Isabella

20 novembre 2016
Ferdinand Hodler, Emozioni (1902)

Ferdinand Hodler, Emozioni (1902)

a) Il passato che ritorna, come accade nella metempsicosi, sta a significare che esso per davvero non c’è, che nulla passa per diventare nulla: ma sta solo come dietro le quinte, in attesa di rientrare con nuove vesti e nuovi ornamenti, o anche gli stessi. E se non c’è passato, non c’è presente né futuro. Sono solo apparenze.
Perciò non è possibile che Isabella non sia più, basta cercarla.

b) Se io e Isabella, per superare la Porta che divide le Apparenze dall’Essere, abbiamo dovuto diventare una cosa sola come dicono i miti, le religioni, i misteri (“E quando farete del maschio e della femmina una cosa sola […] allora entrerete nel Regno”, vedi La metà nascosta, parte terza), allora come si può dire che è morta se io sono vivo! Non lo è nell’Essere, dove anch’io sono dopo l’arrivo alla fine del cammino dell’eterno ritorno, che coincide con l’inizio, e dopo l’attraversamento dell’Abisso e la scoperta del segreto della Porta; non lo è nelle Apparenze, dove ancora mi trovo ed ella è con me.
Allora non è neppure da cercare, c’è solo da aspettare che compaia.

Principio e fine

10 ottobre 2016

uroboro

La civiltà occidentale sta finendo là dove è cominciata, perché il suo cammino è un cerchio.
È cominciata nella Grecia antica e nell’Italia meridionale, e dopo un giro sta finendo negli stessi luoghi a opera soprattutto delle invasioni dall’Africa.
Chi la vuole in declino e caduta è il Destino – destinazione Occidente – che si serve di tanti buonisti, relativisti e universalisti, ignari d’esser pedine del grande gioco.
Si poteva ritardare e in parte evitare la catastrofe con la cultura, seguendo la via dell’Eterno ritorno dell’uguale.

Reincarnazione ed Eterno ritorno dello stesso

27 settembre 2016

 

Samuel Bak, The Eternal Return (1997)

Samuel Bak, The Eternal Return (1997)

  1. Per conoscere l’origine dell’Eterno ritorno dello stesso, che è il risultato più importante ottenuto dalla filosofia nei suoi venticinque secoli di cammino e sviluppo, bisogna collegarlo a ciò che già si sa della reincarnazione e metempsicosi.
    Si sa che molti, specialmente in Oriente, sono ritornati su questa terra dopo che l’avevano lasciato con la morte.
  2. Ma questo ritorni non avvenivano in modo chiaro e distinto o non erano noti in tal modo. Non si conosceva la via del ritorno, non apparivano tempi e luoghi di essa, c’era ancora l’Abisso senza il Ponte e il segreto della Porta da svelare. Per cui spesso erano solo ricordi vaghi e confusi le vite precedenti.
  3. La via dell’Eterno ritorno dello stresso si chiama anche Via della metempsicosi o della reincarnazione, ora illuminata e segnalata su tutto il percorso.
  4. Per tornare ci deve essere una strada, e non si possono escludere i ritorni di tanti lungo i secoli e millenni, per cui essa è fuori di ogni dubbio. Ebbene, è quella strada che abbiamo cercata e trovata e poi illuminata e segnalata, superando il baratro e svelando enigmi.
  5. Giunti alla fine del cammino, appare chiaro cos’è la via dell’Eterno ritorno dello stesso, che all’inizio è stata chiamata Via d’uscita dal nichilismo: è quella della metempsicosi o della reincarnazione. È l’antica Via dell’eterno ritorno, da cui molti sono tornati perché ricordavano le precedenti vite vissute, ma non sapevano come, perché lungo il percorso c’era la Tenebra, l’Abisso, l’Enigma, gli opposti separati. Ma ora tutto ciò è stato affrontato e vinto. Il cammino è diventato un cerchio dove la fine coincide con l’inizio, l’Abisso è stato valicato (vedi Quattromilacinquecento anni dopo – Seconda parte), il segreto della Porta svelato (vedi Compendio. Il cammino misterioso che attraversa il sonno, l’inconscio, la morte). Ora lo stesso che ritorna può compiere anche da solo tutto il cammino.
  6. Ora dico chiaramente cos’è l’Eterno ritorno dello stesso: è la via della reincarnazione portata al livello della conoscenza chiara e distinta.
  7. Per arrivare a quest’altezza ho camminato per sessant’anni per i sentieri della terra e della mente, lasciando orme nel cammino. La raccolta di esse è il blog che state leggendo.
  8. Percorrendo tutta intera la via dell’Eterno ritorno dello stesso si acquista una maggiore coscienza: si va da vita a vita superando la morte, come oggi si va da veglia a veglia attraversando il sonno.
    Si sa che morte e sonno sono fratelli.
    Si sa che gli animali non connettono veglia a veglia come gli uomini e perciò non hanno una Storia, o non come la loro almeno.
    Poi acquisti una Storia di tremila anni, e ci sono già testimonianze di questo lungo periodo in tanti uomini.
  9. La via dell’Eterno ritorno dello stesso è la stessa della metempsicosi, solo che ora è vista e conosciuta nei modi della filosofia, che l’ha spianata , illuminata con la sua luce e segnalata con le sue parole.
  10. Metempsicosi ed Eterno ritorno dell’eguale sono lo stesso tracciato, ma ora esso è anche nella dimensione della conoscenza chiara e distinta. Ora è percorribile quando si vuole, prima solo in momenti eccezionali. Prima non c’era il Ponte sull’Abisso, la coincidenza degli opposti e non si conosceva il segreto della Porta.
    Prima c’era la Metempsicosi. Ora l’Eterno ritorno dello stesso.
  11. La strada della metempsicosi o reincarnazione l’ho spianata, illuminata, segnalata; ho costruito il Ponte sull’Abisso, ho svelato il segreto della Porta; e sono giunto al punto di confluenza degli opposti e alla loro coincidenza.
    E ora quella via ha preso il nome di Eterno ritorno dello stesso.
  12. L’Eterno ritorno dello stesso non è solo un sentiero della natura come si rivela nella metempsicosi, ma un lavoro dell’uomo, che l’ha spianato, illuminato, segnalato. Così apparente, esso è diventato Eterno ritorno dello stesso.
  13. La Reincarnazione è pervenuta all’Eterno ritorno dello stesso, un cammino circolare ora illuminato, segnalato e percorribile normalmente anche nei punti che sembravano invalicabili. Alla fine l’incontro con l’inizio, cioè la coincidenza degli opposti, e c’è il ritorno.
  14. L’Eterno ritorno dello stesso sta a dimostrare che non ti sei perso lungo la strada che va da vita a vita, simile a quella che va da veglia a veglia, attraversando il sonno e la morte.

Reincarnazione ed Eterno ritorno dello stesso

22 agosto 2016
Salvador Dalì, L'enigma senza fine (1938)

Salvador Dalì, L’enigma senza fine (1938)

Giunti alla fine del cammino, appare chiaro cos’è la Via dell’eterno ritorno dello stesso, che all’inizio è stata chiamata Via d’uscita dal nichilismo: è la Via dell’eterno ritorno da cui molti sono tornati perché ricordavano le precedenti vite vissute ma non sapevano come, perché lungo il percorso c’erano la Tenebra, l’Abisso, l’Enigma, gli opposti separati.
Ora tutto ciò è stato affrontato e vinto. Il cammino è diventato un cerchio dove la fine coincide con l’inizio, l’Abisso è stato valicato (vedi Quattromila cinquecento anni dopo – Seconda parte), il segreto
della Porta svelato.
Ora “lo stesso che ritorna” può compiere da solo tutto il cammino.

I tempi, i luoghi, le circostanze, di quando la chiesetta è apparsa

23 maggio 2016


Il Destino mi ha dato in visione
una chiesetta misteriosa
luogo d’appuntamento perenne
e un enigmatico piano per trovarla
per non smarrirci ancora
fra le cose effimere e vane,
e io non mi sono tirato indietro.
Ho accettato la sfida del Destino,
ma era quanto anch’io volevo:
scoprire dell’amore il regno eterno.

 

Non so che parte abbia avuto il Destino nella scelta della località montana verso cui siamo partiti, un lontano mattino d’agosto per andare a sposarci: forse nessuna o forse i suoi segni erano ancora illeggibili. Quel che posso dire ora dopo quasi cinquant’anni anni da quel giorno è che il paese dove eravamo diretti non era noto a nessuno di noi due e non c’erano motivi per essere scelto. O forse uno solo, ma molto vago: c’era il treno che portava fin là. Partendo da Padova, siamo giunti a Calalzo dopo circa tre ore di viaggio e abbiamo preso alloggio alla pensione “Il Cavallino” di Pieve di Cadore.
Qualcosa dell’ignoto Destino, ma lo posso affermare solo ora che ho potuto affrancarmi almeno in parte dalla sua cieca necessità, ha cominciato invece a trapelare anche prima che il nostro amore fosse santificato dal matrimonio religioso. Il soggiorno in montagna, prima a Pieve e poi a Calalzo, era diventato più lungo del previsto perché i documenti e i permessi per il matrimonio non arrivavano e in quei giorni d’amore e d’attesa il mio pensiero dominante era questo: se l’amore è eterno – così lo vuole il sentimento –, deve esserci un luogo per esso che lo custodisca per sempre, per poterci ritrovare quando questa vita finirà. Altrimenti si spegne nella morte, e non poteva, io non volevo. Una volontà chiara e precisa che ho manifestato varie volte durante la lunga ricerca del luogo immortale e l’ho espressa anche in forma poetica.

La chiesetta sperduta

Poi un giorno, durante una gita nei dintorni, salendo per sentieri alberati e prati in fiore, abbiamo visto una chiesetta in cima al pendio e ci siamo affrettati a raggiungerla. Aveva il tetto di legno a due falde molto inclinate, i muri di sasso, il portale ad arco acuto in pietra sagomata e le finestre intonate ad esso. Da quel momento è iniziata la ricerca della chiesetta sperduta, perché assieme a quella che avevo da poco visto e raggiunto e che ora toccavo con mano, n’era apparsa un’altra, simile o forse uguale, ed essa era “il luogo d’appuntamento perenne”. Voleva dire che là ci saremmo trovati per sempre, nella prima invece solo per poco: per l’incontro d’amore di questa vita e la ripetizione dello stesso finché essa dura. Varie volte, infatti, siamo ritornati nella chiesetta sopra il pendio, in quei luoghi, in quell’inizio d’eternità, e lo faremo ancora finché sarà possibile.
Poi nell’altra, se non era soltanto un’illusione.

2.
Non ci siamo sposati nella chiesetta in cima al pendio in fiore, immagine sensibile di quella con caratteristiche celesti: non si poteva, o forse si doveva attendere l’autorizzazione che richiedeva tempo e denaro, e noi ormai eravamo giunti alla fine di entrambi. Ci siamo sposati nella chiesa parrocchiale di Calalzo. Ma non abbiamo contravvenuto al Destino, mi sembra, perché per uno strano caso, nonostante ci sia una distanza in linea d’aria d’alcune migliaia di metri fra loro, le due chiese non sono isolate ma sempre unite, perché si guardano a vicenda dai versanti opposti di un torrente. Così quando io sono presso ad una o vado a trovarla, alzando gli occhi vedo l’altra; o viceversa devo abbassargli se mi fermo in quella più alta come perlopiù accade, perché arrivando in Cadore dal Passo della Mauria o da Casera Razzo delle due è quella più vicina.
Una coincidenza questo collegamento immutabile e immobile oppure un destino anch’esso? Non mi sono mai pronunciato in tanti anni, o forse non ci ho mai pensato, ma ora voto per il secondo caso. Il Destino, che nel corso della ricerca ho chiamato anche “caso”, “inconscio”, “fato”, “Essere”, “Logos”, “Dio”, sapeva. Sapeva che non potevamo sposarci nella sua casa più piccola e posta più in alto e ha provveduto lui a collocarle, perché dall’una si entri nell’altra come dalla sala dei ricevimenti in quella delle udienze. Oggi so che è così perché dopo che ho valicato l’Abisso, attraversato la Porta e si è presentata la chiesetta che era sperduta, insomma dopo che l’avventura è terminata con quel ritrovamento, tutte le indicazioni che giungevano da Lui sono diventate più chiare e distinte.

3.
La cerimonia delle nozze è avvenuta il sette settembre. Sono arrivati anche i testimoni e gli invitati quella mattina dalla lontana Este, il mio paese natale. Tre in tutto: mio padre, mia sorella e suo marito; poi c’era il prete e poco dopo è arrivato anche il fotografo. Non ricordo molto di quel cerimoniale, ma le fotografie hanno fissato i momenti più importanti: la sposa entra in chiesa a braccetto di mio padre, tutti inginocchiati davanti all’altare con il sacerdote di fronte, lo scambio delle fedi, la firma dei registri, poi il piccolo gruppo davanti alla chiesa, la sposa con il suocero ai piedi del campanile, gli sposi da soli con un bambino che gioca e le montagne sullo sfondo, gli sposi assieme al padre.

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Oltre a questi ricordi fissati in immagini fotografiche e che in cinquant’anni sono rimasti immutati sulla carta e nel pensiero, ce n’è uno affidato solo alla memoria. Durante la cerimonia, a nostra insaputa, s’era radunata una piccola folla davanti alla chiesa, e quando la sposa è apparsa sulla porta, bianco vestita e splendente di bellezza, c’è stato un battimano che non finiva più. Eravamo fratelli per gli abitanti di quel paese, e forse questo titolo di parentela era stato pronunciato la prima volta dall’ostessa che ci ospitava e s’era diffuso, ma non li abbiamo delusi se sono scrosciati gli applausi in quel modo, se ci hanno amabilmente e generosamente perdonato. O forse già appariva nei nostri volti qualcosa che andava al di là di quell’avvenimento, forse erano già segnati dal Destino.

4.
E se non avessimo avuto con noi le fedi da scambiare durante la cerimonia? Perché siamo stati ad un passo dal non possederle e quindi la domanda non è oziosa. Eppure, a pensarci bene, tutti si scambiano le fedi in una cerimonia nuziale e quindi non dovevano esserci dubbi sulla loro necessità, ma il loro acquisto incideva troppo sul nostro bilancio, forse fino alla bancarotta. Perciò le lunghe discussioni davanti al negozio del gioielliere a guardare i prezzi degli anelli esposti e i giri attorno alla piazza di Pieve di Cadore dove c’è il monumento al pittore Tiziano Vecellio aspettando chissà che consiglio. Mai acquisto, io credo, è stato così sofferto.
Infine hanno prevalso le ragioni del cuore portate avanti da Isabella, ma anche le altre che sono uscite da me e avevano il sostegno di numeri e misure, non suonavano convincenti neppure alle mie orecchie; perciò alla fine siamo entrati nel negozio e abbiamo acquistato il tipo più leggero.
Ma ora di nuovo mi chiedo: se non c’erano gli anelli nuziali si poteva sposarsi? Perché se non si poteva, è stato di nuovo il Destino ad intervenire; infatti, alla fine i motivi che hanno avuto la meglio sono stati solo quelli del sentimento, un territorio dov’egli è ancora sovrano e detta legge.

5.
La spesa degli anelli nuziali non è rimasta però senza conseguenze sul piano economico e ci ha costretti ad ulteriori risparmi. Ma io ero già preso dagli sviluppi della visione della chiesetta sperduta e a lei bastava poco per tirare avanti: il torrente per lavare i panni, un minuscolo fornello ad alcool per cucinare, il davanzale della finestra come piano di cottura, un ferro da stiro preso in prestito dalla padrona di casa. Si raggiungeva il torrente seguendo la strada che portava al rifugio Chiggiato e ci fermavamo in un punto dov’era facilmente accessibile. Quel posto c’è ancora, immutato, e quando ritorno a rivedere la chiesetta, passo anche di là.

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Finito il bucato, si mettevano i panni ad asciugare al sole, distesi su grossi macigni dove la corrente non arrivava. Ma un giorno è scesa all’improvviso un’onda di piena che li ha portati con sé nella sua corsa. E noi ad inseguirli e cercarli.
Alla fine però siamo stati fortunati perché l’onda come improvvisa è giunta similmente se n’è andata, abbandonando quanto aveva proditoriamente carpito sul fondo delle fosse e negli anfratti. Così cercando in ogni nascondiglio siamo riusciti a ricuperare quasi tutto.
In seguito abbiamo saputo cos’era successo. C’era a monte una piccola centrale elettrica che catturava l’acqua del torrente e dopo averla usata la lasciava andare. Il pericolo era segnalato.

6.
Siamo usciti quel mattino per la solita passeggiata, ma un tacco dei sandali d’Isabella s’è staccato e siamo dovuti ricorrere al calzolaio. Il lavoro richiedeva un po’ di tempo che lui non aveva in quel momento, né poteva ospitarci in bottega, perciò, noi consenzienti, ha attaccato il tacco provvisoriamente con dei chiodini – precisamente tre –, e dopo averci chiesto dove alloggiavamo, si trattava di poche centinaia di metri di strada, ci ha rassicurato con le parole: fino a lì ci arrivate. Se me lo riportate domani – ha aggiunto – lo fisso in modo definitivo.
Non siamo ritornati a cambiare i sandali come il calzolaio ci aveva suggerito, ma presa la via che portava al torrente siamo arrivati fino al posto del bucato e per la prima volta l’abbiamo superato. Giunti poi ad un bivio, c’erano numerose indicazioni ma una di esse con la scritta rifugio chiggiato appariva su entrambi i sentieri. In quel momento abbiamo deciso di andarci e abbiamo scelto quello a sinistra.
I primi chilometri li abbiamo percorsi agevolmente e siamo così giunti fino ad un ristorante. Lì la strada carrabile finiva e diventava un viottolo che si svolgeva su un ghiaione, fra un torrente e la montagna che si ergeva sul lato destro. Alzando gli occhi non si vedeva la cima ma solo l’interminabile parete e il sentiero puntava decisamente da quella parte. La raggiungemmo poco dopo e cominciammo a salire.
Avevo anch’io problemi di scarpe che avevano già cominciato a manifestarsi lungo la carrabile e poi per il sentiero sulla sponda del torrente. Le suole erano di cuoio e camminando sull’erba e sui sassi erano diventate lucide e scivolose. E come si slittava! Come sul ghiaccio d’inverno da bambino. C’erano da superare più di mille metri di dislivello in quel modo – da quota novecento si arrivava a duemila: lei con un tacco insicuro, camminando sulle punte come molto tempo dopo mi ha detto, io cadendo e rialzandomi continuamente. Ma siamo arrivati, dopo più di due ore dall’inizio della ripida salita.
Siamo entrati nel rifugio. C’erano escursionisti che si ristoravano al bar e nella piccola sala da pranzo, ma noi il cibo l’avevamo portato da casa e anche i mezzi per cucinarlo: il fornello ad alcool, la pentola, il tegamino per il sugo, lo scolapasta. Perciò siamo usciti presto dal rifugio a prepararci il pranzo: spaghetti con il pomodoro, formaggio, frutta.

