Per sempre

Grazia Sacchi, Per sempre

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Grazia Sacchi

X & SEMPRE
Ti amerò per sempre
Più che per sempre,
al di là del tempo
e dello spazio
e quando ti rivedrò,
tra cento, mille anni
riconoscerò,
nella folla anonima,
il tuo volto
tra infiniti altri.

Tu trasformerai
il sogno in pensiero
e come vento
strapperai le mie radici
per portarmi via.

Le anime,
sole e perdute,
in un istante di luce,
s’incontreranno
ancora
trovando l’unità,
tra cento, mille anni,
in qualunque età,
di nuovo
come ora.

Grazia nella sua poesia intitolata X & SEMPRE dice che l’amore è “per sempre”. In quest’affermazione non è sola ma in numerosa compagnia: quella di chi ama e di chi s’accende d’amore, la qual cosa capita a tutti almeno una volta nella vita; ed ogni amore dice di sé che è perenne, perché così lo vuole il sentimento.
L’ho detto anch’io all’inizio della mia avventura, quella riassunta nei libretti intitolati La chiesetta sperduta e L’antica via dei Miti e dei Misteri – percorsa ora con in mano la lampada della conoscenza filosofica, ed anzi è stato per trovare quel “per sempre” e per dimostrarlo che l’ho intrapresa.

Grazia poi ci dice cosa significa “per sempre”. Significa che durerà tutta una vita e poi riprenderà in un’altra: “tra cento, mille anni”, perché questi sono tempi che non appartengono ad una sola esistenza. Tra cento o mille anni continua Grazia “riconoscerò nella folla anonima, il tuo volto tra infiniti altri”.
E qui lo scenario si apre sulla metempsicosi, dottrina diffusa in tutte le civiltà e religioni, nella sapienza, filosofia, poesia.
Faceva parte delle dottrine segrete degli antichi Egizi, l’Induismo e le altre religioni d’Oriente si basano su di essa, così pure i Misteri dell’antica Grecia, quelli d’Eleusi, di Dioniso, poi i Misteri romani del tempio, le dottrine cabalistiche segrete degli Ebrei, ed era presente anche nel Cristianesimo delle origini.
Inoltre la metempsicosi è in primo piano nella sapienza orientale e occidentale Buddha la notte precedente l’Illuminazione, come ha scritto di lui il suo maggiore biografo Asvagosa, ha richiamato alla memoria “migliaia di vite, come rivivendole” e le ha collegate fra loro. Ermete Trismegisto, nato tre volte in Egitto, ogni volta si è dedicato alla conoscenza, finché nell’ultima vita terrena si è illuminato, si è ricordato delle precedenti esistenze, ha ricuperato il suo vero nome, e poi è salito al mondo superiore dov’è l’origine. Pitagora ricordava anche il suo precedente nome: Euforbo; era un milite nella guerra di Troia e ha perso la vita in battaglia sotto quelle mura, ucciso da Menelao.
Dopo la nascita della filosofia, Platone, amanuense di Socrate il primo filosofo, l’ha così espressa: “conoscere e ricordare”, la qual cosa implica che si sia già stati. Ha fatto seguito una numerosa schiera per i quali la metempsicosi è diventata la più razionale teoria dell’immortalità personale. Ne cito alcuni: Plotino, Böhme, Swedenborg, Giordano Bruno, Campanella, tanta parte della filosofia tedesca del secolo diciannovesimo, quella di Kant, Schelling, Hegel, Schopenhauer, Lessing, Cudsworth, Hume, Mazzini.
Poi i poeti e scrittori antichi e nuovi: Virgilio, Ovidio, Walter Scott, Goethe, Poe, Charles Dickens, Walt Whitman, Borges.
Queste però sono solo alcune punte degli iceberg. Sotto di esse le innumerevoli esperienze e i ricordi di tanti meno celebri e vicini di casa, perché quasi tutti hanno incontrato persone o cose che hanno risvegliato ricordi di un passato che non credevano esistesse e che esprimono con le parole: “Ho già vissuto questo momento, ho già visto questo luogo, ho già incontrato questa persona”; soltanto che i ricordi che s’accendono nel sentimento durano poco o dopo tanto non sai più se son tuoi o strani segni che affiorano da profondità abissali.
Ma dove c’incontreremo? Grazia non specifica: c’è tutta la vastità del sentimento nella poesia, ma anche l’indeterminatezza. Nel vasto e numeroso mondo perciò se non c’è indicazione precisa, ma in tal modo la ricerca diventa difficile, faticosa, problematica. Come sempre avviene d’altronde qui sulla terra dove uomo e donna sono metà distinte e separate che si cercano instancabilmente e spesso senza mai trovarsi davvero; e quando accade si afferma che è per caso o perché l’ha voluto il Destino, ma ancora non si sa che il “caso” è soltanto l’incerto e difettoso appellativo del Destino e che con il Destino si può venire a patti.

