Che si può decifra soltanto seguendo le indicazioni/ che si trovano lungo il cammino che conduce alla Porta.
1g.
Se si passa quella Porta si è più vicini a Dio.
1i.
La vita di pensiero ha una sfera di pensiero – il logos –,/ che la contiene e l’alimenta./ Per vie conosciute e stabili non siamo mai usciti da essa./ Ma ora si presenta la sua Porta.
2i.
Se c’è una Porta ad ogni fine di sviluppo,/ allora c’è anche Dio che tiene la sua chiave.
3i.
È la Luce che ti solleva fino alla Porta/ e predispone la struttura su cui sali,/ Poi nell’incontro con essa sboccia il fiore.
4i.
Soltanto la luce ha potere sollevante./ Se perdi dio rimani nel profondo.
1i.
Quando arrivi alla fine del pensiero razionale trovi la Porta.
1m.
Sicuramente ci sei dentro a due luci:/ a quella del sole che si vede e a quella del logos/ che non si vede, se non per lampi e squarci come sogni./ Ma passa una Porta ancora e la vedrai.
1n.
Sul confine dell’ambito dove il pensiero/ razionale è sorto e si è sviluppato,/ c’è un sentiero che conduce fino a una Porta./ Seguite quest’indicazione per arrivare.
1o.
C’è anche la Porta antica che tu porti,/ da cui si esce nella luce del sole./ Dall’altra più recente/ si raggiunge invece un’altra luce./ O forse la stessa, ma vista con altri occhi.
2o
Una Porta visibile è la tua, perché antica e superata./ l’altra invece non si vede perché sta sopra il visibile./ Appartiene al vedente e non al veduto.
3o.
Le Porte nel veduto sono quelle/ da cui spuntano i fiori e i bambini.
4o.
Porta nell’invisibile è invece quella/ che non hai ancora superata.
1p.
La Porta è anche il passaggio a un altro mondo/ e quindi questo diventa un sorpassato,/ simile agli altri di natura/ che appaiono dal pensiero
2p.
La natura vista dalla Porta dell’uscita/ è ciò che è già stato/ e ruota in cerchi chiusi, senza più uscita./ Perciò è l’eterno e immutabile ritorno.
1q.
Ho trovato una nuova Porta/ nella dimensione del pensiero/ da cui si può uscire in un’altra luce./ In essa il mondo delle cose a metà:/ metà giorno e metà notte,/ metà sonno e metà veglia,/ metà conscio e metà inconscio,/ metà uomo e metà donna,/ metà vita e metà morte,/ diventa mondo delle coincidenze./ Coincidono i contrari che ho nominato/ e ogni altro che appare in cielo e in terra.
1r.
La Porta sul corpo di una donna/ è come quella che s’è aperta nel pensiero/ per i pochi che finora sono usciti./ Immettono ambedue in dimensioni luminose: il sole e l’Essere.

PORTE DELLA VITA
1.
La Porta è una, indubbiamente,/ anche se sono innumerevoli i suoi aspetti./ E Iddio conosce tutti quei segreti/ se è sempre dappertutto e in ogni cosa.
1a.
La Porta che si apre/ alla fine della notte dell’Essere/ è la nuova uscita di salvezza.

POSIZIONE
1.
Sono capitato in un Posto fortunato,/ di contro al sole al limitare d’inverno/ e alle spalle il pendio della mia vita.

POSTULATO
1.
Quel che si Postula è che una civiltà giri in tondo/ come la terra attorno al sole e attorno a se stessa./ E che alla fine del giro trovi l’uscita.

PRATO-CIELO
1.
Il Prato è come il Cielo questa sera./ Le stelle e le galassie sono le grandi margherite/ isolate o in gruppi, a fasce di biancore/ – profondamente gli assomiglia –./ Non so se Dio passa nel suo Cielo come io nel Prato/ e schiva le sue stelle come io queste corolle./ Perciò resta il Prato e resta il Cielo.
1a.
La notte delle stelle/ è un grande Prato/ lasciato dalla luce/ un giorno antico.

PREDECESSORE
1.
Il mio antico Predecessore è quel pesce/ che per primo o tra i primi/ è uscito dal mare toccando la terra./ E camminando e mutando/ si è giunti fin qui e fino a me/ – lontanissimo discendente –,/ che ora sta preparando un’altra uscita.

PREMATURO
1.
Questa povera vita/ di germogli Prematuri/ sotto il freddo vento che li scuote/ come è disposta a soffrire/ pur di sentire il sole./ Domani invece giaceranno rattrappiti.
2.
Forse sono anch’io un Prematuro.

PREPARAZIONE-PREPARATI
1.
Mi è stato dato di sapere/ che si può uscire dalla condizione umana/ chiamata homo sapiens sapiens/ e da quella più recente uomo filosofico e scientifico./ La via dell’uscita e l’uscita è segnata dalle indicazioni/ contenute in questo Vocabolario./ In quanto a me,/ mi sembra di essere un posto di confine/ piuttosto che un camminatore d’oltre terra./ Per riuscire a conquistare quel passaggio/ c’è ancora molto da vivere e morire.
2.
Forse una generazione manca ancora e forse più./ Io racconto ma c’è silenzio in chi m’ascolta./ Non mi credono, non sono Preparati.
1a.
È in Preparazione/ un altro modo di concepire,/ di svilupparsi, di nascere,/ di percepire la luce./ Quello che ha qualche precedente/ nei miti, nelle religioni,/ nelle visioni dei mistici,/ e che nel mio caso è la coincidenza uomo-donna.
2a.
Un modo nuovo di concepire per l’uomo/ o lo stesso ma con risultati nuovi./ E un modo nuovo di nascere da donna.

PRESENTE
1.
Presente – capisci – io mi chiamo/ a cui giunge la piena di ogni cosa.
2.
Semplicemente non c’è – non è presente –/ né il cielo con le sue stelle/ né la terra e le sue cose/ senza la mente d’uomo.
3.
Semplicemente non c’è/ quindi è già stato./ Era un presente che abbiamo sotterrato/ nei dì dell’abbandono.
4.
L’è è l’idea della cosa/ come fu chiamata in tempo antico.
5.
Essere e Presente stanno assieme.
6.
Certo che a questa mia misura/ – la presenza nel Presente –/ il ruscello mormora parole/ e intrecciano figure quelle stelle.
7.
Il Presente è la luce della mente/ più diffusa di quella del gran sole.
8.
Nella presenza del Presente/ la cosa è la parola.
1a.
Illumino di Presente/ ciò che è stato./ Oppure le cose stanno/ in una misura antica,/ quindi rinchiuse senza fine/ si può dire.
2a.
Un po’ si può dire/ cosa perdono/ e dove cadono le cose/ senza il Presente/ dove anch’io mi trovo:/ perdono colori, sapori/ forme, dimensioni…/ diventano conformazioni/ antiche e chiuse/ come è ogni seme/ se non lo desta il sole.
1b
Il Presente è soltanto la parola./ Io capto tempi che arrivano al Presente.
2b.
“Luna” – il suo tondo occhio / che io chiamo luna –/ è la sua trasformazione estrema/ quando arriva.
1c.
La dimensione del Presente è una luce/ dove ogni cosa mostra la sua faccia.
2c.
Tu vedi da una luce/ che illumina anche il sole./ Essa è “ciò cui siamo più vicini”/ ha detto Eraclito il sapiente./ Infatti ci circonda e ci riempie.
1d.
Il Presente è il raduno della luce.
1e.
Come un treno che corre/ e sembra che si muovano/ la terra e il cielo,/ così è la nostra vita che passa/ e sembra che trascorra il mondo./ Ma esso è immutabile ed eterno./ Illusione è il movimento,/ illusione il passato e il futuro./ E se un giorno tu dirai:/ voglio conoscermi nella verità,/ dovrai superare l’illusione/ e ti vedrai nell’immobile Presente.
2e.
Come una successione illimitata di specchi/ che riflettono e rispecchiano un’immagine/ è la nostra vita/ e la più vicina è l’insondabile Presente./ Ma è sempre Presente anche la più lontana,/ perché una sola è l’immagine specchiata./ Solo che guardando negli specchi/ vediamo successioni senza fine./ Ecco l’inganno del passato e del futuro.
1f.
Se c’era già il mondo/ prima che l’uomo fosse,/ allora c’era anche l’uomo/ prima che diventasse/ a sé palese.
2f.
Ma se l’uomo/ è sempre stato,/ è sempre stato Iddio.

PRESENTE-PASSATO-FUTURO
1.
Siamo chiusi in una sfera/ che è il Presente,/ ma da essa scandagliamo continuamente/ il Passato e il Futuro/ di sfere sormontate.
2.
Dalla sfera di Presente dove sono dentro/ vedo e tocco le altre che son state:/ il Passato e il Futuro di vite trapassate.
3.
Che si proceda/ per sfere concentriche/ di vita e di visione/ anziché in modo lineare,/ questa è la chiave/ di innumerevoli aperture/ e di svelamenti senza fine/ dopo le Porte.
4.
Il Presente è un punto di visione,/ la sommità di sfere trapassate.

PRESENZE-ESISTENZE
1.
Occuparsi di antiche Presenze/ e non conoscere la nostra./ E le altre arrivano/ a questa assenza di Presenza/ che è la vita.
2.
L’assenza di Presenza/ è l’Esistenza dei filosofi.
3.
Così tu che sei uscito/ da uno specchio/ vedi e non ti vedi.
4.
Vedi le cose e soffri la tua assenza.
5.
Il vero che tu dici/ è una Presenza/ che compare in un’Esistenza/ che non vedi.
6.
Il sogno almeno appare/ e tu lo vedi da un’altra luce/ e dici che hai sognato./ Ma del mondo non puoi affermare/ che l’hai vissuto ancora.
7.
È un cieco sopraggiungere Esistenza/ a ripetere immagini del mondo.
8.
Farne una Presenza è il vivere mio/ e proteggere la vita con il divino.
9.
In una scala decrescente arriva al nulla/ ogni Presenza senza l’Esistenza.
1a.
La Presenza nell’Esistenza/ la chiamiamo cosa.
1c.
Le Presenze s’intendono nel Logos./ C’è una dimensione che le accoglie così/ o così non sono.
2c.
Soltanto perché la raccogli/ dagli abissi del passato/ c’è la cosa.
3c.
Se si stacca dalla mente/ e dagli occhi/ cade profondamente.
4c.
L’Esistenza è una Presenza mai veduta/ da ogni abitatore dell’interno.
1d.
Le Esistenze diventano Presenze dopo un sorpasso.
1e.
Io porto alla Presenza cose antiche/ – il mare e le stelle della sera –/ che non sarebbero qui se io non fossi/ e non avrebbero vesti colorate.
2e.
Entrando nella vita splende la stella/ e spumeggia l’onda sulla riva.

PRESIDIARE
1.
Rendiamo veri i sogni Presidiandoli./ È il Presidio ai sogni che si chiama vita.
2.
E Presidiarli significa/ porre costante numerosa/ presenza armata/ perché non sfuggano,/ perché non si dissolvano/ nella notte.

PREVISIONE
1.
Finora nuovi spazi/ e nuovi luci/ qui non si vedono/ ma c’è la Previsione.
2.
Compariranno in nuovi occhi che si aprono.
3.
Aumentare la visione è il vivere mio.

PRIGIONE
1.
È la luce che ci attira./ Io ne percepisco un’altra/ dopo il sole e dopo il Logos/ e da un po’ là mi volgo e mi dirigo./ Attirato dal sole sono stato albero,/ attirato dal Logos sono stato uomo,/ fino al limitare di una Porta.
2.
La prigionia degli uomini nel Logos/ è simile a quella degli alberi nel sole.
3.
Io sto indicando le ragioni di un’uscita./ Sto indicando la direzione/ per i millenni che verranno.
4.
Ogni luce Imprigiona/ chi non riesce alla fine a superarla./ Anche il Logos ha rinserrato la pianta umana./ È un labirinto di parole la Prigione.
5.
Ci sono vastissime Prigioni come il sole/ dove giacciono gli alberi, le erbe, i fiori.
6.
Questi alberi che si innalzano nel sole/ che s’inerpicano in una luce posseduta/ instancabilmente e inutilmente/ sono da commiserare.

PRIGIONIA
1.
L’appartenenza al Logos/ come l’albero al suo sole/ è ormai la Prigionia di questa vita.

PRIMAVERA
1.
La Primavera è festa antica, abbandonata,/ se non arriva il riso e la parola.

PRIMULE
1.
Le accorrenti nella luce al primo avviso.
2.
Ed io mi porto a rivedere le prime uscite:/ le Primule ai margini del bosco.
3.
Sembra un accordo antico questo incontrarci.
4.
Non sono diverse da noi,/ aspirano all’aperto luminoso/ le prime che rispondono al richiamo.
1a.
Anch’io mi cerco staccato dal mio tempo/ come la Primula sbocciata nell’inverno.

PRODURRE-PRODUTTORI
1.
Io so come si son fatte le cose/ e come altre ancora si faranno.
2.
Siamo complessi che Producono gli aspetti/ anche quello luminoso che chiamiamo “luce”.
3.
Le chiamiamo “onde” e anche “corpuscoli”/ le prime battiture da cui poi esce l’aspetto.
4.
Ed io mi trovo qui per trarre altre apparizioni/ dall’indistinto e indeterminato./ Comprendo queste perché altre ne preparo./ Sono il Produttore d’altre immagini del mondo./ Mi preparo a sollevare altri aspetti dai fiori e dalle stelle,/ ancor più belli i primi e luminose le seconde.
5.
Mi trovo sul confine dove si formano/ nuove immagini del mondo./ E non sono soltanto spettatore.
6.
Comporre immagini come sul telaio la tela/ è il lavoro che compie la mia vita.
7.
E poi se la luce della vita non si spegne/ anche quel lavoro non si perde.
8.
Se tu mi sei vicino puoi capire./ Io mi trovo su una linea di confine/ dove le informazioni diventano parole/ e le parole progetti di nuove apparizioni.
9.
Come un caleidoscopio siamo noi/ a cui ogni tanto aggiungiamo/ pietruzze colorate nel suo fondo.
1a.
Elaboreremo una nuova visione del mondo:/ del giorno con la terra e il sole nuovi/ e della notte con tante altre stelle/ appena supereremo l’altra soglia./ L’attuale visione tuttavia non sparirà/ ma resterà al disotto, superata dall’altra,/ ed una nuova di rete di neuroni e sinapsi/ ricoprirà il cervello.

PROGRAMMA
1.
Io avevo scritto/ nel mio Programma/ queste indicazioni:/ di raggiungere il confine/ della vita e della morte./ Ma non era detto come e quando./ Come e quando è stata la mia vita,/ un cammino che ho accettato/ di percorrere in quel modo/ anche se con ritardi e titubanze.

PROVA-ANTI PROVA
1.
Il nulla – comunque sia – non ci sarebbe/ se non cercasse la sua Prova./ E ha prodotto l’uomo che è la Prova e Anti prova./ E Dio! Anch’egli per Provarsi cerca una Prova/ ed è l’uomo la Prova e Anti prova.
2.
Perciò cosa c’è al di là:/ il nulla o Dio?

PUNTI DI COLORE
1.
Tutta la luce/ a Punti di Colore/ dentro nel prato/ e la raccolgo io.

Narcisi […] Nuotatore

30 novembre 2014
Vincent van Gogh, Notte stellata (1889)

Vincent van Gogh, Notte stellata (1889)

NARCISI
1.
Sono i Narcisi i più simili alle stelle./ Un nucleo giallo e petali di luce.
2.
Si dovrà verificare il tempo di una stella,/ cioè dove sta chiusa la sua luce./ Io lo vedo dai Narcisi che c’è limite di stella.
3.
D’altronde io vedo stelle nella notte/ e bianchi Narcisi dentro il prato/ e sono punti della luce stelle e fiori.
4.
È perfino più bello l’altopiano:/ ad onde è il tempo e precipita in burroni./ Qui una stella si tocca con la mano/ e si attraversano galassie in quest’andare.
1a.
Ognuno aggiunge a quello che già giace./ C’è visione nel Logos del Narciso/ e la visione si posa qui sul prato./ La veste del presente io gli aggiungo.

NASCERE
1.
Nasci vecchio, cioè tutto passato,/ e muori giovane, diretto a nuova vita.

NASCOSTO
1.
Il Nascosto è anche luce che non ha chi vede.
2.
Dio è anche la manifestazione del nascosto.
3.
Realizzati così a nuca e viso,/ siamo sempre una parte./ L’altra è il Nascosto.
4.
Però l’uomo è bifronte quando va con Dio.