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Poi giù verso valle seguendo l’altro cammino, quello che c’era stato suggerito perché meno impervio.
E il tacco? Non si è staccato neppure in discesa e non siamo ritornati dal calzolaio.
Due giorni dopo ci siamo sposati.

7.
Dopo la cerimonia nuziale siamo andati a pranzo in un ristorante vicino. Poi la via del ritorno. Padre, sorella, cognato, in auto e noi in treno, perché la macchina era troppo piccola e non ci conteneva tutti in modo sufficiente e il viaggio lungo. Un piccolo vantaggio l’abbiamo avuto tuttavia, perché ci hanno accompagnato fino alla stazione, mentre quando siamo arrivati fino al paese siamo saliti a piedi portando la valigia a mano perché non c’erano ancora ruote o carrellino.
Sono passati tanti anni da quel pomeriggio di mezza estate e non ricordo più i pensieri e i sentimenti che hanno affollato quella partenza, ma uno ce n’era che da allora non mi ha più abbandonato: la chiesetta sperduta. Era cominciato anche lo svolgimento di quel tema che incomincia così: “Luogo di raccolta nella chiesetta sperduta. Si arriva da un lungo sentiero ma nessuno sa quando arriva…”. Comunque più avanti è riportato tutto il poemetto la cui stesura mi ha tenuto occupato per alcuni mesi dopo il ritorno, perché le parole non le cercavo ma arrivavano da sole quando volevano ed io le aspettavo; poi perché, preso dal lavoro, potevo dedicare ad esso poco tempo che perlopiù sottraevo ad Isabella, vale a dire all’amore in carne ed ossa. Dunque la rinuncia al limitato, al contingente, per seguire il sempiterno come accade a chi sceglie la vita mistica o religiosa al posto di quella profana? Non proprio, perché non mi sono mai dedicato ai celesti o solo a quello che si chiama Destino, anche se credo in loro, ma qualcosa che assomiglia a quelle scelte è accaduto anche a me. Anch’io sono passato dal noto all’ignoto, ho attraversato l’Abisso, sono giunto dall’altra parte dove inizia il Regno eterno e c’è la Porta, ho scoperto il suo segreto e sono entrato.
Ma la scelta, se scelta c’è stata, non credo d’averla voluta io. Credo sia stato il Destino a tirarmi di più dalla sua parte, quasi ad obbligarmi. Anche perché l’amore terreno da cui è sorta la chiesetta e lo stesso che me l’ha fatta ritrovare. Come si può dire, allora, che c’è stata una scelta come se si fosse trattato di due percorsi diversi?
Perciò la risposta esatta suona così: ho dovuto seguire le due vie nello stesso tempo. Quella dell’amore in questo mondo d’apparenze dove tutto arriva, si trasforma e scompare, ma che tuttavia ha fondamento nell’eterno; e quella che puntava direttamente sul fondamento, percorrendo l’immenso fiume della vita che in seguito ha cominciato ad avere un nome chiaro e distinto anche per me. Occidente quel nome, la civiltà nata in Grecia più di venticinque secoli fa e che ora scorreva nel suo sottosuolo come un fiume carsico. E se non avessi percorso anche questa seconda via, come si vedrà più avanti, mai sarei riuscito a trovare la chiesetta sperduta.

8.
Non si può dire però che la ricerca dell’immutabile ed eterno, seguendo anche la via della nostra civiltà che ha la filosofia fra i suoi passi più alti, non sia stata causa di conseguenze sull’altro cammino; quello privato di due esseri umani che uniti da sentimenti profondi e sacri vincoli percorrono assieme sulle vie della terra e in mezzo agli altri, badando al lavoro, alla casa, ai figli. Quel che succede insomma normalmente e quasi sempre.
Invece dall’altra parte, oltre certi limiti, si va da soli e a volte non potevo farne a meno come se fossi chiamato dalla voce potente di chi sa comandare o spinto inesorabilmente. Ho capito in seguito che si trattava degli stessi impulsi che muovono tutte le cose in terra e in cielo, ordini ai quali perlopiù si obbedisce ciecamente ma che io dovevo tradurre nel nostro linguaggio, quello che serve ad intenderci qui sulla terra e nella nostra civiltà, se volevo sapere dove andavo, mentre di solito si è come trasportati o condotti per mano.
I comandi giungevano a volte improvvisi anche quando Isabella ed io eravamo assieme in gita o in vacanza. Così è capitato, per esempio, quando si è svelato il segreto della Porta. Lei è rimasta nel rifugio alpino ed io sono uscito una mattina d’inverno diretto ad un passaggio fra le cime. Quel giorno c’era qualcosa di particolarmente importante in palio, che non conoscevo ma che in qualche modo percepivo se il segnale era così forte, se ho lasciato sola la persona più cara e ho obbedito a quell’impulso. Infatti, poi è accaduto che una delle due prove più grandi si è presentata e l’ho superata. Il racconto di quell’avventura si trova più avanti.
Questo è anche un esempio di come le due vie d’amore, quella solitaria alla ricerca della sua immortalità e l’altra da percorrere insieme sulle vie della terra, sono inconciliabili nelle loro esigenze estreme anche se normalmente non si contraddicono. Non potevo dirgli allora: vado a svelare un segreto perché non sapevo dove andavo né quel che mi sarebbe accaduto. Non potevo portarla con me perché l’ascolto in quei casi richiede concentrazione, solitudine e silenzio, altrimenti non arriva la comunicazione o non si sente.
Non so i pensieri che hanno agitato lei durante la mia lunga assenza ma uno lo posso immaginare perché l’ho sentito varie volte: quel tempo lo togli a me. Infatti, anche quella volta è rimasta sola in un modo che gli sarà sembrato incomprensibile e crudele, ciò che oggi è la causa più frequente di separazioni e divorzi. Né avrei potuto addurre a mia giustificazione o difesa che per amore mi sono allontanato: allora non potevo dimostrarlo. Oggi invece un po’ di più: c’è una vita dedicata a quella ricerca e dei risultati. Incredibili certamente ma ho portato molte prove a sostegno che non dovrebbero passare inosservate.

9.
Una volta che l’amore è davvero per sempre non solo per il sentimento ma anche per la conoscenza, allora quello che si vive nel corso di una vita diventa un episodio di una storia senza fine, letta a puntate. Ma perché ritornare al contingente dopo che si è raggiunto l’eterno? Una risposta filosofica suona così: perché quando si giunge alla fine del cammino lì c’è l’inizio, e l’immutabile e perenne è la coincidenza dei due. Ma non su questa formula, nonostante sia stata sviluppata ampiamente e dimostrata, io ora m’appoggio.
La risposta sta piuttosto in questo ritorno ai luoghi e ai tempi di quando la chiesetta sperduta è apparsa. Ho anche delle fotografie di quel tempo e in tutte c’è Isabella come una luce. Mi hanno già fatto intendere che è la nostalgia che mi riporta lassù e questo non lo nego. Mi chiedo però e chiedo a loro: perché lì e non in altri? O anche negli altri a volte, quando capita, ma non c’è uguale attrazione e la stessa necessità. Essi mi sono cari ma non nello stesso modo, e non ci vado di proposito, ripetutamente e come per un rito. Dunque c’è dell’altro che mi porta quassù, che a questo punto non è più misterioso come all’inizio, vale a dire prima che percorressi il giro completo della ruota del Destino. In quei posti perciò non c’entra solo il sentimento o non gioca lui solo: c’è anche quel che l’ha reso più lucido di prima; ed io qui vengo come in allenamento, raccogliendo immagini che mi serviranno a ricordare.
Perché tutto accada ancora così, com’è già stato.

10.
Ecco allora cos’è successo a quei luoghi dopo che la chiesetta sperduta, immagine intelligibile di quella sensibile che si trova nel piccolo paese del Cadore che si chiama Grea, è stata scoperta: hanno preso quella luce o il suo riflesso. E siccome è luce che non tramonta mai, si può capire la continuità di quel fascino. Simile certamente a quello d’ogni luogo bello e caro cui ci riconduce il sentimento, ma non ho già detto che di sentimento sempre si tratta anche in questo caso! Cioè è sempre amore, ma ora la certezza è diventata più grande. Ha superato il cuore, si è estesa alla mente.
Tutto scorre, ma è “lo stesso” che scorre.
La stessa è l’acqua del torrente, senza mutamento il suo rumoreggiare. Gli stessi, i massi del greto e delle rive. Se avessi gli anni di quando l’ho visto la prima volta, lo ripercorrerei in su e in giù a balzi come allora, mettendo i piedi sugli stessi.
Sono sceso alla diga. Prima di raggiungerla c’è una breve galleria scavata nella roccia che percorrevamo in fretta perché era quasi buia e cadevano grosse gocce d’acqua dal soffitto. Non ho notato nulla di diverso da allora. Immutati anche il posto di sorveglianza e il gran dipinto murale sotto il portico dove sono raffigurati il lago, la diga, il fiume e i torrenti che l’alimentano, e un’ampia zona circostante con gli altri bacini, corsi d’acqua, sbarramenti, impianti. Subito dopo la grandiosa barriera di cemento e ferro, dove Isabella è fotografata appoggiata al parapetto con il lago alle spalle.

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Nulla è mutato: il parapetto, le sponde, i profili delle montagne, il vento che soffia dalla gola a valle e che agitava le sue vesti e i suoi capelli, l’acqua che s’increspa, il sole che la fa brillare. Camminando sulla diga sono passato dall’altra parte e ho costeggiato il lago fino allo chalet, dove c’erano barche a noleggio e una volta su una di esse ci siamo avventurati fin presso la diga. C’è ancora quel noleggio, ma a quel tempo non avevano i pedalò, cose di mare, e questo è stato il primo mutamento che ho cominciato a vedere da lontano. Anche lo chalet di legno non c’è più. Al suo posto una costruzione di cemento armato adibita a bar e ristorante. Cambiamenti di poco conto, tuttavia, in quel totale.

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Sono ritornato in paese e ho preso la via della chiesa dove ci siamo sposati. Alcuni piccoli mutamenti sono avvenuti in punti cruciali: i gradini d’ingresso, il portone principale, il tetto del campanile a forma piramidale e il manto di copertura di scandole di legno, il restauro dei muri di pietrame in alcuni punti; che però non hanno inciso sull’aspetto generale. All’interno invece tutto è rimasto esattamente come la prima volta: l’altare maggiore con le due statue ai lati, il guerriero con l’elmo in testa e la lancia e il santo o vescovo con la tiara e il pastorale; la madonna con il bambino nella cappella a sinistra verso cui mi dirigo subito quando entro e accendo un cero votivo; il dipinto sul soffitto raffigurante la stessa chiesa e una teofania di figure angeliche e divine che parte dal cielo azzurro sopra di essa e sale fino ad una volta di luce; i quadri di uno dei figli di Tiziano Vecellio sulle pareti del presbiterio.
Ma a questo punto ho smesso di guardare perché è arrivata improvvisa la solitudine.

11.
La chiesa era deserta ma la solitudine che mi aveva preso non giungeva da essa, perché quasi sempre l’ho trovata così nelle ore in cui di solito arrivo, le prime dopo mezzogiorno. Il vuoto s’era aperto in me stesso e saliva. Poi sono arrivate le parole che un po’ lo spiegavano: la scena è rimasta pressoché immutata ma gli attori dove sono?
Il prete era morto. L’ho saputo per caso un giorno lontano perché c’erano avvisi affissi in paese e sulla porta della chiesa che ricordavano l’anniversario della sua scomparsa avvenuta un anno prima. Dopo di lui, a distanza d’alcuni anni, per quella via l’ha seguito mio padre. Poi mia sorella. Di mio cognato non sapevo più nulla.
Restiamo ancora noi due sulla scena – mi son detto –, Isabella ed io, ma non è “la stessa cosa”. Siamo due e non sei. Perciò “lo stesso” non si può più fare, vale a dire quel che è accaduto una mattina di settembre di tanti anni fa. Quindi “tutto non ritorna” è stata l’amara conclusione. Quel che è stato non è più e non sarà e andrà perduto anche il ricordo.
Ma subito mi sono riscosso: non è proprio il ritorno di ciò che si dice che non torna quel che ho lungamente cercato? E l’ho trovato dopo il cammino circolare, il superamento dell’Abisso, la coincidenza degli opposti, la scoperta del segreto della Porta, il passaggio dall’altra parte e il ritrovamento della chiesetta sperduta nella luce che non tramonta mai.
Così è scritto nella Via d’uscita dal nichilismo, diventata alla fine Via del ritorno dello stesso.
Fino a quel punto mi ha portato una lunga convivenza con il Destino.

L’inizio

23 aprile 2016
Yves Klein, People begin to fly (1967)

Yves Klein, People begin to fly (1967)

Sono riuscito a collegare un oggetto al suo ricordo, cosa normale quando i due stanno in una vita e lungo il suo corso. Nel caso che descrivo, però, il ricordo era in un’esistenza prima o dopo di questa, e solo il suo oggetto, ciò che viene colto dai sensi, stava qui e l’ho trovato per caso.
Qui c’era e c’è la chiesetta con i muri in sassi e il tetto in legno di un piccolo paese del Cadore che si chiama Grea; là la chiesetta sperduta, luogo d’appuntamento perenne, ma che quando è sorta dalla prima come un sogno non sapevo dove fosse. Era, appunto, sperduta, e per trovarla ho dovuto percorrere il cammino che le separava. Fra questa vita e le altre, perciò, e c’era un labirinto da cui uscire, un abisso da attraversare, un segreto da svelare e una soglia da varcare.
La cosa m’è riuscita e l’ho raccontata, anche perché quel sentiero, ora isolato e deserto, può diventare un via pubblica ed essere percorsa da tutti quelli che vorranno.
In termini di tempo l’avventura è durata più di cinquant’anni.
La via ora si chiama Eterno ritorno dello stesso.

*

PS: L’Eterno ritorno dello stesso vale per questa nostra vita, per aumentarla e migliorarla, non per passare a un’altra. Perché questa vita com’è ora non si può continuare ad accettarla così, senza che si aggiunga l’Eterno ritorno dello stesso. Così è assurda.

Tabula rasa […] Uscita

20 marzo 2016
Pablo Picasso, Uomo e donna (1971)

Pablo Picasso, Uomo e donna (1971)

TABULA RASA
1.
Allo stato attuale di noi che non siamo ancora usciti/ ma intuiamo e anticipiamo questo evento/ (è la Porta che separa le vie della Notte e del Giorno),/ dopo la Porta c’è una Tabula Rasa./ Si può già intravedere l’intero che si lascia/ ma nulla dell’aldilà dove si esce./ La mente è completamente vuota/ in questo suo progetto d’espansione.
2.
Ciò può significare/ che non ci sono ancora sensi/ formati ed aperti per percepire/ e iniziare a elaborare.
3.
Fin dalle mie prime previsioni/ o anticipazioni dell’uscita/ io infatti non ho mai visto nulla davanti a me/ se non un senso segreto di luce,/ ma tutto invece dietro a me:/ il tutto in una volta che si lascia.
4.
E credo che questa situazione/ sia simile a quella del bambino/ che si trova presso l’uscita/ dal grembo materno./ C’è un tutto che egli lascia/ e un nulla che l’aspetta/ ma che sarà poi luce e visione.
5.
Comunque noi abbiamo già esperienza/ di passaggi: vediamo il bambino/ che esce dal grembo materno/ che è come il bambino che siamo stati/ e conosciamo il passaggio dalla notte al giorno/ avvenuto circa ventisei secoli fa/ attraversando la Porta./ Aurora di civiltà esso fu chiamato.
6.
Ci sarà perciò ancora aurora e ancora giorno/ ma poi si apriranno gli occhi/ e gli altri sensi dentro quel giorno/ e ci apparirà un’altra terra e un altro cielo.
7.
C’è stata la nascita dell’uomo occidentale/ ventisei secoli fa e ci sarà rinascita/ in un’altra dimensione luminosa/ o dentro un’altra sfera della luce/ che è concentrica a quella che si lascia.

TANATOS (THANATOS)
1.
È razza di passaggio quest’umano/ se Tanatos così preme./ Lo vedo agitarsi nella notte.

TANGENTE
1.
Quando uscirò/ uscirò dalla Tangente/ del cerchio intatto/ che da tanto mi contiene.

TAPPA
1.
Per moltissimi/ la vita è solo qui/ ultima Tappa./ Invece per me è soltanto/ stazione di passaggio.
1a.
Il mondo/ – questo suo aspetto/ di spazi e corpi,/ luci e ombre,/ forme e colori  –/ è una Tappa della vita.
2a.
Se non capisco questo: che è una Tappa,/ io non saprò mai da dove arrivo e dove vado.
3a.
Il mondo/ è quel che appare da qui,/ da una Tappa.
4a.
E abbiamo imparato finora/ che è solo una prospettiva/ quel che appare.
5a.
E abbiamo imparato finora/ che non c’è una via/ guardando avanti/ ma solo aprire un cammino/ in un intrico.
6a.
Quest’ultima Tappa/ dell’umanità occidentale/ iniziata sul confine/ del giorno del Logos/ è diventata un accampamento,/ perché sono arrivate e scese/ le ombre del tramonto/ e le tenebre della notte/ e sono state rizzate le tende/ e accese le luci artificiali/ – luci elettriche e atomiche./ Ma quasi nessuna sa/ quanto durerà questo buio/ e riprenderà il viaggio./ Per cui questo accampamento/ potrebbe diventare per moltissimi/ una stabile dimora,/ una nicchia della vita,/ e l’uomo una specie/ anchilosata e superata/ come quelle che affollano il passato/ e che vediamo da qui/ da questa Tappa.
7a.
C’è chi dice che quando/ si riaprirà la Porta del giorno/ l’Occidente si sveglierà/ dal sonno e sogno/ e riprenderà il viaggio/ e anch’io un po’ credo/ alla naturalità dell’evento/ e al destino./ Ma per moltissimi potrebbe diventare/ senza fine l’addormentamento./ Per moltissimi potrebbe non scattare/ il segnale del risveglio.
8a.
Perciò io dico: prepariamoci,/ montiamo di sentinella,/ mandiamo in avanscoperta una staffetta/ lungo la direzione già segnata.

TASTI
1.
Il computer non saprà mai/ chi batte i Tasti/ e similmente l’uomo./ Anche noi elaboriamo/ l’immagine di un mondo/ sulla base di dettature/ – le informazioni che riceviamo dai sensi –,/ che però non sappiamo cosa sono/ e da dove vengono.
1a.
Chi batte i Tasti della “realtà virtuale”/ sappiamo chi è: è l’uomo./ Chi batte i tasti della “realtà naturale”/ non lo conosciamo/ però ci sono nomi che lo indicano.