Perciò a me, che ho volutocome dice Grazia trasformare “il sogno in pensiero”, è apparso il luogo preciso, inconfondibile, come un faro in riva all’oceano tenebroso. Quel luogo è stato la chiesetta ideale, eterna, uguale a quella di sasso e di legno esistente in un paesino del Cadore, che era dispersa quando è apparsa ma che sono riuscito a trovare dopo cinquant’anni di ricerche. Naturalmente, questo è stato e sarà il luogo per me, un ricordo d’altre vite ormai fisso nell’immutabile e perenne: il centro della ruota che gira.
La trasformazione del sogno in pensiero, vale a dire del sentimento poetico in conoscenza chiara e distinta, è avvenuto nel modo che sempre si segue quando arriva il momento di passare dal progetto all’opera, dall’idea alla sua realizzazione. In questo caso costruendo un cammino fra la chiesetta terrena e quella celeste e superando gli ostacoli esistenti fra le due.
E siccome quella apparsa non era di questo mondo, ma assomigliava ad un’idea platonica la cui patria è l’Empireo, sono dovuto uscire dalla Terra e dal Cosmo per trovarla. Raggiunto quel confine dopo molti anni, non c’era la chiesetta al di là di esso, ma cominciava un Abisso. La sua esistenza in ogni modo non è stata una sorpresa, perché se quel luogo era il ricordo di una vita precedente, fra una vita e l’altra c’è sempre la morte essa è l’Abisso. Similmente tra veglia da veglia c’è il sonno, e Hypnos e Thanathos per gli antichi erano fratelli.
Perciò ho dovuto attraversare la morte per trovare in modo stabile e sicuro il collegamento con l’altra vita e con il ricordo della chiesetta in essa contenuto e conservato, come similmente si attraversa ogni notte il sonno qui sulla Terra per unire veglia a veglia, e ci sono riuscito costruendo un ponte. Il ponte sull’Abisso l’ho chiamato.
Dopo l’Abisso, al di là di una Porta di cui ho dovuto indovinare il segreto perché s’aprisse, c’era l’arrivo, e mi sono accorto che ero giunto nello stesso punto da cui sono partito cinquant’anni prima, vale a dire alla chiesetta. A quella che era sperduta, indubbiamente, ma anche a quella di sasso e legno del paesino del Cadore, perché le due non apparivano più separate come alla partenza, ora coincidevano. Le due erano una sola. Quella celeste e l’altra, la terrestre, erano la stessa cosa. L’oggetto e il ricordo di esso o idea erano lo stesso. Fine e principio stavano assieme.

Anche per Grazia c’è coincidenza. Fra lei e l’oggetto amato in questo caso, perché l’amore che prospetta di ritrovare dopo cento, mille anni, è lo stesso che ha ispirato la poesia, e il tempo che separa uno dall’altro diventa solo una lunga attesa in questo mondo di cose divise a metà e separate, che già per molti è solo apparenza. C’è qualcosa d’eterno, insomma, in noi che il corpo porta a spasso nel mondo delle cose sensibili. La vita finora sembra sia soltanto questo: una vacanza su un pianeta che si chiama Terra, con arrivi da profondità sconosciute e partenze per destinazioni ignote. Non c’è ancora una dimora dopo la vacanza che ci accolga in modo stabile e sicuro, o non ci sono coordinate esatte per trovarla.
Arrivata alla coincidenza sull’onda del sentimento anche Grazia, come normalmente accade, non è riuscita poi a mantenere quella posizione. Le crisi, i dubbi, le retrocessioni nel mondo delle cose sensibili, i distacchi, sono anche i segni sensibili dei limiti del sentimento e delle parole di poesia che l’esprimono.

Ecco, allora, che si capisce la necessità dell’ulteriore passo in avanti, il perché della trasformazione del sentimento in conoscenza, o come dice Proust in un equivalente intellettuale. Ecco perché io ho voluto trovare il luogo che la poesia m’aveva messo di fronte: la chiesetta sperduta. Perché non mi sono accontentato di sentire che ” le anime/ sole e perdute/ in un istante di luce/ s’incontreranno/ ancora/ trovando unità”, ma ho voluto sapere dove, come, quando. E ho tracciato il cammino, costruito il ponte, aperto la porta, varcata la soglia.

