Cicala […] Cuore

Cyclamen

CICALA
1.
Ritorna maggio e fa sbocciare la sua rosa,/ ritorna luglio e frinisce la Cicala.
2.
Io non noto niente che veramente muore.
3.
Siamo spettatori di scioglimenti delle cose/ e del loro riapparire sulla scena.
4.
Sono io che non ritorno – ho osato dire –,/ e invece soltanto non conosco chi mi vede.
5.
Io aspiro a vedermi: ecco il mio vero./ Voglio conoscere il giro del mio sole.
6.
C’è una stella in un altro cielo che apre questa vita,/ ed io per vederla voglio uscire.

CICLAMINO
1.
Brillavano al sole,/ d’altro colore vestito,/ su profondo prato in pendio./ Scivolando la luce incontrava/ il loro colore Ciclamino./ Costellato il prato di colore Ciclamino/ stelle del prato andavo a raccogliere./ Lassù sul versante come nube di stelle/ nube di fiori./ Stelle dal colore Ciclamino.

CICLO
1.
È superabile questa Ciclo della vita,/ cioè l’umano, perché ormai di esso/ si conosce giorno e notte/ e la porta per entrare e per uscire.

CIELO
1.
L’altro Cielo/ è quello illuminato dal logos/ se tu esci.
1a.
Cielo stellato è un’antica condizione della luce.
1b.
Cielo stellato è il passato che s’addentra nella vita.
2b.
Abissi di tempo e non distanze/ le nostre separazioni dalle stelle.
3b.
La luce è vista dalla luce/ e le stelle sono punti per la vita.
4b.
Nel campo della mia vita compare questa notte:/ scintille della luce abbandonate.
1c.
Niente mi può confermare che c’è questo scenario/ di luci in cielo, se io non sono.
2c.
Se lo dicono gli altri, ciò significa soltanto/ che ci sono altri osservatori uguali o simili.
3c.
L’intersoggettività è soltanto una quantità/ di punti uguali o simili si osservazione.
4c.
Il Cielo così è uno scenario tutto umano./ Ogni stella è una lampada di scena.
1d.
Piccoli ambiti di luce – le stelle –,/ raccolti in un ambito di vita.

CIELO DELLA NOTTE
1.
Dove è passato Dio ci sono stelle./ Sono tracce di un cammino della luce.
1a.
Ciò che appare nella vita è questa scena:/ tanti punti luminosi in un’ombra scura.
1b.
Se l’uomo si auto distrugge,/ questa visione di stelle e di galassie si dilegua,/ perché essa è il risultato di un’elaborazione e proiezione.

CIELO UMANO
1.
Simile alla luna,/ il corpo umano/ ha una faccia fissa nella notte eterna./ Simile alla terra,/ la vita ha notte e giorni/ risvegli e addormentamenti./ Ma per sapere del sole/ devi avere intuizione e rivelazione,/ devi sbocciare sulla cima della tua pianta/ con un occhio/ e vestire quella luce come un fiore.

CIMA
1.
L’esistente è profondo, e soltanto la sua Cima/ è quella che ci appare e ha nome mondo.
2.
E l’ultimo tratto di salita è il corpo umano/ fino al cervello e all’uscita nella mente.

CIRCUMNAVIGAZIONE
1.
C’è un cammino iniziato nell’aurora/ di circa ventisei secoli fa/ che dopo un immenso giro,/ Circumnavigando la terra,/ Circumnavigando la mente,/ Circumnavigando il cuore,/ sta ritornando in Oriente/, la terra dell’inizio e della fine.
2.
La Circumnavigazione della terra ognuno sa cos’è,/ quella della mente è sapienza, filosofia e scienza,/ e la terza – quella del cuore –, è ricordo, ripetizione e amore.
3.
Lo sai perché ricordo e trovo?/ Perché si ripete completamente/ un’esperienza dopo un giro.

CITTADELLA
1.
Nelle Cittadelle artificiali/ illuminate e protette dalla scienza e dalla tecnica,/ l’Occidente riuscirà a sopravvivere/ e forse a continuare per molto così./ Ma quelle Cittadelle saranno luoghi isolati e limitati/ in un mondo snaturato e devastato.