NATURA-CULTURA
1.
Io della Natura ricordo questa data:/ una primula sbocciata nell’inverno/ in una nicchia volta al sole del gran bosco.
2.
C’è anticipazione anche nell’umano.
3.
Anticipazione della primavera/ è il momento più profondo dell’inverno.
1a.
L’ultimo grado di natura che conosco/ è stato l’uscita dal giorno del Logos/ avvenuta ventisei secoli fa,/ che è simile all’uscita nel giorno del sole/ arrivando dal ventre della donna./ Physis è un altro nome di quell’avvenimento/ non diverso da natura./ “Sulla Natura” è il titolo dei poemi/ di Parmenide, Anassagora, Eraclito…/ che hanno raccontato quell’uscita.
2a.
È stato un risveglio della Natura,/ un cogliere la luce in un altro modo,/ l’esplosione della sapienza del V° secolo a.C./ e l’inizio della filosofia.
3a.
Natura è, quindi, anche la sapienza,/ Natura è anche la filosofia,/ Natura è questo chiudersi di un Giorno/ e la Porta che si apre per uscire.
4a.
L’aprirsi della Natura è uguale a Porta,/ che è come foro di germoglio.
5a.
Io dico alla Natura: portami avanti,/ fammi continuare che io canto la tua Storia.
6a.
C’è sempre inverno e notte quando si scende,/ e poi primavera e aurora nei ritorni.
1b.
Sapienza è un risveglio della Natura,/ l’apertura di un foro per passare/ e lo sbocciare di un germoglio nuovo./ Filosofia è la continuazione/ di quella vita nel Giorno luminoso,/ fino al fiore al frutto e al seme.
2b.
Io di questo seme antico/ − diventato pianta, fiore, frutto,/ e ancora seme di altre terre − ,/ da molto ormai conosco il giro di Natura.
3b.
Si ritorna nel grembo della Natura/ per lo stesso foro da cui si è emersi./ Questo è il significato della Porta/ che divide i sentieri/ per le vie del Giorno e della Notte.
4b.
Leggetevi un po’ come è emersa/ nella Grecia antica vita e conoscenza,/ che poi nell’Occidente s’è diffusa./ Lo troverete in Parmenide il racconto.
1c.
La sapienza del V° secolo a.C./ è un risveglio di Natura./ Filosofia ciò che percepiamo del virgulto/ che è sbocciato e cresciuto./ Tutto è Natura in quest’avvenimento.
1d.
La natura degrada ed elimina/ quel che non serve più alla specie./ La cultura invece è rivolta ai singoli/ per sostenerli e salvarli.
1e.
Ci sono mutamenti della nostra Natura/ che stanno avvenendo/ sotto gli occhi della Cultura/ e sono da essa colti e spiegati./ Ecco in che modo il singolo/ s’impadronisce dei segreti della madre antica/ e li usa a suo vantaggio.

NATURA NATURATA-NATURA NATURANTE
1.
Natura Naturata, cioè sedimentata o precipitata/ o anche deietta e abbandonata,/ è tutto quello che si vede da altezza d’uomo./ È cioè il cielo e le sue stelle/ e la terra con le piante e gli animali./ Natura Naturante è invece il vedente e non il veduto,/ è l’uscente e non il detenuto senza mai scampo/ in immutabili cicli in cielo e in terra.
1a.
La Natura ha imprigionato i vegetali dentro il sole/ a servizio di altri che li hanno superati.
1b.
S’imprigiona a vita superata/ perché sia pietra di sormonto a chi sorpassa.
1c.
Continueranno a fornire, ripetutamente e instancabilmente,/ i loro fiori e frutta agli animali./ È così che rinchiude la Natura.
1d.
La Natura naturata è solo legge,/ quella Naturante è anche libertà.
1g.
La libertà di passare se si vuole,/ o di diventare natura Naturata se si resta.

NAVICELLA
1.
Io la Navicella/ sopra il mare immenso.
2.
Al vento del divino/ ho steso la mia vela/ e scorro sulla luce.
3.
Io il navigante sul globo della luce,/ l’antica sfera che apparì al veggente.
4.
C’era il nulla aldilà in quell’antico/ ed ora soffio, vento, vela, ala./ C’è la vita che si libra sulla luce.
5.
Luce è il mondo nell’ultima misura.

NEBULOSE
1.
Reti nel nulla a catturare spazi.

NECESSITÀ
1.
La necessità non ha mai la luminosità più viva/ e il sole deve scendere e salire.

NECESSITÀ-VITA-LIBERTÀ
1.
La Vita è come terra presso il mare,/ le sue tracce le scioglie l’onda e in vento./ Il resto è cosa o è il divino./ La vita è linea di confine.
2.
Per sfuggire da Necessità/ la Vita ha la morte./ Solo così si va da cosa a Dio.
3.
Vita io devo restare dove tu sei/ nell’esile filo di confine,/ per piangere, godere e per capire.
4.
Ho trovato solo la Vita senza la Necessità./ Anche il pensiero è sorto incatenato fin dall’inizio.
5.
La Libertà sta in cima al Necessario/ e c’è da arrancare se la vuoi fino alla cima.

NESSUNO
1.
Ciò che appare come cosa nella vita/ non è Nessuna cosa quando è fuori.

NEURONE
1.
State pur certi che se un pensiero mi prende di poesia,/ una nuova rete s’accende fra i Neuroni/ per cime e passi alti di confine.

NEVE
1.
Neve è veste del mondo ed è regale/ come il manto d’ermellino del Signore.
2.
Ho camminato per riempire d’orme il mio prato,/ perché sia ricco di cose come il mondo./ Ma così si è perso il tempo della Neve,/ il suo manto immacolato s’è disfatto.
1a.
Ecco la Neve!/ M’è apparso all’improvviso/ un punto di biancore che volteggia/ e poi più punti a rallegrarmi il cuore.
1b.
Arabescati i rami di biancore.
1c.
Come si copre questa terra di biancore/ così cresciamo anche noi, strato su strato,/ e poi spunta in primavera il nuovo fiore.

NICHILISMO
1.
Siamo dei viventi/ che non vivono soltanto di luce e sole/ come gli alberi e i fiori,/ ma anche di luce dell’Essere/ −  di ciò che fin dall’inizio/ è stato chiamato così./ Ma dopo il suo Tramonto/ quella luce non giunge più/ e anche il suo ricordo sta svanendo,/ Perciò il Nichilismo in questo tempo.
1a.
Nichilismo è la morte dell’Occidente,/ della sua Storia, del suo pensiero forte./ Ma continua a sopravvivere materialmente/ per mezzo della tecnica./ Tecniche militari che impediscono / le invasioni “barbariche” violente./ Tecniche civili, che consentono/ la continuazione dello sviluppo e del potere./ Almeno fino a che anche le altre civiltà/ non le imparano e le applicano./ Poi quando la tecnica sarà sviluppata dappertutto o quasi,/ ci sarà l’ultima atto:/ la battaglia di Armagheddon./ Solo dopo si potrà parlare di Rivelazione.

NOI
1.
Noi siamo una composizione superficiale/ proveniente da un profondo sconosciuto.

NOME
1.
Nessuno sa chi è di ciò che è stato./ Solo l’ultimo risponde con un Nome.
1a.
Chiamiamo la vita nella cosa uomo/ quando pronunciamo il Nome Dio.

NORMALITÀ
1.
Stiamo procedendo verso qualcosa/ che diventerà una Normalità/ diversa da questa,/ una nuova rappresentazione.

NOSTRO
1.
Questo mondo non è Nostro./ Non è Nostra la terra, il sole, l’acqua, l’aria…/ Ma è Nostra invece la visione che abbiamo ricavato/ da ciò che non è Nostro:/ forme e colori della terra,/ il tondo sole che splende nell’azzurro,/ le chiare e fresche acque del torrente,/ o quelle verdeggianti del gran mare,/ l’aria trasparente che ci scende in gola…/ Questo è tutto Nostro,/ il resto è Dio o appartiene a Lui.
2.
Il colore azzurro, o verde, o giallo,/ vuole l’occhio e il cervello per apparire./ E quando è pronto entra nella mente,/ il suo teatro.
3.
Generalmente e comunemente il teatro e sempre aperto/ ad ogni risveglio d’uomo,/ e sulle parti provate e riprovate in ogni istante/ si esibiscono gli attori.
4.
Ma un giorno compariranno attori mai veduti/ in un teatro completamente rinnovato/ e sarà tutta nuova la rappresentazione.

NOTTE
1.
Le stelle del giorno come il sole,/ non si può ignorare che giungono dalla Notte/ varcando la porta dell’aurora./ Similmente accade alla vita sveglia./ La terra e l’uomo sono stazioni della luce.
2.
Della dimensione segreta da cui emerge la luce/ per illuminare la terra e l’uomo,/ conosciamo soltanto il cielo della Notte/ e ci giungono immagini dal sonno e dall’inconscio.

NOTTE DEL LOGOS O DELL’ESSERE
1.
Fuori del Logos – la sfera di luce/ dove siamo immersi − ,/ c’è la Notte del Logos.
2.
Fuori del Logos c’è la Notte del Logos/ dov’esso appare come stella.
3.
E nella Notte si vedono i cammini circolari della luce/ e quindi anche le aurore e i tramonti.
1a.
C’è Notte ormai nella visione umana./ La sfera della luce è tramontata.
2a
Se un giorno si stabilirà l’inizio della Notte,/ sarà la guerra del Golfo l’ora esatta.
1b.
Entrata nella Notte,/ quest’umanità sarà sempre più/ animalità di grado razionale,/ dalla quale l’apparato scientifico-tecnico/ preleverà cavie da laboratorio/ e schiavi da lavoro.
1c.
Io parlo dell’essere come di una dimensione/ che c’era vicina e abituale come il sole per le piante,/ anche se invisibile e intangibile/ perché non abbiamo occhi formati per vederla/ né mani adatte per toccarla./ E tuttavia la vita reagiva alla sua luce/ illuminandosi, entusiasmandosi e progettando./ Ora non più. Si dice che c’è la fine della storia./ O è la Notte dell’Essere che influisce/ e la vita risponde con lo smarrimento, l’angoscia/ e la rinuncia della vita.
1d.
È Notte, anche se il sole d’agosto sta splendendo,/ perché è il Logos e non il sole il tramontato.
2d.
Dovete sapere che su una vita invisibile/ che si chiama mente/ splende un sole invisibile/ che si chiama Logos./ E la prima porta i colori del secondo e li mostra,/ come i fiori il sole.

NOTTE-MORTE
1.
Qualcuno ha preso la via della Notte,/ questa che incombe sull’Occidente intero,/ e sta camminando verso la sua fine./ Anzi in una visione che l’anticipa/ ha visto l’Aurora ed è entrato nella sua luce.
2.
La Notte dell’umanità occidentale si chiama morte/ e vita è sogno che si sogna in essa,/ fatto di intrecci e di sostentamenti/ degli innumerevoli sognanti.
3.
Uscir dal sonno e sogno è uscita da un intero.
4.
Prendere la via della Notte significa allora/ tentare qui l’uscita dal sonno comune/ e dal comune sogno/ obbedendo a lampi antichi di risveglio.

NOTTE-NULLA
1.
Sospetto che gli innumerevoli/ fallimenti, cadute, spegnimenti/ siano la Notte e il Nulla.
2.
Allora il sorpassato è illimitato,/ è la Notte dove brillano le stelle.
3.
Innumerevoli spegnimenti sono la Notte.
4.
Innumerevoli spegnimenti della vita/ di cui Nulla si vede in cielo e in terra/ sono il Nulla.
1a.
La Notte è il divino di tutte queste stelle.
2a.
Se vuoi vedere l’uomo/ devi entrare nella sua Notte.
1b.
Noi, gli abitanti del giorno./ L’Essere è il signore della Notte.
2b.
C’è una Notte tentata da una luce./ L’uomo cerca Dio nel suo cammino.
3b.
Quella Notte senza stelle/ è qui il divino o Nulla.
4b.
Notte delle stelle/ (quella che si vede)/ è un suo ampio racconto.
5b.
Io parlo della morte/ come di una Notte nuova accesa dalle luci,/  quindi di un cielo ancora che si aggiunge./ Si porta cioè la vita oltre il disegno antico.
1c.
Apri la Notte che non è mai stata (la morte)/ se esci dalla vita e tu la guardi.

NOTTE-SONNO
1.
Notte e Sonno stanno assieme e tu non sei,/ ma poi giunge il mattino ed il risveglio.

NOVITÀ
1.
Se dico che esco a vedere la luce/ che mi ha chiuso nell’umano,/ insinuo la novità nel piano antico/ che l’uomo e il suo Dio hanno redatto,/ o aggiungo un nuovo capitolo alla vita.

NULLA
1.
Il Nulla è il silenzio di tutte le parole pronunciate.
2.
È l’assenza di tutta la vita disparita.
3.
È dove la voce mia passa e si perde.
4.
Dove è sciolta ogni onda o che si scioglie.
5.
Dove si perde ogni parola pronunciata/ ed è appresso il Nulla ad ogni voce.
6.
Appresso a ogni vita e arriva morte.
1a.
Ecco che mi giungono le cose/ quando io mi porto nei domini antichi/ e quando su essi mi sollevo (dopo il sonno).
2a.
Di esse ne vado tante a rivedere e ritrovare./ Anche la cosa che si chiama vita giunge così/ ma è ignoto il suo percorso.
3a.
Se conoscessi il giro della vita/ io andrei a ritrovare la mia dopo la morte.
4a.
L’uscita dalla scena della vita la chiamiamo morte,/ perché ogni ritorno è sconosciuto e indistinguibile.
5a.
La sfera dell’Essere non lo contiene né lo prevede./ Impercorribile si è presentato il sentiero del Nulla/ a Parmenide quando l’ha incontrato,/ e perciò non c’è Nulla al di là quando si esce.
6a.
Ma ora io dico del Nulla che è il non veduto mai da questa vita,/ e dico di quest’uomo che soltanto non ha l’occhio adatto per vedere.
7a.
Se è inaccessibile per l’uomo l’uscita dalla sfera/ −  lo ha detto il veggente che l’uscita ha visto − ,/ allora o cambia l’uomo o dentro si rimane.
8a.
Ma davvero m’appare che il pensiero/ è soltanto il seme di questo mutamento./ E perciò l’uscita è un germogliare/ e poi uno sbocciare nella luce.
1b.
Quando qualcuno s’avvicina con la mente/ e non con il cuore, Egli si ritrae,/ e resta il Nulla.
2b.
Nulla è la dimensione vuota di Dio.
1c.
Io so che Nulla c’è se non guardiamo/ o Nulla di quel che appare/ alla mente e al cuore.

NULLA-TUTTO
1.
Gli infiniti specchiamenti di Nulla sono il Tutto.
1b.
Prima ci sono il Nulla e il Tutto/ e poi ciò che si riesce a cogliere e formare,/ quindi anche la luce e le cose della luce.

NUMERO-MISURA-PAROLA
1.
Questo mondo è il percepito da questa posizione/ che ha Parole, Numeri e Misure per contenere e trattenere.
2.
Possediamo la Misura per ogni dimensione/ e la Cifra per ogni quantità./ E perciò entra ogni cosa e viene collocata.

NUOTATORE
1.
Ho trovato un solco sul lembo estremo del pensiero/ e per quello mi sono inoltrato, io il Nuotatore della conoscenza./ E sono giunto a sponda intatta della vita.
2.
O se giungi alla fine poi aspetta l’onda./ Una ce n’è che ti solleva sulla riva.

Madre […] Museo

19 luglio 2014
Emil Nolde, Natura morta con maschere III (1911)

Emil Nolde, Natura morta con maschere III (1911)

MADRE
1.
C’è la Madre terra da dove escono i fiori/ in quest’aperto illuminato dalle stelle.
2.
C’è la Madre dell’umano e dal suo ventre/ si affiora nella sfera del pensiero.
3.
Qualcuno credo ci sia che qui mi vede/ dentro la mia luce,/ come io vedo i fiori.
4.
E se qualcuno ancora non c’è è già prescritto che ci sia,/ e quello sono io in un’altra uscita.
5.
E perciò che ora tocco questo fiore/ con tanta cura e con mano di fratello.
6.
Per svelare il mio segreto io devo percorrere/ la strada della notte dopo il mio giorno,/ e aprire la Porta della luce per l’uscita.
7.
Devo conoscere l’apparire e lo sparire/ come io qui vedo il cielo dei miei fiori,/ e le notti, i giorni, gli inverni e primavere.
8.
Ma sole e stelle sono aspetti assai lontani della luce./ le estreme provincie di un impero, io credo.
9.
E penso che ancora ci sia il ceppo-centro/ da cui ogni scintilla s’è staccata e allontanata.
10.
Semmai l’origine di questa luce è un’altra luce,/ che tu non vedi se non sciogli l’ali.

MALE OSCURO
1.
Questa vita di piante e d’animali/ che sale lungo il tempo che ha nome primavera.
2.
Anche l’uomo sente il richiamo della luce nel suo corpo:/ si aprono e dilatano i vasi della vita./ Ma non quelli del cervello che portano alla mente:/ il Logos non ha i tempi del sole./ C’è Inverno e Notte in questa parte.
3.
E c’è atrofizzazione./ C’è il Male Oscuro che imperversa.
4.
Anche la sola speranza che si alzi il Logos/ e che ci illumini e riscaldi/ riuscirebbe ad alleviare questa pena della mente.
5.
Ma comunemente e normalmente neppure si sa/ che c’è un’altra luce che sta sopra il sole/ e ce lo fa vedere.
6.
La visione è una composizione/ di antichi dati in un ordine e misure.
7.
Ma per vedere è necessario uscire/ e cogliere l’insieme e prevederlo.

MANI
1.
Forse le anime/ non possono toccarsi in cielo./ Non hanno Mani./ Perciò si scende sulla terra/ ad intrecciarci.

MANUFATTO
1.
Quando si impone la necessità di cambiare/ diventa un Manufatto questo mondo./ Prima è un’eredità di cui non è essenziale/ conoscere la formazione.

MARASMA
1.
La luce illuminante il Caos/ è diventata visibile come Aurora/ nel sesto secolo avanti Cristo./ Da quel giorno il Caos è diventato Cosmo.
2.
Dopo quel lontano avvenimento molti uomini/ hanno incominciato a muoversi nella nuova luce/ occupando e conquistando fino al Tramonto/ e alla Notte, in cui stiamo precipitando.
3.
Comunque una trama umana è stata costruita/ in questi venticinque secoli,/ molte cittadelle sono state erette in quella luce/ ed esse rimarranno a indicazione e sostegno/ di un altro avanzamento.
4.
C’era dunque il Caos prima del Cosmo,/ cioè prima della luce illuminante il Caos che si chiama Logos./ Ed ora cosa c’è dopo il tramonto del Logos?/ C’è il Marasma.
5.
Che sia comparsa una luce mai veduta prima/ – o che l’uomo si sia posto nella condizione di vederla –,/ questo è il segreto del passaggio dal Caos al Logos/ che i sapienti antichi hanno conosciuto e lasciato in eredità./ E ora il segreto del passaggio dal Cosmo al Marasma/ sta nel Tramonto e nella Notte che pochissimi vedono e raccontano.
1a.
Dopo usciremo dal Marasma come ventisei secoli fa dal Caos./ Dopo che la Notte sarà passata e dilegueranno i mostri delle Tenebra./ Li dissolverà la Luce dell’Aurora.

