È […] Evoluzione emergente

Hendrick ter Brugghen, Eraclito (1628)

È
1.
Portare all’È è presenza nel presente/ o tutto rimane irrimediabilmente sprofondato./ È il passato che da sé non torna.
2.
L’È è la presenza che io dischiudo.
3.
L’È però è tempo e non la cosa,/ o cosa che arriva
nel presente.
1a.
Fuori del presente non è così il cielo né la terra./ Qui i dati antichi sono stati elaborati.
1b.
È è un chiamare nel presente.
2b.
Certo che può nascondersi anche il cielo,/ scivola dal presente e cade intero.
3b.
Il presente è la mente,/ e noi ci troviamo da millenni/ in questa rivelazione e consapevolezza./ Il superamento del presente/ può essere soltanto il superamento della morte,/ cioè il portare a visione questa vita.

È-NON È
1.
Mi sembra d’essere mandato a costatare/ e poi dico c’È e NON c’È al mio signore.
2.
Il signore delle luci ha nome Dio.
3.
Il c’È e NON c’È è solo entrata e uscita/ dall’ambito di vita dove tu sei.

ECO
1.
Se Dio è vicino/ è lui che solleva/ e tu fiorisci.
2.
È soltanto Dio che solleva la parola,/ ma poi rimane l’abitudine a ripetere./ Come Echi siamo noi della parola.

ECOLOGIA
1.
Non prosciugare i torrenti della terra/ e non inquinare i suoi fiumi:/ sono le sue vene./ Il più antico di te ha nome terra/ e se continui così arrivi al cuore.

ELABORAZIONE
1.
Entrano i dati dalle cinque porte/ e l’Elaborazione è la dimensione della mente.
2.
Se aumentano le capacità dei cinque sensi,/ (la vista soprattutto con il telescopio e il microscopio),/ si estende il dominio dove si raccoglie/ ed aumenta e muta l’Elaborazione, cioè il mondo.
1a.
Comunque, mondo per davvero è soltanto il risultato/ di innumerevoli Elaborazioni e trasmissioni:/ quelle di tutti gli uomini che sono stati/ e che si trovano nella presenza della vita.
2a.
La vita umana è la continuità dell’Elaborazione/ e può disporre (teoricamente) della totalità/ del risultato fin qui raggiunto,/ e comunque si propone/ da questa base che chiamiamo mondo.
1b.
Questo aspetto così che ha nome mondo/ è un Elaborato del cervello umano, ed è la mente./ Con ciò non si vuol dire che senza la vita umana non c’è nulla./ Rimangono (io credo) i dati dell’Elaborazione e altre vite/ – quella animale, quella vegetale… –/ che realizzano con quei dati i loro mondi/ ma non come questo dell’uomo./ Perché quelle vite sono diventate composizioni/ che vengono utilizzate per questa Elaborazione/ ed esposizione che chiamiamo il nostro mondo./ Il fondo oscuro da cui si ricavano le cose quando si cerca/ è ciò che ci distingue e ci separa dagli idealisti.
1c.
Tu credi che si l’occhio che muta le onde o i corpuscoli della luce/ in un globo luminoso e in un cielo azzurro./ Non è l’occhio, ma il cervello,/ e quei dati Elaborati diventano figure della mente./ Perciò il sole non entra così, ma così esce/ e si veste di Logos quella fonte.
2c.
L’istantaneità e l’onnipresenza del mondo/ è sempre quella di un Elaborato/ cui a volte s’aggiunge veste nuova.
1d.
Il cervello riceve dati misteriosi/ e li elabora in quest’immagine che chiamiamo mondo.
2d.
Se tu elabori in modo diverso dalla maggioranza/ sei un’eccezione, cioè un artista o un pazzo.
3d.
Chiamiamo vera la visione che ha per fondamento/ i dati che provengono da fuori./ Ed è invece un sogno se manca completamente/ o quasi completamente questo rapporto.
4d.
Per Dio, se c’è, l’albero è un’altra cosa/ e un’altra cosa ancora nella mente di farfalla./ E per noi invece è così: un tronco e rami/ radici nella terra e foglie in cielo./ Ma allora cos’è davvero l’albero?/ Viene dal profondo, esce nell’aperto e sale in alto./ Va dalla farfalla a Dio/ e noi lo fermiamo nella figura consueta.
5d.
Già immagino un modo più perfetto di Elaborare i dati/ da cui uscirà un’altra immagine del mondo.
6d.
Se tutto il visibile fosse questo che vediamo/ l’uomo si troverebbe sulla cima del creato./ Ma invece stiamo salendo ancora la via/ e il confine che vediamo è soltanto un orizzonte.
1e.
Questa apparizione che chiamiamo mondo/ è l’Elaborato del vivente uomo./ Ed è l’ordinato rispetto al disordinato,/ il formato rispetto all’informe./ Prima c’è il caos e questo è il mondo.