CIVILTÀ OCCIDENTALE
1.
La Civiltà occidentale volge al tramonto,/ o forse è già nella notte, vicina a un’altra Aurora./ E nell’aurora c’è una porta da varcare./ Al di là si annunciano nuove rappresentazioni per la vita./ In modo analogo, circa venticinque secoli fa,/ siamo entrati nella luce che chiamiamo ragione/ ma è ormai finita l’avventura in questa sfera.

CODICE
1.
C’è il Codice di Dio nella parola.

COINCIDENZA DEGLI OPPOSTI
1.
Io ho compiuto il giro e sono uscito/ dal punto dove Coincidono gli Opposti./ Dove inizio e fine sono lo stesso,/ il conscio è una manifestazione dell’inconscio/ e la vita un sogno della morte.

2.
Superare la distinzione, raggiungere l’indistinto/ almeno fra le parti che hanno sviluppato le più alte affinità,/ è questa la meta più vicina che ci attende./ Uomo e donna sono le due parti,/ e spesso, anche se inconsciamente,/ si sono già trovate a combaciare.
3.
La coincidenza rende indissolubile e interminabile l’unione.
4.
Dopo tanti progetti e tentativi/ è venuto il momento di costruire la strada/ che porta fino alla Coincidenza degli opposti./ Un cammino che prima veniva compiuto/ scalando le cime o calando negli abissi:/ ciò che hanno realizzato in Oriente/ e i mistici di tutte le parti./ Ma alla fine l’appalto dei lavori è toccato all’Occidente/ che ha presentato al concorso la filosofia, la scienza e la tecnica.
5.
La segreta metà di me stesso dopo che l’ho raggiunta/ superando il confine della Coincidenza degli Opposti,/ ora la vedo là fuori in innumerevoli aspetti./ E cerco quello che più gli assomiglia,/ e vorrei trovare quello che combacia.

6.
La metà che s’è svegliata di me stesso/ quando ho raggiunto la Coincidenza degli Opposti/ è donna, ed ora io cerco la sua figura e la sua voce/ fra le tante che passano per le vie e gremiscono i luoghi di ritrovo./ È ormai tardi per trovare ed essere accettati/ perché ho impiegato la maggior parte della mia vita/ per raggiungere il punto di ritrovo sicuro/ e nel viaggio ho investito tutti i tesori della gioventù./ Ma intanto qui mi oriento e cerco. Poi ritornerò.
1a.
È nella Coincidenza degli Opposti/ quando le due metà sono l’uomo e la donna/ che si attua la continuazione della vita./ E io ora dico anche l’immortalità/ se si aggiunge il ricordo a quel continuare/ e l’unità non si scioglie come ora accade.
1b.
Il mio progetto di via/ che conduce alla Coincidenza degli Opposti/ può diventare un cammino della natura,/ simile a quelli che portano i fiori a rispuntare/ e le stelle a riapparire./ Tutto qui il mio segreto contributo/ al nuovo astro che si chiama Io/ e che diventa se stesso dopo un giro.
1c.
Svanisce la morte se si arriva/ alla Coincidenza degli Opposti/ come una notte che lentamente si scioglie/ nella luce del giorno che ritorna.

1d.
Avendo raggiunto la Coincidenza degli Opposti – il maschile e il femminile assieme -,/ l’altra metà in me ha il tuo aspetto./ Perciò ti ho detto che ci sei per sempre./ Queste unioni non avvengono/ dove prevale il finito e il limitato
.
1e.
Il metodo finora seguito per continuare la specie/ sarà anche quello per perpetuare il singolo./ Però è necessario raggiungere un maggior grado/ di fusione e consapevolezza,/ quello che si ottiene con la Coincidenza degli Opposti.
1f.
Raggiunta la Coincidenza degli Opposti/ la metà nascosta si manifesta/ e quella più vicina è la donna./ È con te, sei tu, e non si perde./ Diventa inesauribile l’amore.
1g.
Il prossimo passo avanti dell’umanità/ quello che ha già il piede alzato/ è nella direzione della Coincidenza degli Opposti.
1h.
L’unica Coincidenza degli Opposti/ (o unità dei contrari)/ che l’uomo d’oggi riesce ad attuare,/ è l’unione di uomo e donna,/ ma spesso soltanto per il tempo del coito.
1i.
La Coincidenza degli Opposti/ che in questo mondo di cose a metà/ è un’eccezione, o in tal modo appare,/ io l’ho stabilmente costituita/ nella dimensione della conoscenza.
1l.
Su punta sulla Coincidenza/ di ciò che ora p separato/ e che solo nell’amore/ qualche volta si ritrova.