MARE
1.
Si frange alla mia riva ogni esistente.
2.
A riva d’uomo arrivano le luci delle cose/ come sulla battigia l’onda si frange e spumeggia.
3.
C’è abisso di tempo che divide/ la cosa antica e la parola mare.
4.
Mare che si sussegue e si tramuta/ dalla radice antica alla parola.
5.
Esso m’appare perché ne sono uscito/ e l’adorno anche oggi di parole.
1a.
Anch’io mi trovo immerso nel pensiero/ come un antico pesce dentro il Mare,/ ma traspare ancora un altro occhio della luce.
1b.
Il Mare così azzurro e ondeggiante,/ così verde verso riva e spumeggiante,/ si trova soltanto nella vita.
2b.
Più in fondo non c’è più,/ o c’è scintilla e vibrazione/ e pulsazione in un vuoto immenso.
3b.
Io credo che sia Dio che batte i tasti/ ed elaboriamo e vediamo il Mare e il cielo.
4b.
Sono le battiture che ignoriamo./ Noi vediamo soltanto i risultati.
5b.
Ciò che è ignoto completamente è questo entrare,/ perché la cosa non entra mai, la cosa esce.
6b.
Sappiamo che il Mare è anteriore a noi,/ ma però non sappiamo cosa c’era prima./ Perché il “Mare” è una parola umana/ e anche “onda” e “schiuma” sulla cima./ E non c’è l’ “azzurro” e il “verde”/ o lo scintillare nella luce se non guarda l’occhio,/ e non c’è il “mareggiare” se l’orecchio non lo sente.
7b.
Si apre allo sconosciuto ed egli entra per i fori,/ arriva nella mente e lo vediamo e lo chiamiamo.

MARZO
1.
Strato di fiori primaverili,/ manto di vita riaffiorato/ che il pensiero solleva alla parola./ E chiamo i fiori ad uno ad uno a Marzo.

MASCHERA
1.
Maschera è il lampo di una condizione.

MASCHILE-FEMMINILE
1.
Io ho raggiunto il Femminile che è in me/ e sono una sola cosa con lei./ Tu devi arrivare al Maschile che è in te/ e diventare una sola cosa con lui./ Di quella meta io conosco il cammino.
2.
Se ho raggiunto il Femminile che è in me/ diventando una sola cosa con lei/ è ora bello vederla là fuori./ Quella sei tu e perciò ti cerco/ per parlarti e starti vicino.

MASNADA
1.
Masnada di ciarlatani questi umani/ che tramutano le parole in soldi/ e perciò blaterano tanto.

MASSA
1.
Lungo il sentiero di confine/ non si cammina in Massa.
2.
Potrebbe avvenire – forse è già in atto –,/ l’abbandono della Massa.

MATERIA
1.
La Materia è avventura terminata./ Anzi fase, o tappa, pietra di sormonto,/ perché l’avventura ancora continua.

MATERIALE
1.
Materiale è solo ciò che agli occhi di carne/ diventa visibile di un totale.

MATERIALE – SPIRITUALE
1.
Materiale è lo Spirituale che ci appare/ dopo il varco della soglia ed il voltarci.
2.
Spirituale è la luce del sole per le piante/ e la luce del Logos per l’umano.

MATERIALITÀ
1.
Materialità è l’affioramento di antiche densità/ dopo i percorsi nel vivente umano.

MATRIMONIO
1.
Il Matrimonio celebrato in chiesa/ aveva almeno quel briciolo d’eterno./ Ma ora si è persa anche quella traccia.

MATTA
1.
Tutte le cose sono carte di un gran gioco/ che ha anche l’imprevedibile: la Matta,/ e da poco è entrata anch’essa in giro./ È l’uomo l’imprevedibile, l’ente vagante ed inquietante,/ la carta scombinata che si allaccia a tutte quante./ Ma ora appare che la vita l’ha giocata.

MEDIUM
1.
Attendato sul limite dell’invisibile e del silenzio/ so che la parola è il Medium, ciò che trapassa.
2.
E la parola che giunge dal silenzio/ precede la cosa che essa chiama.
3.
Sul limitare del silenzio e della voce mi trovo io,/ e sto fermo nell’attesa che ci sia capillarità.
4.
Ma potrei essere io stesso quella sponda,/ dove urta il silenzio e si fa suono.

MEMORIA
1.
C’è Memoria del cielo dentro la pietra,/ ma è memoria sigillata./ Soltanto la vita s’è staccata da quel tempo/ e discopre la memoria.
1a.
L’universo così che sento e vedo/ seduto a riva dell’ondeggiante mare/ è la Memoria mia e del divino./ Perché io sono tutte le cose/ c’è cosa intera fino a questo punto.
2a.
Poi mi sono colto ad essere un solo volo,/ volo di gabbiano dentro il cielo.
3a.
Memoria è affioramento, cioè il presente,/ e così è anche il mondo: è la Memoria.
1b.
Si dice che è già stato/ e invece è lì,/ fermo nella Memoria.
1c.
Io credo che sia solo memoria/ ciò che rimane nella distinzione.
2c.
Memoria è l’aria, Memoria è l’acqua,/ e ogni goccia che cade giù dal cielo.
3c.
Nella Memoria universale ogni cosa è cosa.
4c.
E noi semmai siamo fonti di memoria.
1d.
Ho sviluppato una memoria di ventisei secoli/ che corrisponde al cammino della nostra civiltà fin qui compiuto./ Si tratta ora di chiudere il circuito e poi di vedere come mantenerla.

MENTE
1.
Menti ottenebrate dalla Notte che è discesa/ quelle di tanti filosofi d’oggi./ Perciò non c’è più comunicazione con l’Oltreconfine.
2.
La Mente è la dimensione dove è dentro il mondo./ È chiamata anche “aperto” oppure “radura”./ Rispetto a “radura”/ il “bosco” è il nascosto/ da cui sporgono ed escono le cose.

MENTE – CERVELLO
1.
Io so per esperienza ormai che ora è la Mente/ che sta influendo sul Cervello e per esso sul corpo./ Gli dice continuamente di prepararsi altri collegamenti,/ altre strutture, di predisporre altre fonti di percezione,/ forse quel terzo occhio capace di cogliere il non visibile da qui./ Quindi è la Mente che chiede, è la mente che vuole./ Ma ricordo anche che prima di adesso/ erano la carne, il sangue, il cervello,/ che si ribellavano ai dolori, alle malattie, alla morte,/ e chiedevano l’apertura di questa gabbia imperfetta e infelice./ E la Mente si tese sotto quella spinta/ e un varco s’aprì sul suo confine.
1a.
La mente che come chioma d’albero/ vive anche di luce e di calore,/ deve aumentare la sua radice – il Cervello -,/ per alzarsi di più ed oggi per svettare/ oltre l’antica coltre che la copriva.
2a.
Il vedo immiserimento in chi rimane sotto.
3a.
Poi lo imparerai che c’era un limite,/ quando lo vedrai uscendo.
4a.
Prima c’era solo anelito e un sogno ripetuto.
5a.
Comunque sia, esci da una sfera./ Quelle antiche abbandonate/ le hai chiamate mare, terra, cielo.

MENTE – COSE
1.
Entrano nel teatro che si chiama Mente/ i personaggi che chiamiamo cose/ ed ognuno ha l’abito di scena./ Ma come essi sono prima della festa/ nessuno l’ha veduto e raccontato.

MENTE – LUCE
1.
Arriva tutto alla Mente, anche la Luce,/ e viene ritornata illuminata.
2.
La Luce è buia se non è veduta.
1b.
Questo aspetto della terra e del cielo/ è la Mente e non la terra e il cielo./ Oppure è la loro riduzione nel presente,/ se diversamente c’è ancora terra e cielo.
1c.
La Mente è come il palazzo del re/ dove arrivano ambasciatori e doni/ dalle provincie più lontane./ E il re concede ad ognuno e ad ogni cosa/ il suo favore e il suo valore.
1d.
È la Mente la mia terra d’avventura./ E superare la Mente potrebbe significare, fisicamente,/ l’ingresso in zone mute e cieche del cervello./ Ed io forse a ciò sono arrivato/ se ho visto il confine ed il passaggio.
2d.
La Mente è il mio luogo d’avventura/ ed ha colonne d’Ercole l’uscita.
1e.
Nello specchio della Mente/ giunge ad apparizione/ ciò che si trae dall’indistinto.
1f.
Che ci sia fuori della Mente/ il cielo tutto d’oro del tramonto/ e la betulla che si staglia come un ricamo,/ è un inganno pensarlo./ Ma cosa ci sia in loro vece/ non si riesce neppure a immaginarlo.
1g.
La Mente ha una porta collocata sul confine.
1h.
Poiché la Mente non è in grado di darci delle soluzioni definitive,/ c’è una sola direzione che ci appare praticabile:/ raggiungere il confine di una ideazione,/ sia essa cima o abisso, anche con il cuore e i piedi/ e soltanto dopo pensare ad altro.

MENZOGNA
1.
Cos’è il mondo? È un tessuto/ dove il filo non è la pura lana che si dice.
2.
Ciò che opera nel mondo produce il mondo/ e la Menzogna ha tanta parte nel lavoro.
3.
Però vero è chiamato ciò che appare/ anche se ha fili di Menzogna quell’intreccio.
4.
L’inganno è vero,/ e ciò che inganna.
5.
L’ingannatore dice Menzogne e ottiene cose,/ e la cosa è la verità quando si erge.

MERAVIGLIA
1.
Meraviglia delle Meraviglie è che sei tu/ che conosci il mondo che ti appare./ E ancor più Meraviglioso è sapere/ che questa visione la puoi mutare/ ora che è diventata troppo abituale e preoccupante./ E muterà presto se ti innalzi nella vita.
2.
Io che ho già in mente altre terre ed altri cieli/ chiedo al cervello che diventino possibili,/ che cominci ad elaborare e a proiettare queste visioni./ Ma occorreranno – io credo – anche nuovi occhi per vedere.

MESSAGGERO
1.
Io sono Messaggero e non il Signore/ e il mio lavoro è portare Messaggi./ Ma quando li ricevo sono rivolto e desto/ mentre per altri è notte e sonno l’altra parte.

MESSAGGIO
1.
C’è qualcuno che ha trovato l’uscita/ dal pensiero razionale o che crede che ci sia?/ A un compagno così invio questo Messaggio/ e spero che esista e si presenti.

META-METAFISICA
1.
È una vicenda umana la filosofia/ e siamo arrivati alla fine di essa/ come per ogni altra cosa.
2.
È umano anche il superamento/ che stiamo tentando: la meta – metafisica.
3.
E comunque esso è anche necessario,/ perché da molto la filosofia si è bloccata e impaludata/ diventando tecnica e umanità tecnicizzata.
4.
Ed è sulla cosa, quindi,/ che si monta per salire e sorpassare.
5.
La fine della metafisica era un destino.
6.
E il mondo tecnicizzato la pietra di sormonto.

METÀ
1.
Quel che non ha uno ha l’altro./ L’uomo la metà luminosa, la donna quella tenebrosa./ L’uomo il cammino nel giorno, la donna quello nella notte./ Prevalentemente, voglio dire, non esclusivamente,/ perché i due già si uniscono nell’amore/ e sono destinati a diventare uno solo/ nel punto dove s’incontrano e coincidono gli opposti.
1a.
Credono d’essere ciascuna degli interi/ e invece uomini e donne così divisi/ sono soltanto delle metà vaganti/ e che si cercano continuamente./ Solo qualche volta si trovano davvero/ quando vuole il caso o il destino.
1b.
Siamo fatti con volto e nuca, quindi a forma di Metà, per procedere soltanto in un verso solo/ ed è la direzione della morte.

METÀ NASCOSTA
1.
È bello trovare aldilà dell’abisso/ tu che mi stai aspettando./ E tu sei la Metà Nascosta in questa vita,/ nell’altra invece ti manifesti/ e sei la donna.
2.
Anche qui qualche volta/ c’è dato di riconoscere,/ ma come in uno specchio/ o per lampi di visione./ Ma aldilà ci vedremo in faccia/ e non ci saranno dubbi.
1a
La conoscenza del segreto/ della Metà Nascosta/ rende immortali.
1b.
Chi è illuminato solo dalla ragione/ – che nella dimensione mentale corrisponde al sole -,/ e ha paura del buio e non esce,/ non conoscerà mai la sua Metà Nascosta./ Similmente di giorno non si vedono le stelle.

METAFISICA
1.
All’inizio della nostra civiltà e per molti secoli dopo/ si chiamava metafisica la scienza globale d’oggi./ Era cioè previsione e idea, ed oggi per tanta parte/ è possesso e cosa.
2.
Come previsione è stata cantata subito dopo l’ingresso/ nella sfera del Logos da Parmenide di Elea con queste parole:/ “Conoscerai l’eterea natura e quanti astri sono nell’etere/ e della pure e tersa lampada del sole l’opera distruttrice,/ e di dove derivarono; e apprenderai l’errabondo agire/ della luna dal tondo occhio e la sua natura;/ conoscerai inoltre di dove la volta celeste che tutto circuisce/ nacque e come la Necessità guidandola la costrinse/ a osservare i limiti degli astri”. (Framm. 10 D.K.)

METÀ OSCURA
1.
Sto occupandomi della metà oscura,/ quindi anche di voi/ carissime e indispensabili compagne di viaggio,/ che di tutti gli aspetti di essa/ siete la più vicina e affascinante,/ come il cielo stellato della notte.

METEMPSICOSI
1.
Alla Metempsicosi classica,/ che non conosceva modi e tempi del ritorno,/ ora si sono aggiunti gli uni e gli altri./ C’è una strada che collega/ ed una porta per entrare e uscire,/ di cui si possiedono ora le chiavi.

MIGRAZIONE
1.
L’immenso territorio delle esperienze/ e delle idee il cui confine è la metafisica/ (che è poi la dimensione luminosa che da ventisei secoli abitiamo),/ noi lo vediamo invaso e posseduto dai Lanzichenecchi/ che tagliano, sminuzzano, distruggono./ Per questo diciamo che è tempo di Migrare.

MILIARDI
1.
Miliardi di anni per manifestare aspetti.

MIRACOLO
1.
Il Miracolo!/ Che spuntasse da un nocciolo di prugna/ che ho gettato in un prato di montagna,/ un germoglio, e che diventasse un albero,/ e che io arrivassi a raccogliere i suoi frutti.

MISTERIOSO
1.
Si sta scorrendo Misteriosamente verso un’altra luce.
1a.
Mutare questa visione del mondo, che chiamiamo anche “realtà”,/ elaborando e proiettando una nuova rappresentazione/ è ciò cui si sta dedicando la mia mente./ Ma dietro ad esso c’è l’ombra del Misterioso.
2a.
Da molto ormai il Misterioso sta sollecitando/ la mia mente perché gli dia visioni,/ Ed io l’accontento, sono docile alle sue insinuazioni,/ perché mi ha fatto intravedere la fine ed il principio.

MISTERO
1.
Misterioso è ciò che passa e non si ferma/ e lascia indicazioni del Mistero.

MISURA
1.
La vita va e poi segue la Misura./ Così io canto e poi vedrai l’intreccio/ meglio di me che lancio carte al gioco.

MITOLOGIA
1.
Solo un sogno rimarrà di questo mondo/ intessuto con numeri e misure./ La chiameremo “Mitologia due” questa visione/ che ora tanto ci esalta e ci deprime.

MOMENTO PROPIZIO
1.
La parola assente può essere evocata/ quando c’è richiesta e c’è bisogno,/ e a volte essa appare nel posto che le spetta nel Vocabolario./ Ma generalmente io l’attendo lungo i silenzi e le vie del cuore./ Quando così appare è il Momento Propizio,/ la veste che indossa è la poesia.
1a.
Se non esce da sola, io non la scrivo./ Quello è il Momento Propizio della parola
2a.
C’è anche un fuoriuscire prima del tempo, una via artificiale./ Ma è un corrompere o un rompere la matrice.
3a.
Io seguo la via naturale della conoscenza e trasformazione/ e non quella artificiale della tecnica.

MONDEGGIARE
1.
Mondeggiare è simile a mareggiare./ Qui giunge l’onda e nei miei occhi il mondo/ e sale e si ritrae come su riva/ perché trova salita nel mio cuore.