ELABORAZIONE-TRASMISSIONE
1.
Noi uomini Elaboriamo e Trasmettiamo immagini/ (è questo soltanto che ci tocca)/ e il totale lo chiamiamo mondo.
2.
Mondo è la rappresentazione umana di qualcosa.
3.
Qualcosa che entra dai sensi./ E c’è un tempo dell’ingresso e uno dell’uscita.
4.
Si dovrebbe arrivare a distinguere i due momenti.
1a.
Elaborando e proiettando lungo la vita/ siamo giunti a questo giorno gremito di colori/ e alla notte disegnata dalle stelle.

ELEATI
1.
Il mondo è ancora quello che gli Eleati/ (Parmenide, Eraclito, Zenone…)/ hanno decifrato e lasciato in eredità./ Però era l’Alba quando loro hanno visto/ mentre ora ci troviamo nel Tramonto.

ELEMENTI PRIMORDIALI
1.
Da questa posizione nella Sera/ l’elemento acquista il significato/ che possedeva nell’Aurora: è cioè la sfera/ dove la vita è immersa.
2.
E ci sono sfere di terra, d’acqua,/ d’aria, di fuoco e di pensiero.
3.
L’immersione in quest’ultima avvenuta nell’Aurora/ ha dischiuso il significato anche delle altre.
4.
Nella terra i semi, nell’acqua le alghe e i pesci del profondo./ Le piante nell’aria e nella luce del sole./ Già oltre il sole si ergono gli animali./ E l’uomo si è innalzato nel pensiero./ Ecco il cammino della vita da sfera a sfera/ fino a quella della mente./ Quest’ultima ci racchiude/ ma ora c’è una Porta da varcare.
1a.
Sì che c’è Acqua, Aria, Terra e Fuoco/ – lo splendente sole che ci illumina e riscalda./ E ci sarà un’altra cosa dopo queste quattro,/ quando valicherò la sfera del pensiero.

EMERGERE
1.
Emergo anch’io da un me stesso antico/ quando al mattino mi risveglio.

ENTE
1.
L’Ente è l’occhio di Dio nel suo passato.
1a.
L’essere è, la natura è,/ e sono immutabili ed immobili./ Solo l’ente è e non – è./ solo l’uomo nasce e muore/ ed egli non sa da dove arriva,/ chi è, e dove va./ Perciò è lui il grande assente,/ colui che bisogna ritrovare.

ENTITÀ
1.
Se comando alla mente/ – e la mente al cervello, il suo sostrato –,/ di forzare l’estremo ambito di visione/ – che come ormai sanno i miei pochi ascoltatori/ è limite di mondo –,/ ciò significa che c’è un’Entità/ che vuole e comanda l’avventura.
2.
Ogni casa che si conosce ha un abitante/ che quando è il momento propizio o in casi estremi/ comanda di uscire dalla casa.
3.
Ed è ormai pericoloso abitare questa visione.
4.
La mia mente è tesa nell’ultima circonvoluzione/ del suo sostrato che chiamiamo cervello,/ l’ultimo visibile dell’invisibile.