COITO
1.
Coito è l’ingresso in un mondo antico della vita/ per poi uscire in questo delle stelle./ Ecco cos’è la vita: è un’avventura,/ per notti e luci, fino al nulla e a Dio.

COLLEGARE
1.
La vita Collegata, chiamerei questa mia vita./ Vita Collegata alla terra, all’aria,/ all’acqua, al fuoco e alle loro combinazioni./ E tiro il filo delle perle appese/ che spuntano luccicanti nella mia vita.

COLLOCAZIONE
1.
La presenza è una Collocazione./ È il gretto del torrente, l’alveo del fiume, il fondo del mare./ Un alveo asciutto lo chiamiamo vuoto, un vuoto d’esistenza./ Un corpo vuoto è un corpo senza vita.

COMANDARE-COMANDO
1.
C’è un altro che non vedo che Comanda,/ come io Comando a quelli che stanno sotto./ E mi Comanda di assumere il Comando/ perché egli è stato innalzato.
2.
Se già vedo il vegetale e l’animale che stanno sotto/ allora potrò vedere anche l’umano/ se mi hanno detto di salire sopra.
1a.
È questo il Comando che ho ricevuto:/ inserire Il ciclo e il varco nell’indeterminato vita-morte.

COMMEDIA
1.
Se ho portato ogni cosa sulla scena,/ ho esaurito questa Commedia della vita.

COMPAGNO-COMPAGNIA
1.
Cerco Compagni d’avventura che credono/ che si può vincere la morte,/ e disposti a perseguire questa impresa.
1a.
Sono mortali,/ non sono interessanti./ Ho per Compagni/ solo gli immortali/ o quelli che la cercano.

COMPARIRE-SPARIRE
1.
Il Comparire e lo Sparire sono legati ad una cosa: alla luce del logos./ E perciò i Greci hanno istituito questo andirivieni./ Ma non si tratta della cosa, ma della ragione della cosa/ e quindi del suo essere vista in questa luce./ Similmente spariscono i fiori e poi ritornano/ dopo un altro giro del loro sole./ È perciò frainteso il pensiero degli antichi/ quando si interpreta e si commenta che hanno istituito/ il giungere dal nulla e lo sparire nel nulla.

COMPOSIZIONE DEL CIELO
1.
Questa Composizione di cielo è un gioco umano/ e la vede anche Iddio se guarda l’occhio/ e l’intricato intreccio della mente.
2.
In uno specchio di tempo, scena di luci.
3.
Se non hai la luce della vita,/ non c’è luogo d’appoggio del tuo piede.

COMPOSIZIONE D’UOMO
1.
Si parla di quattro miliardi d’anni di evoluzione biologica/ per arrivare a questa complessa Composizione che si chiama uomo.
2.
Una Composizione che accende di figure la sua vita.
3.
Una figura è il cielo stellato e un’altra/ la terrestre rotondità che è giorno e notte.

COMUNICATO
1.
Alla specie umana io Comunico questi segnali – queste voci del vocabolario –,/ che indicano l’uscita dalla sua condizione di homo sapiens-sapiens.

CONCLUSIONE
1.
Il vocabolario è la raccolta di tutti i vocaboli/ e ogni vocabolo è un’indicazione./ Le indicazioni costituiscono il tracciato/ di un cammino che conduce alla Porta del Giorno e della Notte./ Questa Porta è l’entrata e l’uscita dal logos/ e logos è la sfera di luce razionale dove siamo immersi./ In essa siamo entrati nell’aurora,/ e quell’ingresso è stato l’inizio ufficiale della filosofia,/ della scienza esatta, della storia, della civiltà occidentale./ Ora siamo giunti alla fine del viaggio/ e il cammino qui segnato conduce verso l’uscita./ L’uscita è la stessa porta da cui siamo entrati./ Molte indicazioni prospettano anche il di là, il dopo porta./ Dopo ci sarà un’altra rappresentazione in una nuova luce.