MONDO
1.
Il Mondo è come l’oro nella sabbia/ se l’uomo non arriva e non l’estrae.
2.
Il Mondo è come le immagini dello specchio,/ è tutto ciò che è dentro e non si vede/ se non c’è qualcuno che provvede/ a lasciar lo specchio e a guardar da fuori./ E così noi vedremo anche la mente/ se lasceremo lo specchio della vita,/ se non ci cureremo più della partita/ che si gioca quaggiù fra canti e pianti.
3.
Il Mondo così è Mondo giunto all’uomo./ Se ogni uomo si toglie, esso si scioglie immediatamente.
4.
Si può anche elencare cosa svanisce: il colore, il sapore,/ l’odore, le composizioni, le figure, le misure, il numero di cose./ Rimane forse lo scheletro del Mondo./ Perché la veste del mattino per il Mondo/ è occhi, mente e cuore.
1a.
Il vedere dalla vita ha nome Mondo.
1b.
C’è senza di te mi dici il Mondo./ Ma perché siamo in tanti a trattenerlo, ti rispondo./ O la montagna non è bianca per la neve,/ né il cielo è azzurro dentro a questo sole.
1c.
Mondo: tutti gli aspetti sormontati dalla vita/ e sotto la sua luce e il suo controllo.
1d.
Per la totalità delle cose illuminate dal pensiero/ noi proferiamo il nome “Mondo”.
2d.
E tuttavia questo è il Mondo/ che ci appare dal pensiero umano,/ ma io sospetto illimitati Mondi/ che appaiono da altri stati della vita.
3d.
Se la mia vita rimane accesa dopo quel passo/ dove al di là è la tenebra profonda,/ ci sarà un’altra luce sopra il Mondo/ e quindi un altro aspetto da vedere.
4d.
Luce su luce e sarà ancora più bello.
1e.
È una costruzione estratta ed elevata dalla vita/ questo Mondo: una casa che si abita.
1f.
Mondo è un racconto raccontato/ da innumerevoli partecipanti a questo Mondo.
2f.
Personaggi antichissimi fanno parte del racconto,/ come le pietre e la luce delle stelle,/ e nuovissimi – appena arrivati si può dire –,/ come le immagini e come le parole.
3f.
I viventi sono i partecipanti. E le cose?/ Diventa cosa la vita superata/ ed io cammino per raccontare la mia cosa.
4f.
A trovare facce di me io mi dirigo/ e quelle già trovate sono il mondo.
1g.
Sollevamenti dal profondo fino alla tua vita/ è quello che ti appare e chiami Mondo.
1h.
Tu pensi di abitare il Mondo di Dio/ ed abiti invece la tua elaborazione e proiezione./ Di che cosa? Anche di elaborazioni e proiezioni precedenti./ E si scioglie questo gradino se discendi.
1i.
Che il Mondo ci sia anche senza l’elaborazione/ che ha fatto di esso la vita umana, è possibile./ Ma cosa sia diversamente non è dato di sapere.
2i.
Se una visione così – questo Mondo –, la vuole Iddio,/ non può non volere anche l’uomo/ che la detiene e la sostiene.
3i.
Io vorrei come il primo uomo dare ogni nome,/ e chiamarlo che entri e prenda posto il nominato./ Ogni cosa chiamata e che si chiama è questo Mondo.
1l.
Cosa sia il Mondo, ogni vita lo sa nella sua lingua,/ e nessun altro lo sa se non la parla.
2l.
Il Mondo personale o inter soggettivo,/ ma per soggetti della stessa specie,/ è l’unico possibile a questo punto.
1m.
Non ci sono illimitati Mondi,/ ma illimitati aspetti di uno solo.
2m.
Ogni illuminazione – che è una vita –,/ è una separazione dall’indistinto./ Il Fiat lux è un’originaria separazione./ Poi è accaduto un ordinamento in quella sfera.
1n.
Ci sono tre aspetti di questa orditura che chiamiamo Mondo:/ La raccolta di dati che entrano dalle porte dei sensi,/ la loro trasformazione che inizia dopo il passaggio/ e l’elaborazione che avviene nel cervello,/ e quindi la proiezioni delle elaborazioni che escono/ dalle stesse porte e appaiono le figure sulla scena./ Quelle apparenze le chiamiamo cose e il loro insieme “Mondo”.
2n.
Da ciò si capisce che i sensi sono simili/ ad antenne riceventi e trasmittenti.
3n.
Vorremmo che si riuscisse un giorno a separare/ nettamente i due momenti che ora sembrano/ uno solo: il ricevere e il proiettare.
1o.
Mondo così è soltanto una delle apparizioni, messa a punto dal vivente uomo/ e che continue e incessanti elaborazioni rendono continuo e durevole.
1p.
Illimitata informazione che diventa figura quando entra la vita./ Ma dipende da chi entra la dimensione e la figura.
2p.
Nell’umano la sua attuale dimensione/ è circa quindici miliardi di anni luce.
1q.
Se questa visione – il Mondo – è immutabile e indecifrata/ e non ci appartiene minimamente,/ allora si è gettati e tolti,/ cioè si nasce e muore dentro ad essa./ Ma se è rappresentazione con tante scene e figure,/ allora si può arrivare a guardarla anche da fuori/ come spettatori e non comparse, e capire che si può variare l’addobbo e lo spettacolo./ Allora non si è più gettati e tolti/ ma si entra e si esce come a teatro.
1r.
Il Mondo – ciò che chiamiamo con questo nome –,/ che vediamo, ascoltiamo, tocchiamo,/ è l’ininterrotto accesso della vita nel caos, o notte, o morte,/ e la visibilità, udibilità e ordinamento/ che è stato ottenuto e si continua ad ottenere./ Normalmente questa visibilità, udibilità, ordinabilità,/ è mantenimento e accrescimento passo dopo passo,/ ma c’è stato il momento del “tutto in una volta”,/ dell’emergere di nuova vita dal Caos e dalla Notte.
1s.
Il comparire del Mondo è nello sguardo del vivente.
1t.
Ho dovuto pormi la domanda: cos’è il Mondo?/ non per sapere , ma per partire da ciò che crediamo che sia,/ per valicarlo con un balzo e andare avanti.
1u.
Si annulla ad ogni morte, io credo, il Mondo,/ e s’accende ad ogni vita.
1v.
Sappiamo fin troppo bene ormai/ che il Mondo, quello che si presenta/ ogni mattina quando ci svegliamo/ è una rappresentazione/ alla cui formazione e sviluppo/ hanno contribuito e contribuiscono/ i sensi umani e il cervello/ che elabora i dati da essi colti e trasmessi./ Di questo lavorio la mente è il luogo,/ il tempo e la commedia.
1z.
A volte si pensa di non tornare/ per le cose brutte che ci sono/ – dolori, malattie, vecchiaia, morte …–,/ come ha fatto Buddha./ Ma ce ne sono anche di belle:/ montagne, prati in fiore, chiesetta alpina, cieli stellati…,/ e se si risolve il problema/ della macchina che ci porta/ lungo il viaggio e nel soggiorno,/ il nostro Mondo diventa luogo di vacanza,/ isola felice nel totale.

MONDO DELLE IDEE
1.
Il più grande rimpianto/ dopo aver trovato l’eternità dell’amore/ è di non averlo vissuto/ nei modi di qui, sulla terra./ Perciò non mi sembra il Mondo delle Idee/ la dimensione da preferire in modo certo.

MONDO-SOGNO
1.
Il Mondo è un Sogno che continua/ sostenuto e mantenuto da innumerevoli sognanti/ collegati fra loro,/ che si danno il cambio dentro il Sogno.

MONDO-SONNO
1.
Non c’è il Mondo distinto/ ma la continuità del Sonno (o viceversa),/ che perché continua lo chiamiamo vero/ e perché sono innumerevoli i sognanti./ Ma poi anch’esso s’interrompe ad ogni vita che si spegne/ e potrebbero finire tutti i sognanti.

MONDO-VITA
1.
La totalità del Sogno ha nome Mondo/ che è la totalità della Vita che ha sognato.

MONTAGNA
1.
M’accompagnano lungo la salita i fiori./ E ogni casa di Dio ha quest’aspetto, mi sembra./ E più erta è la salita più raro è il fiore,/ fino alla stella alpina sulla roccia.

MORIRE – MORTALI
1.
Se noi si muore sapendo di Morire,/ perché non si dovrebbe trovare modo di restare?
2.
Io non potrei essere quel che sono/ – un camminatore per terre e passi di confine –,/ se non avessi intuizioni e conoscenze/ di possibilità ultraterrene.
3.
Se si sa di Morire ci sarà anche modo/ di cambiare da come siamo, cioè Mortali./ Ed è il modo che ho trovato che perseguo.

MORTALI-IMMORTALI
1.
Siamo Mortali-Immortali./ Dopo l’avventura/ ci sono una via circolare e un ponte/ che collegano le due parti.

MORTE
1.
La Morte ha stelle spente, mai vedute./ Ma diventa un cielo notturno per chi esce e vede.
2.
Per la Morte tutto è la stessa cosa:/ uomo, albero, animale,/ stella che esplode nello stellato./ Ma la Morte non è il nulla,/ è quella che mescola le carte.
1a.
La vita è un sogno persistente/ tenuta alla ribalta da innumerevoli sognanti/ e l’uscita da questo sogno ha nome Morte.
2a.
A meno che non si voglia uscire di sonno/ sapendo si sognare, come a me accade.
3a.
La vita è un sogno della Morte.
1b.
C’è modo di passare la notte della vita,/ cioè la Morte, a occhi aperti ormai.

MORTE-NOTTE
1.
Non c’è Morte per davvero/ se essa è la Notte sconosciuta/ dopo il Giorno del Logos/ e che puoi vedere/ se esci dalla Porta.

MORTE-SONNO
1.
Ma non si tratta di non Morire/ ma di rendere la Morte uguale al Sonno/ se c’è una luce che giunge a risvegliare.
2.
È l’accesso a quella luce che cerchiamo.
1a.
Quando siamo svegli vediamo dalla Morte,/ quando sogniamo dal Sonno./ Vuol dire che la Morte è molto più vasta e profonda del Sonno,/ come similmente la veglia è pagina del libro della vita/ che si sfoglia una dopo l’altra,/ e così è più affidabile e si affronta con più fiducia./ Fiducia di ritornare dopo il sonno.
1b.
La Morte può diventare, per chi sa,/ un lungo Sonno da cui si può svegliarsi,/ o anche l’attraversamento di una lunga notte/ fino a vedere un’altra Aurora.
1c.
M’affido alla Morte/ come a un Sonno lungo/ che mi porti nel suo gior/ fino a un’altra riva.

MORTE-VITA
1.
Se qualcosa è importante in questo dire/ è il confine che tracciamo per la Morte.
2.
Spuntare dalla Morte, come da un interno,/ ha nome Vita, che riprecipita poi dopo quel balzo.
3.
La tenebra più fitta e più profonda che chiamiamo Morte,/ ha dall’altra parte la luce più intensa e più diffusa/ che chiamiamo Essere o Logos.
4.
“La luce che non tramonta mai”/ ha chiamato quella Vita il grande Eraclito.
5.
Ho trovato il cerchio della Vita-Morte,/ ho scoperto la Porta per uscire.
1a.
Il segreto della Morte/ si trova dalla parte oscura/ perché è un lato oscuro/ anzi il più tenebroso./ Ma può apparire solo nella Vita/ altrimenti non c’è./ Non si dà l’una senza l’altra.
2a.
Nella insufficiente illuminazione dove ci troviamo,/ la Morte è solo un mistero da scoprire./ Vale a dire si sa che c’è ma non cos’è.
3a.
Non c’è legame che si vede,/ che tenga Vita e Morte unite assieme.
1b.
Il tempo della morte è per il nascituro il passaggio/ dal ventre della madre alla luce del sole./ Finisce la sua morte quando sbocca/ e incomincia la sua vita nell’aperto.
1b.
Sappiamo da molto che le chiavi/ della gioventù e dell’immortalità/ le ha in mano la Morte e non la Vita/ e bisogna passare di là per ottenerle.
1c.
La Morte s’avvia a diventare/ come il sonno rispetto alla veglia,/ cioè una nuova coincidenza degli opposti./ E l’altra faccia è la Vita.

MOSTRI
1.
È urgente uscire da questo ambito di vita: la razionalità,/ che ormai sta producendo soltanto Mostri./ Il suo Giorno è già stato invaso dalle ombre del Tramonto/ e dalle tenebre che avanzano escono Mostri.
2.
Si sta andando verso l’ombra, le tenebre e il sonno/ di questa civiltà occidentale,/ e dai suoi incubi stanno uscendo i Mostri.
1a.
Queste indicazioni conducono fino al confine del pensiero filosofico e scientifico/ che è necessario ormai oltrepassare perché il suo Giorno è tramontato/ e dalla sua notte e dal suo sonno escono i Mostri.
1b.
In una visione filosofica del tramonto e della Notte/ – la più vicina fra quelle che ci toccano –,/ i Mostri delle tenebre stanno in agguato./ Anzi molti sono già usciti e vagano fra noi.

MOVIMENTO
1.
Il pervenire al presente è il Movimento,/ il ricevimento della cosa nella mente.
2.
Ogni Movimento si chiude nel presente,/ cioè nel cerchio di luce che l’avvolge.
3.
Nella pura sfera del pensiero/ non c’è Movimento e mutamento,/ come ha dimostrato il grande antico.

MULTILUCE
1.
Possiamo superare la dimensione/ che Parmenide ci ha fatto conoscere,/ e che costituisce l’ambito della civiltà occidentale,/ ora che siamo giunti alla fine di uno sviluppo./ La dimensione rimane perché è immutabile/ ed è sempre stata e sempre sarà/ – è un aspetto della luce –, e probabilmente/ rimarrà anche tutto ciò che si è sviluppato in essa/ a costituire aspetto e pietra di sormonto/ per salire.
2.
Anche fra coloro che si trovano in avanguardia – ad eccezione di Heidegger –,/ non è mai spuntata l’idea che quella dimensione sia superabile,/ anche se è una, immutabile ed eterna./ Indubbiamente è una, immutabile ed eterna/ la faccia dell’Essere che è apparsa ed appare,/ ma c’è un limite per essa fin dall’inizio/ che è stato superato per entrare./ E c’è la vita che non è immutabile e bussa e passa.
3.
È un Multiluce l’Essere./ Anche dal sole al Logos si va da luce a luce,/ e dal Logos a luce ancora c’è passaggio./ Poi ciò che conta per l’ente in quest’andare/ è l’occhio che si apre e quel che appare.

MULTILUMINOSITÀ
1.
Della Multi luminosità tu vedi un solo aspetto:/ la luce del sole e delle stelle.
1a.
La Multi luminosità che su ti chiama/ qui ha l’aspetto del sole e delle stelle.
2a.
Ora che un’altra luce chiama e invita,/ ci sarà pure qualcun che risponde.

MUTAMENTO
1.
Sento che s’avvicina il Mutamento,/ ma non so come cambierà questa visione/ di onde scintillanti e cielo azzurro./ Ma Muterà, Muterà, questo è evidente,/ se s’affaccia un nuovo occhio che la guarda.
2.
Il mondo che tu vedi/ è una cattura di pesci grossi/ su reti a maglie larghe.
3.
La sua materialità dipende dalla carne/ di chi lo coglie, uscendo da pertugi.
4.
Forse “archetipo” è il nome d’ogni cosa/ se si passa quella Porta e ci si volge.
5.
Per gli alati/ il mondo non è cosa./ Si dissolvono gli aspetti,/ si entra e si esce.
6.
Da questa vita che chiamiamo umana,/ compaiono figure in terra e in cielo.
1a.
Se non ti Muti,/ non Muta quest’insieme/ che chiami mondo/ e che qui è prati in fiore/ e rumore di risacca/ che arriva da lontano.
1b.
Io conosco soltanto un tratto di cammino di ventisei secoli,/ ma in esso è contenuto un Mutamento completo/ di questo insieme che chiamiamo mondo/ e ad un altro ancora siamo vicini. Anzi l’intravediamo.
1c.
Semplicemente io mi muovo per Mutare,/ ed esprimono il Mutamento le parole.
1d.
Si procede velocemente verso il Mutamento,/ di cui ho preparato mappa e percorso.
2d.
Si procede verso l’uscita dalla visione/ che ha nome mondo e ha nome conoscenza.
3d.
Io indico la via di un Mutamento.
1e.
In un Mutamento di visione,/ chi rimane nell’antica va perduto/ o diventa pietra sormontata.
1f.
Io sono teso ormai/ non a conoscere e a conoscermi/ ma a Mutare. La conoscenza,/ semmai, tocca alla scienza.
1g.
Da quando so che è in corso il Mutamento/ ho smesso di considerarmi tanto importante./ Anzi c’è abbandono dello strato.
1h.
Io sono indirizzato non più alla conoscenza, ma al Mutamento,/ da cui si può avere un’altra conoscenza.
1i.
È in corso un Mutamento sostanziale/ dell’attuale condizione umana.
1l.
È un Mutamento che sto indicando con queste mie parole./ Quello che sta avvenendo nella parte più alta del vivente, nella sua mente./ E si tratta forse di un avvicinamento dei due emisferi del cervello/ o d’ulteriori collegamenti e percorsi mai realizzati prima./ Similmente si avvicinano isole e continenti qui sulla terra/ tracciando nuove rotte fra di loro,/ e superando gli spazi che li separano con mezzi sempre più veloci.
1m.
Sto indicando il Mutamento dell’uomo attuale,/ quello che da molti millenni è indicato come sapiens sapiens./ La transizione avverrà sulla base del cammino fin qui percorso dall’Occidente,/ partendo dalle posizioni più avanzate finora raggiunte./ Esse sono il portone carraio di Nietzsche sul cerchio dell’eterno ritorno,/ dove il passato e l’avvenire si incontrano,/ anche se per lui non si è aperto,/ e la linea di Mezzanotte o le prossimità di essa raggiunte da Heidegger e Jünger.
2m.
Non sto occupandomi delle cose che sono state,/ che sono, o che saranno in eterni ritorni,/ come i fatti umani ricorrenti, le stagioni/ o i movimenti dei pianeti;/ ma di quelle che non sono mai state./ Io sto indicando il Mutamento.