EPICARMO
1.
Tu scienziato mi dici che non c’è canto d’usignolo/ nella pineta, ma spostamento d’aria/ che mi giunge e percuote gli orecchi./ Ma allora dov’è il canto se non è là fuori?
2.
Allora io ti dico che è nella mente/ ma tu non sai cos’è la mente e non ci credi.
3.
Quando la conoscenza non la imponeva la scienza/ che è soltanto una cosa derivata dalla sapienza,/ allora si sapeva ciò che oggi si è scordato:/ “È la mente che vede, è la mente che ode,/ il resto è sordo e cieco”. (23 B 12 DK.)

EPOCA TENEBROSA
1.
Come possono le genti di un’Epoca Tenebrosa/ conoscere e scegliere il Bene e il Bello? Non possono./ Sono immersi nelle luci artificiali e nelle facce virtuali/ e quelle sono il loro uso e nutrimento.

EPOPEA
1.
L’inizio dell’epopea che sto cantando/ è l’uscita dalla sfera della mente.
2.
L’Epopea è un balzo fra le luci/ da cerchio a cerchio su baratri di tenebre.
3.
Io che ho camminato fino al Tramonto/ e ricordo l’Aurora del pensiero/ conosco il confine della luce.
1a.
L’attraversamento della Notte è Epopea del Duemila/ che i popoli un giorno canteranno.

EQUAZIONE
1.
Mente uguale a presente sono i termini iniziali/ dell’Equazione che io svolgo quassù con la mia vita.

ERACLITO
1.
Il luminoso lo nasconde la sua luce./ Oscuro è anche Eraclito lucente.
2.
Eraclito e Parmenide hanno visto e annunciato/ che siamo entrati in una nuova luce./ E in quella luce è stato trasportato ogni antico:/ anche il giorno del sole, le stelle della notte/ e la notte delle stelle.
3.
Se ora si sormonta ancora, se si esce dalla Porta della Notte,/ io però non voglio abbandonare e abbandonarmi./ Non dimentico giorni e notti in altri cieli.
4.
Il più avanti nella vita è lieve e breve:/ è soffio di parola che si scioglie./ Più sotto c’è il raccolto e c’è il pesante/ come la montagna su cui sono salito.
1a.
Soltanto Eraclito ha saputo/ che la vita è un sogno della morte,/ e che la morte è un sonno senza risveglio/ se non si sa del Logos, e l’ha detto così:/ “Morte è quando vediamo stando svegli,/ sonno quando vediamo dormendo”. /Framm. 21 DK.)
2a.
Poi quella conoscenza, appena comunicata,/ è rimasta incompresa e abbandonata/ e nessun uomo – escluso l’uomo – dio, io credo,/ è uscito dal suo sonno./ Nessuno ha più tentato quel risveglio.
3a.

Soltanto adesso siamo ritornati a quella conoscenza/ e a quella possibilità che si riapre.
4a.
Chi non si sveglia dalla more come il sognante dal sonno/ – o si pone almeno in quella direzione –,/ io più non lo leggo né l’ammiro./ È ormai un uomo superato.
5a.
Perché tributare omaggi o attenzioni/ a chi non si sveglia dalla vita che è il sogno della morte?

EREDITÀ
1.
Tutte le indicazioni del cammino che porta fuori a questi nodi che noi siamo,/ io le ho raccolte in queste pagine intitolate Il Vocabolario/ e le lascio in Eredità ai parenti e amici./ Se le studieranno e seguiranno ci troveremo più avanti,/ lungo la via, o a un incerto incrocio, o in una tappa di ristoro.
1a.
Io penso che questa esperienza di una vita/ – il lungo viaggio nel Giorno e nella Notte,/ il superamento dell’Abisso,/ la scoperta del segreto della Porta/ e il suo superamento -,/ s’inserisca nell’Eredità del singolo/ e anche in quella collettiva, se questa avventura/ sarà portata alla pubblica conoscenza./ Per cui sarà possibile usarla/ quando verrà il momento,/ quando si ritornerà ancora/ nella parte visibile dell’intero.