TEATRO DELLA VITA E LA COMMEDIA
1.
Un Teatro dove avvengono/ tutte le rappresentazioni/ e le ripetizioni sono innumerevoli.
2.
Io, una comparsa,/ mi sono ormai stancato/ di entrare per comparire,/ ripetere, uscire, ritornare.
3.
Però nutro in cuore/ una parte mai provata/ e perciò mi adatto ancora/ a questa scena.
4.
Svegliarsi, alzarsi, lavarsi, nutrirsi, vestirsi, lavorare, parlare, ricordare, ignorare, acquistare, giocare, vendere… e uscire per riposare e per poi ricominciare. Atti minuti fanno parte della scena: allacciarsi le scarpe, pettinarsi, cercare le chiavi, aprire la porta, chiuderla, aprire il cancello, percorrere un tratto della scena, aprire la porta dell’ufficio il mattino e rinchiuderlo alla sera.
5.
Può cambiare la scena certamente/ nella rappresentazione successiva/ che mi tocca/ perché il cielo muove le sue nubi,/ il sole, la luna e le stelle/ e la terra cambia i suoi colori/ e gli aspetti delle cose./ Ma sono mutamenti prefissati.
6.
Una luce soltanto illumina la scena.
7.
Poi nella scena giorno e notte delle stelle/ fuoco e lampade negli interni,/ luci riflesse da copri illuminati.
8.
Sono antichi tutti gli scenari/ che compaiono ogni volta sulla scena./ Antico è il teatro, gli attori e le comparse.
9.
Rientri nella scena quando ti svegli.
10.
E il Teatro inventato dall’uomo? Per imparare a diventare spettatore/ dopo le lunghe parti della vita.
11.
E l’attore del teatro umano?/ È uno spettatore della vita.
12.
E la maschera?/ lampo della luce/ su un volto di comparsa.
13.
Accesa la luce della vita/ si ripete la scena stamattina./ La prima variazione consistente/ è una comparsa nuova/ che incontro nell’uscita.
14.
Innumerevoli variazioni/ sono indistinguibili,/ altre impercettibili./ di altre ancora/ sospetto l’esistenza.
15.
Io: spettatore fisso di rappresentazione./ Anche della luna che sta entrando in cielo.
16.
Spettacoli antichi che torno a rivedere.
17.
È grande il suo occhio fra le stelle.
18.
Più nessuno mi introduce nella scena/ e perciò mi è apparsa così la gialla luna:/ occhio dipinto nell’ombrato cielo.
19.
Quadri di vita sorpassata.
20.
Il mondo è il sorpassato/ e quindi anche il veduto./ E si contano i tempi delle apparizioni:/ della terra, dell’albero, dell’animale, dell’uomo.
21.
La Commedia più grande/ è il mondo intero.
22.
Ed io mi sono spinto a vedere/ punti di luce che ho chiamato stelle./ E dove sono? In cielo ho detto io.
23.
Sono sicuro che la stella è un punto mio/ e non è tanto grande da poter qui rimanere/ se si chiude ad esso la mia luce.
24.
Anche il piede che la può toccare/ ha bisogno dell’occhio e della mente/ o niente tocca il piede e non c’è stella.
25.
Per illimitati gradi di composizioni/ e di visioni, si arriva al cielo,/ alla pianta, all’animale.
26.
Io, una pianta che arriva ad una luce/ e guardando accende luci antiche.
1a.
A differenza di Hume/ penso di avere individuato/ il Teatro nella sfera del Logos,/ o meglio il Teatro è quella sfera./ Ed è pregno di tempo questo Teatro/ dell’immobile presente in ogni dove.
1b.
Le onde dell’aria e della luce/ che la vita raccoglie con i sensi/ e che poi nel cammino dai sensi al cervello/ trasforma, sviluppa, collega, intreccia/ e quindi trasmette con quell’aspetto/ che chiamiamo “mondo”/ hanno somiglianza con le onde/ che le apparecchiature della tecnica/ quali la radio e la televisione/ ricevono dallo spazio/ e trasformano in voci e figure./ Anzi non quelle assomigliano a queste/ ma queste a quelle/ perché ogni costruzione umana/ è fatta ad immagine e somiglianza della vita./ C’è però una differenza che ancor si coglie/ fra la vita e le sue imitazioni:/ nella vita non c’è – o non appare –/ il Teatro dove si recita/ e non ci sono – o non appaiono – gli attori/ le cui voci e immagini vengono trasmesse/ e ricomposte dalla radio e dalla televisione./ O se anche c’è un Teatro e c’è un attore/ a monte della vita, esso è Dio.
1c.
Abbiamo allestito un Teatro per la vita/ e questo Teatro lo chiamiamo “mondo”.
1d.
C’è un caos primordiale/ che viene utilizzato/ per comporre questo aspetto/ che chiamiamo “mondo”/ come i pittori adoperano i colori/ i poeti le parole/ e i drammaturghi gli attori/ nelle scene e nel Teatro.
2d.
Un inconcepibile caos sta dietro ai volti/ che vediamo comparire e scomparire.
3d.
Il Teatro dove appaiono/ le innumerevoli Rappresentazioni/ della natura e degli uomini/ è ancora quello antico/ che videro per primi i sapienti/ del sesto e quinto secolo a.C./ Essi l’hanno chiamato Essere, Logos, Mente/ che indicano la stessa cosa apparsa allora.
4d.
Il tutto che vediamo,/ sentiamo e tocchiamo/ è contenuto nella sfera/ che si chiama Essere, Logos, Mente.
5d.
Poi può essere anche di carne ed ossa/ ogni componente della scena,/ o di fibre vegetali e minerali,/ o d’atomi e molecole./ Ma questa e un’altra cosa./ Sono gli attori e le scene e non il Teatro.

TECA
1.
Ai più avanti nella vita/ tocca ogni volta di crescere/ su se stessi e di modificarsi./ Ora questa avventura accade all’uomo,/ l’ultimo dei mammiferi./ Sessantacinque milioni di anni fa/ toccò ai dinosauri l’estinzione/ per lasciare il campo/ alle prime schiere dei mammiferi.
2.
Non sempre però la fine di un ciclo/ è l’estinzione della specie di quel ciclo./ Lo dimostrano i minerali, le piante/ e gli animali esistenti./ Però dopo il suo superamento/ ogni specie rimane immutata e immutabile/ dentro una gabbia che si chiama cosa.
3.
Cosa è il non saper più uscire/ dalla parte a notte/ di un ciclo della vita.
4.
Se ci troviamo a un passo/ da un mutamento evolutivo/ ci sarà dunque estinzione/ o conservazione della specie/ come natura naturata/ in una Teca del tempo./ Questa è la visione/ che appare dal confine./ Però c’è il passaggio/ per chi vuole.

TELEVISIONE
1.
Il cassonetto dove scorrono le immagini/ cui normalmente ci si affida.
2.
Il nuovo divenire nell’immutabile!/ È una scia che continuamente/ si scioglie e ripresenta,/ e l’immutabile è una scatola ben piantata/ un’infima quadratura raccogliente.

TEMPO
1.
Sto passando fra Tempi e non fra cose,/ o fra cose ancora se mi tiro indietro./ Ma io misuro ormai con un nuovo metro/ con il Tempo mio i Tempi che son stati.
1a.
Iddio che lascia/ ha chiuso l’uomo in un Tempo./ E cadono le parole dalla mente,/ come le foglie d’autunno./ Giacciono a terra ammucchiate e immischiate.
1b.
Il Tempo è il tessitore/ e non il tessuto,/ perciò è la vita/ non quello che rimane.
1c.
Il Tempo si estende/ come l’onda d’acqua, d’aria e della luce./ Si misura a cerchi il suo cammino/ e ogni cerchio racchiude la sua cosa.
2c.
È il Tempo il gioco immane/ del veduto e del vedente./ Il Tempo che solleva la pietra della via/ e ti stacca la stella dal suo cielo.
1d.
Tempi immutati nella loro misura/ e non passati come noi si dice./ Tempo delle selci, dei pini,/ dei sassi colorati e del torrente./ Passati siamo noi di grado in grado/ fino al Tempo nostro che li vede.
2d.
Sono ormai certo di poter portare/ il Tempo a trattare/ perché posso coglierlo nel suo sonno/ o nell’estasi di quando spunta/ e scompare con la vita.
1e.
Il fenomeno avviene così:/ la nostra cosa antica (il corpo)/ la portiamo fra le cose/ (una antica città questa mattina)/ è la scena è registrata/ nel presente della mente.
1f.
Il Tempo è immobile e immutabile./ Semmai sei tu che entri, passi ed esci./ E lungo la tua vita ricordi e aspetti.
2f.
E poi il Tempo/ è sfere concentriche di Tempo/ e dentro a quella del Logos/ ci sta il sole.
3f.
Io non sono una pianta/ contenuta in un solo tempo: quello del sole,/ ma semmai in due: il sole e il Logos,/ e sto incontrando il confine anche di esso.
1g.
Impianti la pietra miliare/ e in un indefinibile futuro/ se ripassi la ritrovi./ Il tuo presente/ è la coincidenza di te/ con quel passato./ Anche il sole/ è un corpo già lasciato/ che tu abitualmente qui rivedi./ Quindi il passato sei tu/ che lo sollevi,/ quindi il presente sei tu/ il sollevante,/ quindi il futuro sei tu/ che vuoi tornare./ Altro non c’è di tempo/ in cielo e in terra./ Il Tempo è misura della vita.
2g.
Di un cielo che non conoscevo,/ quello del Logos,/ ora vedo il giro intero/ e le ripetizioni.
1h.
In verità il tempo non c’è nei suoi tre modi,/ vale a dire passato, presente e futuro./ Non c’è questa strada di tempo/ che parte da un punto indecifrabile/ e arriva ad un altro altrettanto oscuro./ C’è piuttosto il viaggiatore che percorre la via,/ la quale poi all’improvviso termina sul ciglio di un abisso./ Ed è l’abisso che suggella la forma della strada./ Con un tratto già percorso, cioè il passato./ Con un incomprensibile e instancabile passaggio/ ad ogni passo nel futuro che è il presente./ E con un altro tratto da percorrere che si chiama futuro.
2h.
È il viaggiatore e non il cammino/ il titolare di quest’aspetto della via,/ perché ne percorre solo un tratto./ Ma la terra è sferica e gli astri ruotano nel cielo/ mentre la sua parte cosciente/ s’accende e si spegne dentro un giro.
3h.
Se si supera l’abisso invece tutto cambia./ Si arriva nel passato passando per il futuro./ A questo punto però i nomi delle due vie si contraddicono ed oppongono./ Come si può secondo la ragione arrivare al passato dal futuro,/ e come può il passato, che per noi significa/ che non c’è più, essere ancora?/ Sarebbero degli ex quei nomi: ex via del futuro/ ex presente, ex via del passato.
4h.
Il tempo che ha nomi, numeri e misure è quello della vita/ di un uomo, di un popolo, di una civiltà./ Ma si tratta in ogni caso di scampoli di tempo/ ricavati dall’immutabile ed eterno.
5h.
Tempo passato è perciò scia di vita che appare nell’immutabile,/ come quella di un aeroplano dentro il cielo.

TEMPO – UOMO
1.
In riva al Tempo si sta addensando l’uomo./ Rivolgersi è l’accettazione di una sorte.

TEMPO LINEARE
1.
Nel tempo c’è un tempo: la condizione umana/ che assomiglia ad una Linea in una sfera.
2.
L’animalità è una Linea dentro il tempo/ e spesso è traccia che si scioglie indietro/ e davanti non è ancora sviluppata.
3.
La maggior parte svanisce della vita/ come il vuoto fra un’orma e un’altra orma.

TEOLOGIA NEGATIVA
1.
Dopo la faccia che ci mostra Dio/ – l’universo stellato, o Logos, o Mente –,/ null’altro percepiamo./ Dopo c’è il Nulla.
2.
E chi arriva fino al nulla/ aspira a Dio.
3.
Devi cercarlo aldilà/ dove non ci sono cose né segni,/ né i luoghi dove appaiono e scompaiono.
4.
Alla ricerca del Dio sconosciuto/ tu aprirai nuove luci per vedere.
5.
Troviamo facce dell’Essere avanzando,/ ma l’essere giammai: ha nome Nulla.
6.
Perciò Eraclito ci ha detto/ che “l’unico, il solo saggio,/ vuole e non vuole essere chiamato/ con il nome di Zeus”. (Framm. 32 D.K.)

TEORIA – TEORICAMENTE
1.
Teoricamente la vittoria sulla morte è possibile/ e il Vocabolario è lo svolgimento della Teoria./ Praticamente non lo sappiamo ancora./ Lo sapremo quando verrà l’ora di partire.

TERRA – RADICI – VITA UMANA
1.
I corpi umani sono Terre e Radici della Vita.
2.
E si vedono le Terre e le Radici.
3.
Oppure le Radici stanno nella Terra/ ma diventano visibili se si apre.
4.
Invece la Vita non si vede.
5.
La Vita ha liberato la parola/ e si lasciano segni della Vita.
6.
Le impronte del cammino tu le vedi,/ ma è invisibile il viandante.
7.
Io lo imito a volte il viandante/ quando lascio le impronte e non c’è meta.

TERZO
1.
Si arriva al Terzo cerchio della luce/ superando la Porta per la Terza volta./ Il primo sta sotto la vita razionale,/ il secondo sta in mezzo e lo circonda/ e il Terzo sopra.

TESTA – CERVELLO – MENTE
1.
Uscire dalla propria dimensione/ quella che mi dà l’illuminato/ è la ragione che mi guida e desta./ Ma qui aggiungo che quello che è già stato/ ha l’estremo suo cerchio nella testa.
2.
Uscire da se stessi è quindi uscire da cosa/ qualunque essa sia, Mente o Cervello.
3.
Ed io che quaggiù sono sempre cosa – dalla nascita alla morte –,/ mi sono volta alla morte per uscire.
4.
O alla notte, se più dolce è la parola.
5.
O all’Essere di cui l’ente è sempre traccia.
6.
O aldilà del presente della mente,/ cioè del tempo che ci è dato.

TESTAMENTO
1.
Testamento: è bella la parola./ Non la dice chi muore ma chi lascia.
2.
L’uscente supremo è il vivente eterno.

TESTAMENTO BIOLOGICO
1.
Quando non sarò più autosufficiente,/ desidero andarmene quanto prima./ Anche perché ho altre cose da fare dopo/ e non voglio perdere tempo/ in situazioni impossibili e disumane.

TOCCARE
1.
La sorgente della vita è arrivata fino al mare/ e perciò io posso Toccare ogni cosa,/ dove ogni acqua si è raccolta./ Ma non è la stessa cosa del viaggio.
2.
Il Toccare è una raccolta in un luogo solo.
3.
Le cose stanno lì nel loro ventre/ di cielo e terra e non ne escono./ Non c’è contemporaneità fra me e la pianta:/ essa è un passato e io sono presente./ Il mio Toccare e il mio vedere non è la pianta/ ma il mio viaggio fin qui, fino alla mente.

TOMBA
1.
La Tomba del gran re, le sue vestigia,/ è il mondo che s’accende alla tua luce./ E ti sovviene l’antico tuo passaggio.

TONFO
1.
Semmai qualcosa si solleva e vola/ è solo piume e polvere/ dai Tonfi della morte.

TORRENTE
1.
Se la vita si raccoglie a Torrente/ sulla terra dell’umano,/ deve poi sfociare,/ e neppure il mare del linguaggio/ più non la contiene.
1a.
Il vedere della mente/ è il bosco, il pino, il faggio,/ l’acqua, il macigno, il sasso colorato./ E poi il mio gioco fra le cose:/ ascolto l’acqua, immergo la mia mano,/ salto fra i sassi, risalgo la corrente,/ guado il Torrente e m’immergo dentro il bosco.

TOTALE
1.
Noi di Totale come cielo e terra/ cogliamo solo punti e cose sparse.
2.
Percepire il Totale e non i singoli isolati/ è il contributo che noi diamo a un’altra conoscenza.

TOTALITÀ
1.
È questa continuità fino al pensiero/ che mi dà la Totalità./ E perciò mi trovo accanto ai fiori e ai funghi/ fra acque di torrente e cieli chiari.
1a.
Questa Totalità sta rapprendendosi/ per diventare pietra di sormonto.
1b.
Della Totalità che chiamiamo “natura”/ siamo onde di superficie e schiuma/ che si forma e che si scioglie/ sulle cime e presso la riva.

TRABOCCO
1.
Questo pensiero di superamento della morte/ che Trabocca dal vaso della comprensione umana/ è la mia croce e delizia.

TRACCIA
1.
Io passo soltanto e non mi fermo,/ o cui sosto per guardare antiche Tracce/ e ricordare quale è stato il mio cammino.
2.
Tracce predilette sono i fiori nel giorno e le stelle nella notte.
1a.
Nessuna Traccia viene perduta, non lo vedi!/ Non abbiamo smarrito né albero né stella/ fino a questo punto del cammino.

TRADURRE
1.
La cosa antica che si Traduce in “mare”,/ “azzurro”, ”onda” e “schiuma” sulla cima.
2.
Traduco un dato antico a punto luminoso/ e lo chiamo “stella della notte”.
3.
Conosco il codice e compio Traduzioni.
4.
“Orsa” è sette stelle ed è “polare”/ quella che m’indica un cammino.

TRAGHETTARE – TRAGHETTAMENTO
1.
È prerogativa della specie,/ di Traghettare i suoi singoli/ riducendoli a semi dentro a protezioni/ quando finisce un ciclo/ e la luce è insufficiente o assente./ Ebbene, è questo che cerco come singolo:/ il segreto del Traghettamento/ che io chiamo attraversamento della notte/ portando nella mano il Logos che illumina e riscalda.
2.
Solo questo è stata la filosofia per l’uomo,/ per ogni singolo che ha osato e ancora osa: la conquista della luce della mente,/ per adoperarla come lampada nella notte.
3.
Io invito ad attraversare / le terre misteriose ad occhi aperti,/ cosa mai riuscita finora completamente,/ o mai diventata aperta strada di frontiera.
4.
Finora quelle terre proibite che si succedono periodicamente/ – la notte dopo il giorno, l’inverno dopo l’autunno, la morte dopo la vita –,/ sono state affrontate sospendendo la vita cosciente,/ riducendola a seme e rinchiudendola in profondità./ Così sono state superate le tenebre, i geli, i vuoti,/ ma senza vedere però, senza sapere.
5.
A questo livello però e in questo tempo/ si presenta una prospettiva nuova:/ di attraversare ad occhi aperti la notte del Logos/ dopo il suo lungo giorno e il tramonto.
6.
Non è mai riuscita quest’impresa/ singolarmente nei livelli più bassi,/ ma in questo dove ci troviamo/ sembra proprio di sì./ C’è un progetto predisposto/ e l’avventura è già iniziata.