MUTAMENTO 2
1.
Io entro in un luogo chiuso nell’inverno,/ ed esco a primavera quando è fiore,/ cioè seguo il Mutamento dell’amore e della luce./ Cerco le tracce del cammino già compiuto.
1a.
Oggi ho in mente solo il Mutamento./ In un sormonto lasceremo indietro questa vita./ Diventerà un altro fossile quest’aspetto.
1b.
È in corso un Mutamento/ della natura umana./ da uomo a oltreuomo/ è il salto della vita.
1c.
Quelli che si vedono,/ che riguardano soprattutto i rapporti uomo-donna,/ sono Mutamenti che stanno avvenendo in massa,/ senza che la maggioranza ne abbia coscienza./ Però il loro ambiente/ è lo stesso dove si svolge la cultura/ e c’è qualche occhio che li guarda.
2c.
Guardano Mutamenti/ che sono sempre avvenuti/ ma prima non avevano/ osservatori posti in alto.

MUTAZIONE
1.
In una Mutazione ormai vicina/ le stelle del cielo appariranno in altro modo:/ forse più vicine o noi più presso ad esse./ E sarà meno oscuro questo cielo/ e sarà ogni stella come il sole.
2.
Una miriade di punti luminosi dentro l’ombra/ è la notte che si vede dall’umano./ Ma io so che cambierà questa visione/ quando io Muterò questa mia vita./ E vedrò l’azzurro dove giace l’ombra/ e vedrò ogni stella splendente come il sole.

MUSEO
1.
Arrivo a tutta l’antichità della vita/ inoltrandomi per cieli, terre e piante./ Il mio andare apre sale di Museo.
2.
Il mondo è il Museo della vita/ e dove è più ricco d’antico io mi reco.
3.
Alla fine di tutte le sale/ – anche le città, libri, immagini e le voci –,/ giungi a te stesso.
4.
Se ti è dato di superare l’ultima sala,/ quella dove avviene la visone,/ trascorri su te stesso ed esci.
5.
Uscire da sé è uscire da Museo,/ dove il più nuovo entra per guardare.
1a.
Ritornare consapevolmente in questo mondo/ dopo che siamo usciti/ è come entrare in un Museo/ dove appare ciò che siamo stati.

Labirinto […] Luogo incantato

1 giugno 2014
Salvador Dalì, Il labirinto (1941)

Salvador Dalì, Il labirinto (1941)

LABIRINTO
1.
Poi la parola diventa Labirinto/ e ne cerchi una dentro all’altra,/ e s’intrecciano tutte e non c’è uscita/ se non le leghi con il filo del tuo canto.
1a.
Il Vocabolario è un Labirintico cammino verso l’uscita/ ed è la Porta che già appare alla sua fine.
1b.
Le parole del Vocabolario sono indicazioni versi l’uscita/ dal labirinto mentale dove ci troviamo immersi/ da oltre venticinque secoli.
2b.
Dico venticinque secoli perché in quel tempo,/ inizio della filosofia, siamo usciti/ da un precedente labirinto e entrati in questo.
3b.
E questo doveva essere la fuga da quello,/ e lo è stato. Ma ora è diventato/ un’altra prigionia da cui uscire.
4b.
Doxa era il nome dell’antico Labirinto/ da cui siamo usciti nell’Aurora./ Ragione lo chiamiamo questo che ci chiude.
5b.
È in atto un processo evolutivo,/ un mutamento radicale di strutture,/ e quindi ne vedremo di sconvolgimenti.
1c.
Un Labirinto chiuso è il mondo che vediamo,/ma da un po’ ho visto la porta dell’uscita/ e conosco la chiave per aprire.
2c.
Io non ho costruito l’aspetto che si vede,/ cioè questa faccia del mondo che appare nel sole e negli occhi,/ ma soltanto il filo fino alla Porta segreta./ E il filo è questo intreccio di parole.
1d.
Nelle terre del caso e della necessità/ è apparso da poco un Labirinto circolare,/ e sembra pietra caduta nel deserto/ che ha sollevato onde di sabbia nell’impatto.

LACRIMA
1.
Oggi ho dato una Lacrima al mio fiume,/ un congiungimento fra lui e la mia vita./ Però non l’ho colmato io, è stato il cielo./ Egli piuttosto ha invaso un lago: il cuore.
1a.
Io sto imprimendo/ a caratteri indelebili/ questi luoghi e lei con loro./ Dove? Su un bianco foglio/ ma non solo in esso./ Anche nelle lacrime/ ci sarà la traccia.

LAMPADA
1.
Gli uomini che si bloccano/ nella luce del pensiero razionale,/ sono Lampade che verranno utilizzate.

LAMPO
1.
Sul versante di Dio il Lampo è un segno.
1a.
Tu porti il mondo a Lampi di apparizione,/ e Lampi che continuamente si accendono/ (sonno-morte), determinano questa continuità che si ritrova nei risvegli/ e che si suppone senza fratture mai.

LANCIATORE
1.
Io, il Lanciatore di messaggi della continuità/ della vita oltre la morte singola./ Uno ne ho Gettato al di là della Porta/ nelle plaghe deserte di una nuova luce.

LASCIARE
1.
Il Lasciato è l’universo che tu guardi./ Quanto sei lontano dipende dal tuo tempo.
2.
Passo sopra i Lasciati dalla vita.
1a.
So della luce che è uscita da questo cielo/ Lasciando punti d’oro nella notte.
2a.
So della luce che è uscita dalle menti/ lasciando punti luminosi in terra.
3a.
So come avviene la sortita.
4a.
Il Lasciare è improvviso, Lascia terra.
1b.
In vista di un nuovo passo di confine/ ci appare, che non è poi molto, quello che si Lascia:/ la carne umana, la sua marcitura nella terra/ e i ricordi irrecuperabili dell’isolato abitatore.
1c.
Si fa più vicino il Lasciar tutto./ Ed è come se le cose tanto attese e desiderate/ si fossero allontanate e disperse/ lungo le vie di questo mio Lasciare./ Lasciare le cose note per l’ignoto.
2c.
Ma è un ignoto il mio che ho sondato/ a cui ho teso dalla riva l’esca./ E un po’ l’attiro e un po’ mi lascio trascinare.

LATO
1.
Sono due i Lati della realtà,/ come le due facce della moneta,/ e noi normalmente di volta in volta/ siamo svegli o presenti solo su uno.
2.
L’altro è ignoto e misterioso.
3.
Accedere all’altro e scoprirlo/ è stato lo scopo della mia vita.
1a.
Il superamento del lato oscuro/ non è fantascienza, è di più./ È la prossima realtà che supera la più accesa fantasia.
1b.
Il Lato oscuro,/ – quello da dove si giunge/ quando comincia il cammino nella vita/ e dove si ritorna quando finisce -,/ non è più cammino sconosciuto.
2b.
Da dove vieni? Dal Lato oscuro./ Dove vai? Nel Lato oscuro./ Ma esso non è più solo tenebra e mistero./ C’è un cammino che l’attraversa da inizio a fine/ e ora sei chi può percorrere il nascosto/ fino al punto da dove sei partito.
1c.
Ho indagato il mio Lato oscuro,/ dov’è il segreto/ di questo nella luce./ E questo è la luminosità dell’altro,/ che mai altrimenti apparirebbe.

LETARGO
1.
Ogni vita è innalzata da una luce/ e se essa si allontana giace in Letargo,/ in attesa del risveglio se i ritorni sono prestabiliti.
2.
E mi pare che ci sia Letargo nell’umano/ fino alla luce che lo chiama fuori.

LIBERTÀ – LIBERARE – LIBERAZIONE
1.
Con la nostra sopraffazione/ sugli aspetti superati della vita/ – le piante e gli animali -,/ forse (inconsciamente) non le distruggiamo,/ ma le Liberiamo e ci Liberiamo./ Liberiamo gli alberi/ da milioni di anni di immobilità/ e dal loro interminabile / volgersi alla luce per necessità,/ senza mai speranza di vederla./ Liberiamo gli animali/ da ripetizioni illimitate,/ come i gironi dei dannati nell’inferno/ o i cerchi della luna dentro il cielo,/ imposte a ciascuno dalla propria specie./ E Liberiamo perciò anche noi stessi/ dalla pianta e dall’animale/ che ancora siamo nel profondo,/ sollevando le radici della vita/ ora che un’uscita è ormai vicina/ e ci sono le indicazioni del passaggio.
1a.
Siamo certamente liberi,/ ma dentro le anguste celle/ del nostro sole/ e della nostra mente.

LIMITATO-ILLIMITATO
1.
Limitato è l’uomo,/ ma il suo confine e quello dell’universo/ che percepisce, coincidono./ Inoltre è lui che pianta gli steccati.

LIMITI DI TEMPO
1.
L’ingresso al Logos ha un tempo, ed è l’inizio,/ ed uno ne ha l’uscita, ed è la fine./ I due Limiti sono le soglie del presente,/ la casa dell’umano fino ad oggi.

LINGUA
1.
La Lingua ha nomi/ delle cose che si vedono:/ la terra, il fiore, il cielo,/ e di altre che non si vedono/ come l’anima, la ragione,/ e che perciò appaiono inosservabili e inafferrabili,/ e quindi diverse dalle altre./ Invece e circoscritta e incatenata/ anche la ragione, e come una sfera/ è già apparsa e appare a chi è entrato/ e a chi ora esce dalla Porta./ Perciò non c’è diversità sostanziale,/ ma solo gradualità fra le parole.
1b.
Tutta la Lingua è uno spuntare in Logos,/ salendo dal profondo e da radici.

LIVELLO
1.
Si va verso la scomposizione di questa umanità/ e a una sua ricomposizione a un Livello più alto.
1a.
Io sono teso ormai non a conoscere/ o conoscermi, ma a mutare./ Sono l’ultimo Livello che comanda.
1b.
C’è ormai il progetto di superamento/ del Livello più alto, quello della ragione,/ che come dicono numerose indicazioni/ ha la forma di una sfera./ Il livello più alto è la sua circonferenza.

LOGOS
1.
Siamo immersi in una luce/ da cui appare il sole.
2.
E uscire dal Logos dove siamo immersi/ ed entrare in un’altra luce, è vita ancora.
3.
Troverai ambiente al di là per riapparire,/ e ciò che appare ancora è ancora vita.
4.
Similmente questa vita d’uomo è un fiorire nel Logos.
5.
Sei così fatto che ti accendi,/ quando esci nel Logos per le antiche porte.
6.
Tu sei pianta nella luce del Logos./ Anche nella luce del sole, ma essa è la radice.
7.
L’albero sente il sole come tu senti Iddio./ È la fonte della tua luce e della tua vita.
8.
Dentro a una luminosità che non è il sole e le altre stelle,/ perché conosciamo chi sta in luci antiche.
9.
Entri con la vita d’uomo in un regno della luce,/ alla cui fonte, se vuoi, dai nome Dio.
10.
Logos è il giorno dove si portano gli uomini/ quando nascono e quando escono dal sonno.
11.
Un giorno che ha l’oriente nella Grecia antica/ e qui si compie il cielo del tramonto./ Il giorno è un tempo solo, cioè il presente,/ dove l’inizio illumina la sera/ e il tramonto mostra il suo mattino.
1a.
Logos è una sfera temporale,/ la sfera del presente dove sei dentro./ Dove assurgono le cose dal passato/ e un volo diventa un documento./ Ecco cosa posso dire delle cose/ che mostrano la faccia in questa vita:/ che sono colorate e numerose/ e ognuna è trapiantata nella vita.
1b.
Dentro l’ultima sfera di luce (il Logos),/ dove sta l’uomo, non arrivano le piante e gli animali.
2b.
Voglio ricordarti che sono passati venticinque secoli/ da quando ci hanno detto che siamo emersi in una sfera luminosa/ che ci ha resi così, cioè umani, a guardare, ragionare, filosofare.
3b.
Si vive nel tramonto di una luce e gli antichi greci nel suo sorgere./ Poi la notte, dove l’aspetto a stella, e la stella ho già visto che compare./ Io vivo questo sogno della vita, o questa vita ho già versata in sogno.
4b.
La immagini tu una luce/ dove ogni altra fonte antica/ – il sole, le stelle, il fuoco sulla terra,/ la lampada della via e nella casa -,/ arriva e tu la cogli?/ Essa è il Logos e tu sei/ occhio aperto della vita/ che è giunto a questa fonte luminosa.
5b.
Pensa ad una luce dove ogni altra/ viene risucchiata, e si illuminano/ e si mostrano gli internati:/ ecco il Logos ed ecco il mondo/ che sta dentro e tu che vedi.
1c.
Siamo immersi in una luce che chiamiamo Logos/ e che non vediamo come i fiori il sole.
2c.
È la luce la prima./ Luce dove fiorisce la pianta umana,/ occhio del creato,/ illimitato punto di veduta/ come una cima.
1d.
Quando entri nel Logos/ s’illuminano le stelle.
1e.
L’invisibile presenza io la chiamo.
1f.
Logos è il nome di una fonte luminosa/ simile al sole, che non vediamo,/ ma che ci tiene sollevati nella vita razionale.
1g.
Io vedo il superamento dell’intero sistema Logos/ e della radice che l’ha manifestato – il cervello./ Il cammino sul confine, lascia vedere di qua e di là./ Di qua c’è la sfera incatenata,/ quella che ha già visto Parmenide d’Elea./ Di là ci sono espressioni del passaggio.
1h.
C’è il Tutto se lo vedi/ e c’è il Caos se non lo vedi.
2h.
Tu sei entrato dove il Tutto è una raccolta,/ ma solo se lo vedi e leghi si presenta e appare./ Perché sono impercettibili ad uno ad uno i singoli elementi.
3h.
Ricordo una delusione di quand’ero bambino/ e si è rotto il caleidoscopio./ Erano soltanto pietrucce colorate e alla rinfusa/ quell’incanto di forme e di colori/ e io credevo che ci fosse la magia.
4h.
Comunque non dipendono solo da me/ gli scuotimenti e le osservazioni./ Tante sono state già eseguite/ e sono diventate aspetti fissi in cielo e in terra.
5h.
Io scuoterò di nuovo il tutto/ quando uscirò dalla Porta della Notte/ e in un’altra luce appariranno ancora le cose.

LOGOS – MORTE
1.
Siamo entrati nella Notte del Logos che chiamiamo Morte/ e si vede la sua luce simile a stella.
2.
Cerca di capire: quando esci – se esci -,/ il Logos diventa stella di una notte.

LONTANO
1.
Vorrei sapere quanto va lontano/ questo mio cielo quando mi distolgo./ S’incrociano quelle luci con il nulla.

LUCE
1.
Più non m’affascina il cielo delle stelle,/ ma la Luce che ha lasciato quelle tracce.
2.
Siamo rive della Luce.
3.
È la Luce che ci giunge e non le cose.
1a.
Tutta la Luce è tramutarsi in Luce
2a.
Illumina il cielo la mia Luce/ e in essa le stelle sono punti.
3a.
No, non svanisce il cielo della notte,/ ma non si sa dov’è se non ti svegli.
1b.
C’è Luce sempre accesa ed essa è Dio.
2b.
Che ci tocca e ci accendiamo nella testa,/ estrema illuminazione della terra.
3b.
Sto tessendo segreti della Luce/ con la parola che discerne e lega.
4b.
La vita è consumare un corpo con una Luce./ ma appunto perché finisce fatti avanti./ Anticipa il tempo d’abbandono./ Varca il dominio umano illuminato ed esci/ dove inizia l’ombra fonda e il cielo senza stelle.
1c.
Iddio è la Luce.
2c.
Io nomino realtà con le parole di poesia,/ impercettibili dall’occhio e appena intraviste dalla mente.
3c.
Il Logos diventa stella di un’altra notte/ se una pianta s’è eretta per uscire.
4c.
Non arriva il gabbiano a questa Luce umana/ ed io per tempi fino a qui lo porto./ E diventa un oggetto della Luce.
5c.
Oceani della Luce ed approdi a spiagge senza tempo./ Lasci così la vita tua passata./ Il navigatore tocca un’altra terra.
1d.
C’è soltanto la Luce e la vita che la cerca.
1e.
Ci sono Luci e Luci./ Una di esse è il sole e un’altra il Logos./ Il primo lo vediamo, abbiamo cioè sensi per riceverlo/ e cervello per elaborarlo in ‘un’immagine,/ mentre il secondo non lo vediamo./ L’aprirci al giorno del sole lo chiamiamo “stato di veglia”,/ il rinchiuderci ad esso “sonno e sogno”,/ e conosciamo il cammino nella notte/ e i sogni che precedono il risveglio./ Ma stiamo imparando anche l’altra strada,/ (queste indicazioni segnano il cammino),/ ad elaborare l’altro aspetto della Luce,/ e conoscere l’altro ingresso e l’altra uscita.
1f.
Sto spendendo la mia vita/ per superare il confine/ di una illuminazione.
2f.
Il mio compito è limitato ma grandioso:/ sboccare in un’altra Luce che illumini/ la mia faccia che non vedo.
3f.
Soltanto gli uomini che attraverseranno la Notte/ sapendo che ogni Luce sorge e tramonta/ e che ogni vita si sveglia e si addormenta,/ capiranno completamente queste indicazioni.
1g.
Luce del Logos, voglio vederti come ora vedo il sole./ La vita vuole Luce, e l’arrivo qui nel sole è solo tappa,/ perché io lo vedo da un’altra Luce che non vedo.
2g.
Non s’accorgono che sono chiusi./ Giungere nel sole e riuscire a vederlo/ sono soltanto tappe del cammino.
3g.
Trapassare la Luce che illumina la Luce./ Tu dici che non c’è se non la vedi/ e io dico che c’è quando la vedi./ Vedere e apparire stanno assieme.
4g.
Vista da me e da te la Luce è quelle stelle,/ cioè corpi luminosi visti dai nostri corpi./ E c’è quell’ombra immensa fra le stelle,/ simile all’incomprensione che ci separa./ Solo nell’amore c’è contatto e fusione.
5g.
La Luce che tu vedi, quella del sole e delle stelle,/ è briciole e scintille della Luce.