ERMENEUTICA
1.
Quando io raccolgo i segnali sulla via di confine/ e nell’interspazio con l’altro regno luminoso,/ poi li traduco e li interpreto per quelli che seguiranno./ Perciò è Ermeneutica questo mio dire.

ESATEZZA
1.
L’Esattezza di cui menano vanto gli scienziati/ quando scoprono mondi incatenati/ e li descrivono, appunto, con Esattezza,/ accade quando non si esce mai da un compito indicato/ e si può ricavare ogni dato Esatto/ da quel tenersi a mano e andare in tondo./ E’ ciò che accade insomma agli elettroni,/ ai positroni, alle stelle e alle ciambelle fatte a stampo,/ o ai detenuti che contano le piastrelle delle celle./ E c’è chi prende le misure e quando poi le dice,/ chi sente sta sicuro ed è felice.

 

ESISTENZA
1.
Io mi muovo per gli Esistenti fino all’Esistenza./ Cammino sulla terra e guardo il cielo./ Conto le sue stelle e passo avanti./ Ascolto il canto e me lo serbo in cuore./ E all’improvviso m’accorgo che è l’amore che mi spinge.

 

ESPANSIONE
1.
La luce del Logos ha rischiarato per millenni/ il cammino delle stelle,/ dove i viventi umani già s’avviano.
2.
Pianti che abiteranno i corpi astrali.
3.
Espansione nell’universo delle stelle/ è il decreto del Dio della parola.

 

ESPEDIENTE
1.
Ho pensato che non si può nel corso di una vita/ conoscere i misteri indicati finora da qualche parola o numero,/ e perciò ho adottato l’Espediente d’allungare la vita/ e di tentare anzi la sua ripetizione eterna./ Perciò a misteri indecifrabili ho posto accanto/ vita illimitata per risolverli,/ e penso che lo svelamento consista in questo affiancamento,/ che sia l’incontro di due immensità la soluzione.

 

ESSENZA
1.
L’intuizione è la visione di una parte del cammino/ che non abbiamo mai percepito:/ il percorso nella Notte è l’Essenza della filosofia./ Qui vi sto raccontando qualcosa di essa.

 

ESSERCI
1.
Esserci è la presenza in una dimensione,/ e la dimensione è un aspetto dell’essere.
2.
La vita umana è l’essere dell’uomo.
3.
Esserci nella vita richiede che si giunga.
4.
Accade come per quassù dentro la vita che si dice:/ c’è o non c’è alla riunione, a teatro,/ all’assemblea, all’avvenimento inconsueto.
5.
Io c’ero all’avvenimento antico,/ quando siamo entrati nella luce/ che ci ha fatti così, con la ragione./ Io c’ero quando siamo entrati nella luce del Logos.
6.
E in questa luce so di trovarmi ancora,/ e da essa sono uscito e rientrato tante volte.
7.
Ma questa dovrebbe essere/ l’ultima permanenza in questa dimensione,/ perché c’è la Porta d’uscita che s’è aperta.
8.
L’Esserci è, dunque, la partecipazione:/ è il fatto che ci sono/ in questa sfera della vita umana.
1a.
Esserci, ed è necessario/ che uno ci sia, che sia presente.
2a.
Le cose e la loro totalità sono presenti/ così nel Logos da altre venticinque secoli,/ e ciò le ha rese e le rende pressoché/ immutabili ed eterne agli occhi umani./ E prima ancora erano presenti nella vita preistorica/ e ciò aumenta il loro tempo di presenza, la loro necessità,/ e quindi il loro essere cose e mondo.
3a.
Esserci, ed è richiesta la presenza,/ ma io non rimango per molto come le cose.
4a.
Il loro modo di partecipare è diverso dal mio./ Esse sono sollevate in questa luce/ ed io invece arrivo per sentieri/ in tanta parte inesplorati e da ignoti abissi.
5a.
Essere sollevati è uguale a cosa./ Sollevarsi da soli è vita umana.