Infine i versi “…e come vento/ strapperai le mie radici/ per portarmi via”, i più sorprendenti; perché le radici sono proprio i sentimenti, quelli che hanno segno che consideriamo positivo, come amore, gioia, compassione, ecc., ma anche gli altri di segno opposto: odio, tristezza, crudeltà. Insomma anche lo sradicamento, con la trasformazione del sentimento in conoscenza è previsto nella poesia di Grazia, e da essi, infatti, io mi son staccato seguendo il cammino che portava fuori del labirinto. Ma non per rimanere senza amore, per esempio, ma per raggiungere il luogo dove esso è “per sempre”, o per arrivare alla coincidenza degli opposti, che è la stessa cosa, perché ero diretto al regno dell’unità e mi lasciavo alle spalle questo qui, frammentato e disperso, dove le parti solo eccezionalmente si uniscono per sempre.

A questo punto il lettore dovrà decidere se la poesia è fantasia, per cui diventerebbe sogno di un visionario anche lo sviluppo di quei versi fino al raggiungimento della conoscenza apodittica, oppure espressione di quel che c’è di più grande in noi e previsione di un mutamento.

Nel primo caso, povera poesia! Sarebbe ciò che il volgo dice spesso di essa e dell’autore: che è un’illusione, una vana consolazione, e il poeta un “pitocco”, un “perdigiorno”. Se invece è ciò che hanno sempre pensato le anime grandi e gentili: il modo primo e privilegiato di guardare in alto dov’è la nostra vera patria, allora anche l’ulteriore sviluppo verso la conoscenza chiara e distinta diventa la via maestra da seguire fino a ciò che è “per sempre”.

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8 Risposte to “Per sempre”

  1. apolide Says:

    La poesia è bella, e ammetto che spesso, nelle mie composizioni, si trova traccia dei principi della metempsicosi.

    Il tempo non è lineare, ma circolare, o meglio spiraliforme, esiste l’eterno ritorno, il sapere che non c’è principio e non c’è fine alla crescita interiore, all’interno del tempo…

    Il nostro tempo si avvita quindi su sè stesso, ripercorrendo sempre gli stessi passi, ma con una continua elevazione….

    Adonai

    Apolide

  2. wilmo e franco boraso Says:

    Sì è così, apolide. Il tempo ruota e si ritorna, ma la maggior parte non ricorda nulla.
    Ora però c’è questa possibilità, che si presenta seguendo la via filosofica giunta a completamento e che emergerà sempre più dalle pagine di questo blog: di percorrere tutto il giro ad occhi aperti e mente sveglia. Senza cioè essere portati a nostra insaputa quando si è nel sonno, nell’inconscio e nella morte.
    Di tale natura, vale a dire senza vuoti, senza tenebre, senza mistero, è il cammino che qui verrà indicato e descritto.
    Wilmo

  3. apolide Says:

    Ed è una cosa, questa, davvero molto interessante…vi terrò d’occhio.

    Adonai

    Apolide

  4. Oggi, prima dell’alba… « La via d’uscita dal nichilismo Says:

    […] poesia l’ho letta sulla quarta di copertina del libro di Grazia Sacchi intitolato Per te per sempre e mi ha subito colto il desiderio di tradurla. Eppure un altro Whitman, dopo Dai lidi della […]

  5. L’infinito « La via d’uscita dal nichilismo Says:

    […] Come quando si dice: mi pare di averti sempre conosciuta, ti amerò sempre (Vedi anche la prima Coincidenza). E da quel colle da “sempre caro” e da quella siepe “che da tanta parte/ dell’ultimo […]

  6. L’”inaudito” di Emanuele Severino, ovvero l’attrazione del nulla « La via d’uscita dal nichilismo Says:

    […] più diffusa in tutti i piani della conoscenza: miti, misteri, religioni, sapienza, filosofia (vedi Per sempre e L’infinito di Leopardi). Per molti è la più razionale teoria dell’immortalità personale. E […]

  7. L’Ente – Sesta parte « La via d’uscita dal nichilismo Says:

    […] per riuscire ad arrivare alla meta, vedi L’antica via dei Miti e dei Misteri). [2] Vedi il post Per sempre. [3] Vedi Il tempo lineare e l’eterno ritorno. Anche la sapienza che si riscopre quando si arriva […]

  8. Andrea Says:

    Grazia,
    dove sei andata ? Abbiamo bisogno di Te!

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