LUCE BUIA
1.
Luce Buia è la mente che non ha l’aperto/ ed è solo uscendo che dischiudo.
2.
Luce Buia è il sole se non c’è chi vede/ se non c’è questo aperto dove esso sgorga.
3.
La Luce è soltanto l’illuminata da chi esce: ecco la Luce.
4.
Tu dici che è nella Luce che si appare,/ ma io vedo che nasconde il più vasto, cioè il cielo./ Tu dici che essa indica il cammino,/ ma la via delle stelle io la vedo a notte.
1a.
La Luce Buia è Luce declinata.

LUCE STELLARE
1.
Tu dici che corre, ed io che è ferma negli abissi.
2.
Guardo cose veloci che non escono dalla sfera./ Come cani incatenati girano intorno.
3.
Io non ci metto così tanto a giungere a una Stella,/ come una Stella (la sua Luce) per arrivare a me.
4.
Anzi arrivo a tutto il cielo in una volta alzando gli occhi.
5.
Le Luci chiuse (Stelle e lampade) s’aprono alla vista.
6.
Perché le estraggo dalla notte brillano le Stelle.
1a.
Io che raccolgo Luci perse in cielo.
2a.
L’istantaneità del cielo è il presente della mente.
1b.
È la Luce del Logos che accende il cielo della notte, e non le stelle.
2b.
Brillano nella vita e non nel cielo.

LUI
1.
Eravamo seduti in auto Roberta ed io, e si aspettava./ Lei aveva appena ritirato il suo libro di religione/ della prima media e lo guardava./ Io invece pensavo a voce alta e mi dicevo:/ ciò che si vede è il risultato di un’elaborazione/ che viene proiettato e colto./ Il cervello è l’elaboratore e i sensi ricevono e trasmettono./ Trasmettono quest’immagine che chiamiamo mondo/ ma che cosa ricevono, e da dove e da chi?/ E Roberta additando il suo libro mi rispose: da Lui./ Avevo immaginato anch’io quella risposta due mesi prima/ e avevo così annotato quel pensiero:/ “Mi sembra che sia Dio che batte i tasti/ di quello che poi appare nella mente./ Sono le battiture che ignoriamo, noi vediamo soltanto i risultati”.

LUNA
1.
Spicca solo nell’occhio e mente umana/ il tondo luminoso che si chiama luna.
2.
Cosa ci sia in altri occhi e in altre vite/ prima e dopo quella umana, noi non lo sappiamo.
3.
Prospetto però una soluzione: cerchiamo di andare oltre questa vita/ ricordandoci di essa e di queste sue elaborazioni e proiezioni,/ e un giorno lo sapremo.

LUNA PARK
1.
Non finirà il mondo perché ci sono creature/ che arrivano nella vita come in un Luna Park,/ anche se per molti si spengono le luci.
1a.
La vita assomiglia al Luna Park/ dove si entra ma da cui bisogna uscire/ anche se si piange e si dispera,/ perché chiude sempre quando è sera./ Piuttosto qualcuno è riuscito con stratagemmi/ a rimanere dentro il recinto/ aspettando da sveglio la riapertura./ Ma si è trattato finora di casi eccezionali.

LUOGO E TEMPO (dell’appuntamento)
1.
Io dico ai miei morti che certamente mi sentiranno/ che ho trovato il Luogo e il Tempo dell’appuntamento fra loro e noi./ È la chiesetta che era sperduta ma di cui ora ho scoperto le coordinate./ Questo è il contributo che ho dato in questa vita alla causa comune./ E comincio da qui a chiamare a raccolta e ad indicare.
2.
Dopo questa scoperta non ci saranno più/ distacchi così grandi fra noi e loro./ Non saranno più così dentro e noi così fuori. / Loro nel sonno e noi nella veglia./ Loro nell’inconscio e noi nel conscio./ Loro nella morte che sembra eterna/ e noi sopra come la spuma sull’onda/ che continuamente si scioglie.
1a.
Ho raggiunto il luogo d’appuntamento dei vivi e dei morti/ e conosco la strada per arrivarci./ Cioè non è più un caso trovarlo/ com’è accaduto la prima volta che l’ho visto./ Il luogo ha l’aspetto di una chiesetta./ Si trova dove inizio e fine s’incontrano e coincidono/ la qual cosa avviene dopo un giro intero.
1b.
Tutto accadrà secondo destino./ Il giro è predeterminato./ Io dovrò soltanto riconoscere/ il Luogo dell’arrivo./ Se ciò non accadesse/ tutto sarebbe come nuovo,/ ma dubitando che lo sia.
2b.
Sto preparando il mio ritorno/ nei luoghi più fecondi di memorie./ Io ho posto un lume sull’arrivo,/ per rischiarare anche la partenza./ Un abbraccio della luce è l’unità.
1c.
In questa dimensione del mutevole e dell’interminato/ credo mi sia stato possibile stabilire luoghi d’appuntamento perenni./ Sarebbe il primo collegamento fra due dimensioni,/ di cui la seconda è stata lungamente sognata./ Il primo scambio d’ambasciatori fra paesi diversi/ e prima comunicanti soltanto per cenni ed enigmi.
2c.
O forse non si può neppure escludere/ che ci siano già queste basi/ ma ora io le pongo nel cuore dell’Occidente.

LUOGO INCANTATO
1.
Sono partito per il Luogo Incantato/ dove ciò che è stato è e sarà/ perché è su un cerchio che ruota/ e quello è il centro.

Idea […] Irrealtà

29 maggio 2013
Hans Holbein il Giovane, Ambasciatori (1533)

Hans Holbein il Giovane, Ambasciatori (1533)

IDEA
1.
Idea è dove assurgono le cose.
2.
Idea: è la cosa che viene dalla notte/ entra e tramuta nella parola luna.
1a.
Ergersi con la vita e valicare significa/ raccogliere e legare e poi guardare e usare/ com’è accaduto in un altro inizio./ È tutta qui l’Idea di questo mondo:/ in poche note e in tanto combinare.

IDEALISMO – IDEALISTI
1.
Io li chiamerei così: coloro che si sono accorti/ del sogno che stanno sognando.
2.
E ciò vuol dire che si sono un po’ svegliati e hanno visto./ O che si trovano fra il sonno e la veglia/ e percepiscono un altro stato.
3.
Il sognante che si sveglia e ricorda/ è l’uscente dalla Porta.
4.
La vita, altrimenti, è uno stato di sogno/ dove il sognatore non si sveglia./ Ma chi in passato si è svegliato già ci ha detto/ che è soltanto apparenza questa vita.

IDEAZIONE
1.
Il perché della cosa lo conosce Iddio/ che ha tutte le vite che precedono e seguono quella umana./ Ma però noi sappiamo che la cosa si scompone/ fino al protone, elettrone, positrone…/ Si arriva fino al nulla della cosa/ se poi la vita non ricompone e ridispone.

IGNOTA PRESENZA
1.
L’Ignota Presenza è il sole per i fiori/ che però appare nell’esistenza umana./ E Ignota Presenza – dico il suo aspetto -/ è il Logos per l’umano,/ che apparirà se si sormonta questa vita.

ILLIMITATO
1.
Tutte le onde che può dare il mare/ stanno nel mare ma sono Illimitate.
2.
Però di punto in punto si potrebbero contare.
3.
L’illimitato perciò è scorrimento/ ben visibile nell’onda sulla spiaggia.
4.
È vita che continua in un racchiuso.
5.
Sospetto che così è l’universo.
6.
Così è ogni vita dentro i corpi:/ pianta, animale, uomo.
7.
Uscire ancora è ciò che conta, e vedrai/ la luce che ha tessuto la vita superata.
1a.
Illimitato è il movimento che è incluso in un finito/ e che non esce come l’onda dal suo mare.
2a.
Illimitata è la vita delle piante dentro il sole/ e quella degli umani dentro il Logos.
3a.
Sono sfere di vita il sole e il Logos.
4a.
Non c’è punto di partenza e non c’è arrivo/ dentro la sfera della propria luce,/ perché la cecità è l’interno della sfera.
5a.
La visione avviene sugli esterni/ da un interno cieco per chi guarda.
6a.
Gli esterni sono finiti sormontati, cioè le cose,/ e ognuna ha in sé movimenti illimitati.
7a.
Ogni nostro movimento prefissato/ avviene nelle sfere d’altri tempi.
1b.
Dove nasci e ti risvegli è l’Illimitato:/ onde del mare, nuvole nel cielo,/ movimenti dei pianeti e delle stelle.
2b.
E le tue giornate nell’Illimitato sono come segni sulla sabbia/ in riva al mare, o fra le nubi che trascina il vento./ Anche il giro del sole è Illimitato./ Non c’è limite nel cielo al suo ruotare.
3b.
Portare annotazioni di un andare da mondo a mondo/ mi sembra il risultato della sortita da qui, da questo mondo.

ILLUMINAZIONE
1.
Nel lungo cammino della storia dell’Evoluzione che continua,/ da alcune migliaia di anni è stato possibile/ ad un singolo esistente che vi partecipa di conoscerla e viverla./ Quell’esistente è l’uomo. La conoscenza dei suoi meccanismi/ è un’attività della scienza, mentre vivere l’avvenimento/ vedendolo in se stessi è filosofia e soprattutto sapienza./ E non la sapienza deriva dalla scienza, ma questa da quella./ Cioè prima bisogna illuminarsi e vedere per poi cercare e conoscere.
2.
Noi poi sappiamo che l’Illuminazione e completa visione/ della condizione umana è accaduta venticinque secoli fa.
1a.
Ogni volta che si esce nella luce c’è Illuminazione.
2a.
Quella di Buddha non è diversa da ogni nascita./ Ci sono soltanto piani diversi di comprensione.

ILLUSIONE – VERITÀ
1.
Nell’Illusione dove ci troviamo io compio sessant’anni/ e l’universo è vecchio e grande quindici miliardi di anni luce./ Ma nella Verità nulla si muove per avere misure.
2.
Un grande sapiente l’ha già detto:/ nella Verità nulla si muove e il tempo non trascorre./ E il suo più grande discepolo l’ha dimostrato:/ Achille non raggiunge mai la tartaruga.

IMBESTIALIMENTO
1.
Ci troviamo in una fase di sorpasso./ L’Imbestialimento è progressivo dalla parte che rimane.

IMMAGINI
1.
Le cose sono Immagini dentro a specchi di tempo.

IMMENSO
1.
Se dico Immenso di Dio parlo di cosa,/ di cielo per esempio e non di Dio./ Di traccia rimasta e non di vita./ Immenso per esempio è l’abbandono,/ Immensa la solitudine e il silenzio.
2.
Immenso non appartiene mai al divino,/ ma al suo cammino di stella in stella/ o per varchi di bellezza./ E’ misura estrema d’uomo anche l’Immenso.
3.
Camminare con la vita è un lasciare cose/ e rivoltarsi a guardare il superato./ E’ così che viene un po’ ricuperato il mondo è l’uomo./ Ma Immenso è l’abbandono.
4.
C’è un immenso cui diamo delle facce./ Una faccia dell’immenso è questo mare/ e il tramonto del cielo sulle sue acque.

IMMERGERE
1.
Quelle (le alghe) sono Immerse nell’acqua, gli alberi nell’aria,/ e noi siamo Immersi nel pensiero./ Poi tutti insieme, corpi vegetali e animali,/ siamo Immersi nel fuoco (la luce del sole./ Ogni qualità della vita è dentro ad un elemento/ ed emergendo da quello cambia di natura./ Ma rimane la sua cosa nella terra, nell’acqua,/ nell’aria, dentro il fuoco, o nel pensiero./ Lo aggiungo io quest’ultimo elemento.
2.
Il diventare cosa non è più la vita/ ma ripetizione di un antico suo viaggio./ E’ visione che ci appare da lontano./ Il tutto sormontato è questo mondo.
3.
I segnali che qui s’incontrano sono posti ad indicare/ che non c’è più la vita su quello che rimane,/ ma parvenza o maschera di un’antica condizione.

IMMOBILE
1.
Anche noi siamo Immobili nell’altra luce,/ come gli alberi nel sole./ E chiamiamo “vivere per la morte” l’inutile aspettare./ Incamminati nella vita noi siamo ora lì bloccati.
2.
Ma quest’albero che vedo sta ora ad indicare/ che è stata superata una barriera antica.

IMMORTALITÀ
1.
Ho passati tanti anni della mia vita a cercare l’Immortalità/ e qualcosa ho trovato d’importante,/ forse il progetto intero./ Ma mi sono però troppo allontanato/ dai sentieri battuti dagli altri/ che più nessuno mi vede e mi sente,/ anche se materialmente mi trovo/ in mezzo a loro.

IMMORTALI – MORTALI
1.
Il modo più semplice d’essere Immortali/ è ignorare la morte/ come accade alle piante e agli animali,/ accontentandosi della vita quando arriva./ Ma ormai siamo rimasti contagiati/ dall’ossuta megera con la falce/ e non c’è finora antidoto che vale,/ fuorché quello che sto sperimentando./ Si vedrà in seguito se è efficace.

IMMUTABILE
1.
Il tempo che passa/ per l’Immutabile natura non passa:/ lo dice la parola./ Perciò è solo apparenza quel mutare.

IMPERSCRUTABILE
1.
Ancor più Imperscrutabile di Dio/ è tutta la notte del divino.

IMPRIGIONATO
1.
Ma non vedi che è tutto Imprigionato ciò che esiste!/ La luna spunta nel posto prefissato/ e gira sempre uguale nel suo cielo,/ il sole sorge e tramonta senza posa./ Quindi è comandato e disposto all’obbedienza questo mondo.
2.
Prigionieri nel cielo stelle, luna, sole./ Solo l’uomo cambia il suo passo sulla terra.

IMPRIMERE – IMPRIMITURA
1.
Ho già Impresso in qualche parte/ – in articoli e manoscritti certamente, anche altrove -,/ le idee di circonferenza estrema e della Porta d’uscita./ E capiterà ormai che altri le trovino.
2.
Poi delle stesse cose ci sono Imprimiture,/ una all’inizio e l’altra in questa fine del ciclo di sviluppo.
3.
Io devo raccontare solo una cosa/ e tutto il resto, semmai, è spiegazione:/ devo dire che è tempo di varcare/ il confine della vita che ci contiene.

IMPRONTA
1.
Tu che sei vivo sei il piede e il passo,/ da cui l’Impronta poi è decifrata.

IMPROPONIBILE
1.
Improponibile è il Vocabolario che racconta un’avventura vera/ che è maggiore della più accesa fantasia.

INCOGNITO
1.
Forse sono anch’io un viaggiatore in Incognito,/ non noto neppure a me stesso,/ che ha fatto tappa nelle terre degli uomini,/ dove a maggio fioriscono le rose/ e lo stellato è una mappa del cammino.

INCOLLOCARE – INCOLLOCATO
1.
L’Io può essere un tutt’uno che può andare dal nulla fino a Dio./ Ma qui tu sei dentro ad una casa – il tuo corpo –,/ e collocato in un luogo limitato:/ sono questi i tuoi ambiti di vita./ E fuori c’è l’Io incollocato:/ il destino, la necessità, il nulla, Dio.
2.
Si vuole dall’interno di una cosa/ e con vista limitata dalle mura – si guarda solo da pertugi -,/ vedere di più di quello che si può./ Ma per spaziare di più tu devi uscire/ montando su te stesso per vedere.
3.
Con questo mezzo e in questa dimensione,/ c’è limite di trasporto e di viaggio.

INCONCEPIBILE – CONCEPIBILE
1.
Quello che arriva ad ondate sul vivente è Inconcepibile/ perché sta prima del suo Concepimento, cioè del suo ingresso/ per le porte dei sensi e della sua elaborazione e proiezione/ che formano le cose e aspetti che vediamo.
1a.
Quando la “realtà virtuale” sarà disponibile e diffusa/ e per molte ore della giornata si entrerà in essa/ per motivi di lavoro oppure per gioco,/ allora si comincerà a capire l’inganno di una credenza/ quasi universalmente diffusa e accettata./ La credenza che questo mondo sia “vero” nel modo come oggi l’intendiamo:/ cioè che ci sia il luminoso globo del sole dentro il cielo azzurro/ o la pallida luna dentro lo stellato/ indipendentemente dagli occhi, dal cervello e dalla mente./ Questo è l’Inconcepibile a cui prestano ancora fede/ anche innumerevoli filosofi e scienziati.
2a.
Io dico in ogni modo queste cose perché anche dalla “realtà naturale”/ si potrà uscire ad occhi aperti spegnendo e accendendo – io credo –,/ il sistema mente – cervello anziché precipitare ogni volta/ nei baratri dell’indistinto e nelle tenebre.
1b.
L’Inconcepibile che sta dietro le visioni.
2b.
Si può anche comporre con l’Inconcepibile,/ come con le parole rime e canti./ Ma rimane l’Inconcepibile e l’indescrivibile alla base.
3b.
I quark, i neutroni, i mesoni… sono vocali e consonanti dell’inconcepibile./ Ma anche vocali e consonanti sono già composizioni.
4b.
Allora se non si trova il fondo, se non si arriva in cima,/ si rimane così solo sospesi. E anche inizio e fine della vita/ sono punti d’attracco dell’ignoto.

INCONSCIO
1.
L’Inconscio è il sonno dell’umanità/ di cui ogni membro è contagiato,/ perché ogni uomo è specchio del totale./ E il sonno dell’umanità con i suoi sogni di risveglio/ è nella parte a notte dell’Intero.
2.
Ma ora il sogno che sogniamo è quello appresso all’Alba,/ quello che si dice che è il più vero,/ quello che ti sveglia e lo ricordi.
1a.
Un semicerchio di Inconscio è stato ritagliato/ e già un po’ conquistato,/ quello che occorre per congiungere/ la fine della vita cosciente con l’inizio di un’altra./ Così non c’è più separazione né l’oblio.
1b.
L’Inconscio diventerà come l’oceano/ che ormai si attraversa normalmente,/ perché il primo tentativo appare riuscito.
1c.
L’Inconscio è la notte della coscienza,/ dove coscienza è il ritorno giornaliero di una luce/ come quello del sole sulla terra.