ESSERE
1.
Essere è un “è” diffuso come la luce./ La sua forma è sferica, perché si estende/ ugualmente in tutte le direzioni./ E tuttavia l’Essere così è sempre/ ciò che l’Essere di sé vuole e non vuole.
1a.
Dappertutto sorgevano dèi e anch’io li vedo,/ perché Egli ritorna e si rivestono le cose./ Essere è il manto della festa/ che come luce le risveglia e muta./ Perché dove si guarda appare Iddio.
1b.
L’Essere più vicino all’uomo/ è un varco nel suo cielo.
2b.
L’Essere è vicinissimo/ anzi non c’è forse alcun distacco/ se io vedo in questa luce del mattino.
1c.
L’Essere è un legame e ciò che lega./ Una luce che mostra gli assomiglia,/ o il pensiero che raccoglie e unisce
.
2c.
Egli ottiene e poi va/ e noi stiamo ora attenti ad attaccarci/ se si fa tanto veloce/ e se più non ci giunge la sua voce e il suo richiamo/ perché ci troviamo attardati e appesantiti
.
3c.
L’Essere è il risveglio,/quindi anche luce che sta al risvegliare/ e corolla di fiore che così appare./ Quindi anche bellezza/ e vaghezza che ti prende di donare./ Perciò anche amore/ e dolore che ti coglie di lasciare./ E si va alla ricerca di altra luce/ perché non si spenga il giorno della vita,/ e siamo giunti a una nuova sortita dell’Essere,/ alla luce della mente/ e per un varco ancora più recente./ Ma poi rimane soltanto il risvegliato/ e si andrà a cercare ancora/ dove si è occultato l’Essere./ Fino a un risveglio
.
4c.
L’Essere è come schiuma al mio pensiero/ ma non è certo labile, sta in cima./ La cosa appare da qui, da quest’altezza,/ se dico cosa discendo la mia china.
1d.
La differenza fra l’Essere e le cose!/ Che esse sono passi già compiuti/ e appaiono distaccate in cielo e il terra.
1e.
L’Essere ha legato forme belle,/ anche il tuo viso e i tuoi seni arrotondati/ e poi fino a qui li ha portati:/ alla visione e alla luce sua.
1f.
L’Essere è il nome di qualcosa/ che da l’ “è” ad ogni altra./ Ogni altra “è” qui, cioè è presente.
2f.
Il qui è come dire: in questa casa,/ a quella manifestazione, in questa scuola,/ in cima alla montagna, nella città,/ nella regione, nello stato, in questo mondo./ Oppure è qui con noi, partecipa, è dei nostri.
3f.
Soltanto che il qui dell’Essere:/ il suo luogo, tempo, spazio, manifestazione,/ è il più grande e onnicomprensivo./ È quello dove “è” la casa, la scuola,/ “è” la manifestazione, “è” la cima della montagna./ Dove “è” la città, la regione, lo stato, il mondo./ E’ quello dove uno “è” dei nostri,/ o nemico, o alieno.
4f.
Comunque l’Essere è sempre un ambito di luce./ Il sole è l’Essere degli alberi e dei fiori./ Ma poi il sole in un ambito più vasto/ appare come stella nella notte.
1g.
Si può capire davvero quando ci lascia,/ ma io mi accodo, non mi lascio separare.
1h.
E so che è luce e che innalza/ la vita umana fino alla sua luce/ come il fiore nel sole./ Anche i sapienti antichi/ l’hanno percepito così e così descritto.