CONDANNA
1.
Tu sole, condannato. Ti ho visto ieri sera presso la linea del tramonto e ti ritrovo stasera nello stesso punto dopo un giro, e così per sempre.
Tu terra, condannata. Eri nell’ombra ieri che precede la notte e lo sei anche oggi, e così per sempre.
Tu luna, condannata. Eri una falce quando ti ho visto da questo luogo in quest’ora, e sono venuto a ritrovarti dopo un giro, e sei ancora così, instancabilmente così.
Solo io, non condannato in eterno, perché ho trovato modo di lasciare il ciclo.

CONDIZIONE UMANA
1.
Questa Condizione umana deve essere superata,/ – incombe su di essa lo sterminio./ Soprattutto questo Occidente/ terra del tramonto e della sera/ con gli abitanti già immersi nell’oscurità./ Superamento è l’attraversamento della tenebra,/ma l’aurora è ancora lontana,/ le masse dormono negli accampamenti/ o bivaccano angosciosamente attorno a luci artificiali.

CONFINE (linea di)
1.
Mi trovo sulla linea di Confine/ fra questa dimensione e un’altra./ Escursioni aldilà ne ho già fatte.

CONOSCERE-CONOSCENZA
1.
Io non miro/ a conoscere le cose/ o il loro creatore,/ a meno che non serva/ all’uomo questo sapere:/ ad aumentare la sua vita/ e il suo disegno,/ a ridurre i suoi limiti/ e a superarli.
1a.
Conoscere significa poter disporre/ della cosa conosciuta/ nel modo in cui ci dice la scienza:/ quello di poterla ripetere./ Non significa invece sapere cos’è/ o solo per quanto concerne/ la possibilità di proporla e di usarla./ Sapere cos’è, è invece cosa che sconfina/ in un campo più vasto, anzi,/ per quanto finora ne sappiamo illimitato,/ Quello che appare dalla domanda:/ perché infine l’essere anziché il nulla?

CONTINUAZIONE
1.
La vita si è svolta sempre così: semine e raccolte, inverni ed estati,/ notti e giorni … e così si ripete ininterrottamente./ E perché non dovrebbe Continuare ancora così oltre i limiti raggiunti?/ E di che cosa, infatti, io vi parlo ancora/ in questo Superamento che è già iniziato e appare!/ Di Notti e Giorni, Tenebre e Luci, Ingressi e Uscite…/ Io non immagino e non invento, non sono un creatore./ Continuo la strada e s’addensa il superato alle mie spalle.
1a.
L’amore è sempre la Continuazione della vita./ Anche la più cieca e indistinta/ congiunzione dei due sessi/ porta a questo risultato:/ Continuazione della specie in questo caso./ Ma qui si sta parlando d’altro,/ di un’altra congiunzione:/ la coincidenza degli opposti./ E il fine è un altro;/ la Continuazione del singolo,/ anzi dei due indissolubilmente uniti./ La Continuazione del Sé.
1b.
Già come specie è necessario/ essere in due per continuarla,/ e lo si fa nei modi della natura/ come è ben noto: attrazioni, bisogni, piaceri./ Non diversamente però è richiesto/ per la continuazione del singolo:/ anche in tal caso è necessario essere in due./ Ma tale procedere richiede una nuova consapevolezza.

CONTRATTO A TERMINE
1.
L’umanità occidentale, quella che sta rinchiudendosi/ nei luoghi protetti della scienza e della tecnica,/ si avvia a diventare Contratto a termine/ nell’immensa fucina dell’evoluzione.

CONFINE
1.
Se vuoi sapere dove muore il mondo guarda l’uomo,/ è quella la sua fine, il suo limite estremo./ Se vuoi sapere cosa manca al mondo, guarda l’uomo,/ manca il tempo per la vita./ Ti posso dire però che stiamo tentando d’allargare i Confini/ e aumentare la conquista.

CONFINE ESTREMO
1.
È come lontananza o dimenticanza/ ogni voce d’Occidente sul suo confine estremo.

CONFINE DELLA LUCE
1.
Il punto di luce dentro il cielo/ (questa sera l’intravedo rosseggiante dentro il bosco)/ ha sollevato la mia pianta fino al pensiero./ Ma chi solleva il pensiero io non lo vedo.
2.
Intravedo, vedo, un superamento/ di tutta la visione che ci è data,/ quindi del Confine della luce.