TRAMONTO – ALBA
1.
Come si rinchiude il fiore a sera/ così io so del Logos che tramonta./ Perché sono cieco anch’io come una pianta/ all’astro esterno che mi dà il pensiero.
1a.
Nel tramonto della luce della vita,/ se rimani sveglio essa ti appare come stella.
2a.
I limiti della Notte che chiamiamo morte/ sono il tramonto e l’alba della vita./ Una razza – l’Occidente – è entrata nel tramonto/ e una sua avanguardia e diretta verso l’alba.
1b.
Quando giungerò al Tramonto/ – e ormai vicino ci sono –,/ come il sole scenderò sotto l’orizzonte,/ ma come lui m’attendo di riapparire/ dall’altra parte del cielo della vita/ dopo il misterioso viaggio nel nascosto.

TRAMUTARE
1.
Questo Tramutare della vita in cosa.
2.
È continuo e universale il Tramutare.
3.
L’intero Tramutato è questo mondo.
4.
Un’arte del Tramutare chiamerei la scienza.
5.
Ma anche un’opera d’arte: la poesia,/ il dipinto, la statua, il palazzo,/ è il già versato dalla fonte della vita.
6.
Semmai delle ultime cose si può dire/ che è il già versato dalla fonte che è più alta.
1a.
Sfera di tempo questa vita,/ dove s’introduce l’invisibile come stella cadente./ E si Tramuta in visione e poi si versa.
1b.
Ma perché la filosofia è decaduta?/ Perché la luce del Logos ha iniziato il declino ed è precipitata/ come quella del sole dentro il mare, nella sera./ E perché si è Tramutato in scienza e tecnica quel pensiero?/ Per accendere luci artificiali, per costruire ripari artificiali/ contro le tenebre e il freddo della notte./ Allora era un destino questo Tramutare in manufatti quel pensiero,/ perché anche nelle terre degli umani gli astri sorgono e tramontano.

TRAPASSARE
1.
Siamo alla fine di un periodo evolutivo e all’inizio di un altro./ Oggi però è quasi tutta fine quel che appare./ E c’è punta d’inizio di chi ha Trapassato/ e che attirerà l’attenzione probabilmente fra qualche decennio/ se ci sarà continuità dall’uno all’altro.

TRASCENDERE – TRASCENDENZA
1.
Se tu che guardi il cielo costellato della notte/ e la terra sotto il sole brulicante di forme e di colori/ cominci a riflettere e a conoscere che un mondo così fatto/ non è quello che entra dagli occhi, ma quello che da essi esce/ dopo un labirintico percorso nel cervello,/ allora ti troverai sulla via indicata che conduce alla Trascendenza./ A Trascendere questa immagine del mondo/ e a Trascendere tu stessi che così vedi.
2.
Il te stesso che la vede/ è il non veduto mai da sponda umana,/ ma Trascendendo lo vedrai quel misterioso/ che da millenni ormai ti porti appresso,/ o egli ti trascina nel cammino.
3.
Soprattutto per vedere quella faccia/ abbiamo iniziato questo mutamento./ E chi finora ha tanto camminato/ sa già che quella faccia è un nuovo mondo.

TRASFORMARE – TRASFORMAZIONE
1.
La vita: questa Trasformazione/ di luce invisibile in visione.

2.
Se coglie luce angelica/ c’è un angelo che appare.
1a.
Vedi la luce che si Trasforma in fiori/ e splendono i colori dentro il prato./ Così è anche l’uomo, è luce Trasformata.
2a.
Soltanto questa Trasformazione è la tua voce./ E vibrerà sempre il mistero quando parla della fonte.
3a.
Ma il sole non è la fonte./ Esso è una scintilla sbalzata nella notte./ Però anche la scintilla è imitazione,/ è vita colorata dentro il prato.
4a.
Ed io con i colori della voce/ costruisco caleidoscopiche figure./ Sono gli aspetti del mondo che vediamo.

TRASFORMATORI
1.
Io procedo per visioni e vedo la terra umana/ immersa nella notte punteggiata da luci artificiali./ Sono le città turrite della scienza e della tecnica,/ deposizioni del Logos in luci atomiche e intelligenze artificiali,/ dove si sono rifugiati e si rifugeranno/ i Trasformatori della terra/ cui è negata un’altra aurora.

TRASUMANARE
1.
È il Trasumanare che perseguo, non la conoscenza./ La conoscenza, semmai, serve a raggiungerlo.
2.
Serve a conoscere il confine per affrontarlo e superarlo.
3.
Serve sapere che il nostro limite è la morte/ per affrontarla e cercare di superarla.
4.
Quando la si supera, se ciò accadrà,/ quello è il Trasumanare.
5.
C’è un viaggiatore solitario/ che conosce soltanto/ una piccola parte del cammino/ e poi normalmente si perde./ E se rientra, come a volte gli sembra,/ come è accaduto non lo sa./ Perciò io ho impiegato/ tanta parte della mia vita per sapere/ e mi pare di aver Trasumanato.

TRATTO
1.
Ci troviamo alla fine di un Tratto/ dell’evoluzione e all’inizio di un altro.
2.
Le soglie differenziali diventano/ accessibili e superabili in questo punto./ In esso Achille raggiunge la tartaruga.
3.
Se ciò accade anche in altri Tratti,/ per esempio fra i corpi del mondo che si vedono/ dove il più lento è sempre raggiunto e sorpassato,/ ciò significa soltanto che quei Tratti/ stanno prima di questo che stiamo nominando/ e che sono già stati riempiti e superati./ E così sono rimasti nell’esperienza/ e nel ricordo di ogni giorno.
4.
La Porta che si trova dopo il labirinto/ è il passaggio che intuisci ma che non puoi aprire,/ se non esci dall’intreccio e dal travaglio./ È il messaggio ripetuto che non riesci a decifrare.

TRAVAGLIO
1.
Si richiede il Travaglio prima di uscire,/ come accade a ogni vita che sbocca nella luce./ Il Travaglio è la via del labirinto.
2.
Vocabolario e labirinto sono la stessa cosa.

TU
1.
Ho seguito orme antiche dall’aurora fino al tramonto,/ ho camminato per i sentieri di confine nella sera fino allo spegnimento della luce,/ ho tradotto i segnali che ho incontrato perché sia rintracciabile il cammino/ e li ho indicati ripetutamente ma finora quasi inutilmente./ E ora pensaci Tu se non vuoi che si rimanga completamente senza luce/ e se non trovi intempestiva la crescenza.
1a.
Come passano i giorni/ interrotti dal sonno,/ così trascorrono le esistenze/ interrotte dalla morte./ Per dire ieri, oggi, domani./ Per dire che siam stati e che saremo,/ e che sei solo Tu la aspettata.

TURBINE
1.
Se sei terreno appresso alla riva come sabbia/ ti solleva nel cielo il Turbinio/ e ti ritrovi dilungato e alto.
1a.
Dentro il Turbinio della tua cosa/ c’è terra, luna, sole e ogni stella.

TUTTOTONDO
1.
Il finire dell’uomo è un Tuttotondo dell’evoluzione.

TUTT’UNO
1.
È apparenza perché lo vediamo fuori e lontano il sole/ mentre Tutt’uno siamo solo con Dio.

 

ULTIMA FACCIA
1.
Io che continuo a cercare la mia faccia:/ l’esterno della vita.
2.
E perciò insisto nell’uscita/ di cui parlo e verso cui mi muovo./ O giammai conoscerò chi sono io.
3.
Nella luce del Logos vedo il mio volto antico/ collegato ai movimenti delle stelle.
4.
Una cosa incompleta è l’esistenza/ che non mostra la Faccia alla sua vita.

ULTIMA FARFALLA
1.
Fiore dell’aria/ è la luce che ti porta/ se t’alzi poco/ e stancamente cali.
2.
Il tuo volo è il più breve che ho mai visto.
3.
E appoggi sopra sterpi e foglie morte/ piegandoti su un’ala.
4.
Non c’è più fiore per te/ che a te s’aggiunga.
5.
Scomposto il battere di ali/ in brevi voli/ da sterpo a sterpo/ da foglia a foglia a terra.
6.
Una vita come quella di Farfalla/ sui fiori e nella luce e poi la fine.

UMANITÀ
1.
Io vedo l’Umanità perdere luce/ e più s’attenua più si mostra cosa.
1a.
Cos’è l’Umanità? È il sostenersi e il mantenersi/ di un gran sogno/ dentro ad un sonno che non ha risveglio.
1b.
L’attuale umanità è un passaggio/ rapidissimo di perturbazione.
2b.
Poi verrà la quiete sulla terra e il nuovo azzurro/ o il rivedere le stelle della notte.

UMANO
1.
Non sono come il mare racchiuso dalla sponda/ né come terra che si erge sopra l’onda,/ ma piuttosto come la palude/ in questo estremo confine della vita./ Come il mare non ancora limitato/ e come la terra che si alza e che s’affonda.

UNIVERSO
1.
Quest’Universo così destato dal giorno umano/ e dalla sua luce vestito e ricamato/ è come il prato che sboccia a primavera.

UNO – DUE
1.
Io non vedevo te perché eri dietro./ Dividendoci, sei passata davanti: ecco la donna./ Oppure Eva è stata tratta dall’interno./ Oppure nel mito sono stati gli dèi a separarci.

UNO – MOLTI
1.
Il mondo è il luogo delle divisioni,/ l’Uno diviso in due e anche più./ Uomo e donna e sono due./ Madre, padre e figlio e sono tre./ Oppure con più figli e sono quattro,/ cinque, Molti, innumerevoli./ E l’Uno perché si è lasciato così dividere?/ Per vedersi nella sua molteplicità/ in sé indistinta e indeterminata!/ Deve essere accaduto proprio così/ se ora che si è visto nelle sue parti/ vuole ritornare com’era/ ma guardandosi nello specchio del suo mondo.

UOMINI
1.
I partenti dalle spiagge della vita/ per l’oceano tenebroso della morte.
2.
Se non sei un Uomo,/ non troverai mai la terra così/ con boschi, prati e nubi che corrono nell’azzurro./ E se sei un Uomo devi nascere da una donna.
3.
Dopo l’Uomo,/ se egli decreterà la sua scomparsa/ per pagare il fio della sopraffazione in atto,/ chi terrà desto il mondo,/ anche se in sotto tono,/ sarà un altro mammifero/ – un cane per esempio –,/ o un uccello, o un pesce,/ un’indecifrabile formica,/ o una stella alpina sopravvissuta sulla roccia.
1a.
Queste apparizioni sulla scena/ che vogliono durare di più/ in contrasto con il naturale/ succedersi di comparse e attori.

UOMINI – ANGELI
1.
Nella cecità si scontreranno/ fino ad acquistare giusta misura/ e guarderà un Angelo chi resta.
2.
Oggi la caduta tocca all’Uomo/ perché compaia l’Angelo,/ il nuovo messaggero dell’eterno./ E gli Angeli si appoggiano agli Uomini.

UOMO – DONNA
1.
All’inizio erano la stessa cosa l’Uomo e la Donna, due in uno/ e sono stati divisi dai Signori del cielo e dell’abisso,/ perché non sapevano di essere perfetti e potenti così interi/ e si sono lasciati sorprendere nel dormiveglia dell’inizio./ Ma ora hanno cominciato a sapere, qualcuno possiede già la soluzione,/ e si tratta di ricomporre l’unità perduta.
1a.
L’ho amata tanto la ragazza che hai visto nella foto./ Per lei ho trovato la chiesetta sperduta./ Un’impresa sovrumana per un amore immenso./ Ecco cos’è una Donna e cos’è un Uomo.

UOMO–UMANO
1.
La più lunga strada del divino ha nome Uomo.
2.
Egli è faccia di Dio quando cammina/ ed è Uomo quello che rimane.
3.
Un sommovimento fin sulle stelle e all’origine del cielo/ ha nome Uomo./ Egli è già stato libro dell’esistente,/ ma ora sta leggendo le parole.
4.
La mia cosa porta la deità/ e perciò mi vedo dai miei occhi.
1a.
L’animale eretto fino al pensiero.
2a.
La fine dell’animale preparata da millenni.
1b.
Addentro al sole con un corpo antico/ ma fuori da ogni stella con la vita.
2b.
La luce è chiusa se non è veduta,/ ma sono uscito e si riversa fuori./ Similmente ha lasciato ombrato il cielo/ e narrano le stelle il suo passaggio.
1c.
La vita umana è l’appartenenza al giorno del Logos.
2c.
Anche la pianta Umana s’infiora con la luce/ e perciò si può sapere cos’è la poesia.
1d.
Siamo grosse molecole organiche,/ dotate di facoltà e aperture/ con cui abbiamo visualizzato un vasto territorio/ che chiamiamo mondo,/ che ora adoperiamo e sfruttiamo/ per le nostre necessità/ e per l’evoluzione della specie e l’espansione.
1e.
I trasformatori di un esterno/ altrimenti inestricabile o presunto/ in figure, luce, colori, suoni, contatti…
1g.
Costruzioni che crescono e si disfano.
1h.
Usciremo dall’uomo/ come un fiore dal suo ramo/ a primavera.
1i.
L’Uomo è una pianta di un’altra terra,/ un altro cielo, un’altra luce.

UOMO – VITA
1.
Continuare a tessere trame/ con la mente/ non serve più/ se non le segue/ il tutto in una volta/ che chiamiamo uomo,/ che chiamiamo vita.

USCIRE – ENTRARE
1.
Uscire da se stessi, ecco il segreto,/ ma quello originale l’abbiamo dimenticato,/ cioè ci è dato di Entrare e Uscire/ ma in modo più banale:/ da una casa, da un bosco, da un tempio,/ o anche da un fosco evento o da uno lieto,/ o da un esempio che si fa di sé/ e perfino anche dal sonno./E tuttavia sempre si accetta/ o si lascia un altro ente,/ mentre l’originale Uscire è uscir dal mondo.
2.
Un po’ si può dire quello che accade quando si Esce:/ so che decade il Logos a luce esterna/ e diventano elementi di quella sfera/ il sole e ogni stella./ Uscire per vedere la corporeità dell’idea,/ il suo aspetto, e che sia bello,/ come il fiore nel suo sole.
3.
Uscire dalla luce che illumina le stelle.
4.
Sospetto che la vita splenda nella morte/ come la stella dentro la sua notte.
5.
È l’Uscita che m’incanta e mi trascina/ e la vita aldilà su nuova terra/ o terra antica che si vede in faccia.
6.
Seguire l’indicazione dell’uscita/ e lasciare la traccia del passaggio.
7.
Si esce dalla pianta dove scorrono/ i pensieri, i sentimenti, i sogni,/ le visioni trascendenti./ Si Esce dalla pianta/ che è radicata nella testa.
1a.
Come sarà l’Uscente! Esso si appoggia/ e quindi può sembrare uomo o pensiero./ Ma non ha sensi l’umano per la cima,/ come non gli ha l’animale per la mente.
1b.
L’Uscita da un grembo luminoso/ è l’occhio che si forma su una luce.
1c.
Fu per passate Uscite che si arrivò all’esterno/ di queste vite antiche in terra e in cielo.
1d.
Ciò che s’addensa e che rimane cosa/ ha ogni orma della vita che è passata./ E noi qui siamo scrutatori d’orme.
1e.
Se dite che può esserci l’Uscita/ datevi da fare per nascondere l’Ingresso/ ora che l’avete riscoperto,/ perché Ingresso e Uscita sono la stessa cosa.
2e.
L’invito è verso quell’uscita/ ora che si sa che c’è la Porta/ e che da essa siamo entrati nell’aurora./ Entrata e Uscita sono salti nella vita/ e apertura di aspetti nel totale.
1f.
Ho seguito per Uscire dall’umano/ tutta la strada illuminata dalla sua luce./ Ho percorso il suo dominio/ dall’aurora fino al tramonto.
1g.
Io preparo la strada a chi Uscirà nella nuova luce.
2g.
L’Uscita dal “sapiens sapiens” è ormai vicina.

USCITA (dalla Porta)
1.
È come sporgere la testa/ dal confine dell’universo.
2.
Lo vedi da fuori/ tutto in una volta.

Quattromilacinquecento anni dopo – Seconda parte

8 febbraio 2016
Odilon Redon, Il ragno sorridente (1881)

Odilon Redon, Il ragno sorridente (1881)

Tutto è stato coinvolto
nell’impresa di scoprire
la via che collega
vita e morte
e illuminarla e segnalarla.
La Storia dell’uomo:
miti, misteri, religioni,
poesia, filosofia,
sono la narrazione
di quest’avvenimento.

 

Si sa che anche Gilgamesh non ha seguito solo il sole dopo il tramonto, ma anche l’uomo dopo la sua morte. Quest’uomo era Enkidu, compagno inseparabile di Gilgamesh, simile a lui in vigore e valore. Insieme compirono memorabili imprese. Uccisero leoni sui valichi dei monti; sconfissero e decapitarono il gigantesco e mostruoso demone maligno Humbaba, custode della Foresta dei Cedri; immobilizzarono e uccisero il Toro celeste inviato contro di loro da Ishtar, dea dell’amore e della guerra. Ma queste loro imprese sovrumane suscitarono l’invidia e il timore degli dei. Soprattutto l’ultima era un’aperta sfida e perciò gli dei si riunirono a consiglio. Assieme i due eroi erano invincibili, conclusero, e perciò decretarono la morte di uno di loro: Enkidu. Una malattia lo colpì e lo uccise. Gilgamesh si trovò perdutamente solo: “Per sei giorni e sette notti lo pianse e non permise che lo seppellissero, per vedere se il suo amico si fosse levato ai suoi gemiti finché i vermi non gli caddero dal naso”. Allora “penetrano nel suo cuore” l’angoscia e la paura della morte e decise di cercarla e affrontarla a viso aperto, prima che fosse lei ad aggredirlo alle spalle all’improvviso, come aveva fatto con Enkidu.
Un pelago sconfinato era davanti ai suoi occhi quando cominciò la ricerca e il suo centro era “le acque di morte”, uno dei nomi dell’Abisso. Verso di esso Gilgamesh si diresse per conquistare l’immortalità, perché da quando era morto Enkidu anche lui non aveva “più visto la vita” e non voleva essere vinto dalla morte. E perché la sua paura non aveva mai posa egli con frenesia si gettò ad affrontarla: come sempre accade a chi ha coraggio. Riuscì, dopo fatiche sovrumane ad attraversare l’oceano fino alle acque di morte, ma per vincere anche quelle doveva rimanere sveglio per sei giorni e sette notti. Per sei giorni e sette notti, ininterrottamente, doveva valicare ad occhi aperti in entrata e uscita la porta fra la veglia e il sonno, e questo era l’ostacolo da superare. Ma l’impresa non gli riuscì. “Il sonno come una densa nebbia si stese su di lui” fin dalla prima notte. La prova era fallita, il sogno infranto.