2h.
Gli innumerevoli tentativi di penetrare e sciogliere/ quell’antico segreto che ci avvolge e inquieta/ sono i labirinti di parole che chiamiamo filosofia.
3h.
L’Essere è una fonte di luce simile al sole/ ma più alta ed estesa:/ sopra le stelle e tutte le galassie./ E ad essa noi partecipiamo,/ e infatti è da lì che vediamo/ le arcate punteggiate della notte.
4h.
L’Essere è la nostra luce di vita:/ vita della mente come il sole lo è dei corpi./ Che altro dovrebbe essere!/ Tutti i viventi vivono di luce, o escono/ da inviluppi e nascondimenti chiamati dalla luce.
1i.
Per me l’Essere nel quale l’umanità occidentale ha innalzato le sue tende/ – oggi le sue fortezze fra cui le strutture delle scienze -,/ è sempre l’Essere di Parmenide e degli altri sapienti dell’inizio:/ è cioè una dimensione luminosa simile a una sfera,/ e dunque finita anche se illimitata, e che Dike/ “non lasciò libero di generarsi né di perire… ma saldo lo tiene”./ Questo è l’Essere nel quale ancora ci troviamo./ Che poi si possa anche superare, questo è un salto/ nel destino che sembra ci sia concesso,/ e questa è l’avventura che abbiamo iniziato.
2i.
Per me l’Essere è ciò che di esso è stato detto all’inizio:/ è un Giorno luminoso dove sboccia la vita razionale,/ che è diversa da quella vegetale e animale./ E perciò l’Essere è diverso dal sole e dalle stelle della notte./ Un modo nuovo di vedere la luce è la sua luce.
3i.
È luce che solleva tutta la vita/ fino ai colori, fino alla parola.
4i.
E i sapienti, infatti, dopo che sono entrati nel nuovo Giorno/ ci hanno lasciato in eredità queste parole:/ ora le cose vi appariranno in modo nuovo,/ illuminate e collegate dal Logos./ Ed è così incominciata la filosofia e la scienza della natura.
1l
Facilissimo è l’Essere: è luce./ Difficilissimo è l’Essere se quello che si vede e si pensa/ è soltanto l’apparente negli specchi/ della vita e della memoria.
1m.
La vita è attirata dalla luce e luminosissimo è l’Essere./ Finora vediamo soltanto un suo aspetto – il sole -,/ il primo che abbiamo incontrato e superato,/ e ne intuiamo un altro: il Logos/ che evapora in parole nell’umano./ Ma l’Essere vuole e non vuole essere chiamato sole e Logos.
1n.
La coincidenza degli opposti è l’Essere: “la rotonda sfera”.
2n.
Si può arrivare ad essa seguendo il cammino della filosofia,/ dove ormai la fine coincide con l’inizio.
3n.
Nella dimensione delle cose,/ luce e notte assieme sono il giorno./ E “Giorno” così, con l’iniziale maiuscola,/ è stato chiamato anche l’Essere, da Parmenide,/ quando è entrato nella sua luce.
1o.
Ma nell’Essere, anche se sei entrato,/ non ci stai sempre. Scendi nella coscienza/ come da essa poi entri nel sonno.
2o.
Importante è tenere la comunicazione,/ che la Porta sia aperta/ o che si possa aprire.