CONOSCERE
1.
Conoscere – quest’insaziabile fame per chi cerca –/ è vedere l’aspetto della vita, il suo inviolato esterno.
2.
Io prospetto quindi che ci sia/ anche se è il non visto mai per chi sta dentro.
3.
Così internato siamo le esistenze/ che colgono vite sormontate,/ cioè le presenze che sono apparse nel sorpasso.
4.
Sormontare se stessi: ecco/ la Conoscenza estrema, il vedere.
5.
Ho chiamato ignota presenza quest’invisibile visione.
6.
C’è un legame ormai con essa/ che mi dà l’ardire di invocarla e presentarla.
7.
Ma non c’è davvero se non c’è/ l’occhio per essa e il sormonto.
8.
Comunque per me ancora non c’è, ma io la sogno,/ e questa visione mi è più vera della vita.
9.
Non soltanto la Conoscenza è un aspetto della luce/ ed è ciò che è introdotto ed appare nel suo campo,/ ma è anche una dimensione come una stella nella notte./ Come la luce della stella è circoscritta/ e perciò limitata la Conoscenza umana./ Questo globo luminoso o “sfera” – così l’ha chiamata Parmenide –,/ e ciò che appare in essa e l’uomo che l’ha raggiunta e l’abita,/ ha anche un altro nome: è la mente./ E quello che entra o è introdotto appare ed è presente./ Altrimenti non è, non è presente.
1a.
Ho inaugurato l’era della Conoscenza/ per ciò che prima appariva soltanto un destino./ Un destino l’amore che sorgeva improvviso e misterioso./ Un destino la coincidenza degli opposti:/ la metà dell’anello che combacia con l’altra metà/ anticamente distaccata.
2a.
Ho inserito la chiave della Conoscenza/ nella toppa della porta dei segreti,/ che era chiusa,/ e noi di qua, da una parte solamente./ Ed ora si può aprire, guardare, entrare.

CONSCIO-INCONSCIO
1.
Il Conscio sorge dall’Inconscio/ come il sole dalla notte.
1a.
Penso che L’Inconscio/ abbia bisogno della Coscienza,/ cioè del distinto e determinato./ Vale anche l’inverso./ Il Conscio ha bisogno dell’Inconscio/ da cui attingere./ Così i vivi hanno bisogno dei morti/ e i morti dei vivi.

CONTEMPORANEITÀ
1.
Contemporaneità è la luce della vita.
2.
La Contemporaneità del cielo e la sua continuità/ è una luce illuminante il cielo.

CONTRADDIZIONE (principio di non contraddizione)
1.
Ciò che conta è che non si possa Contraddire ciò che dico,/ e dico che c’è tramonto, notte e nuova aurora di quest’aspetto/ che chiamiamo umano, perché di esso c’è stata nascita e fiorire.
1a.
Principio di non contraddizione:/ un uomo non è una donna,/ e perciò sono distinti e separati./ Ma se si scopre la loro unità,/ – la coincidenza degli opposti –/ allora il Principio non vale più/ in quella dimensione.

CONVENZIONE
1.
Il mondo – i colori che vediamo, i suoni che sentiamo, le cose che tocchiamo –, è una Convenzione,/ da lungo tempo predisposta e continuamente perfezionata./ Ma possono accadere ancora smarrimenti di pagine e rifacimenti/ ed anche distruzioni complete./ E ogni volta è accaduta – e forse ancora accadrà – un’altra riscrittura.

CORPOREITÀ UMANA
1.
So che le Corporeità umane/ sono sovrabbondanti e soverchianti le altre./ Ma chi è attendato sul confine della vita/ vede entrare dall’altra parte il falciatore.
2.
Può entrare la sterilità sulla terra umana.
3.
Sulla Corporeità umana il cui uso è codificato,/ manca solo la data del finire./ Però si può dire che si arriva fino al logos/ per questa strada di terra e di sormonti.
1a.
Canalizzazioni che immettono nel logos.
2a.
Per il condotto del Corpo arriva il cielo/ e compare la faccia delle stelle.
1b.
Non necessariamente ci sarà Corporeità umana/ così sottomessa e fragile dopo il passaggio della porta./ Anzi un innalzamento di essa è già avvenuto.
1c.
Rinsecchisce con gli anni e si corrompe/ questo condotto della vita che sbocca nel logos.
1d.
Il Corpo non ha molta importanza./ Esso è il sostrato/ ed oggi può venire riprodotto/ anche per clonazione,/ o ci pensa la natura a fornirne un altro/ dopo la decadenza e fine di questo./ Importante è la conoscenza/ dell’intero giro della vita.