Passeranno quattromilacinquecento anni prima che le acque di morte siano di nuovo affrontate e questa volta superate. E non per opera di uno solo, anche se eroe, ma di un’intera civiltà, quella greca, diventata poi Occidente, e con un metodo che si chiama filosofia.
Dai tempi dell’inizio, vale a dire da circa venticinque secoli, la filosofia è stata Aurora, Giorno, Mezzogiorno, Tramonto, Notte, fino alla linea di Mezzanotte. Così in modo manifesto. Poi, nascosta e in tanta parte ancora segreta, è nichilismo, Abisso, attraversamento dell’Abisso, coincidenza degli opposti, Porta d’ingresso e d’uscita.
Per la parte nota, che è nei libri, negli insegnamenti, nelle conversazioni, in tante manifestazioni, si conoscono anche i progettisti e costruttori. Ne citiamo alcuni fra i più celebri. All’inizio Socrate, Platone, Aristotele, e con loro si entra nel Giorno. Poi, il cammino nella luce di Cartesio, Kant, Hegel, e si arriva al Tramonto. Questa è tutta l’illuminazione. L’ingresso nella Notte lo compie soprattutto Schopenhauer. Fino alla linea di Mezzanotte, o linea zero, corrispondente alle acque di morte raggiunte da Gilgamesh, sono sicuramente arrivati, perché ce l’hanno detto e dimostrato, Nietzsche, Heidegger, Jünger. Ma ancora non si passa aldilà. Però ci sono progetti e tentativi:
Per Nietzsche c’è l’oltreuomo. Per pervenire ad esso l’uomo deve compiere un passaggio. Questo passaggio è pensato da Nietzsche come un ponte. Un aspetto dell’oltreuomo è il pastore che con un morso stacca la testa del serpente che s’era infilato in bocca e stava strozzandolo; e così liberato “balzò in piedi. . Non più pastore, non più uomo, – un trasformato, un circonfuso di luce, che rideva. Mai prima al mondo aveva riso così un uomo, come lui rise!”.
Per Heidegger “l’unico passaggio possibile è il salto. Il luogo dove il salto ci conduce non è solo l’altro lato dell’abisso, ma una regione totalmente diversa”. “Il salto, a differenza del cammino (d’ogni cammino dell’Occidente: scientifico, filosofico, poetico…) porta il pensiero, senza ponti, cioè senza che vi sia un procedere continuo, in un altro ambito e in un’altra maniera di dire”. Oltre al salto, Heidegger ha pensato anche ad un lungo sonno cui seguirà il momento improvviso del risveglio.
Per Jünger non era sufficiente una normale evoluzione. “Conta piuttosto la metamorfosi nel senso di Ovidio, la mutazione nel senso dei contemporanei”.

Questi progetti e tentativi di superamento dell’Abisso sono stati preceduti da un ritorno ai presocratici: a Parmenide ed Eraclito soprattutto. Esso è cominciato più di un secolo fa ed è continuato fino ai nostri giorni. Si trattava di percorrere la filosofia del Giorno a ritroso, e arrivare dove si è cominciato. Dove inizia la filosofia, a Socrate, anzi un po’ più in giù: per arrivare alla sapienza da cui la filosofia è nata, quella che suona specialmente nelle parole di Parmenide ed Eraclito.
Pionieri del “ritorno a Parmenide” filologi e filosofi, diventati famosi per quest’opera di riscoperta delle fonti. Fra essi Hermann Diels, Nietzsche, Heidegger, Severino.
Diels ha cercato, raccolto, ordinato tutti i Frammenti dei presocratici. Un’opera immensa. Ha dovuto trovarli in una massa di libri antichi e adoperarsi poi, in un lavoro di comparazione delle fonti e d’attenzione per quelle più attendibili, per scegliere e separare le autentiche dalle spurie. Operazione indispensabile, anche perché alcune di esse erano state manipolate dagli autori che le avevano incluse nei loro scritti per sostenere o corroborare un personale pensiero, che spesso nulla aveva a che fare con quello del sapiente citato. Perciò alla fine l’opera che è risultata, anche per l’immenso lavoro che ha richiesto, è andata ad occupare uno dei posti più alti delle grandi imprese della filologia classica tedesca degli ultimi due secoli.
Nietzsche, partito per quelle lontane plaghe del passato, là giunto si è dedicato alla ricerca con la mentalità del filologo. Come Diels, anche lui lo era davvero. La sua laurea l’aveva conseguita in filologia, un indirizzo e una preparazione non si sa quanto da lui voluti e quanto invece preparati dal destino per il compito che l’attendeva: decifrare quel passato antico in vista di quanto si andava preparando nel presente e nel vicino futuro. Si andava preparando il superamento dell’Abisso e l’arrivo alla fine del viaggio, dove Inizio e Fine coincidono, “sono lo stesso”, e lui è stato uno dei protagonisti dell’impresa.
Opera di filologo e di grande interprete dei sapienti dell’Inizio l’ha svolta anche Heidegger. Là giunto, ha poi dedotto che quel cammino a ritroso non è stato “naturalmente un ritorno ai tempi trascorsi per tentare di restaurarli in una forma artificiosa. Ritorno significa la direzione verso quella località dalla quale la metafisica ha ricavato e continua ad avere la sua provenienza”.
Infine, Emanuele Severino ci ha detto che prima della filosofia si è aperto lo spazio luminoso dove è apparsa e con essa tutto ciò che poi è diventato civiltà greca ed Occidente.

Ma perché questo ritorno all’inizio, cioè alla sapienza da cui la filosofia ha avuto origine?
Perché ormai appariva chiaramente la rotondità del cammino e si stava andando dove si era già stati: dove la Fine coincide con l’Inizio, e si trattava allora di cercare, ricordare, riconoscere, e di usare queste conoscenze per vincere l’Abisso e raggiungere la meta. Ciò che è riuscito agli autori di questo blog. Ecco come.
Giunto sulla sponda dell’Abisso non ho neppure provato a scendere per poi risalire dall’altra parte, perché l’Abisso è senza fondo: ciò significa anche la parola. Perciò ho cercato di passare con uno stratagemma: tornando indietro come già avevano fatto i filologi e filosofi citati, ma appeso con un filo a quella struttura, vale a dire alla Filosofia del Giorno, come un ragno. E ciò anche prima della linea di Mezzanotte, anzi subito dopo la svolta del Tramonto. In questo movimento da funambolo, quando sono arrivato a Mezzogiorno in alto, sotto era Mezzanotte e l’Abisso veniva superato, quando sono giunto all’Alba di venticinque secoli fa c’era la fine della Notte nello stesso punto. Allora sono diventati indistinguibili fine della Notte e Alba del nuovo Giorno.
Ecco, dunque, com’è andata: solo un lavoro di ragno che si lascia dondolare nel vento nell’attesa del soffio più forte delle correnti circolari. Solo un vincere l’Abisso approfittando degli eterni ritorni della ruota che gira: non è evidente che essa continua a girare anche se ci sono punti morti per i singoli! Un vincere la morte ruotando nella giostra della vita, perciò; opera di trapezista ora che è fatta, ora che l’Abisso è stato valicato.
C’è anche un altro aspetto di questo cammino da porre in evidenza, che suona così.
Dunque, mi tenevo appeso all’arcata diurna avanzando verso Levante dopo la svolta del Tramonto, e in tal modo procedevo nella Notte, passo dopo passo, Non mi risulta che prima di me qualcuno abbia camminato contemporaneamente nel passato e nel futuro come ho fatto io, diretto ad un’unica meta, l’Alba, quella vista da Parmenide e quella che avrei riscoperto di lì a poco se riuscivo ad arrivare sano e salvo dall’altra parte: in tempi diversi si, o distinti, o non con la stessa consapevolezza. Io, invece, per l’una e per l’altra arcata nello stesso momento, e sapendo in cuor mio che non era possibile separarle neppure nel pensiero, che non era possibile muovere un passo per una delle due che non fosse anche un eguale avanzamento nell’altra. (Si veda anche La via dell’eterno ritorno dello stesso).

In tal modo sono state superate le “acque di morte” del mito e l’Abisso dell’attuale stato dell’uomo. Così è iniziato l’eterno ritorno dello stesso per un cammino illuminato e segnalato.

Quattromilacinquecento anni dopo – Prima parte

3 gennaio 2016
Enkidu muore tra le braccia di Gilgamesh

Enkidu muore tra le braccia di Gilgamesh

Prima di Gilgamesh nessuno sapeva dove andava il sole dopo il tramonto e quindi nessuno poteva avere la certezza che sarebbe tornato a illuminare e risvegliare. Perciò gli uomini compivano sacrifici al dio Sole, perché ricomparisse, perché la notte non diventasse senza fine.
Poi venne Gilgamesh, che seguì il sole nel suo cammino notturno e seppe che esso continuava fin dove iniziava il giorno a cui era congiunto.
Si capì allora che la via è circolare e che il sole sarebbe sempre ritornato, come infatti è sempre accaduto e accade.

Quattromilacinquecento anni dopo la stessa cosa è stata ripetuta, ma non per seguire il sole nella notte, ma l’uomo nella morte. E si è scoperto, come per il sole, che la via è circolare e che c’è perciò ritorno: l’eterno ritorno dello stesso.
La via d’uscita dal nichilismo è il racconto di quest’avvenimento e dei risultati raggiunti.

Saccente […] Svolta

25 novembre 2015
Kazimir Severinovič Malevič, Supremus N. 56 (193)

Kazimir Severinovič Malevič, Supremus N. 56 (1936)

 

SACCENTE
1.
I Saccenti che abitano il logos/ e blaterano tanto./ Ma di loro non sanno chi sono,/ da dove vengono e dove vanno.

SALIRE-SALITA
1.
Tutta la vita è una Salita nella luce./ Ma c’è chi si è esaurito nel sole e chi nel Logos./ Io continuo a Salire, o almeno tento.

SALISCENDI
1.
Cos’è la vita dopotutto!/ È l’ingresso in una sfera di sviluppo/ attratti dalla luce e dalla bellezza./ E chi entra giunge dall’esterno/ o si può anche dire che sta in alto./ Così entrano i semi ed escono gli uomini/ e sospetto che così entrano ed escono/ anche gli dei.
2.
Sfere della vita ed aspetti della bellezza:/ e si scende e si sale./ Questo Saliscendi soltanto è fondamentale./ Se gli dèi stanno più in alto/ anche per loro il discendere è dolcezza/ e c’è dolcezza nel lasciarsi andare./ E c’è poi l’aspirazione di salire.
3.
Dopotutto il senso principale della mia ricerca/ è quello di definire questa sfera di sviluppo dove siamo immersi.
4.
Se si conoscono i confini della sfera/ perderanno la loro imperscrutabilità/ gli arrivi e le partenze.
5.
Finora l’ingresso lo chiamiamo “nascita”/ ed è misteriosa e casuale./ L’uscita la chiamiamo “morte”/ ed è indecifrabile e paurosa.

SALTO
1.
L’universo giunge a riva d’uomo/ come l’onda arriva alla battigia/ e se Salti in quel punto lasci l’umano.
1a.
Io so che usciremo come da un sogno/ se compiremo quel Salto del confine.

SALVACONDOTTO
1.
Con la parola scritta c’è chi passa.

SALVAGUARDIA
1.
Ho cercato, è credo di averlo ottenuto,/ un aumento della parte conscia,/ e soprattutto la possibilità di ritornare ad essa/ dopo il grande viaggio notturno./ Questa Salvaguardia di sé è l’uomo nuovo./ L’uomo che rimane è l’uomo nuovo.

SAPERE
1.
Non si sapeva/ che dalla Porta da cui siamo entrati/ si può anche uscire.
1a.
Se vuoi sapere di più passa il pensiero,/ sorpassalo cioè, sormontalo, esci./ Voglio più tempo ed il mio tempo scade/ dentro a questa sfera di visione.
2a.
Superando il Logos/ qualcosa si riesce ad ottenete:/ la Conoscenza delle ripetizioni/ di questa vita, per esempio./ Mi rialzerò ricordando il mio tramonto/ e il lungo percorso nella notte.
1b.
Il Sapere filosofico e scientifico/ e il sogno di un sonno molto lungo./ Ed io perciò non voglio più sapere/ vale dire continuare a sognare/ ora che c’è luce di risveglio.
2b.
Appeso al dormiveglia sono io/ tra un sogno che è finito/ e la sua apparizione nel risveglio.
3b.
Si procede per sonni e per risvegli/ e per sogni che appaiono da altri sonni.

SAPIENZA-SAPIENZIALE
1.
Da visione Sapienziale a visione Sapienziale,/ cioè da Notte e Aurora del V° secolo a.C. visti da Parmenide/ a Tramonto e Notte del XX° secolo visti da Heidegger/ c’è tutto il divenire dell’Occidente,/ che può muoversi ancora dentro a queste sponde/ ma come le mare fra le sue spiagge.
2.
In questa terra d’Occidente/ è stata ormai scorta l’altra sponda/ della luce che chiude ed apre,/ prevista tuttavia fin dall’Aurora.
1a.
La Sapienza è diversa dalla scienza e anche dalla filosofia./ Il suo conoscere è vedere e non percepire soltanto/la luce del Giorno e ciò che appare in essa,/ come fanno la filosofia e la scienza./ Vede cioè anche la Notte e il movimento nelle tenebre/ seguendo il cammino delle stelle./ Sapienza è la visione del totale/ è conoscenza della parte diurna e di quella notturna,/ quindi dell’intero ciclo della vita.
2a.
E si può dire anche di più della Sapienza:/ se è visione di un ciclo intero della vita/ è anche previsione di altri cicli/ ed è indicazione di passaggi.
1b.
È ancora tempo di Sapienza/ nel passaggio dalla Notte al nuovo Giorno.

SASSO
1.
Come un sasso del torrente/ levigato e arrotondato sono io/ che tante volte le piene investono e trascinano/ fra innumerevoli ostacoli./ Ma c’è destinazione verso il mare.
1a.
Lanciamo il Sasso nello stagno,/ come si divertono i ragazzi./ E non c’importa/ di quel che accade/ nell’acqua cheta o morta/ fin sulle sponde/ dove l’onda arriva./ È la forza dirompente di quel sasso/ che poi conta.

SBOCCO
1.
Se non arrivi tu che sei la via/ nient’altro giunge a questo Sbocco del pensiero./ Il mondo intero non c’è o non è qui.
1a.
Se non troveranno lo Sbocco/ si rivolteranno contro tutti e tutto/ fino alla distruzione.
2a.
Lo Sbocco c’è,/ ma nel generale ottundimento/ pochissimi hanno affinato lo sguardo/ per vedere.
3a.
Che si voglia prima la fine/ e poi, semmai, inizio ancora?
4a.
Ma allora ci sarà ecatombe nella fine/ per uno soltanto che ricomincia.
5a.
Tutto dovrà essere sormontato e abbandonato/ in quel cumulo che chiamiamo realtà/ ma che è soltanto densità per appoggiarsi.

SCENA
1.
Fuggire di Scena,/ dalla Scena dei bipedi pensanti.
2.
Non è tutta la scena questa vita/ ma soltanto una rappresentazione/ in un teatro.
1a.
È uno scenario di punti luminosi/ l’apparizione della notte nella vita.
1b.
Nascere e morire/ è l’ingresso e l’uscita/ da una Scena.
2b.
La parte di ognuno/ non mi pare preordinata,/ Chi entra nella Scena/ non conosce tutta la commedia/ e perciò deve anche inventare/ la sua parte.
1c.
Poi si sparisce dalla Scena./ E rimane tutto afflosciato quel costume/ che è stato adoperato per apparire e per agire.

SCHERMO
1.
Gli occhi sono lo Schermo (il video) della mente,/ quindi il visibile di un elaborato. / L’elaborato è il mondo./ Se lo chiamiamo “vero”, qualcosa di vero c’è/ perché sono innumerevoli le stratificazioni./ Immagini stratificate sostenute e ripetute/ sono il mondo./ Se cambiamo gli schermi (telescopi – microscopi)/ muta l’aspetto dell’elaborato/ e si danno altri nomi alle visioni.

SCHIANTARE
1.
I pini più in alto e solitari/ hanno le cime Schiantate dalle folgori./ Sarà meglio non restare troppo in vista al cielo.

SCIAME
1.
Sono circondato dallo Sciame/ ed io che sono vita lo raccolgo./ Ho aperto gli occhi a vibrazioni e ondulazioni,/ e diventa lue e colore la raccolta./ Ho aperto le orecchie presso la spiaggia,/ e diventa suono ogni frangersi dell’onda.
1a.
C’è qualcosa là fuori/ prima d’ogni visione e ascoltazione/ che urta, batte ed entra/ e diventa luce, colori, figure, suoni nella mente.

SCIENZA
1.
Il cielo è azzurro perché si specchia il cielo:/ ecco un bel sapere già tutto pronto,/ e infatti è grigio quando è grigio il cielo/ e si rosola nell’oro del tramonto./ E si sa cos’è colore: onda di luce/ e l’acqua è un composto di cosette,/ quelle dell’aria ma lì stanno più strette/ come quando ci si ammucchia a far l’amore./ Ma quelle non si sciolgono, stanno a letto,/ un talamo perenne è questo mare/ e la Scienza lo sa e ce l’ha detto./ Essa conosce tutto, ha tutte le parole,/ tutte le cose e per ogni cosa un verbo/ ed io sono rimasto troppo acerbo/ in questo soleggiare così fecondo./ Mi trovo all’ombra sotto un nome solo/ non grido, non mi muovo, o giro in tondo,/ Ma se mi accade di uscire mi prende un volo.
2.
Ma così si ritorna al panteismo,/ mi hanno detto, a ciò che già sappiamo,/ a “non si muove foglia che Dio non voglia”,/ ma siamo ormai più avanti,/ c’è la Scienza, e la conoscono tutti quanti,/ che dice che si agita con il vento/ ed esso ha origine dal cielo/ quando strati d’aria si alzano e si abbassano,/ si incontrano e si scontrano./ Ed io vorrei sapere com’essi sanno/ chi sta muovendo ora il mio sorriso.
1a.
In prossimità della mente, come fa Scienza,/ il mondo è solo polvere di luce./ Oppure si tocca con le mani antiche/ e si calca col piede questa terra.
2a.
Se tocco il mondo con la mano,/ esso corrisponde alla mano che lo tocca,/ cioè cosa incontra cosa./ Ma se giungo al livello della mente/ luce incontra luce.
3a.
Il mondo è come tu lo prendi./ Se giungi all’intelletto ha nome Dio/ (la faccia che ci appare)
4a.
Il mondo è sempre un percepito/ e nel cammino fino a questo mondo/ c’è l’intendere degli altri che sono stati.
1b.
La disgregazione estrema cui si è giunti/ è la distruzione di ogni combinazione antica./ Il bambino terribile si mostra.
2b.
Tocca all’uomo la traduzione in luce delle cose/ fin da quando ha mente e cuore./ Poi ha mutato l’uso in un potere/ e lo sta esercitando, ma è già pazzo./ Penetra e disgrega la sua casa.
3b.
L’esplosione atomica del mondo/ sarebbe l’ultima fase di un processo/ cui si sta lavorando alacremente.
1c.
Sto pensando a chi cerca nella cosa/ e trascura il nome che le hanno dato/ e non sa che per scrutare ogni suo stato/ deve partire dal nome e non da cosa./ Ma se arriva al linguaggio appare il verso/ e deve diventare poeta per sapere.
2c.
Tu cerchi in basso ma io son già salito/ e devi alzare gli occhi per vedere.
1d.
La previsione esatta è un’inclusione/ di tempo antico in una nuova data.