INCONTRI
1.
Nella vita s’Incontrano gli antichi,/ i sogni in una luce persistente.
1a.
L’Incontro di un atomo con un sogno,/ innumerevoli volte diffuso e ripetuto,/ è la figura che ti appare e chiami mondo.

INDETERMINATO
1.
Quand’è Determinato acquista un nome e una misura./ Anche il Dio delle religioni – cioè nome Dio in quei contesti -,/ è soltanto un aspetto dell’Indeterminato.

INDICAZIONI
1.
Dove mi trovo è già passato Iddio/ – tutto l’esistente racconta il suo cammino./ Ed io che sono rimasto su quell’antica traccia,/ ricalcando le sue orme sono giunto alla parola.
1a.
Tutti i vocaboli e i loro testi/ sono Indicazioni rivolte all’uscita dalla Porta.
1b.
Queste Indicazioni che segnano il cammino/ dalla Porta del Giorno e della Notte che si è aperta/ per lasciarci entrare, fino alla stessa Porta/ che si sta riaprendo perché possiamo uscire,/ ci sono, cioè esistono./ Quindi non andranno perdute anche se non saranno,/ per ora, comprese ed accettate./ Ciò che può andare perduto/ è semmai questa traduzione di esse./ Ma siccome ci sono, saranno rincontrate/ quando si riprenderà per questo passo del finire.
2b.
Io vado per il cammino del Tramonto e della Notte/ scoprendo e raccogliendo i segnali per l’uscita,/ la quale corrisponde ad un’altra Aurora.
3b.
Delle Indicazioni che compaiono in questa raccolta/ si può dire: sono Indicazioni che si trovano/ lungo il cammino che conduce alla Porta del tempo,/ e il cammino diventa visibile e percorribile con le Indicazioni./ Ed esse, a loro volta, appaiono quando sono tradotte.
4b.
La visibilità dell’Indicazione/ è la sua traduzione dall’indistinto.
1c.
C’è un’invisibile che si fa parola, frequentemente ormai./ E ogni parola è un’Indicazione.
1d.
Non sono poesie né pensieri, ma soltanto traduzioni di segnali segreti./ Ora che appaiono nel linguaggio, la loro successione e ordinamento/ segnano un cammino che conduce alla Porta del Giorno e della Notte./ Se si raggiunge quella meta e si trapassa,/ si esce dalla sfera del pensiero razionale nella quale/ siamo entrati circa venticinque secoli fa,/ iniziando la filosofia e la civiltà che ancora abitiamo.
1e.
Tutte queste Indicazioni si traducono alla fine/ nel tracciato di un cammino e in un passaggio di frontiera./ Ma quando la via sarà rettificata, molte di esse scompariranno./ E quando diventerà aperta strada, rimarranno soltanto le principali.
1f.
Indicazioni di un cammino che porta alla fine/ di questa tappa dell’evoluzione umana, e all’inizio di un’altra.
2f.
Volge alla fine questa condizione umana,/ e quindi anche quest’immagine del mondo.
1g.
Queste sono Indicazioni per uscire dalla mente,/ dove mente è il trascendentale, cioè il teatro,/ dove da venticinque secoli si dà questa rappresentazione/ cui tutti partecipiamo./ Ma la rappresentazione sta volgendo alla fine/ anzi per alcuni è già finita, e si spengono le luci ad una ad una/ e calano le ombre e poi la Notte.
1h.
Tutte le Indicazioni segnano un solo cammino./ Il cammino conduce fino al confine, davanti da una Porta./ Io l’ho seguito segnale dopo segnale, passo dopo passo, e sono arrivato./ Ora sto raccontando quel viaggio.
1i.
Io vi lascio le Indicazioni dell’uscita/ da questa prigionia che si ripete./ Le ho raccolte in un tentativo di sortita.
1l.
C’è modo di arrivare al confine della mente/ e di uscire da essa seguendo queste Indicazioni./ Ma ci vuole fede e coraggio per riuscire.
1m.
C’è un sogno comune e generale degli abitanti dell’Occidente che chiamiamo mondo,/ continuamente sostenuto e mantenuto dalla specie umana./ Ma ora uno della specie vuole uscire, e indica il cammino/ a tutti gli altri, e ai più vicini chiede di seguirlo.
2m.
Il cammino verso il confine è iniziato da molto,/ anzi sono già apparse le Indicazioni di esso e il passaggio.
3m.
Sono le Indicazioni di un cammino verso l’oltre uomo,/ ma ciò non significa l’abbandono dell’uomo,/ ma la salita di un gradino e l’aumento di una strato.
1n.
Queste Indicazioni segnano il cammino/ fino all’uscita dal dominio del pensiero razionale,/ che scienza e tecnica hanno ormai ridotto/ a terra conquistata e perciò a pietra sormontata.
1o.
Il luogo dell’immortalità/ può essere raggiunto/ seguendo queste Indicazioni./ Esse però formano un labirinto/ dove si perderà la maggior parte.

INDIVIDUO – INDIVIDUAZIONE
1.
Fino allo sbocco nel giorno dell’Essere/ tutto avviene secondo natura/ seguendo la via della specie./ Poi comincia l’Individuazione/ che io credo di aver portato a termine/ seguendo la via della conoscenza,/ e percorrendola da inizio a fine/ dove questi estremi s’incontrano e coincidono.

INDURRE
1.
Io devo concentrarmi sulla luce/ che induce il sole ad apparire.

INESTRICABILE
1.
Seguendo la via della ragione/ c’è tutto il labirinto da affrontare e vincere/ per giungere al punto dove si esce.
2.
Ed è davvero Inestricabile, angoscioso,/ faticoso, pauroso, questo cammino.
3.
Ma per esso c’è anche la poesia che aiuta e salva.
4.
Un volo di poesia e si supera un abisso/ e si passa sopra un nodo Inestricabile.

INFATICABILE
1.
Anche l’infaticabile onda che si frange/ può diventare voce che ti chiama al risveglio,/ se sognerai ripetutamente di camminare sulla riva.

INFORMARE
1.
V’Informo su avvenimenti che voi conoscete/ dalla storia dell’evoluzione, come gli innumerevoli mutamenti/ avvenuto lungo il cammino della vita,/ ma che non credete che altri seguiranno, soprattutto ora/ che domina l’idea che l’uomo s’è fermato ed è finito/ e che saranno le intelligenze artificiali a sopravanzarlo./ Ma io vi dico che questa è una follia e che l’angelo è vicino./ Forse è già nato.

INFORMAZIONE
1.
Sono flussi d’Informazioni tutte le cose,/ che captate diventano apparizioni.

INGRESSO – USCITA
1.
Una cosa è certissima per chi arriva fino alla Porta e la supera:/ che un intero ciclo della vita umana gli diventa noto,/ cioè tutta la dimensione o sfera dove ha vissuto per ventisei secoli/ e di essa soprattutto Ingresso e Uscita./ Quindi se rivive quel passato egli sa do dove viene e dove va.
2.
Io già così vivo, e se ora verso l’Uscita/ sono diretto è perché ricordo.
3.
Nella totalità che ha nome Dio,/ un suo congiunto percorre una sua Marca,/ fra siepi e fiori ai lati dei due sentieri.
1a.
Io da nessuna parte vedo il morire./ Un Entrare e Uscire è questa vita.
2a.
E ora è tempo dell’Uscita e della festa,/ lungo il sentiero su prati di genziane.
3a.
Io percorrerò ad occhi aperti la strada dell’uscita/ per ritrovare ad occhi aperti quella dell’ingresso./ Perché l’una e l’altra sono la stessa cosa.
4a.
Ciò che ti solleva fino al pensiero,/ se lo esprimi nel visibile/ è un aspetto della luce.
5a.
Dopo di quelli che percepiamo come sole e come stella,/ ci sarà l’Essere e il Logos in altri occhi.
6a.
Preparati a ricevere e vedrai.
1b.
È difficilissimo vedere l’Uscita – e anche soltanto immaginarla –,/ perché da millenni siamo contenuti in un vastissimo e complicatissimo bacino/ e comunemente e normalmente è sconosciuta e ignorata/ la Porta che è servita per l’Ingresso.
1c.
È tutto lì il segreto della terra e del cielo:/ racchiuso in forme rotonde,/ belle alla vita, che hanno Ingresso e Uscita./ Lì s’Entra e da lì si Esce, si cade e si sale,/ si muore e si risorge, aumentati e moltiplicati,/ Come il seme di miglio dalla terra.

INIZIO
1.
Dallo sguardo che abbraccia scocca la parola/ come la freccia del Dio che divinava.

INOSSERVABILE
1.
Accettiamoli pure i mai osservati/ e Inosservabili elettroni, protoni, neutroni…/ Sono dati che entrano dai sensi/ anche se non si sa cosa sono (onde, corpuscoli…?)/ Ciò che conta è che con essi costruiamo/ tutti gli aspetti che chiamiamo cose/ e il loro insieme che si chiama mondo.
2.
E accade dunque che innumerevoli Inosservabili/ diventano visibili e ordinati dopo il trattamento uomo.
3.
Perciò i sapienti antichi hanno già detto/ che c’è il caos prima e il mondo dopo.
4.
Caos è perciò quello che sta fuori.
5.
Percorrendo a ritroso il cammino lo vedrai./ Ma procediamo a senso unico per ora.
6.
Siamo una presenza nel mondo e non nel caos,/ e partecipiamo alla festa delle forme e dei colori.

INQUITARE
1.
Se non entrassi con l’antico, cioè col corpo,/ non potrei Inquietare e deturpare.
2.
Il presente dell’umano è la mente, ma non il rimanente,/ e cioè la radice (il cervello) e la terra antica che chiamiamo corpo./ Perciò si modifica e si Inquieta.

INSEGNARE
1.
È importante che si Insegni che noi siamo entrati/ in questo globo luminoso che chiamiamo Logos.
2.
Si entra in ventri di sviluppo e di evoluzione/, io direi, e si esce dopo maturazione.
3.
E rimarranno queste sacche:/ terra, ventri animali, giorni del sole, sfera della storia./ Sono la continuità e la varietà della manifestazione queste sacche.
4.
Una collana di perle, dunque:/ di lucenti globi che chiamiamo luci/ e di sfere opache che chiamiamo terre.
5.
È importante che si Insegni che siamo entrati/ e quando, dentro a questo dominio luminoso.
6.
La data è conosciuta: è scritta/ sui libri, è incisa sulle pietre.
7.
Parmenide ha raccontato quell’ingresso/ e quando è entrato l’ha veduto/ questo luminoso globo incatenato.
8.
C’è quindi da Insegnare che si può uscire/ da dove si è entrati un giorno antico,/ se si possiede la chiave della casa.
9.
Io so che si può aprire quella Porta/ per uscire e vorrei Insegnarlo./ Dopo venticinque secoli di ricerche e di conquiste/ il possesso totale è avvenuto.
1a.
Io Insegno la strada di confine/ e il varco per passare.
1b.
Io Insegno all’Occidente/ il cammino che attraversa la sua Notte./ Con un arco a tutto tondo l’attraversa./ Non c’è oggi conoscenza più importante di questa,/ perché ci troviamo sull’orlo dell’abisso/ dove si può cadere al gran completo/ e si chiama anche fine di civiltà il suo fondo inesplorato.
1c.
In questa rappresentazione che chiamiamo mondo,/ sia pure in modo provvisorio e instabile manteniamo l’identità personale,/ vale a dire siamo un io, con un nome, un aspetto,/ e impronte assolutamente distinguibili da quelle di tutti gli altri io./ E non è ancora così che si deve continuare? Se la risposta è sì,/ la continuazione non potrà mai essere la perdita della propria identità/ per sciogliersi nel tutto, sia esso la natura o Dio,/ ma il superamento dei limiti che ci costituiscono i quali, fra l’altro, sono noti./ Sono il sonno, l’inconscio, la morte.
2c.
Io Insegno a continuare sulla via intrapresa/ dalla natura e poi dalla cultura per formare l’Io,/ quest’unità che dice di sé “io sono”, “io esisto”./ E la continuazione sta spingendosi oltre i confini/ costituiti dal sonno, dall’inconscio, dalla morte,/ anzi si può già dire che in un certo modo/ – vale a dire da parte di alcune avanguardie –,/ quelli abissi sono stati superati.

INSINUAZIONE
1.
Le insinuazioni della scienza sulla realtà del mondo/ si stanno aggiungendo alle apparenze di Parmenide,/ ai sofismi di Zenone, al punto senza dimensioni di Euclide,/ alle categorie e intuizioni a priori di Kant.

INTELLETTO
1.
La vita ha un dirigente della vita/ come il cantiere ha il capo, un ufficio il direttore,/ una nazione il presidente o il re./ Intelletto chiamiamo quel superiore.

INTERESSANTE
1.
Sono dei mortali, non sono Interessanti,/ afferma chi ha scoperto quel passaggio.
2.
Sono dei mortali, non sono Interessanti./ Sono meno di una viola o altro fiore/ che ritornano ad ogni primavera/ immutati ed immutabili.
1a.
Quel che dice e fa l’uomo che muore/ non m’Interessa più./ Sono segni e figura di uno scomparente.
1b.
Mi pare che muoiono tutti, anche i più famosi/ senza neppur dirci dove vanno a finire./ Perciò quei personaggi non sono più interessanti,/ ora che è tempo di immortali.

INTERNATO
1.
Internato dentro di me, come un seme nell’inverno./ Poi il chiamato dalla luce s’apre e sboccia.

INTERNO – ESTERNO
1.
L’Interno del pensiero è un dominio conquistato,/ anche se si continua a perfezionare la conquista./ L’Esterno è invece la superficie di una sfera/ da cui l’Interno appare dalle maglie.
2.
E dalla nuova superficie appare il sole,/ se si guarda dentro per i fori della maglia,/ ma a misura d’atomo mi sembra.
3.
Questo macrocosmo là diventa breve,/ sta nell’interno della sfera che si lascia.
4.
La visione dell’Interno e la misura/ dipendono dai fori della maglia.
5.
Quando usciremo dall’Interno dove ci troviamo,/ ci apparirà tutta intera e tutta in una volta questa abitazione,/ come l’ha già vista qualcuno quando siamo entrati ventisei secoli fa./ Essa ha la forma di una sfera ed è immutabile ed eterna./ Ma questa volta ognuno che uscirà potrà vederla:/ vedrà la Porta dell’ingresso che è la stessa dell’uscita/ e comprenderà così principio e fine./ Perché “sulla circonferenza il principio e la fine/ sono insieme raccolti, sono lo stesso”.

INTERO – METÀ
1.
Bisogna essere uomo e donna/ insieme, uniti nell’amore/ per formare un Intero./ Altrimenti ci sono solo metà.

INTRAVEDERE
1.
Vorrei parlare della luce/ che si traduce in parole nell’umano,/ ma non vedo ancora. Intravedo appena.
2.
La luce che ha sollevato ed agita/ l’oceano di numeri e parole nell’umano,/ non so bene cosa sia.
3.
Gli illuminati dalla luce dell’Aurora/ l’hanno chiamato Logos,/ ed io che sono arrivato nel Tramonto/ Logos richiamo.
4.
Che qualcuno debba prendere la direzione della notte/ anziché ricadere sempre nella vita umana,/ è indubbio ormai.
1a.
Si sale da profondità quando si giunge/ a Intravedere ancora.
2a.
La vita sale alla luce quando una luce chiama,/ come accade al fiore che sboccia sulla cima./ Il rimanente (il fusto, i rami),/ sono canne di salita o vita sedimentata,/ o multistrato di sollevamento.

INTRECCIO
1.
Da questa lontananza temporale/ apro punti di luce dentro il cielo/ e li porto alla mente: ecco la vita.
1a.
Il mondo è Intrecciato fino al nodo uomo,/ che è l’ultimo che chiude questa tela.
2a.
Una smagliatura accade se c’è un nodo che si scioglie:/ ma c’è chi subentra e lo riprende.
3a.
Se si sciogliessero tutti i nodi/ cadrebbe questo disegno.
4a.
Se s’Intreccia ancora, il nodo viene superato/ e rimane un legame sulla tela.
1b.
Se la mia mano scende fino al fiore/ s’Intreccia un legame di fratelli.

INTRECCI DELLE LUCI
1.
In una cosa del sole come il viso/ spunta il sorriso che appartiene al Logos.

INTRODURRE
1.
C’è da notare che l’apparizione della cosa/ nelle sfere di luce come il sole e il pensiero/ avviene con un veste che l’ammette e l’Introduce.
2.
Io Introduco il cielo a punti di luce seminati dentro l’ombra/ e annuncio il casato delle stelle: Acquario, Sagittario
3.
Se collaborano il cielo e il mare al vestimento/ (un orizzonte tempestoso sta salendo,/ comprimendo la luce che di più risplende),/ io Introduco di più questa mattina,/ fino al pensiero, e annoto questa festa.
4.
Con un bel manto verde si presenta il mare/ e un azzurro intenso veste il cielo.
1a.
Io Introduco alla visione di altre tenebre e altre luci/ che gli occhi del corpo non percepiscono./ Essi colgono soltanto sfere interne collassate.

INTROVABILE
1.
Questo mondo di forme e di colori, di suoni e di sapori,/ sarebbe Introvabile se non ci fosse l’uomo./ Mondo così è la sua elaborazione e presentazione/ e nessun altro potrebbe suscitarlo.

INVIATO SPECIALE
1.
Io, l’Inviato Speciale ai confini del pensiero,/ dove c’è il passaggio dall’uomo razionale all’oltreuomo.