CORRENTE
1.
Il fiume che scorre della vita/ ha attraversato la sfera del pensiero/ come una corrente dentro il mare.
2.
E giunta alla sua riva è diventata ondata./ È simile al pensiero che attraversa/ però si dissocia con quel balzo.

COSA
1.
Io mi trovo a sapere delle Cose,/ delle loro forme, limitazioni, tempi, colorazioni, come accade e perché, / che cosa cade perché resti la Cosa./ E si sa quando Cosa s’aggiunge a ciò che in fondo giace./ Ecco che Cosa mi dà pace: essere e non essere,/ essere già stato e aver dimenticato,/ essere un tutto e vedermi breve,/ recitare la mia parte e amare Iddio.
2.
Le Cose sono mondi attingibili per l’uso/ e perciò così si danno,/ ma non chiedere di più che rimarranno mute e cieche/ e nel loro cielo racchiuse./ Se vuoi sapere di più devi salire fino al tuo cuore,/ oltre la tua mente,/ devi scoprire che cosa di recente/ ti ha spinto a indagare e a cogliere Cose.
3.
La Cosa è come il gioco degli scacchi,/ ma con innumerevoli pedine, torri, cavalli, alfieri e regine,/ e c’è poi il re che non farai mai matto/ se c’è davanti lo schieramento immenso/ e mosse senza fine ordinate e precisate./ Nessuna abilità può compiere tanto,/ cioè aprire al re, perché se perde un pezzo/ non è perciò di meno quel che rimane/ e se trovi un passaggio il vuoto è immane/ prima di arrivare a un altro segno./ Così chi entra si smarrisce/ e tenta inutilmente il suo disegno,/ e di contro è facile cadere in un agguato ed essere mangiato./ Da un pezzo nobile e veloce come il fulmine/ che dal ciel ti coglie,/ ma anche da una pedina/ la più esposta e disposta stranamente:/ da un filo d’aria, una goccia d’acqua,/ da un vaso che ti cade sulla testa/ da una finestra che si apre./ Perciò dopo aver tanto indagato/ io mi sono accordato per giungere alla fine,/ lasciando in cambio la mia abilità e il mio impegno/ che ancor di più complica il disegno/ e aggiunge pena a chi sta ancor giocando./ Ma quando sono giunto dove sta il re,/ come ormai immaginavo lui più non c’era./ Occupava il suo posto il mondo e la sua trama/ e poi – è accaduto di recente –, l’uomo e la sua mente./ Il re era già stato, ci ha lasciato il suo gioco/ e se n’è andato.
4.
Si dice che ci sono e non si sa dell’essere,/ ma si rompe, si scompone e ricompone,/ si cercano passaggi, collegamenti,/ si affinano strumenti per entrare./ Finché non si incontra un altro labirinto, e in quel vagare,/ si dice che la Cosa è tante Cosettine che ci stanno/ e le altre che non si vedono, ma si prevedono, si conosceranno./ Ed approntano ed affrontano piani quinquennali,/ decennali, millenari, illimitati,/ ma non importa, tanto si va avanti./ L’hanno già data a tutti quanti/ la certezza di arrivare./ E qualcuno ancora ne è convinto:/ c’è solo da aspettare e abbiamo vinto.
5.
Le rimaste del cammino della vita,/ quindi le orme, i segni del passaggio.
1a.
Se le Cose sono tracce del cammino,/ io devo arrivare fino alla fine./ e infatti ho finito la mia Cosa.
2a.
Delle Cose antiche ci si può fidare,/ per esempio del ritorno della luna./ Io voglio Cose, capisci, nel mio cuore,/ come ha fatto Dio dentro il suo cielo.
1b.
Diventare Cosa è un gradino per salire,/ lasciar Cose è un sostegno per la vita.
1c.
I finiti temporali sono immersi/ e perciò essi non sono, sono già stati/, ma arrivano fin qui se li sollevi.
1d.
Ma io vado a vedere il pensiero nell’uscita/ per farne Cosa, cioè la Cosa mia./ Non mi coglie neppure il dubbio che esso non sia corpo,/ come la stella, la mano, il fiore, il cielo.
1e.
È il sorpasso/ che lascia qui la Cosa.
1f.
Tutte le Cose stanno sprofondate/ e per vite ininterrotte sono sollevate.
2f.
Le Cose portate alla misura della vita/ sono questo mondo che vediamo.
3f.
La Cosa è uguale a pianta di altra terra,/ a terra di altre piante in essa radicate/ e a luci sormontate che si vedono.
4f.
Uscendo da una vita resta la Cosa.
1g.
La composizione che chiamiamo Cosa/ è energia, elementi/ e la loro illuminazione nelle menti./ Ciò che fuoriesce è un nodo di visione.
2g.
Le superate che diventano le Cose,/ cioè le vedute dalla vita.
3g.
Dai fori della Cosa umana/ appaiono le Cose alla mia vita.
4g.
Ecco la Cosa, la rinchiusa in sé e trasportata/ dai flussi e riflussi della vita,/ come pianta strappata che galleggia.
5g.
Per gradi, il mondo è sempre dentro ad una vita,/ e similmente lo è la Cosa che noi siamo.
1h.
Antiche superficie riflettenti/ che si sono offuscate,/ sono le Cose.
1i.
Le Cose sono apparizioni nella mente.
1l.
Ogni Cosa è la trasportata in una vita,/ e in quella vita viene adoperata.
1m.
Se si cade a Cosa,/ poi si rimane nel rinchiuso.
2m.
È abbastanza comune uscir da Cosa./ Da un seme, da una pancia, da una casa/ e perfino da una luce./ Ma uscir da Cosa implica una fine.
1n.
Cosa: espressione di un enigma senza fine./ Dipende da chi la guarda cos’è Cosa.
2n.
Cosa è un apparire dentro una vita./ E se non appare cos’è, dov’è la Cosa?
3n.
Dopo il sorpasso le chiamiamo Cosa./ E Cosa è ogni stabile apparizione dopo il sorpasso.
1o.
Cos’è la Cosa È espressione dell’essere,/ la totalità che si condensa in un tempo e in un luogo.
2o.
Spazio e tempo sono assieme con la Cosa,/ sono il suo ambito e sviluppo.
1p.
Le apparizioni costantemente ripetute sono le Cose.