SCIENZIATO
1.
Lo scienziato ha gli attributi delle talpe,/ è cieco quando giunge in superficie.

SCOCCARE
1.
Poi Scoccheranno/ a punta di freccia/ verso l’aperto/ le parole che raccolgo/ sul confine.

SCONFINARE
1.
Se riduci il mondo ai suoi atomi,/ anzi alle sue particelle subatomiche,/ puoi passare fra le maglie della rete.
2.
È un po’ questo il sistema di Sconfinare che insegno.
3.
Si vedono in tal modo/ buchi enormi e sterminati/ nei muri della cella.
4.
È un’uscita dalle maglie del cervello/ e la mente è colei che vede quel che accade.
5.
Vedo per immagini ciò che accade/ sul confine del cervello.
6.
Vedo per immagini quel che accade/ nel riposto di neuroni e di sinapsi.
7.
Uscire da quest’immagine del mondo/ significa anche uscire dai tracciati del cervello/ già segnati e funzionanti.
8.
È un gioco fra il cervello e le sue proiezioni, la crescenza.
9.
Ciò che dico è che si può uscire dalla rete./ Duplice è la rete: il mondo e il cervello.
10.
Non è neppure escluso che si dia vita/ a un altro corno dell’evoluzione,/ quello dell’intelligenza artificiale./ Ma io continuo per la via antica/ che ha il cervello naturale per protagonista.
11.
Se superi le barriere di chiusura e preclusione/ entri nella dimensione dove nuovi aspetti compaiono,/ dove la creazione gioca con il nulla.
12.
Sospetto che il passaggio/ che si chiama Porta/ che ben ci è apparso e appare/ sul confine della sfera/ abbia la sua corrispondenza/ sul limite del cervello/ in un posto ben preciso.
13.
Comunque Porta è soltanto il passaggio indicato e conquistato,/ quello di cui sai che si va oltre.
14.
Altrimenti puoi anche Sconfinare diversamente/ – ogni confine è come una brughiera -,/ ma passando così non riuscirai mai a sapere dove ti trovi.
15.
Se si Sconfina così/ si precipita nell’alienazione.
16.
Ecco perché è necessario questo cammino./ Ecco perché raccontiamo la sua storia.

SCOPERTA
1.
Scoperta è il mondo che diventa traccia/ di chi è già stato e di chi giunge ancora.
1a.
La Scoperta essenziale è l’albero della vita/ di cui il cervello è la radice.

SCORRERE
1.
Scorre la luce e nasce il suo colore,/ nel fiore che si vede dalla vita./ Scorre il pensiero e sorge la parola./ che qualcuno vedrà se si trapassa.

SEGNALAZIONI
1.
Fra le tante Segnalazioni che si trovano/ lungo il cammino che conduce alla Porta,/ ne ho vista una che si può decifrare così:/L’aspetto del mondo è un interno del Logos./ È ciò che in esso è stato portato e sistemato/ con figure, nomi, numeri e misure.
2.
È soltanto l’organizzazione umana/ dentro la sfera di visione/ che ha montagne, pendii, prati, fiori, caseggiato nella valle./ Che ha sasso che distaccato cade/ rumoreggiando per la conca alpina.

SEGNALI (nella bottiglia)
1.
Non so da dove arrivano i Segnali che traduco/ perché non ci sono se non diventano parola,/ cioè non si vedono, non si odono, non si toccano./ Prima non appartengono a questo mondo.
2.
Da una posizione avanzata,/ ai limiti del pensiero filosofico,/ si raccolgono Segnali che tradotti e collegati/ segnano un cammino fino ad una Porta./ È la stessa Porta della Notte e del Giorno/ da cui siamo entrati circa venticinque secoli fa/ iniziando la filosofia e la scienza./ Ma ora si vuole ritoccarla per uscire./ Il Vocabolario è la raccolta ordinata/ di tutti i Segnali finora apparsi e tradotti.
1a.
Da una posizione avanzata,/ sul confine del pensiero filosofico,/ si raccolgono Segnali/ che tradotti e collegati/ tracciano un cammino su quella linea estrema/ fino ad una Porta./ Essa è la stessa da cui siamo entrati/ circa venticinque secoli fa/ iniziando la civiltà occidentale./ Ora si può valicare quella Porta per uscire,/ per una nuova avventura in un’altra luce./ Il Vocabolario è la raccolta ordinata/ di tutti i Segnali finora apparsi e descritti.
1a.
Io invio Segnali,/ ma sono come quelli nella bottiglia/ affidata all’immenso mare./ Anche se la mappa del tesoro è vera/ e porta ad esso,/ chi raccoglie per caso la bottiglia/ non ci crede/ e noncurante la ritorna al mare.

SEGRETO
1.
Il gran Segreto dove tocchi Dio/ è il volgerti dalla parte dove non sei.
2.
Un’antica parte è la notte/ l’altra è la morte.
1a.
Siamo appresso al Segreto del divino/ noi portati avanti per luci e ombre immense.
2a.
Così appresso al Segreto/ ansima il petto e si attenua la vista./ Il Segreto della luce e della notte,/ di ciò che siamo, viso e nuca ancora/ e vita e morte, i regni separati.
3a.
Il Segreto è il canto e la parola.
1b.
Il Segreto sta nella duplicità./ Il bifronte non c’è in tutto l’ente.
1c.
Il Segreto del tutto è appeso al nulla.
1d.
Mi sono accorto che si può salire ancora:/ Ecco cosa io ti posso dire/ se vuoi conoscere il Segreto e dove vado.
1e.
Il Segreto uomo-donna è lo stesso della vita-morte./ Appartiene al problema della metà e dell’intero./ Nel primo caso le parti sono divise e separate,/ nel secondo c’è la coincidenza degli opposti.
1f.
L’amore, per ciò che è finora e che produce,/ è un Segreto non ancora rivelato./ Ma ora sta scoprendosi il Segreto.
1g.
Il Segreto è tutto lì, dentro il tuo ventre,/ e nella bellezza che si coglie nell’uscita./ Quella tua, voglio dire, la più grande,/ il tuo volto che appare a chi esce da te./ A me, invece, è stato ordinato/ di decifrare il tuo Segreto.

SEI
1.
Tu Sei, se vuoi sapere, come la marea/ che si trascina sulla sua quota il mare./ Senza di te a questo livello non c’è il mondo/ e si può dire soltanto che è più basso.

SEME
1.
Cadiamo a Semi anche noi/ su terre antiche, per rinnovare/ i sostegni a questa vita.
1a.
Come il Seme, c’è da uscir dal guscio,/ come Seme, c’è da uscire dalla terra,/ quando la luce s’avvicina e chiama./ Ma oggi è tempo di lontananza e di silenzio.

SEMICERCHIO
1.
La vita d’uomo è un cerchio che non chiude,/ anzi un Semicerchio io lo chiamerei/ che va dall’aurora al tramonto/ e non conosce l’altra parte.

SEMINATORE
1.
Sono come il Seminatore buono/ che va per il campo/ dove non c’è suono, odore, colore, sapore,/ e come la semente lascio andare/ essa cade, si dispone,/ e tutto appare e si sente./ Poi si raccoglie con la mente.

SEMPLICEMENTE
1.
Semplicemente/ è giunta l’ora del tramonto/ e viene notte/ di quella luce/ che ha sollevato l’uomo.

SENTIERI
1.
Iddio è colui che possiede/ i Sentieri della vita/ da cui si entra e si esce/ e li conosce.

SENZA VOLTO
1.
Io che vedo non mi vedo./ Io che sono vita/ colgo gli aspetti delle vite superate,/ ma non il mio.
2.
Soprattutto cerco la mia faccia/ e perciò si può capire il gioco/ e la scommessa.
3.
Mi dedico al mio gioco,/ immensamente,/ e accetto ogni posta.
4.
Noi, i Senza Volto che guardano le cose/ e quella cosa nostra che chiamiamo faccia.

SERRA
1.
Dopo il tramonto del Logos/ le piante umane che abitano l’Occidente/ stanno realizzando le Serre/ e le cittadelle con luci artificiali/ per sopravvivere./ Ma il posto non c’è per tutte quante/ e perciò molte di esse hanno già perso/ ogni slancio vitale/ e stanno decadendo e morendo.

SESSO
1.
La penultima terra è la tua donna/ ma l’ultimo sei tu da cui si esce.
1a.
Voglia di Sesso e voglia di vita/ non sono cose essenzialmente diverse.
2a.
Ci sono due luoghi che valgono davvero:/ il ventre della donna e la sfera del Logos./ Maturando nel primo si arriva fino al sole/ e superando il secondo, come astronauti nello spazio,/ è il Logos stesso che appare tutto intero/ sfera di luce anch’esso.

SEZIONE
1.
La vita apre Sezioni nel caos./ Ogni vita apre una Sezione./ E dal caos che si trae e si compone/ ciò che poi si vede.
2.
E si tenta un ordinamento,/ nominando, numerando, collegando.
3.
Gli abitanti di una Sezione/ sono soltanto quelli/ che la compongono e la conservano.

SFERA
1.
Questa nostra posizione temporale che ha inizio e fine,/ (cioè spunta improvvisa dal passato, rimane nel suo giro e cade intera),/ è soltanto la visione di corpi da un corpo/ e la loro inclusione nella Sfera.
1a.
In Sfere di contenimento/ si chiude ogni vivente per sopravvivere/ e le ripetizioni di ognuno nella sua Sfera/ sono illimitate.
1b.
Le Sfere della vita sono innumerevoli e varie:/ dentro la terra, dentro ad una donna,/ in un ambito di luce come il sole…/ Anche dentro la mente c’è chi vive/ e c’è attesa d’esser tratto in un’altra luce.
2b.
Uscendo da una Sfera la si vede/ e quell’esterno lo chiamiamo cosa.
3b.
Anche la mente è una Sfera della vita/ che avrà un’uscente ormai, o l’ha già avuto,/ e lo ripete ancora come ogni cosa.
1c.
Sfera di animazione è anche l’essere parmenideo,/ la razionalità filosofica e scientifica./ Un incremento d’anima, mi pare.
1d.
Di per sé, dire che il pensiero/ è una rotonda Sfera/ dentro la quale ci troviamo,/ non è idea inimmaginabile/ perché essa assomiglia ad aspetti già noti,/ alla terra per esempio o al cielo stellato/ e non è inconcepibile se si dice/ che ci troviamo presso il suo confine/ e che c’è una Porta da varcare/ perché a superare confini e a varcare porte/ siamo abituati da tempi immemorabili./ Difficile è invece credere che sia vera/ e che il suo superamento sia possibile/ perché ci troviamo nel pensiero, relegati nel suo interno,/ e non c’è stata finora nessuna esperienza/ della totalità della visione e della sua verità/ fuorché questa che io qui presento/ e che qualcun altro prima di me ha indicato.
2d.
Intanto abituatevi ad immaginarla/ questa nostra condizione nella Sfera/ e poi giungeranno le certezze.
1e.
Chiarissimamente chi sorpassa quella Porta/ conosce ingresso e uscita dalla Sfera.

SFERA TRASCENDENTALE – SFERA ASTRALE
1.
Sfera trascendentale e Sfera di Parmenide sono la stessa cosa.
2.
La Sfera Trascendentale – come si sa –/ ha una Porta da cui Parmenide è entrato,/ che ora per noi è diventata Sfera d’uscita.
3.
La Sfera Trascendentale ormai è in preda ai mostri/ che sono usciti dalle tane dopo il Tramonto.
4.
Io non perderò questi miei fiori/ quando uscirò da questa Sfera,/ ma li vedrò semmai da luce sulla luce/ e perciò più colorati e luminosi.
5.
Passare per la via umana dall’Alba al suo Tramonto,/ come se si fosse visitatori e non gettati e tolti/ in un effimero e incomprensibile possesso,/ è ciò cui aspira la mia vita.
6.
Luce sulla luce e ti accorgerai che passi.
7.
Sfera Astrale è chiamata quella che viene dopo/ e si dice che in Oriente l’hanno raggiunta/ e qualcuno anche in Occidente.
8.
Non c’è motivo di dubitare,/ ma il nostro e un cammino ormai consolidato/ e non un volo o un passo fra le cime/ e molti segnali conducono fino alla Porta dell’ingresso/ alla Sfera Astrale./ Ci mancherebbe poco perché potesse diventare/ un’aperta strada di frontiera accessibile a tutti./ È necessario soltanto passare e ripassare/ sulle impronte già lasciate, cioè seguire le tracce/ con tutta l’intelligenza e tutto il cuore.
1a.
Se vuoi vedere la Sfera Trascendentale/ tutta intera e luminosa, devi uscire da essa/ ed entrare nella notte del Logos ad occhi aperti,/ o con la certezza che essi spunteranno.
1b.
Ci sono due Sfere che sono due aspetti della Luce:/ quella del sole e quella del Logos./ Noi, salendo dal profondo, siamo arrivati fino alla seconda./ Le piante e i fiori si sono fermati dentro la prima./ Guardando dalla seconda nella prima,/ ha nome mondo la figura immensa che ci appare.
2b.
I fiori che stanno dentro il sole/ entrano ed escono dalla sua luce ciclicamente,/ ma essi non lo sanno./ Lo sappiamo noi che da fuori li vediamo.
3b.
Anch’io nel Logos, come il fiore dentro il sole,/ dovrei entrare, uscire e ritornare,/ ma non conosco i tempi e non ricordo.
4b.
Devo salire al terzo livello della Luce/ per vedere di me e per sapere.
5b.
Abitando il secondo livello – quello del Logos –,/ noi abbiamo esperienza soltanto della parte in luce,/ cioè del suo Giorno e nulla sappiamo della sua Notte,/ anzi è il nulla per noi quella tenebra inesplorata./ Del primo livello – quello del sole –,/ conosciamo invece giorno e notte e i ciclici ritorni./ Allora è chiaro l’insegnamento: dobbiamo arrivare al terzo livello/ per vedere tutto il giro che sta sotto.
1c.
Ora sappiamo di esistere in due luci:/ quella del sole e quella del Logos./ E c’è un’uscita verso un’altra ancora.
2c.
L’Io abita la terza sfera/ la ragione la seconda/ il corpo la prima.

SIGNIFICATO
1.
Non si trova il Significato dell’universo/ perché questo non è l’universo/ cioè il tutt’uno che crediamo/ unico e immutabile e anche eterno./ Questo è scena e rappresentazione/ e io invito a cambiare luogo e commedia.

SILENZIO
1.
Il Silenzio lo segna suono o canto,/ ciò che resta di fonte prosciugata.
2.
Dietro al muggito e al nitrito/ c’è il Silenzio.
3.
Il Silenzio accade dopo il suono/ e c’è suono pietrificato dal Silenzio.
4.
La parola senza la sua fonte!/ è suono antico d’animali e cose/ e c’è Silenzio da ogni parte illimitato./ Solo un’altra vita lo può alzare.
5.
Stanno nel Silenzio i suoni antichi/ come le rinchiuse cose nel passato./ Poi c’è un varco che porta fino all’uomo.
6.
Captiamo cose dal tempo e suoni dal Silenzio./ Così Dio è anche voce che s’avanza/ e non punto di suono abbandonato.
7.
Si va per indicazioni del Silenzio.
1a.
Il Silenzio è come il vuoto della fisica,/ da cui giungono le informazioni e le apparizioni/ che diventano le cose./ E dal Silenzio arriva la parola.
2a.
Il Silenzio è tutto l’alfabeto/ moltiplicato e immischiato tante volte./ È da lì che arriva la Parola/ quando io l’aspetto e la porto nella mente.
1b.
Ho pescato nella fonte del Silenzio questo dire.

SISTEMA
1.
Ai Sistemi della scienza fisici e formali/ che ammuffiscono nel chiuso e nella contraddizione,/ noi apriamo la porta alla luce e al vento/ di una nuova conoscenza.
1a.
Se noi cogliessimo davvero/ quel che c’è fuori,/ vedremmo il nulla e Dio.
2a.
Invece il mondo è una sfera di visione/ e siamo gli ideatori e produttori della sfera/ e di tutti gli dentro ad essa.
1b.
Un Sistema è l’uomo/ che produce una visione/ e a superare questo Sistema/ sono diretto.

SMUSSATURA
1.
La Smussatura estrema è il cerchio della cosa.

SOFFITTA
1.
La Soffitta del mio Signore/ è il mondo intero./ Poi egli ha stanze/ nel mio cuore.

SOGGIORNO
1.
Stai dentro la casa della luce/ che illumina l’intero già compiuto./ Il sole è una lampada là dentro/ in un luogo prefissato: il tuo soggiorno.

SOGLIA DIFFERENZIALE
1.
Nell’inconcepibile frazione che mai ha chiuso/ il cerchio del pensiero, c’è il passaggio./ Ma lo esperimenta il vivente che oltrepassa.
2.
Achille e la tartaruga,/ l’incommensurabile lunghezza della circonferenza,/ il Principio di indeterminazione di Heisemberg/ e la scoperta dell’incoerenza/ esistente nei sistemi formali di K. Gödel/ sono alcune indicazioni di quella soglia/ finora ignota a tutti, fuorché ai sapienti/ da cui sono entrati in Logos./ E da cui si potrà anche uscire per sapere./ Soltanto dopo finirà la corsa./ Soltanto dopo si chiuderà il cerchio del pensiero.
1a.
Le soglie differenziali/ delle scienze formali e di quelle fisiche/ che chiudono i loro sistemi/ nella indefinibilità e nella precarietà,/ hanno a che fare, nei rebus e negli enigmi,/ con la Porta che separa le vie del Giorno e della Notte.