INVISIBILE
1.
Il vuoto è pieno d’Invisibili./ L’azione della vita è di renderli visibili/ perché ad essi appartengono le terre sconosciute/ dove ci perdiamo e soccombiamo.
2.
Una di esse è la terra da dove si arriva,/ un’altra quella dove si precipita:/ quella prima dell’ingresso in questo mondo/ e quella dopo l’uscita da esso.
3.
Una terra misteriosa ha nome morte.
4.
Ed io non mi sarei messo in quest’avventura/ se assieme all’umanità di cui faccio parte/ non fossi ineluttabilmente gettato fuori/ dalle terre conosciute./ Cosa che non è poi tanto lontana/ e che può sempre accadere all’improvviso.
5.
Il fuori dalla vita ha nome morte.
6.
E perciò mi sono messo nell’avventura/ ora che non è più impossibile o illusoria./ Non lo è più da quando sappiamo che il Logos,/ che è stato il Giorno della nostra civiltà,/ ha anche la Notte tenebrosa./ Ed è la sua Notte la terra misteriosa.

INVITARE
1.
Per la via di confine vi ho Invitati,/ fino al passo laggiù sul cerchio estremo.

INVOLUCRO
1.
La Porta che si apre sul confine della mente/ è un occhio che si forma su un Involucro.

IO
1.
Io sono un cercatore di futuro.
2.
Io sono tempo di chiusura e indicazione.
3.
Come tempo di chiusura ripeto il crudo inverno:/ è il pensiero che disseca e atterra./ L’indicazione è la parola di poesia.
4.
Io non mi colgo che in un momento solo/ e in innumerevoli momenti della vita/ e lascio passi in me del mio passaggio.
5.
Io sono un’alta cima conquistata/ e sormontata da chi si è posto in cima.
6.
Ci sono le premesse del ritorno eterno:/ giorno e notte ancora./ Giorno è la nostra vita e notte la sua morte,/ ed Io scorgo la stella che giunge a illuminare./ Stella sono Io se mi conduce Iddio,/ lungamente preparata dalla vita.
7.
Ma Io sono figlio del cielo dico alle stelle/ e vado qui con dio nel mio cammino./ Voi siete invece ferme a un passo antico.
8.
Se qualcuno mi chiede cosa sono,/ dico che ho messo ali al mio pensiero/ e seguo il tramutare della vita.
9.
Io trascino la vita nell’uscita/ e c’è bellezza soprattutto e canto/ e andando t’incontri con l’incanto/ di godere di te e di aspettarti.
1a.
Passando a strati il tempo come su giorni,/ vorrei incontrare me stesso giunto a riva/ e vedere cosa ha espresso la mia vita:/ come la forma e quale il suo colore/ e cosa apporta a chi sta fuori questa luce.
1b.
Io, un viaggiatore della vita/ che ha saputo un po’ come si entra/ e che guarda dalla Porta dell’uscita.
2b.
Il mio corpo e la mia mente sono una strada,/ che attraversa il luogo fino all’uscita.
3b.
Immutabile è l’uomo se è una strada o un tratto del cammino,/ ma io ho percorso la mia fino all’uscita./ Uomo è la parte che rimane.
1c.
Sollevati dalla luce il fiore ed Io,/ ma nessuno dei due vede il suo cielo.
1d.
Io cammino all’interno di me guardando fuori.
2d.
I fori sono gli organi di senso.
3d.
L’abitante ha nome vita e ha nome Io/ quand’è così raccolto dentro la casa.
4d.
Io: l’abitazione è una sola che m’appare,/ inconfondibile e forse irrepetibile,/ e uno solo è l’abitante che è entrato/ e che uscirà dalla mia casa.
5d.
L’unico abitante di una struttura individuata:/ un Io, insomma, come ognuno qui si chiama.
1e.
Io sono la parola della mia luce/ come il fiore è il colore del suo sole./ Logos è il mio astro illuminante.
1f.
Io sono un punto della vita/ come una stella è un punto della luce.
1g.
Se vuoi sapere di più/ devi lasciare questa rappresentazione/ che avviene in un teatro sferico.
2g.
Dentro a questa sfera ognuno partecipa/ come attore e come comparsa, cioè è un Io.
3g.
Io è la partecipazione obbligatoria/ dal momento che si entra nella rappresentazione./ Perciò ci viene dato un nome e si viene presentati./ E poi c’è chi si fa avanti ed è chiamato/ e chi rimane fra la folla.
1h.
Io sono un filo naturale dell’evoluzione./ Non mi sono mai soffermato più di tanto/ sulle mappe dei territori del Logos/ né sui suoi scopritori: i filosofi,/ Ma ho captato i loro messaggi e ho camminato.
1i.
Io sono creatura di confine:/ fra il Giorno e la Notte è la mia casa.
1l.
Io che conosco il segreto dell’andare/ affronterò e valicherò cieli ed abissi.
1m.
Io il fuor di misura della conoscenza edificata in Logos.
1n.
C’è un misterioso personaggio che chiamiamo Io/ (conosciamo soltanto questo suo nome)/ che intende lasciare i territori interni ed esterni/ (le profondità del cuore e le altezze delle stelle)/ di cui un po’ s’accorge e che un poco abita,/ perché un varco s’è aperto per uscire./ E perché uscendo può vedere un po’ di più,/ e un po’ di più sapere di se stesso e della vita./ Ecco perché c’è dipartita e avventura.
1o.
Questo che lampeggio sulla cima/ – la cima d’uomo –, ha nome io,/ ma finora è un bagliore che si spegne.
1p.
Il mio ultimo abitante: l’Io,/ ha già superato l’ultimo confine conosciuto,/ quello misterioso che videro i sapienti nell’Aurora/ e che qualcuno ha rivisto nel Tramonto.
2p.
Il cervello è il mezzo, l’Io il pilota.
3p.
In questa corsa che si chiama vita una cosa rimane da accertare:/ se si sfascia la macchina finisce anche il pilota?
4p.
Io so già che c’è confine e varco,/ ma Io sono solo avanguardia è riferisco./ E m’attendo che incominci la conquista.
5p.
Indubbiamente nel Vocabolario c’è ogni dettaglio del cammino./ Ma neppure io di ognuno non so più com’è né dove si trova.
1q.
Io sono un cammino che conduce fuori.
1r.
C’è quell’indefinibile Io sulla mia testa,/ che usa gli occhi del corpo per vedere,/ orecchie per sentire, naso per annusare./ Che ha conquistato e edificato una tenuta/ ed essa è il mondo.
2r.
Dell’Io è difficile sapere,/ perché è il comandante e il resto è truppa,/ e da lassù arrivano solo ordini e comandi.

INVEDUTO
1.
Finché ognuno è uomo/ un occhio non c’è per il Dio dell’uomo.
1a.
Verso gli Inveduti io mi spingo.
2a.
In cammino verso gli Inveduti, superando l’ultimo animale.

INVIARE
1.
Inviato nella vita, sei cieco alle tue spalle.
2.
Sempre c’è e sempre non c’è l’uomo.

INVISIBILE
1.
È l’Invisibile che vede il visibile./ In tal modo è apparsa la mia mente.
2.
Ma se Invisibile è ciò che vede/ e non è visto, è l’Essere direi.
3.
L’avanti senza cosa ha nome Dio.
4.
Non è disgiunto l’Essere dall’ente,/ ma sta davanti, non si vede, non si coglie./ Ma vede e coglie l’Essere dall’ente.
1a.
È Invisibile la vita, e appena un fiato/ la parola che trabocca.
2a.
Vivo nell’Invisibile: il mio cielo./ Trasparente all’occhio che rileva solo cose.

INVITATO
1.
Ma dove sono io che pur mi sporgo/ e arrivo a cosa dentro la mia luce?/ E’ la luce che conta e non son io./ Invitato alla festa io mi chiamo.

INVITO
1.
È in corso un processo di caduta./ Il restare terra su terra è già un destino./ Però io chiamo da qui e Invito a uscire.

IRREALTÀ – REALTÀ
1.
La Realtà è un’Irrealtà così ben congegnata/ e ripetuta, che sembra sia la sola vera.

Gabbia […] Guerra

3 marzo 2013
Pablo Picasso, Foglie verdi e busto (1932)

Pablo Picasso, Nudo, foglie verdi e busto (1932)

GABBIA
1.
La nostra Gabbia è una trama di luce/ che chiamiamo giorno e vita umana.
2.
Ci troviamo rinchiusi nella trama del sole − il tempo antico −,/ dove il corpo è più grosso delle maglie.
3.
Devi superare la trama della luce/ e quella ancor più fine del pensiero,/ se vuoi uscire.

GABBIANO
1.
Soltanto nella mente c’è il presente del Gabbiano./ Di per sé è un fossile vivente./ Perciò non muta mai, esso è racchiuso.
2.
Le racchiuse forme ti danno poi l’insieme/ e quindi il mondo quando lo porti a riva.
3.
Ma se non vedi la gran luce/ che le leghe, hai le staccate cose.
4.
Poi all’improvviso il cielo fu un ricamo/ di Gabbiani naviganti nell’azzurro./ E il sole dal tramonto li indorava.
5.
Se si mostra la parola di poesia/ entra nel Logos il volo del Gabbiano.
1a.
Se essi con un piccolo cervello/ si sono fatte le ali e volano sul mare,/ anch’io le farò spuntare/ per sorvolare la mia vita.

GENZIANA
1.
Incontrandola nel prato l’ho chiamata/ il poeta dell’azzurro la Genziana.
2.
Io la chiamerei l’incaricata/ di raccogliere l’azzurro del suo sole.
3.
Se la luce del cielo si fa fiore/ è qui che vedo la bellezza della luce.

GERMOGLIO
1.
Certamente è evoluzione questo mio dire/ o indicazione di essa./ Ma potrebbe essere un Germoglio/ che non giungerà fino al fiore e al frutto/ se altri non continueranno ad alimentarlo/ in questo tempo e in questa terra.

GHIACCIO
1.
Il Ghiaccio: ecco come lo sormonti/ nel lungo inverso il fiume della vita.

GIGLIO
1.
Prati in pendio che confinano con il cielo./ Vedo punti arancione sulla china,/ e cammino congiungendo quei colori/ verso un arco di fiori nell’azzurro./ È un Giglio ogni tappa del cammino.
2.
Dentro il mio tempo e quindi nella vita/ c’è ogni tempo dei fiori qui raccolti.
3.
Ma c’è un fiore solo che punteggia il mio cammino/ in questo giorno sopra l’altopiano.

GILGAMESH
1.
Ma loro sono eterni perché il loro giro che noi vediamo dal Logos/ non prevede la loro conservazione nella faccia illuminata./ Neppure la nostra è prevista ma essa/ è quello che vorremmo e ciò che perseguiamo.
2.
Da molto si è acceso questo ardore:/ di compiere l’intero giro Giorno-Notte/ non soltanto come specie ma ognuno anche da solo./ L’epopea di Gilgamesh insegna./ Ed oggi ci troviamo in un punto avanzato/ di questo nostro progetto e dell’ardire.

GIOIA
1.
La primavera è festa antica abbandonata/ se non vi giunge il riso e la parola.
2.
Anche quando più risplende è riso antico/ il sole, e la Gioia arriva sulla luce.

GIOCARE – GIOCO
1.
Il Gioco più sottile è il giocatore.
1a.
Il Gioco è questa notte sopra il prato/ dove la carta uscente è un nuovo fiore.
1b.
Il Gioco del tempo porta e toglie./ Ecco, io maneggio il tempo delle cose/ come il burattinaio muove i fili/ ed entrano ed escono i fantocci./ Si sciolgono e ricompongono le cose.
2b.
Il tempo Gioca con te e tu con cose/ e ti perdi anche tu ad ogni passo./ Come ogni Gioco muovi alla tua fine.
3b.
Di Giochi antichi ci sono i risultati:/ l’apparire del sole alla mattina/ e questa legna che diventa fuoco.
4b.
Io sono invece il Gioco che si Gioca oggi,/ perciò rimango in scena e defluisco piano./ Non entro ed esco all’improvviso come cosa.
5b.
Però se ho pagato per guardare/ non mi impegno più nel risultato./ Lascio vincere e perdere a chi Gioca.
1c.
Alla carta Giocata e non al Gioco/ tocca l’avventura del distacco.
1d.
Le cose sono le multiformi apparenze dell’invisibile./ Se non si nega all’invisibile la voglia di Giocare,/ le multiformi apparenze sono il Gioco.
1e.
Sono innumerevoli quelli/ che entrano per caso nel Gioco/ a carte coperte della vita./ Poi può accadere che a qualcuno/ venga in mente d’essere stato giocato:/ ecco il risveglio./ Oppure tutto è sogno non ricordato,/ o senza alcuno che si sveglia da quel sogno.

GIORNO-NOTTE
1.
Il mio compito appare limitato. Sono stato soltanto incaricato/ di trovare l’uscita da questo Giorno di luce razionale/ dove siamo immersi, ed io ho già visto la sua porta.
2.
Giro intero è il Giorno più la Notte.
3.
La vita umana razionale è stata finora/ accendimenti e spegnimenti dentro il Giorno.
4.
Nella struttura corpo – mente che siamo e che vediamo nello specchio,/ si instaurerebbe, dunque, un giro intero Giorno-Notte, vita morte.
5.
Sarebbe un aspetto immutabile nel mutamento.
6.
“La distruzione degli immutabili” è stato il gioco e il lavoro/ di questo nostro tempo della fine./ Ma si sta preparando l’evento del più grande immutabile.
1a.
Il Giorno-Notte che ho descritto interamente/ è il giro di sempre,/ giunto a comprensione anche nella parte misteriosa.

GIRO
1.
Un immane Giro dentro il cuore/ per ritrovare ciò che già avevo/ ma non sapevo che era mio.
2.
Mi è stato dato di vivere l’inizio/ e di giungere alla fine che con esso coincide/ nel corso di una vita./ Mi è stato dato di compiere/ un Giro tutto intero.
3.
C’era già tutto nell’inizio/ ma non lo sapevo./ Avrei potuto accontentarmi di viverlo soltanto/ ma ho voluto conoscere e son partito/ perdendo il tempo felice elargito dagli dèi/ a consolazione degli umani.
4.
C’era già tutto nell’inizio/ ma solo il sentimento misteriosamente lo diceva,/ ed io ho voluto discoprire quel segreto.
5.
C’era già tutto in modo segreto e indistinto/ appartenente all’inconscio/ che io sono andato ad indagare.
1a.
Io non dico d’aver fatto il Giro./ Lo dimostro./ E la dimostrazione e filosofica/ cioè razionale./ Altrimenti sarebbe una fede/ cui si può credere o no.

GIUNCHIGLIE
1.
Ed oggi mi reco a ritrovare le Giunchiglie/ nei luoghi dove le ho raccolte l’anno scorso.
2.
L’appuntamento non c’è stato sull’ampio letto del torrente./ L’hanno mutato le piene invernali, e la corrente/ ha sradicato e ha portato via i bulbi.
3.
Non sono piante di qui: qui le ha trasportate/ una piena della vita e un’altra piena/ le ha strappate e disperse.
4.
E allora mi sono volto a un altro luogo/ verso la scarpata e le ho trovate/ quelle impiantate sul pendio.
5.
Dovrò fondare anch’io lontano dalla piena/ il seme che discende dall’antico.

GOCCIA
1.
A chi si trova come Goccia del profondo/ io dico che c’è limite di mare e sopra luce,/ e poi su spiagge intatte scorre la parola che rincorro.
2.
Mare e pensiero sono la stessa cosa, cioè cose della vita./ Ma dal primo siamo usciti e lo vediamo e dall’altro non ancora./ Ecco l’illusoria differenza che ci appare.
3.
È la vita che uscendo dà alla cosa/ in cui è cresciuta l’apparire.
4.
E tuttavia, in un’estensione di giudizio,/ c’è ogni cosa e ogni vita fino al nulla e a Dio.
5.
Non per fuggire, ma per saper tornare/ salto il confine e lascio tracce del passaggio.
6.
Lasciando la profondità sono giunto in cima,/ (m’accorgo dalla luce che mi passa)/ e poi nell’onda che mi porta a riva.
7.
Azzurra è la mia Goccia come il cielo,/ e trapassata dalla luce come l’aria/ e nell’onda che trascina tocca terra/ e spumeggiando s’accende come fuoco.
8.
Se ti tocca di raggiungere la cima,/ non sei più Goccia soltanto, ma ogni cosa.
9.
Io vedo e parlo come i padri antichi.
10.
Ti vestirai di porpora e di oro/ delle Aurore e Tramonti che ora non vedi.

GORGO
1.
Ritornare alle origini/ invertendo la marcia/ come un Gorgo di fiume/ che s’avvita.
2.
Interrompere l’immensa corrente/ del fiume della vita/ in un punto,/ con un Gorgo che s’avvolge e che ritorna.

GREMBO
1.
Tutto ciò che accade/ nella vasta e numerosa umanità/ − anche la guerra e la pace/ le idee di Dio e del nulla −,/ ha origine nel Grembo della donna/ ripetuto innumerevoli volte./ Esso è il big – bang./ Ma prima ci sono uomo e donna/ che danno il via al big – bang.

GRETO
1.
L’umano d’oggigiorno è un Greto asciutto/ scavato da antichi corsi della vita./ Ma si sta aspettando un’altra piena.
1a.
Come Greti siamo noi di torrenti e fiumi/ senza più l’acqua che solleva e porta.

GUADO
1.
Dove l’onda della vita più s’increspa/ trovi il Guado e dopo c’è il passaggio.

GUERRA
1.
Ci stiamo giocando l’ultima umanità./ Ciò che rimarrà dopo è la roboticità/ o collegamento sostanziale uomo – robot.