COSA-SCIENZA
1.
La luce che ci illumina/ – un sogno conquistato nelle tenebre -,/ è declinata, e ciò che è rimasto/ è la Cosa che chiamiamo Scienza.

COSE-SOGNI
1.
Semmai le Cose sono i Sogni più densi/ ma non più veri.

CASA UMANA
1.
La figura di qualcosa: dell’albero, del mare, del sole,/ e perfino di quello che ancora non appare come l’Essere,/ è Cosa Umana./ È ciò di cui abbisogna la vita che continua,/ perché continui./ O quello che si afferra per continuare.

COSE-VITA
1.
Che le Cose divengano tali dalla Vita,/ cioè stelle, alberi, fiori, animali,/ mi sembra indubitabile ormai.
2.
Le specchiate nella vita/ sono le cose.
3.
Costruttori di apparenze e apparenti noi stessi / – il nostro corpo – negli specchi del tempo.
4.
Fra la Cosa e la Vita c’è un sormonto/ e la Cosa è vita antica sormontata/ che si vede in faccia:/ cioè minerale, vegetale, animale.
5.
Fra la Cosa e la Vita c’è un sormonto. La Vita è l’apparizione della Cosa.
6.
Fra la Cosa e la Vita c’è il superamento di un confine,/ e rimane la traccia del passaggio.
7.
Il corpo umano è la strada di salita,/ e per sormonti si arriva alla visione.
8.
Io arrivo da sormonti e passo ancora,/ lascio le cose che sono state incanto/ e mi spingo verso il volto sconosciuto/ della Vita, fuor di misura.
1a.
Davvero una Cosa non c’è mai./ Se c’è davvero è sempre immersa in una Vita.