SOGNARE-SOGNO
1.
Soltanto un Sogno che ricorda un Sogno/ aspira a diventare la mia vita.
1a.
La morte è un tentativo che fallisce/ di andare avanti, di valicare un Sogno.
2a.
Ma innumerevoli tentativi provocheranno la vittoria.
3a.
E uno dei miei nascerà invitto.
1b.
Sognando di essere un Sogno Sognato.
1c.
Passo di Sogno in Sogno,/ da quello della notte a quello del giorno./ Ma da quello del giorno non esco mai,/ lo ripeto soltanto, instancabilmente,/ finché non si esce nel lungo Sonno/ che chiamiamo morte.
1d.
Si va da Sogno a Sogno:/ da quelli che compaiono nel sonno/ a quelli ripetuti di ogni giorno./ Finché non ho compiuto il grande passo.
1e.
Dal regno eterno/ è giunto questo Sogno,/ ma io non sapevo/ da dove giungeva./ Però era così bello/ che non l’ho più lasciato/ e lui alla fine mi ha portato/ dove non è fuggevole/ ma immortale.

SOGNO COMUNE-MONDO
1.
Possediamo un Sogno comune/ che chiamiamo mondo/ e ci manteniamo in esso ripetendoci.
2.
Il Sogno della notte è il Sogno di uno solo./ La vita invece è Sogno comune e generale.
3.
Si conosce una strada per arrivare, quella del sesso e dell’amore./ Ma chi arriva così non è colui che è partito, anche se a volte gli assomiglia.
4.
Quindici miliardi di anni luce è il diametro – si dice –/ dell’apparizione che si può cogliere da qui con occhi e mente./ Ma ciò che non si dice normalmente e generalmente/ e che rimane nascosto e insondabile,/ è che un’apparizione così appare dall’uomo./ In altri occhi e in altre menti non è la stessa cosa.
5.
Io non sono il Sogno, sono il sognatore./ Semmai il Sogno è il Mondo, invisibile in Sé e inattingibile,/ che sognando io porto alla visione mia/ e a quella degli altri sognatori./ E così la rafforziamo e la arricchiamo.
1a.
La via lungo cui si giunge al Mondo/ è comune a tutti i viventi animati,/ ma è una via della specie e non del singolo./ Io invece prospetto un cammino/ che si può percorrere anche da soli, ad occhi aperti,/ sapendo da dove si parte e dove si arriva.

SOGNI-FANTASIE-FILOSOFIE-SCIENZE
1.
Ci sono visioni che chiamiamo Sogni, fantasie,/ che non hanno legami stabili e sicuri/ con il già dato, cioè il mondo,/ e altre invece che abitano sicuramente e stabilmente/ in esso fin da quando si formano./ Sono le Filosofie e le Scienze queste cose.
2.
Poi dipende dall’altezza dove si formano,/ se rimangono librate e se decadono./ Comunque, alla fine, sono sempre risucchiate/ come l’antica metafisica che è diventata tecnica.
3.
E il sognatore dove prende il materiale dei suoi Sogni?
4.
C’è chi dice che non c’è nulla/ oltre il sogno stesso, o se c’è qualcosa/ è una ripetizione o un accumulo di Sogni.
5.
Sentite un po’ il mio Sogno/ lungamente sognato e ripetuto/ e che può essere comunicato/ perché anche se è lontano dal mondo/ è legato saldamente ad esso/ come il confine di una cosa alla cosa,/ è cioè il suo limite./ Il mio Sogno è l’uscita/ da tutto il sognato finora/ da un punto dove c’è un Passaggio./ Per andar dove – si dirà –/ se fuori non c’è nulla!/ Per non essere gettati e tolti/ io dico a tutti,/ ma per entrare e uscire/ quando ci piace.
6.
Io credo d’aver trovato il modo d’entrare e uscire,/ non da un Sogno della Notte come già accade/ ma da quello immenso e ripetuto che chiamiamo mondo.
7.
Se ci sono altri domini dopo il mondo/ essi hanno nome nulla e nome Dio.

SOGNO LUCIDO
1.
Se sai di doverti risvegliare/ questa vita non può essere che Sogno.
2.
La vita è il Sogno della morte.
3.
La mia vita è diventata un Sogno lucido/ dove chi sogna sa che sta sognando.
1a.
Il Sogno di una notte lo conosco,/ quello della vita sta passando,/ ma io voglio entrare in un altro ancora,/ più lungo di una notte e di una vita/ che ripete la vita./ Come la vita ripete i Sogni della notte.

SOGNO-VERO
1.
Ogni cosa in sé è Sogno ed è veduta/ da un sognatore emerso da quel sonno.
1a.
Perché diventi lunga vita questo Sogno/ è necessario che ci sia risveglio/ e che si cominci a raccontare.
2a.
Se ho sognato lo so se però mi sveglio./ E mi sveglio sulla mia vita per sapere.
1b.
Ed io m’intrometto per argine di Sogno/ sognato tante volte che par Vero./ Perciò Veri li chiamiamo il bosco e il prato,/ i sentieri serpeggianti e gente attorno.
2b.
Se il vero davvero vuoi trovare,/ mischialo con il nulla e ottieni il risultato.
3b.
A me non importa se la vita è un Sogno/ come si dice e come spesso appare./ Quel che m’importa è rivedere il Sogno,/ di trovare il cammino per l’uscita/ e di vederlo da fuori in un nuovo giorno./ E cos’è infatti questa vita/ se non strato su strato che hai sognato?
1c.
Un Sogno sognato/ continuamente e ininterrottamente/ da tanti sognatori/ è questo mondo/ che chiamiamo Vero./ L’altro è il mondo dei sogni/ vale a dire quello di uno solo/ continuamente interrotto dal risveglio.
1d.
Per stratificazione di Sogni arrivi al Vero.

SOGNO-VITA
1.
Un Sogno è la Vita/ che l’umanità/ sostiene sulle sue spalle/ come Atlante il mondo./ Altrimenti esso precipiterebbe/ dentro il sonno eterno.
1a.
Ed è il Sogno di un sonno/ finora senza alcun risveglio, o quasi./ Soltanto alcuni filosofi dei nostri giorni/ hanno smesso di sognare/ e sono entrati nel sonno e nella notte/ che ha lampi di risveglio/ e barlumi di aurora./ Fra essi Heidegger che ci ha detto/ prima di lasciarci:/ “Ci sarà un lungo sonno/ e poi il momento improvviso del risveglio”.
1b.
Uscire di vita è uscire da un Sogno,/ di cui non si conosce sonno e risveglio./ Ma c’è chi ha intuito e ha intravisto,/ lasciando indicazioni del cammino.
1c.
Stiamo risvegliandoci dal Sogno della vita/ per  oltrepassare una notte finora insuperata.
1d.
So che si sta procedendo verso il superamento/ di quel sonno immenso che chiamiamo morte,/ e la Porta è l’uscita da esso.
1e.
Il Sogno della notte è un Sogno dentro un Sogno/ e dal secondo non ci siamo mai svegliati.
1f.
La vita è un Sogno ripetuto/ da cui non ci riesce di svegliarci/ ma solo di passare da Sogno a sonno.
1g.
Se la mia Vita fin qui/ è stata un lungo Sogno/ non mi sto avvicinando/ alla morte/ ma al risveglio.

SOLDI
1.
Se lo scopo della vita umana d’oggi/ è quello di far Soldi e basta,/ è estremamente difficile separare/ i modi leciti da quelli illeciti e criminali.

SOLE
1.
Il Sole è per me fondo di luce.
1a.
Il Sole è cosa che ti aiuta,/ è gradino illuminato verso la luce.
1b.
Il Sole è una fiaccola dentro la mia casa.
2b.
Luce illuminata appare il Sole/ e che illumina antiche stanze della vita.
1c.
Per l’uomo questo Sole è luce disseccata/ che mantiene in vita e non attira.
2c.
Appartiene anch’esso al rinchiuso dove stiamo.
3c.
Da quel sorpasso di luce che è la vita/ ti appaiono le cose dentro il Sole.
1d.
Per diventare cosa ed essere veduta/ anche il Sole sta dentro ad un’altra luce/ dove le piante umane si sono avventurate.
2d.
Se acquisti un altro occhio/ salti una vita.
1e.
Il Sole è innumerevoli cose/ ma da questa posizione nella vita/ esso è rotondo e luminoso in cielo.
1f.
Dopo il Sole ci sei tu a illuminare.
1g.
Cos’è che entra e che poi uscendo si fa Sole,/ cioè questo globo luminoso in cielo?
2g.
Il Sole esce dagli occhi e così appare:/ un globo luminoso in un cielo azzurro./ Ma cos’è che entra da antichi fondi non si sa.
1h.
Sole sarà sempre il divino delle piante/ che apre e chiude le corolle ai fiori,/ che li solleva e poi li fa cadere.
1i.
Vedremo un Sole diverso/ un’immagine più vicina a Dio/ quando entreremo nella nuova luce.

SOLIDALE-SOLIDARIETÀ
1.
Io sono Solidale con l’umano/ ma avverto che è ora di partire/ e incombe la devastazione su chi resta.

SOLITUDINE
1.
Noi non siamo chiamati: ci chiamiamo.
2.
Nessuno ci chiama dalle stelle,/ nessuno ci invoca dagli abissi.
3.
Ognuno nomina se stesso/ o si fa chiamare da un somigliante/ in cambio di un eguale trattamento.
4.
Vieni voce di Dio,/ fatti sentire,/ solo così saprò/ che non son solo.
5.
E gli altri, i miei simili,/ sono soltanto ripetizioni della solitudine.

SOLLEVAMENTO
1.
Noi Solleviamo/ queste figure che vediamo:/ il fiore, il cielo azzurro, la luce della stella,/ dall’indistinto e dal caos,/ usando i sensi ed il cervello/ che diventano a loro volta apparizioni o cose/ quando funzionano./ E l’insieme d’ogni figura che così emerge/ lo chiamiamo mondo.

SOLO
1.
Se nessuno mi segue vado Solo,/ anzi sono già stato e mi volgo a raccontare/ per lasciare indicazioni del cammino.
1a.
Mi sembra d’essere Solo/ ad occuparmi come individuo / – e non come imperscrutabile/ intelligenza della specie –,/ dell’evoluzione del cervello umano/ e della sua rappresentazione/ che chiamiamo mondo./ E ciò anche per contrastare/ la minaccia che incombe/ dell’intelligenza artificiale,/ perché non sia sbalzato/ l’uomo dalla vita.
1b.
Non può essere che ci sia Solo Dio,/ è come dire che c’è Solo la luce.

SONDE
1.
Il toccare, il vedere, il sentire,/ sono Sonde nel passato./ Attiviamo meccanismi e riceviamo.
2.
Con la Sonda che sei/ sollevi il mondo/ fino allo sguardo/ e fino alla parola.
1a.
La vita è il presente d’ogni cosa.
2a.
Le nostre Sonde sprofondano nei tempi/ e raccolgono cose in altre luci.

SONNO
1.
Io chiamerei il Sonno/ il gran riposo/ dalla fatica/ di sostenere il mondo.
2.
Oppure è gioia/ – un peso tanto lieve –/ se mi trovo ora/ a sollevare un fiore.
1a.
La corolla che si chiude dentro il sole/ è il Sonno che discende nell’umano.
2a.
Eterno è il Sonno/ dove non c’è l’occhio.
3a.
Il Sonno umano è una notte sormontata/ e viene illuminata dal risveglio.
1b.
Mi pare che sia tutta un Sonno la mia vita/ e perciò non distinguo sogno e veglia.
2b.
Semmai la veglia è sogno di un altro Sonno/ se da molto ormai a un risveglio mi dirigo.
3b.
E perciò, perché esca la parola,/ io chiudo gli occhi.
1c.
Il Sonno di ogni notte/ è la cicatrice di morte che è rimasta/ di quando si moriva come le piante/ a ogni giro di sole, a ogni inverno.
1d.
Il Sonno è un’antica morte sormontata/ di cui è rimasta la cicatrice, vale a dire il Sonno./ Similmente ci accadrà con questa morte/ che diventerà un altro Sonno dopo il Passaggio.
2d.
Sorella del Sonno/ era chiamata la morte/ dagli antichi.

SONNO-INCONSCIO-MORTE
1.
Noi che usciamo dal Sonno, dall’Inconscio e dalla Morte/ abitiamo soltanto le dimensioni luminose/ e ignoriamo quelle di provenienza,/ o siamo in esse simili a  larve/ o a punti materiali come il big-bang./ Nelle altre invece abbiamo conquistato/ un luogo, un tempo, un nome.

SORMONTO-SORMONTARE-SORMONTATO
1.
Sormonti di luce è la visione.
1a.
La spinta della vita/ Sormonta luci e terre.
2a.
E Sormontando il Logos?
3a.
Diventa un atomo – mi sembra –/ il sole e i suoi pianeti/ dentro lo slargo/ della nuova luce.
1b.
In questo tempo di Sormonti/ non rimarrei poeta/ a raccogliere parole/ del mio Logos./ Così sarei soltanto un obbediente.
1c.
Da un cielo di luce invisibile – il Logos –/ si passa ad un altro che pure non vediamo,/ ma nel Sormonto diventa visibile/ quello che lasciamo.
1d.
Con gli occhi che tu hai/ tu guardi in basso/ e vedi il sole, il tuo corpo/ e le altre cose./ Ma la luce non la vedi/ che li mostra.
2d.
Da Sormonti della luce/ vedi i tuoi occhi/ che vedono il sole/ e le altre cose.
3d.
C’è da credere semplicemente e fermamente/ che ci sono occhi non veduti ma che vedono/ sopra gli occhi che tu porti in faccia.
4d.
E l’occhio estremo lo chiamiamo Dio.
1e.
Sormontando vedo i Sormontati/ che stanno sotto/ e li ordino e misuro./ Ma poi son fermo anch’io/ su questa strada che sale/ e l’ultimo che vede/ è invisibile a sé/ non è ancor cosa.

SORPASSO
1.
Tu fai così Signore quando sorpassi/ lasci la bellezza e vai a guardarla.
1a.
Il percorso della vita/ dentro la carne/ sta giungendo a fine./ Fra poco si Sorpassa.
2a.
“Il pensiero diventerà/ struttura portante della vita”/ si legge in un’indicazione.
3a.
Si sale per pensieri fino alla fine.
4a.
Lo sento nella fronte in mezzo agli occhi/ il culmine dove è tesa la mia vita.
1b.
Siamo giunti all’ora del Sorpasso/ – non è un’ora del sole ma del Logos,/ corrispondente a cento anni circa o forse meno –,/ in cui l’ultimo mammifero lascerà l’avamposto a qualcos’altro/ di cui ancora non appare l’aspetto/ ma di cui già s’intuiscono/ alcune essenziali caratteristiche.
1c.
Il Sorpasso dell’uomo razionale/ teoricamente è già avvenuto.

SOSTANZA
1.
La Sostanza è il mare./ Le apparenti e le sparenti/ sono le onde./ Similmente sono onde/ gli uomini nell’umanità.

SOTTERRATO
1.
Tu rimani Sotterrato/ se non arriva la luce che solleva.
2.
E Sotterrata è l’anima/ di chi non spunta a Dio.

SOTTO-SOPRA
1.
L’universo che tu vedi è Sotto l’occhio/ ma Sopra tu non sai cosa ci sia./ Arrivi a vedere soltanto ciò che superi.
1a.
Nessuno mai saprà cosa c’è Sotto:/ Sotto il gioco di apparenze che vediamo.
1b.
Mente è il visibile di un invisibile/ che forse sta Sotto, ma davvero/ nessuno sa dov’è.
2b.
Sappiamo però che Sotto e Sopra le immagini/ che vediamo con gli occhi, ce ne sono delle altre/ quelle che appaiono usando telescopi e microscopi./ Ma poi ancora più in là non c’è più nulla.
3b.
O le cose – si dice – appaiono dal nulla/ oppure da Dio, dipende da chi guarda.
4b.
Per cui si deduce a volte che poi c’è ancora/ che non lo vedono gli occhi né i loro prolungamenti.
5b.
Sopra il confine della mente lo chiamiamo/ o Sopra l’ultima circonvoluzione del cervello.
6b.
Io a quell’invisibile sono volto e quindi ad uscire/ dall’ultima circonvoluzione o dal confine.

SPAZIO-TEMPO
1.
Lo Spazio è tutto pieno./ Il mio viaggio è nel Tempo.
2.
Un viaggio nel Tempo è dentro a un ventre,/ Spazio ricurvo e lo riempie questa vita/ fino all’uscita in un altro cielo.
3.
Ritorcimento di Spazio/ a formare luogo di sviluppo e di sormonto./ Perciò io tendo reti nel pensiero.
4.
Il luogo abitato totalmente erige il Tempo.
5.
Il corpo va per Spazi/ ed è portato, cosa fra le cose./ Ma la mente, la pianta della vita,/ sta nel Tempo.
6.
I viaggi e le soste del corpo/ sono viaggi e soste nel passato,/ cioè nell’aperto illuminato dalla vita.
7.
Viaggio nello Spazio:/ è la vita che muove la sua sonda/ fra le cose.
1a.
Lo spazio è ciò che appare/ riguardando dalle tappe,/ è quello che si vede della strada già compiuta.

SPECCHIO
1.
Anch’io antico mi Specchio nel presente/ e mi domando chi sono a questo punto.
2.
Si giunge ad uno Specchio e tu ti guardi/ e si Specchia il passato nella vita.
1a.
L’albero è una sfera d’apparenza/ dentro il caos, che si Specchia/: l’umano. in un’altra sfera che mi sembra concentrica.
2a.
Queste apparizioni (e sparizioni)/ di verde, rami, tronchi, fiori sulle cime/ sono costanti comunque e si ripetono/ finché almeno permane l’altra sfera/ quella dove la pianta si riflette.
3a.
Anche il volto del vedente si riflette/ come l’albero e la stella più lontana./ Comunque io voglio dilatare il riflettente/ perché si Specchi la vita che si lascia.
4a.
In tal modo possederai la signoria/ dello specchiato estremo./ Potrai chiamarti il signore degli Specchi.
1b.
Lo Specchio di Logos/ non è una superficie ma una sfera/ e le immagini sono a tre dimensioni:/ il tridimensionale che chiamiamo mondo./ Inoltre le immagini sono colte con cinque sensi/ e così intrecciate e precisate le chiamiamo cose.
1c.
Le specchiate nel Logos sono le cose.

SPECCHIARE
1.
Se tu Specchiassi il tuo Dio/ come i fiori il sole/ saresti meraviglioso sulla terra.