ESSERE-NULLA
1.
Potrebbe essere questo mondo un incontro e scontro/ fra l’Essere e il Nulla, ciò che è qui rimasto.
2.
E fra i rimasti ci siamo noi che qui cerchiamo/ tracce dei contendenti in altezze e abissi.
1a.
Perché l’Essere anziché il Nulla? si chiedono i sapienti./ Ma io credo ci sia il primo e anche l’altro.
2a.
C’è il Nulla come similmente non c’è l’acqua/ in questo greto asciutto di torrente./ Ma il greto è rimasto e l’acqua può tornare.
3a.
Similmente tracce della luce/ che è passata sono le stelle,/ e appare il nulla fra le tracce.
1b.
Se i due opposti estremi/ sono Essere e Nulla/ è dalla loro coincidenza/ che è nato il mondo/ che contiene perciò aspetti dell’uno e dell’altro,/ può essere il primo, può essere l’altro,/ le tante incomprensibili facce/ che incontriamo nella vita/ cangianti anche noi come l’originale.

ESTERNO
1.
L’Esterno di ogni cosa è solo l’uomo.
2.
Dall’esterno si tramuta la morte in una notte,/ perché si vede l’intero percorso della vita.

ESTRAZIONE
1.
Il cielo che c’è e quello che ancora/ non si vede stanno nel Logos./ perciò si può aumentarlo quanto si vuole/ Estraendo dall’oscuro stelle ancora.
2.
È un gioco di prestigio estrarre stelle.

ESTREMO CONFINE
1.
La vita umana è emersione fino alla luce del Logos.
2.
Poi ho percorso il regno di quella luce fino al Tramonto./ Estremo Confine dell’esistente l’ho chiamato/ fin dal suo primo presentarsi.
3.
Anche Tramonto del pensiero è nominato e c’è la Notte che incombe./ Quindi io, quasi avvertendo il pericolo, l’ho affrontato./ Prima che mi cada addosso l’ho anticipato.
4.
Anticipazione della fine
l’hanno chiamata i filosofi.

ESUBERANTE
1.
Io parlo soltanto perché sono a contatto con la luce/ e sono esuberante con essa, come il fiore a primavera.
2.
Se è Inverno c’è invece reclusione,/ non sente e non risponde la parola.
3.
Il pensiero per diventare poesia/ deve essere aperto alla Luce che sta fuori.

ETERNO
1.
Eterna è la Luce della vita,/ per la vita che si trova in quella Luce.

ETERNO RITORNO
1.
Io non insegno l’Eterno Ritorno ma il procedere ciclico/ nelle terre del Cerchio illimitato.
1a.
Si tratta sempre dell’Eterno Ritorno,/ ma questa volta con qualcosa di nuovo:/ la possibilità di vedere l’altro lato del cammino,/ quello che prima avveniva nel nascosto e nel segreto.
1b.
Ogni cosa ha un lato chiaro e un lato scuro/ e si alternano le due facce.
2b.
Per rientrare nel giorno si dive attraversare la notte.
3b.
Nel caso di veglia e sonno/ si ricordano i tanti giramenti/ e si collegano e si contano,/ e il totale lo chiamiamo/ corso della vita e tempo di essa.
4b.
Nel caso della vita e della morte/ non si ricorda, e non c’è perciò un totale./ O ce n’è uno di collettivo e virtuale/ che chiamiamo storia.
1c.
Se io Ritorno/ sapendo di tornare/ acquisto questa scienza,/ sono un mutante.
1d.
I cicli dell’Eterno Ritorno ci sono già/ ma appartengono alla specie./ Si tratta allora di agire su essi/ per ottenere vantaggi per il singolo/ vale a dire per noi stessi che cerchiamo.

EVOLUZIONE
1.
Io insegno soltanto che l’uomo non è la fine/ dell’Evoluzione, ma una tappa.
2.
E aggiungo che sta facendo un altro passo.
1a.
La filosofia segue la strada dell’Evoluzione, è l’Evoluzione./ Il cammino della vita che in questa dimensione è soprattutto pensiero,/ ha attraversato il Logos, – la sfera parmenidea –,/ il cui confine è la metafisica, e si trova presso l’uscita.
1b.
Quando l’uomo si fermerà nel suo viaggio,/ verso la grande luce, per fine dello slancio,/ – ma forse è già arrivato alla fine della tappa –,/ un’altra vita sorgerà su questa vita./ Per strati e per sormonti ci si innalza e poi si vede,/ come dall’uomo gli animali e piante.
1c.
Vie bloccate le piante, gli insetti e gli animali,/ o rimaste in quei punti come spiagge abbandonate./ Solo la nostra specie ha preso il largo.

EVOLUZIONE EMERGENTE
1.
Quella che dovrebbe spuntare/ sulla pianta umana/ dove in qualche punto/ già s’intravede.

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