COSCIENZA
1.
Coscienza è il superamento degli starti/ di cui in qualche modo si conserva la memoria./ E c’è Coscienza di ciò che siamo stati/ e di chi misteriosamente ora li guarda.

COSCIENZA e AUTOCOSCIENZA
1.
Coscienza e Autocoscienza sono pietre miliari/ della scala che sale dal caos al logos,/ dal visibile all’invisibile e dall’uomo a Dio./ Una tappa intermedia con un altro punto fisso./ È l’oltreuomo la tappa che stiamo raggiungendo.
1a.
Estendere la luce della Coscienza/ anche nella parte a Notte./ Non è necessario che diventi luminosa/ come il giorno./ Importante è che possa  penetrarla/ e arrivare di nuovo fino all’aurora.

COSE
1.
Io mi trovo a sapere delle Cose./ Delle loro forme, limitazioni, tempi, colorazioni,/ come accade e perché,/ che cosa cade perché resti la Cosa./ E si sa quando cosa s’aggiunge/ a ciò che in fondo giace./ Ecco che cosa mi dà pace:/ essere e non essere,/ essere già stato e aver dimenticato,/ essere un tutto e vedermi breve,/ recitare la mia parte e amare Dio.

CRITERIO
1.
Siamo noi uomini,/ perché non abbiamo ancora risolto/ il problema vita-morte,/ che applichiamo il nostro Criterio/ a tutti gli altri viventi.

CRONISTI
1.
Siamo cronisti dell’insensato giorno/ e delle sue instancabili ripetizioni./ Perché nient’altro esso è così da solo,/ interrotto continuamente dalla notte.
2.
Cronisti dell’insensato giorno gli uomini,/ se non hanno presente e in cura anche la notte.

CULTURA
1.
Tutta la Cultura di ventisei secoli/ è diventata ormai una pietra per salire.
2.
Ho camminato a lungo seguendo il confine/ del pensiero filosofico e scientifico/ finché ho trovato la Porta per passare.
1a.
Io sto raccontando un’esperienza./ La Cultura sta tutta alle mie spalle.

CUORE
1.
Il Vocabolario prospetta l’uscita dal razionale/ partendo dal Cuore stesso del razionale
2.
Non si tratta di qualcosa/ che si oppone a qualcosa,/ perché oggi non c’è nulla di più potente/ di scienza e tecnica/ ma di un movimento che nasce da quel Cuore/ come una liberazione.

Una Risposta to “Cicala […] Cuore”

  1. L’Ente – Quinta parte « La via d’uscita dal nichilismo Says:

    […] Dunque, della via circolare della filosofia noi ora conosciamo l’intero giro. Sappiamo quando è cominciata, come si è svolta, il tempo impiegato a percorrerla la prima volta, quando è terminata e come. E a questo punto c’è eterno ritorno sapendo di tornare dell’ente di natura che ha sposato la conoscenza di sé, diventando una sola cosa con essa. Perché, lo ripetiamo, in questo caso non si dà l’esistenza d’enti materiali esterni, come la stella, la rosa, il gatto, e la conoscenza di essi si trova invece nella mente dell’uomo. Non c’è questa divisione e separazione. La luce del sapere che rivolgiamo a noi stessi ci fa essere due cose in una. Enti a tutto campo perciò, diversi da tutti gli altri, vale a dire contemporaneamente e indissolubilmente natura e cultura, apparenza ed essere. Siamo contingenti ed eterni, brevi ed entra il mondo intero, recitanti una parte e aperti a tutte (di ciò che ho scritto qui, come di un luogo raggiunto, ci sono state indicazioni lungo la via. Una di esse suona così: “Io mi trovo a sapere delle cose,/ delle loro forme, limitazioni, tempi, colorazioni, come accade e perché, / che cosa cade perché resti la cosa./ E si sa quando cosa s’aggiunge a ciò che in fondo giace./ Ecco che cosa mi dà pace: essere e non essere,/ essere già stato e aver dimenticato,/ essere un tutto e vedermi breve,/ recitare la mia parte e amare Iddio”. Vedi Vocabolario alla voce “cosa”). […]

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