SPECIE UMANA-UMANITÀ
1.
La notte dell’Umanità è la notte del Logos/ dopo che il suo giorno è già trascorso./ Stiamo vivendo ormai, nello stato di sonno,/ la parte tenebrosa della sfera.
2.
È nella notte dell’Umanità che siamo entrati/ pericolosa, certamente, ma naturale/ come la notte del sole./ Ma dell’intero giorno, che comprende questa notte/ conosciamo l’aurora, la parte diurna e il tramonto,/ e il sonno con un sogno di risveglio.
3.
L’aurora è la visione che i sapienti hanno raccontato nel VI° secolo a.C.,/ il giorno è la filosofia e la vita nella semisfera luminosa,/ il tramonto e la notte sono ciò che viene indicato oggi/ con il nome nichilismo, diventato condizione normale,/ anche se pochi hanno orecchie che sento e occhi che vedono./ E il sogno immenso, né assurdo né strano,/ è un sogno della morte che l’inficia.
1a.
Per l’individuo, la notte dell’Umanità/ è spegnimento in quella tenebra immensa/ di cui non conosce i confini./ E subentrano i figli e le generazioni.
2a.
L’Umanità è la Specie, e soltanto alla Specie/ appartiene la notte e non la morte.
3a.
Dico semplicemente/ che ciò che per l’Umanità è la notte del Logos/ per l’individuo è la sua morte./ L’individuo non supera quell’immensità tenebrosa./ Ma a qualcuno è stato concesso/ di vedere il totale e di capire./ Le sto comunicando le notizie/ di un intero giro della Specie nella sfera del Logos,/ che comprende aurora e giorno, tramonto e notte.
4a.
Sospetto che sia l’inconscio la notte dell’Umanità/ di cui è contaminato ogni suo membro.
5a.
In moltissimi e per numerose generazioni/ si parte e si cammina per arrivare,/ ma poi ad uno solo, di volta in volta,/ è dato di traforare il segreto e il limite./ Così è già accaduto e accade anche in altre sfere.
1b.
Dunque, ciò che è notte per la Specie/ per il singolo è la morte/ vale a dire il precipitare in quell’immenso nero/ che ha nome anche inconscio./ Ma da un po’ alcuni individui/ stanno guardando in quell’abisso/ e qualcuno ha colto il giro intero della Specie.
1c.
Il giro è sempre lo stesso/ e un esempio è il sole/ nel suo infaticabile riandare/ e nel succedersi dei giorni delle stagioni./ Ma ad ogni sormonto – il sole è soltanto un antico sormontato –,/ si percepisce la luce in modo nuovo/ e in modo nuovo risultiamo illuminati.
2c.
Nel giro della vita dove ci troviamo/ la luce che ci illumina è il sole./ Ma dopo il sorpasso apparirà il Logos,/ cioè la luce che ora solamente intuiamo / e che oscuramente percepiamo.
1d.
Si estingue una Specie/ o diventa un fossile vivente/ quando inizia l’uscita dalla notte.

SPEDIZIONE
1.
Una Spedizione attraversa la notte./ Devo preparare questa Spedizione/ ora che c’è direzione e previsione.
1a.
“Una Spedizione nella notte per attraversarla/ fino alla sorgente della luce”/ è il titolo dell’avventura che andiamo a incominciare.
1b.
La luce è una sola/ ma quello che si vede/ dipende da dove ci troviamo./ Dall’umano – per esempio –/ si vede il sole e le altre stelle/ e si intuisce il Logos se si è aperto ad esso/ come il fiore a primavera.
1c.
Una sola è la luce,/ ma noi andremo a vederla in modo nuovo/ salendo le circonvoluzioni del cervello/ quando essa esce dalla notte.

SPERANZA
1.
Spero che di quest’opera/ non rimangano solo i frammenti./ Non si capirebbe l’intero./ Ma vuole già così, forse, il destino.
2.
Perché egli accenna ma non dice/ e perciò distacca e allontana le parole.
3.
Però una parola chiama le altre e si intuirà.
4.
Sento che andrà disperso questo mio canto./ La parola non avrà tanti legami./ Ogni cosa s’interna in luoghi e tempi.

SPERMATOZOO
1.
Se c’è un Dio degli Spermatozoi, egli è l’uomo.
2.
Egli l’estrae e lo getta quando gioca, desidera, ama.
3.
Solo ad uno, su innumerevoli,/ riesce di combinarsi e trasformarsi/ se viene immerso nella terra adatta/ e se viene accolto con amore.
4.
E diventare un umano/ cioè un Dio degli Spermatozoi.
1a.
Uomini e Spermatozoi hanno in comune un eguale destino:/ di innumerevoli soltanto uno di volta in volta si combina e si trasforma./ I trasformati diventano aspetti della luce.
1b.
I trasformati di un ordine più alto, gli uomini,/ dentro ad una sfera che si chiama Logos.
2b.
E si può ritrovare nella nuova sfera/ congiunzione e sviluppo, maturazione e ancora uscita.

SPETTATORE
1.
Lo Spettatore esterno che guardi la mia parte/ e se non gli piace che cerchi un altro attore/ perché io non ritorno sulla scena.
2.
Si è esaurita la commedia/ di luci, suoni, canti, pianti,/ cioè tutta la commedia della vita.

SPIEGAZIONE
1.
Devo ora Spiegare che dove uscito/ – l’aperto che ho più volte nominato –,/è l’antico dominio della morte.
2.
Devo anche Spiegare che la mente/ diventa luce e calore alle mie spalle./ L’ente incomincia con la luce.
1a.
Ma senti un po’ il mio pensiero:/ mi sembra davvero che da Socrate in poi/ questo corpo sia soltanto una tappa della vita./ Io – per esempio – sento forte la tensione del distacco/ già su questa strada ancor fiorita e da molto./ Penso all’arrivo tenebroso, ma c’è un’uscita./ Anzi ho già compiuto quel passo estremo in cuore.
2a.
Ma per lo più rimango inascoltato/ in questo dire che esce di misura.
1b.
Siamo piante di una luce che non vediamo/ ma che ci fa vivere come il sole i fiori./ La percezione intellettuale del cielo aurorale/ l’hanno avuta i solitari delle cime che l’espressero./ Ma quel dire originario non fu inteso/ neppure dai loro contemporanei./ È lo stesso occultamento di cui parla/ chi è rivolto oggi verso il tramonto./ È apparsa nel mattino e si rivede nella sera,/ la luce che alimenta la parola.
2b.
Nel frattempo però la pianta umana/ ha tutto invaso lo spazio in questa luce.
1c.
Il cervello è soltanto la radice/ della pianta che cresce dentro il Logos/ e ogni uomo e la terra che l’alimenta.
1d.
La radice della pianta del Logos/ ramificata nella terra umana/ è visibile: è il cervello./ Però non si vede la pianta/ che si sviluppata in quella luce,/ quella che noi chiamiamo vita.
1e.
Spiego che questo è un universo superato:/ sopra le sue cose e fuori dalle luci./ Anche l’occhio è una sonda del passato.
1f.
Ciò che mi attrae veramente è la possibilità che si è aperta/ di uscire da questa sfera della conoscenza dove siamo immersi/ e che limita la conoscenza a questa illuminazione./ In altre parole, se rimango in questo interno/ io non saprò mai da dove vengo e dove vado,/ né mai mi saranno intelligibili i ritorni che si sospettano.
2f.
Se io mi dirigo verso altri cieli e altre terre/ o meglio verso l’organizzazione di altri cieli e altre terre/ – a meno che non li trovi già organizzati/ da altri che mi hanno preceduto -,/ lo faccio con la chiarissima intenzione di aprire/ la Porta fra un dominio e l’altro e di lasciarla aperta./ La genziana che a maggio mi aspetta sul pendio,/ io non l’abbandono, e neppure il sorriso/ che qui è acceso dalla luce di questa vita.
1g.
Chi ti dà la Spiegazione di cos’è la coscienza (o il cervello)/ è la coscienza (o il cervello) che tu vorresti Spiegare.

SPIRITUALE
1.
Lo Spirituale è un invisibile reale./ Invisibile per te che stai nel guscio.
2.
Il visibile appare dall’invisibile/ come il cielo e la terra dalla vita.
3.
Un aumento di visione è un’insinuazione nell’invisibile.

SQUARCIO
1.
Squarci di mistero chiamerei le illuminazioni / come le stelle e come questa vita.
2.
Fra Squarci di mistero c’è il filo della vita/ che collega le luci in una collana.

SQUILLARE
1.
Io vorrei Squillarlo questo annuncio:/ che si può uscire dalla Porta/ da dove siamo entrati,/ ma è come un ultrasuono./ Oppure arriva all’orecchio/ ma non è stato ancora trasmesso ed elaborato.

SCENA
1.
Se il mondo è la rappresentazione/ che abbiamo detto/ è semplice l’idea per superarlo:/ basta uscire di Scena./ E a questa semplicità/ ci stiamo preparando.
2.
Ma la Scena è una luce/ e fuori c’è la notte,/ e soltanto dopo/ c’è un altro sole che ci innalza.

SRADICARE
1.
Devi Sradicarmi dalla terra dell’umano/ per affrontare la notte mai veduta.

STAFFETTA
1.
Il tratto di strada/ che ho realmente percorso nella vita/ è la mia vita./ Ma poi ho saputo/ che sono un portatore di Staffetta/ che riceve e consegna/ e ho conosciuto un po’ la lunga strada che facciamo.

STANZA
1.
È la Stanza di un palazzo questo mondo.
2.
La Stanza dell’animale razionale è questo mondo.
3.
Per Stanze del tempo si arriva fino all’uomo.
4.
C’è un corridoio che si vede/ da cui si arriva fini a questa Stanza.

STAZIONE
1.
Come una Stazione è questa vita/ dove nell’attesa si bivacca/ fino alla partenza/ che però giunge improvvisa/ e per ignota destinazione.
1a.
Potrebbero essere alcuni di noi/ – alcuni di questa folla variopinta –,/ soltanto dei viaggiatori dentro a corpi,/ E forse fra gli alcuni ci sono anch’io/ che mi pare questo mondo una Stazione.

STELLE
1.
Da esse mi sono tanto allontanato/ che le raccolgo tutte in un solo giro.
1a.
L’onda della luce ha lasciato queste tracce.
2a.
Fossili e frammenti della luce.
1b.
Ma sono lucciole di luce e lo si vede.
2b.
Distanziate così per essere colte/ in quest’ampio abbraccio della vita./ E poi contate, misurate, analizzate/ le Stelle e le galassie.
1c.
Questi punti luminosi in un’ombra oscura/ sono una visione dall’umano.
2c.
Stella è un filo ininterrotto della luce/ ma si presenta alla mia vita:/ un punto luminoso in un’ombra scura./ È uno specchiamento nel Logos/ quest’apparizione.
3c.
Una Stella (o una pietra, un albero)/ cioè la luce puntiforme che si vede,/ è soltanto una presenza nella vita umana./ Ma dove affonda e quanto affonda/ e fin dove si solleva, non sappiamo.
1d.
Visioni già elaborate da innumerevoli anni e proiettate sono le Stelle/ e perciò appaiono tutte assieme nel cielo della notte.
1e.
Sono punti di biancore abbarbicato/ come i miei narcisi lungo i declivi./ Io credo che Dio cammini su quei prati.

STELLA DEL MATTINO
1.
Il passaggio dalla vita alla morte/ non sarà dalla luce alle tenebre senza fine/ ma dal giorno alla notte segnata dalle Stelle./ E fra esse quella del Mattino/ la più vicina all’Aurora e la più bella.
1a.
Dobbiamo puntare direttamente/ verso la Stella del Mattino/ che indica la fine della notte.

STELLATO
1.
Più dello stellato, ormai, m’incanta l’ombra.

STERPAGLIA
1.
Sterpaglia è la cultura dominante/ che l’inverno ha ormai atterrato/ e ora ostacola i virgulti della nuova primavera.

STESSA-STESSO
1.
Conformazioni visive, auditive, tattili…il mondo e le sue cose/ che si vestono d’umano in questa sfera/ ma che avranno un altro manto in un’altra luce./ Ma saranno le Stesse, tuttavia,/ in un’altra convocazione/ o giungeranno gli Stessi a nominare.
2.
Io credo che dopo l’uscita si indosserà/ veste invisibile per questi nostri occhi/ e impercepibile dagli strumenti/ che misurano il sole e le sue onde.
1a.
La Porta sul confine della vita umana/ e quella sul confine della mente/ sono la Stessa./ Lo si vede quando si è vicini o accanto.

STORIA
1.
Entrati noi siamo nell’aurora/ e siamo arrivati nel tramonto/ di questo giorno che chiamiamo Storia.
1a.
Stiamo uscendo dalla sfera luminosa/ dove siamo entrati nell’antico./ Ma si ritornerà in questa terra coltivata/ a rivedere la trascorsa Storia.
1b.
La Storia umana è un giorno del suo sole.
1c.
Storia è quella che va dall’Aurora al Tramonto./ L’ha cominciata Erodoto, nato nell’Aurora./ Prima della Storia c’era il Mito./ Ed ora di nuovo è oscurità.

STORIA DELL’INGRESSO
1.
Per conoscere l’uscita e per sapere quando si esce e come/ è necessario imparare la Storia dell’Ingresso:/ quando è avvenuta e cosa è cambiato da quel giorno./ Di quell’avvenimento sono state lasciate testimonianze./ E alla fine del secolo scorso e agli inizi di questo/ i frammenti sparsi dell’antica opera/ sono stati ricuperati e raccolti e quindi tradotti/ in tante lingue e interpretati e commentati./ Io invito a prendere visione di quel ritrovamento insigne/ e dell’ampia letteratura che lo illustra e indaga./ E poi da questa posizione nel tramonto,/ si può vedere e ricordare voltandoci.

STRADA-VIA
1.
La Strada è segnata/ nei loro cuori/ nelle loro anime./ Quella bisogna aprire./ E allora vedrai grande folla/ riversarsi per essa e conquistare./ Io l’ho vista quella Via/ e basta che chiuda gli occhi/ perché ricompaia,/ fatta ad immagine/ delle strade di qui/ anche se tanto deserta./ Ancor non è molto/ avevo pensiero/ di non poterla trovare/ e invece è tracciata/ a me tanto vicino/ e quasi m’accorgo/ di andare per essa./ Una Strada di periferia/ nella sera/ e case ai lati/ ma con chiuse finestre./ Poi s’aperse/ uno spazio di cielo/ e mai mi parve/ d’aver scorto ancora/ più limpide stelle/ nel cielo chiaro di luna./ Mi dicevo/ che la Strada è trovata/ e piangevo di gioia.
1a.
La Strada di Dio è la più lunga,/ e si svolge nelle altezze il suo tracciato./ E ci sono immensi campi di sosta/ e di ristoro lungo il cammino./ Uno di essi è la terra e il mondo intero.
2a.
Si può anche non camminare più, decreta il Dio,/ perché ci sia il mondo e ogni cosa lungo il tracciato.
3a.
Io non voglio salire da solo per uscire/ e perciò ora avverto del cammino.
4a.
Quando vado solo è per provare la sortita/ e ormai fino alla Porta sono arrivato.
5a.
La luce che entra dalla Porta/ già illumina il sole e il pensiero.
1b.
Conoscere la Via percorsa/ per continuare quella che rimane/ fino all’uscita./ E per sapere rientrare./ Perché ogni Strada che porta fuori/ è anche il cammino del ritorno.

STRADA-SENTIERO
1.
Però c’è Strada e Strada/ per attraversare il regno dell’umano./ Io ho indicato la filosofia/ ma ci sono anche Sentieri misteriosi, scorciatoie./ Le Vie del cuore le ho chiamate.

STRANIERO
1.
L’antica fissità del mondo/ si è sciolta/ quando è giunto lo straniero.

STRATAGEMMA
1.
Il Big-Bang  è uno Stratagemma per iniziare qualcosa./ Ma cosa? L’universo o il racconto di come esso è cominciato? Il racconto – sembra ovvio./ L’altro – vale a dire l’universo –, ammesso che ci sia/ non ha bisogno dello Stratagemma.

STRATO
1.
Siamo fatti a Strati/ cresciuti uno sull’altro./ Perciò vediamo quelli più in basso/ e ci vediamo in tanta parte./ E l’ultimo confina con l’esterno/ – il cielo del Logos –,/ ma per lo più oggi/ siamo volti verso l’interno./ Procediamo a testa china/ come quando si camminava a quattro zampe.
2.
E se indurisce ancora l’ultimo mio Strato/ quello che è stato tenero e leggero/ – mente lo abbiamo chiamato e lo chiamiamo –,/ io salirò su di me come su scala/ innalzata nell’aperto e nel divino.
3.
Dai piedi fino alla testa/ sono salito/ e poi per le circonvoluzioni/ del cervello.
4.
Che la mente/ ultimo Strato umano/ prima dell’aperto/ con le sue idee e le sue immagini/ e la sua aura/ stia solidificando/ lo sappiamo da un po’ ormai/ – da quando la filosofia/ è diventata scienza/ e la scienza tecnica./ È ciò che con altre parole/ chiamiamo svalutazione dei valori,/ declino e caduta della civiltà./ E tuttavia è questo/ il modo umano di avanzare/ ponendo avanti idee/ che diventano cosa/ che diventano gradini/ per salire.
5.
Io ho imparato/ che si aumenta a Strati/ e che si monta su ogni ultimo/ per salire.
6.
La tecnica è l’ultima Stratificazione cui siamo giunti.
1a.
La vita è così fatta/ che diventa Strato/ quella che precede/ il balzo estremo.

STRATIFICAZIONI
1.
Si sa che ciò che finisce/ sedimenta e diventa cosa e mondo/ da una tappa della vita.
2.
Ci depositiamo a Strati anche noi/ come le rocce./ Sono Strati di cervello/ i più recenti/ e fiorirà nuova vita se si esce.
3.
Le indicazioni sono quelle di un superamento,/ di un’emersione./ Emergeremo sull’ultimo Strato di cervello/ che ha provocato in antico la vita razionale.
4.
Verso il superamento della corteccia cerebrale/ lo chiamerei il nuovo slancio della vita/ e ci troviamo ora in salita verso quel passo.
5.
Dopo il passaggio/ diventa luogo e tempo/ quel che si lascia.

STRUMENTO
1.
Gli occhi non vedono/ ma sono Strumenti che servono per vedere,/ come i telescopi e i microscopi/ che sono prolungamenti degli Strumenti naturali.

STUPIDITÀ
1.
La Stupidità è il modo/ cercato e scoperto/ di sfuggire alle pene/ e alla condanna della vita.
2.
Ce le teniamo ben stretta la Stupidità,/ è la droga universale/ che ci ottunde e ci trascina/ per la strada dolorosa della vita.
1a.
La Stupidità è l’antidoto universale/ contro le pene e la condanna della vita.

SUPERFICIE
1.
L’antica Superficie della terra/ raggiunta un tempo assai lontano/ provenendo dal mare/ mi ricorda all’improvviso quell’altra/ che ho toccato da poco:/ la Superficie del pensiero./ E il gabbiano che s’invola/ è un’indicazione di come la si lascia:/ aprendo nuove ali nell’aperto.
1a.
Superficie del mondo è ciò che appare.

SVEGLIRE-SVEGLIARSI
1.
Tale è il problema: Svegliarsi dalla vita/ che è un sogno che appare dalla morte.

SVOLTA
Dovrà aumentare la minaccia/ perché si arrivi alla Svolta./ allora queste indicazioni si vedranno.